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Scrittura

Il teatro di Agatha Christie: incoerenze editoriali

The Mousetrap and other PlaysCome gli appassionati di Agatha Christie ben sanno, e come i neofiti avranno modo di scoprire, l’autrice inglese non è nota solo per i suoi romanzi gialli ma anche per la sua produzione teatrale. Il numero delle pièces da lei composte non è alto[1], se paragonato agli oltre cento romanzi e racconti, ma sufficiente a farsi un’idea precisa dello stile che le contraddistingue.

I gialli di Agatha Christie sono stati tradotti in Italia fin dagli anni Trenta, con risultati più o meno discutibili a seconda delle regole vigenti in ambito traduttivo[2] e anche i testi teatrali più noti hanno seguito lo stesso destino venendo rappresentati a breve distanza dagli originali e diventando gli apripista delle cosiddette commedie con delitto.

Alla fine del 2014, la casa editrice Mondadori, che detiene i diritti per l’Italia, ha deciso di ripubblicare le pièces dell’autrice inglese raccogliendole in due soli volumi (rispetto ai quattro editi in precedenza) e optando per il formato cofanetto. Le traduzioni sono state affidate al drammaturgo, regista e traduttore Edoardo Erba.

Analizzando con attenzione l’opera di recente pubblicazione si possono rilevare alcune incoerenze non da poco che meritano di essere approfondite. Innanzitutto i titoli di alcune pièces.

Nell’edizione in quattro volumi, pubblicata dal 2004 al 2007 dalla stessa Mondadori, priva di introduzione e affidata a diversi traduttori, la corrispondenza tra titoli originali e titoli italiani era la seguente: Ten Little Niggers/Dieci piccoli indiani, Appointment with Death/Appuntamento con la morte, Go Back for Murder/Delitto retrospettivo, Witness for the Prosecution/Testimone d’accusa, The Hollow/Il rifugio, Akhnaton/Nel regno di Amenhotep, The Unexpected Guest/L’ospite inatteso, Spider’s Web/La tela del ragno, Murder on the Nile/Delitto sul Nilo, Fiddler’s Three/I tre maghi della truffa, Verdict/Verdetto, Black Coffee/Caffè nero, The Rats/I Topi, The Patient/La paziente, Afternoon at the Seaside/Un pomeriggio al mare. Nella versione del 2014, con traduttore unico, la corrispondenza è la seguente (escludendo i testi presenti in questa edizione ed assenti nella precedente): Ten Little Niggers/…E non rimase nessuno, Appointment with Death/Appuntamento con la morte, Go Back for Murder/Un passo indietro nel delitto, Witness for the Prosecution/Testimone d’accusa, The Hollow/Delitto al rifugio, Akhnaton/Akhenaton, The Unexpected Guest/L’ospite inatteso, Spider’s Web/La tela del ragno, Murder on the Nile/Assassinio sul Nilo, Fiddler’s Three/I maghi della truffa, Verdict/Il verdetto, Black Coffee/Un caffè nero per Poirot, The Rats/I Topi, The Patient/La paziente, Afternoon at the Seaside/Un pomeriggio al mare.

Come si può notare, alcuni titoli che, in precedenza, erano stati tradotti fedelmente hanno subito modifiche o sono stati integrati con specificazioni inutili.

Hickory Dickory DockPurtroppo, per ragioni legate probabilmente alla vendita, la coerenza nella traduzione dei titoli delle opere di Agatha Christie non è mai stata una caratteristica della nota casa editrice italiana. Di conseguenza, tra i romanzi dell’autrice, si trovano sia titoli tradotti letteralmente, come Assassinio sul Nilo (Murder on the Nile) o Un delitto avrà luogo (A Murder is Announced), sia titoli reinventati da zero perché gli originali si riferiscono a nursery rhymes ritenute intraducibili, come Poirot si annoia (Hickory Dickory Dock), Il ritratto di Elsa Greer (Five Little Pigs), Polvere negli occhi (A Pocket Full of Rye), Poirot non sbaglia (One, Two, Buckle My Shoe), sia, infine, titoli che si è deciso comunque di modificare malgrado la possibilità di mantenerli invariati: Due mesi dopo (Dumb Witness, l’episodio televisivo si intitola, appunto, Testimone silenzioso), Istantanea di un delitto (4.50 from Paddington), Nella mia fine è il mio principio (Endless Night, da una poesia di William Blake: Every Night and every Morn/Some to Misery are Born./Every Morn and every Night/Some are Born to sweet delight./Some are Born to sweet delight,/Some are Born to Endless Night), Fermate il boia (Mrs. McGinty’s Dead).

