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Cinema

Trieste Science+Fiction Festival 2017

Trieste Science+Fiction 2017Costretto a un trasferimento di sede, a causa della chiusura della Sala Tripcovich di Trieste, e svoltosi quindi, dal 31 ottobre al 05 novembre, presso il Teatro Stabile Politeama Rossetti, oltre che nell’usuale cornice del Teatro Miela e al Cinema Ariston, il Trieste Science+Fiction Festival 2017 non ha deluso gli appassionati e, come ogni anno, ha portato in città grandi classici della fantascienza e dell’horror e anteprime degne di nota provenienti da numerosi paesi.

Tra le pellicole indimenticabili, che hanno contribuito alla nascita e all’evoluzione di un genere cinematografico che può contare ampie schiere di fan, si distinguono Halloween: la notte delle streghe (1978), di John Carpenter, e Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), di Steven Spielberg, rispettivamente film d’apertura e di chiusura del Festival. Tra i due trova adeguata collocazione L’ultima spiaggia (1959), di Stanley Kramer, che fonde alla perfezione la fantascienza di un’ambientazione da fine del mondo con l’orrore della morte e della perdita progressiva di ogni speranza di sopravvivenza.

I film della rassegna hanno riservato alcune interessanti sorprese come il lungometraggio d’animazione Zombillenium (2017), tratto dall’omonimo fumetto francese di Arthur De Pins del 2010, e diretto dallo stesso De Pins e da Alexis Ducord, avente per protagonisti zombi, vampiri e streghe che lavorano in un parco a tema horror e finiscono per essere vittima di disparità sociali e sfruttamenti fino a quando l’ispettore Hector non si ritrova anch’egli, suo malgrado, catapultato in quella realtà. Anche Alone (2017), di David Moreau, si basa su una serie a fumetti franco-belga, scritta da Fabien Vehlmann e disegnata da Bruno Gazzotti, e incentrata sulla sedicenne Leila e un gruppo di teenager che un giorno si risvegliano nella loro città solo per scoprire che tutti gli adulti sono scomparsi. In uno scenario in cui la paura è determinata dall’ignorare completamente quanto accaduto e dal sentirsi impotenti di fronte a una realtà ingestibile, e che ricorda in parte Vanishing on 7th Street (2011), di Brad Anderson, e in parte altre pellicole di simile fattura come Left Behind: La profezia (2014), di Vic Armstrong, i giovani sopravvissuti cercheranno di allearsi per venire a capo dell’enigma.

Alone di David Moreau

Di diversa tematica e ispirazione Before We Vanish (2017), di Kiyoshi Kurosawa, che richiama L’invasione degli ultracorpi (1956), di Don Siegel, ma la cui sceneggiatura è un adattamento dell’omonima opera teatrale del giovane giapponese Tomohiro Maekawa, distintosi nel panorama artistico nazionale proprio per il suo introdurre elementi fantascientifici o horror in storie di vita quotidiana in cui si percepisce l’influsso dell’arte buddista e dei “mostri” spesso raffigurati nelle sculture. La pellicola, presentata al Festival di Cannes di quest’anno nella sezione Un certain regard, va ben oltre la classica invasione aliena e si focalizza, in particolar modo, sugli esseri umani e i loro sentimenti. Dei tre alieni che prendono possesso di altrettanti corpi, Shinji, Amano e Akira, il primo finirà per provare davvero qualcosa di profondo per la moglie Narumi, del cui marito ha assunto le sembianze, mentre Akira manifesterà un’indole particolarmente violenta e omicida.

Un’altra pièce teatrale, in questo caso dell’americano Jordan Harrison, finalista, con quest’opera, al Premio Pulitzer 2015, è all’origine del molto atteso Marjorie Prime, di Michael Almereyda, in cui si esplorano le relazioni familiari, i ricordi e il modo in cui questi ultimi possono essere manipolati in favore di una visione idilliaca del passato. L’ultraottantenne Marjorie, affetta da demenza senile ed ex violinista di talento, intesse una conversazione con tale Walter, che si scopre essere un ologramma che riproduce alla perfezione le fattezze giovanili del suo ultimo marito. Il rapporto tra l’anziana e l’essere virtuale, però, si complica a causa dell’intromissione della figlia e del genero di lei che cercano di impedire all’ologramma di svelare segreti di famiglia che devono restare tali. Michael Almereyda affida giustamente il ruolo principale a Lois Smith, che aveva già coperto la parte a teatro, e si interroga sul tema dell’identità, che determina ciò che siamo, e sull’importanza di non perderla.

Marjorie Prime

Più vicino a tematiche demoniache e di possessione, e a pellicole quali The Conjuring (2013) o Ouija (2014), Veronica (2017), di Paco Plaza, prende spunto da un episodio di cronaca vera avvenuto in Spagna nel 1992, quando una ragazzina morì dopo una seduta spiritica con una tavola ouija, per risvegliare nello spettatore inquietudini sopite. La protagonista, la cui madre è interpretata da Ana Torrent, nota per pellicole di rilievo, altrettanto inquietanti, quali Lo spirito dell’alveare (1973), di Victor Erice, e Tesis (1996), di Alejandro Amenábar, evoca con due sue coetanee lo spirito del fidanzato di una delle due, morto di recente. Inavvertitamente, però, il terzetto entra invece in contatto con lo spirito del padre defunto di Veronica. Da quel momento in poi, il comportamento della giovane inizia a distruggere anche l’esistenza e l’innocenza dei fratelli che in lei avevano sempre visto una guida, a causa della mancanza di un padre e della perenne assenza della madre, e il loro mondo va pian piano in pezzi.

Il Premio Asteroide, al miglior lungometraggio di fantascienza in concorso, è stato assegnato a The Man with the Magic Box (2017), del polacco Bodo Kox, mentre il Méliès d’argento, al miglior lungometraggio fantastico europeo, è andato a Loop (2016), dell’ungherese Isti Madarász.

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