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Fumetto

La realtà che nasce dai sogni di Octave

La realtà che nasce dai sogni di Octave

Octave - L'integrale di David Chauvel, Alfred, WalterOctave è un bambino – neanche tanto bello – che vive nella casa più a ovest dell’isola di Avel, al largo della costa oceanica francese.
Ha solo la mamma – una donna con i capelli a caschetto e l’aria stanca, che di giorno lo lascia per andare a lavorare – perché il papà è scomparso in mare. Octave odia il mare e più o meno tutto ciò che ha a che fare con esso. Difficile biasimarlo.
Ma Octave è un eroe.

Le imprese di Octave sono narrate nell’omonimo volume edito da Tunué – primo della fortunata collana Tipitondi nel 2010, ora ristampato in edizione integrale – e sono opera di David Chauvel.
Il fumetto è disegnato da Alfred, al secolo Lionel Papagalli, quarantenne pluripremato fumettista, e colorato insieme a Walter.

A onor del vero, Octave odia anche cose che non sono strettamente legate all’ambiente marino – la scuola, ad esempio – ma, da quando gli ha portato via il suo papà, Octave detesta il mare e “anche solo l’idea di bagnarsi un dito nell’acqua salata gli dà i brividi”Il personaggio di Octave

Eppure, una notte d’estate Octave salva un capodoglio spiaggiato, superando la paura del mare e imparando a nuotare.
Una mattina d’autunno sabota un peschereccio per salvare il suo mare dalla pesca a strascico.
Un pomeriggio d’inverno costruisce insieme ai compagni di scuola (che odia, ça va sans dire) una zattera per far tornare a casa un pinguino strappato all’antartico dal surriscaldamento globale.
Un giorno di primavera libera una sula dalle gabbie di un parco marino.
Octave è un eroe non perché non ha paura, ma perché affronta e supera le sue paure e le sue idiosincrasie; in senso letterario è un eroe perché, in ogni capitolo, un evento straordinario gli fa affrontare un viaggio (reale o metaforico), dal quale torna trasformato.

La forza dell’opera, e con essa la sua capacità di parlare a più generazioni, sta proprio nel personaggio protagonista. Octave è un bambino reale che, pur vivendo esperienze fantastiche (si trova al cospetto di un folletto, respira sott’acqua in una bolla magica creata dalla regina delle orate, riceve una foto da un pinguino e vola su un uccello) ha pensieri e reazioni normali.

È un bambino che, prima di addormentarsi, gioca con i mostri della sua collezione e che di giorno fantastica di lotte negli abissi fra capodogli e totani giganti, fatti con un cartoncino e un guanto di gomma da cucina; che al pesce preferisce le patatine fritte; che medita di fingersi malato per evitare di alzarsi alle quattro per andare a pescare col nonno e che ha disgusto delle esche; che odia la scuola perché è annoiante e ci sono gli altri bambini; che sa benissimo di non essere in grado di arrivare da solo sulla terraferma e che si sente inadeguato a tutte le imprese.
Octave si meraviglia che un capodoglio parli (ma nel quarto e ultimo capitolo, autoironico come tutti i finti cinici, troverà invece ovvio che gli parli la sula). Le azioni di Octave sono quelle imprudenti di un bambino, i suoi pensieri sono quelli razionali e vagamente sarcastici di un adulto.Le quattro storie di Octave

Le quattro storie della saga di Octave – una per ogni stagione – sono anche il romanzo di un anno di formazione.
Attraverso le avventure che vive, Octave non solo valica i propri limiti, ma scopre i problemi del mondo, inizia ad aprire gli occhi su alcune realtà e a scegliere cos’è bene e cos’è male.

Octave esita a prestare aiuto al capodoglio perché è “solo un bambino”, ma si decide a farlo quando capisce che gli adulti non gli crederebbero e che farebbero del male al cetaceo, se lo trovassero.
Al cospetto della regina delle orate impara la differenza tra pescare per nutrirsi del pesce – come le orate si nutrono dei granchi – e “svuotare il mare” per avidità, lasciandolo morto.
L’arrivo di un pinguino su un’isola al largo della Francia lo pone davanti al problema del surriscaldamento globale.
Dal racconto della sula capisce che gli umani “rapiscono” gli uccelli marini per esibirli nei parchi.

Il disegno non snobba di usare tratti definiti e colori intensi (a noi bambini degli anni Ottanta ricorda un po’ il disegno spigoloso, ma pulito, de Gli Aristogatti), ma che non lesina dettagli e raffinatezze, per farsi amare anche sotto l’aspetto grafico fino all’età adulta.
In cucina ci sono fiori secchi (dopotutto, siamo in Francia) e pentole impilate male, il pavimento della camera di Octave è un campo minato di pupazzetti e macchinine e il bar dove il nonno lo porta dopo la pesca alle orate è un capolavoro di bicchieri (di vino, siamo sempre in Francia), gente che fuma e gioca a carte, cartoline appese alle pareti, cartello “non si fa credito”, adesivi alle finestre, paralume a corolla, cane che dorme acciambellato sul pavimento e bancone con spina della birra a pompa.Le avventure oniriche di Octave

Le tavole in cui Octave vive le sue avventure oniriche sono impreziosite da un disegno simile a un acquarello, mentre quelle in cui esplicitamente sogna o elabora concetti sembrano disegnate con i pastelli: le ultime con la mano incerta ed essenziale di un bambino, come fossero stralci del suo diario, le prime con il tratto maturo di un illustratore, come a dire che in sogno – dove Octave è con il papà, che si dice fiero di lui – tutto possiamo, anche creare realtà migliori, che almeno in parte possiamo perseguire da svegli.

Autore: David Chauvel, Alfred, Walter
Casa Editrice: Tunué
Collana: Tipitondi
Formato: cm 19,5 x 27 4 colori
Pagine: 144
Traduzione: Stefano Andrea Cresti
Prezzo: 16,90 €
ISBN: 978-88-89613-92-4

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