A questo proposito, la scelta dell’editore (parlo di “scelta dell’editore” perché, visto che nell’introduzione le note sono dell’editore, presuppongo che non sia stato il traduttore a decidere i titoli italiani; in caso contrario, ovviamente, la responsabilità va attribuita a lui), relativamente ai testi teatrali, non si rivela affatto migliore. In alcuni casi si cerca di riportare il titolo a una fedeltà ormai inutile; vedesi l’arcinota Dieci piccoli indiani che improvvisamente diventa …E non rimase nessuno, calco perfetto di And Then There Were None, titolo inglese attribuito al romanzo per motivi legati al significato spregiativo assunto da nigger anni dopo la realizzazione dell’opera. In questo modo si genera un imprevisto non da poco: il romanzo si chiama così perché, in effetti, alla fine, non sopravvive nessuno, il testo teatrale, invece, per volontà di Agatha Christie, si conclude diversamente. Se il problema fosse solo questo, si potrebbe anche sorvolare sulla questione; tuttavia, nei titoli di alcuni degli altri testi, emergono altri controsensi: Go Back for Murder, di cui Delitto retrospettivo rendeva alla perfezione l’idea, si trasforma in Un passo indietro nel delitto; peccato che la storia sia incentrata su un omicidio avvenuto sedici anni prima. Ragion per cui, dal mio punto di vista, l’utilizzo del termine “passo” non è adeguato a indicare un lasso di tempo così lungo. Allo stesso modo The Hollow (il cui titolo deriva dal primo verso del poema Maud di Lord Alfred Tennyson (I HATE the dreadful hollow behind the little wood,/Its lips in the field above are dabbled with blood-red heath,/The red-ribb’d ledges drip with a silent horror of blood,/And Echo there, whatever is ask’d her, answers “Death.”) ma è anche una dedica all’attore Francis L. Sullivan, che negli anni Trenta interpretò Poirot e la cui casa nel Surrey si chiamava, appunto, The Hollow[3]) viene tradotto con Delitto al rifugio, quasi si sentisse l’esigenza di specificare che si tratta di una commedia con delitto e giocare, così, d’anticipo sulla sua possibile messinscena (per il lettore fa poca differenza che la pièce si chiami Il rifugio o Delitto al rifugio, ma per lo spettatore può essere d’aiuto capire quale genere teatrale sta andando a vedere). Per il medesimo motivo, Black Coffee diventa Un caffè nero per Poirot (difficilmente poteva essere Un caffè nero per Miss Marple visto che lei beveva tè).

And Then There Were None

Oltre al succitato problema dei titoli, un’altra pecca che vale la pena sottolineare riguarda proprio l’introduzione, a cura di Julius Green. In fondo alla stessa si legge: “La presente introduzione è tratta da Agatha Christie, The Mousetrap and other Plays, HarperCollins, London 1993, pp. VIII-XXII. Traduzione di Michele Piumini”, dopodiché il testo inizia come segue: “Nella primavera del 2001 venticinque attori, sei registi e uno scenografo si riunirono al Palace Theatre di Westcliff-on-Sea…”. Nel 2001? Ma l’introduzione non appartiene a un’edizione del 1993? Ebbene no, è l’introduzione che Julius Green è stato invitato a scrivere, dalla HarperCollins, in occasione del sessantesimo anniversario di Trappola per topi nel 2012. Come se non bastasse, anziché affidare anche la traduzione dell’introduzione a Edoardo Erba, la Mondadori ha deciso di commissionarla a un traduttore professionista. Della serie: secondo loro un drammaturgo è in grado di tradurre i testi teatrali ma non l’introduzione che è un testo letterario e va affidato a chi abitualmente traduce letteratura.

Ultimo problema da segnalare: i due volumi, a differenza dei quattro dell’edizione precedente, sono totalmente privi di testatine. Il che significa che il lettore apre il volume a caso e non sa nemmeno quale pièce sta leggendo.

Per quanto riguarda le traduzioni, mi riservo di parlarne in un articolo futuro. Come anticipazione, basti sapere che la battuta: “Oh, dear, already?”, di Dieci piccoli indiani, nel 2004 suonava così: “Oh, santo cielo, già?”, mentre nel 2014 suona così: “Ommadonna di già?”. Serve aggiungere altro?

Note:

[1] Fino a quest’anno, i testi teatrali di Agatha Christie, noti al pubblico, erano venti. Di recente, lo studioso Julius Green ne ha ritrovati altri dieci, portando così il numero a un totale di trenta.

[2] A questo riguardo vedere il saggio Censura e veleni fascisti: le traduzioni di Agatha Christie degli anni Trenta, a cura del Professor Francesco Spurio, rivista digitale Tradurre, Numero 0, primavera 2011.

[3] Cfr. David Suchet and Geoffrey Wansell, Poirot and Me, Headline Publishing Group, London 2013, p. 251.

Commenti

Un commento a “Il teatro di Agatha Christie: incoerenze editoriali”

  1. Ci si potrà non credere ma la ragione per cui ho deciso di non acquistare questi due volumi in cofanetto che finalmente dopo anni proponevano l’intera produzione teatrale (e soprattutto radiofonica, totalmente idedita fino ad oggi) della Christie è stata proprio il modo ridicolo in cui sono stati tradotti i titoli delle pieces. Non so chi ne sia il responsabile, ma sappia che chiunque sia è un incapace! Mi terrò quindi le vecchie edizioni delle commedie, che hanno almeno titoli adeguati (tre volumi rilegati più quattro brossurati negli Oscar), anche se mi occuperanno molto più spazio nella mia già fin troppo fitta biblioteca, sperando che prima o poi la Mondadori si decida a ripubblicare i radiodrammi in un volumetto apposito.

    Di laura suarez | 30 gennaio 2017, 13:24

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