Fumetto – Fucine Mute webmagazine http://www.fucinemute.it Non social, non network e scrittura Tue, 11 Jul 2017 12:31:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 63632960 Copyright © Fucine Mute webmagazine 2016 wp@fucinemute.it (Fucine Mute webmagazine) wp@fucinemute.it (Fucine Mute webmagazine) 1440 http://www.fucinemute.it/wp-content/themes/fucinemute/images/social/feed.gif Fucine Mute webmagazine http://www.fucinemute.it 144 144 Non social, non network e scrittura Fucine Mute webmagazine Fucine Mute webmagazine wp@fucinemute.it no no Vita da commessa http://www.fucinemute.it/2017/03/vita-da-commessa/ http://www.fucinemute.it/2017/03/vita-da-commessa/#respond Mon, 06 Mar 2017 09:26:50 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20921

“Devo cambiare queste scarpe, sono difettose”. “Nessun problema, le cambiamo. Qual è il difetto?”. “Quando piove, se cammino sui tombini scivolo!”.

Vita da commessa - una tavolaNel corso degli ultimi anni una delle categorie lavorative di cui, nel bene o nel male, si è maggiormente parlato è quella dei commessi.
Uomini e donne il cui orario di lavoro, purtroppo, è diventato talmente flessibile da impedirgli quasi di condurre una vita fuori dal negozio e da costringerli a cancellare dalla loro esistenza il giorno di riposo settimanale.
Persone la cui attività di servizio alla clientela viene spesso scambiata, proprio dai clienti, per un’attività di servitù.

Laura Tanfani, che opera da anni nel settore abbigliamento, ha deciso di cogliere il lato comico delle situazioni che si ritrova a dover affrontare quotidianamente e di rispondere alla maleducazione di alcuni clienti con positività e ironia. Il suo libro, Vita da commessa appena uscito per i tipi di BeccoGiallo, è il risultato di questo suo tentativo di sdrammatizzare dei comportamenti che, alla lunga, rischiano di diventare insostenibili.

Nato inizialmente come blog, come già accaduto per altri libri diventati poi bestseller come Il mondo deve sapere di Michela Murgia, il volume si distingue dalle tante raccolte di episodi di vita vera che affollano da anni gli scaffali delle librerie per la sua struttura ibrida. Ai brevi paragrafi, o elenchi, narranti atteggiamenti caratteristici che logorano i nervi ed esauriscono la pazienza di chi svolge questo lavoro, infatti, si alternano surreali conversazioni con l’assistente digitale Siri – che a volte dimostrano come la realtà superi di molto la fantasia – , brevi tavole a fumetti che descrivono visivamente l’episodio citato in precedenza e pagine interattive che consentono al lettore di scarabocchiare i figurini delle clienti tipiche, rispondere a semplici domande scacciapensieri o inventarsi di sana pianta in quattro mosse serie tv inconsuete. Non si tratta quindi di un saggio, romanzo o racconto né, tantomeno, di un fumetto vero e proprio, ma piuttosto di un divertissement da cui emerge tutta la passione e la giocosità dell’autrice che, con semplicità e ironica rassegnazione, catapulta il lettore ignaro nel suo mondo o il lettore consapevole in un ambiente che ben conosce già di suo.

Vita da commessa - una tavolaLe scenette rappresentate nelle tavole a fumetti non si focalizzano solo sulla clientela ma riguardano anche i periodi più intensi, e meno gratificanti, che ogni commesso, nell’arco della sua vita, si è trovato prima o poi ad affrontare: i saldi e la settimana di Natale. Il lettore assiste così a un crescendo di richieste che sfiorano l’assurdo e nelle quali, invece, non ci metterà molto a riconoscersi – a chi non è mai capitato di entrare in un negozio e dire candidamente alla commessa: “Desidero un vestito della mia taglia” senza specificare nulla e sperando che la suddetta commessa riesca a leggere nel pensiero? – . Il volume permette così di prendere anche coscienza di quei comportamenti che, magari involontariamente, ognuno di noi ha assunto nei confronti dei lavoratori del settore e contribuisce a correggerli.

I disegni, a cura della stessa autrice e colorati digitalmente da Sara Antonellini, hanno un tratto semplice e funzionale che suscita simpatia e favorisce l’immedesimazione negli episodi narrati infondendo leggerezza e rendendo l’opera un ottimo rimedio contro il nervosismo quotidiano.

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Un sacerdote in meno, un fumettista in più http://www.fucinemute.it/2017/02/un-sacerdote-in-meno-un-fumettista-in-piu/ http://www.fucinemute.it/2017/02/un-sacerdote-in-meno-un-fumettista-in-piu/#respond Tue, 28 Feb 2017 09:57:54 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20762

Una tavola di Frank ChoFrank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.

Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).

Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.

A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.

A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

Skybourne - Frank ChoLL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

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Fumetti stondati con contenuti storti http://www.fucinemute.it/2017/02/fumetti-stondati-con-contenuti-storti/ http://www.fucinemute.it/2017/02/fumetti-stondati-con-contenuti-storti/#respond Fri, 17 Feb 2017 10:25:01 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20775

We are the Champions - Dario Moccia e Tuono PettinatoTuono Pettinato, al secolo Andrea Paggiaro, a soli quarant’anni ha già raggiunto importanti traguardi. Attivo professionalmente nel mondo dell’illustrazione dal 2005 (dopo esperienze nell’autoproduzione) già nel 2014 viene premiato come Miglior Autore Unico a Lucca Comics.

Disegnatore molto personale ma versatile, ha prestato indifferentemente la sua opera a libri per l’infanzia, fumetti underground, biografie di scienziati e rockstar e altri progetti ancora più personali come il recente L’Odiario.

Nella sua vasta produzione spicca la serie di omaggi Fumettisti Ragguardevoli, con cui ripercorre su Linus le vite e le opere dei principali fumettisti che hanno reso grande la rivista.

Luca Lorenzon (LL): Ultimo giorno di Lucca, finalmente. