// stai leggendo...

Cinema

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Copia originale (locandina)Tratto dal libro Can you ever forgive me? Memoirs of a Literary Forger, in cui l’autrice confessa le falsificazioni compiute in ambito letterario negli anni Novanta, Copia originale si distingue per il suo essere un piccolo film che riporta in auge quell’atmosfera newyorkese tipica dei migliori classici di Woody Allen.

Lee Israel, cinquantenne di spiccata intelligenza la cui carriera di scrittrice ha conosciuto tempi migliori, avrebbe vita facile nel mondo dell’editoria se fosse disposta a sottostare alle regole previste da quel tipo di ambiente: party, conferenze, interviste, contatti umani fondati sull’ipocrisia al solo scopo di attirare il pubblico e libri scritti puntando al mercato e non al contenuto. Lei, però, nutre un profondo disprezzo per gli esseri umani in generale e i leccapiedi in particolare, e ha un rapporto di sincero affetto solo con la sua anziana gatta che le vuole bene senza nulla pretendere. L’alcolismo cronico e il carattere indisciplinato le faranno perdere il lavoro riducendola sul lastrico, ma il fattore scatenante che la trasformerà in una falsaria sarà proprio lo stato di malattia dell’unico essere amato. Costretta a vendere una lettera di un certo valore in suo possesso, si scoprirà brava nel riprodurre carteggi di noti attori e autori, da Noël Coward a Dorothy Parker, che si premurerà di cedere a caro prezzo alle principali librerie antiquarie.

Copia originale non si limita a portare sullo schermo le disavventure di una falsaria per necessità, ma la vita di una donna, solitaria più che sola, incapace di rapportarsi con un mondo che la tratta come uno scarto sociale e che lei, a sua volta, respinge con le ingiurie. Lee Israel non cerca il rispetto degli altri, cerca un riconoscimento della sua intelligenza e del suo talento e, comicamente, li trova ingannando proprio quegli esperti antiquari che si fregiano del titolo di massimi esperti nel loro settore. L’unica eccezione è rappresentata da Anna, la prima antiquaria a cui Lee si rivolge nel tentativo di capire quanto sono credibili le sue falsificazioni, che apprezza veramente le doti letterarie della donna e cerca di varcare, inutilmente, quel muro che lei erge ogni volta che un’amicizia rischia di trasformarsi in qualcosa di più profondo.
La sola persona che riesce a scalfire, almeno in parte, la barriera creata da Lee è l’amico Jack, spacciatore cocainomane totalmente inaffidabile che non indossa maschere nei suoi rapporti con gli altri ma si dimostra di una spontaneità fin troppo disarmante e pericolosa.

Copia originale (un fotogramma)

Un’altra tematica presente nel film è quella dell’omosessualità maschile e femminile, che i due personaggi affrontano in modo radicalmente diverso anche a causa del periodo storico in cui è ambientata la storia. L’omosessualità di Jack è dichiarata, in certi casi o situazioni addirittura smaccata, quella di Lee, di cui lo spettatore acquisisce consapevolezza solo durante la scena della cena al ristorante con Anna, è qualcosa di nascosto, riservato, non ostentato – non si capisce chi sia la misteriosa Elaine con cui lei tenta più volte di parlare al telefono finché non si scopre che è appunto la sua ex compagna – . Pur non trattandosi di un tema centrale, aiuta molto a capire il personaggio, il suo isolamento, il suo atteggiamento nei confronti della società e il suo anticonformismo.

Melissa McCarthy è spiazzante nella sua bravura, non perché il suo talento di attrice non fosse noto, ma perché si è talmente abituati a vederla recitare in ruoli comici, anche notevolmente sopra le righe, che assistere alla sua interpretazione crea un piacevole disorientamento, e infatti la candidatura agli Oscar come Miglior attrice è più che meritata.

Richard E. Grant, che si è guadagnato a sua volta una candidatura agli Oscar, duetta con lei in perfetta simbiosi, calandosi nei panni dell’amico, faccia da schiaffi, Jack, che entra nel meccanismo creato da Lee più per la curiosità di scoprire a quali conseguenze potrà portare che per l’effettiva brama di denaro.

Dolly Wells, nel ruolo di Anna, entra nella parte in punta di piedi infondendo intensità al personaggio e rendendolo il contraltare perfetto di Lee. L’una tutta gentile, comprensiva e accogliente, l’altra scontrosa, ostile e riluttante.

Qui è possibile vedere l’intervista in inglese agli attori:

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Frankenstein a teatro (I)

L’etimologia dei nomi e il loro significato...

La domatrice e Il Natale di Poirot

Poirot sul Nilo e Due mesi dopo

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Casomai un’immagine

viv-02 viv-27 pck_07_cervi_big th-22 th-48 th-54 20 15_pm 23_pm 26_pm thole-02 005 bon_sculture_09 o acau-gal-13 busdon-02 notte voce2 lor-7-big cor02 lortv-05 pm-39 murphy-21 galleria10 galleria23 04 tsu-gal-big-03 Thomas Hirschhorn / Padiglione Svizzera Woman 1 refused-41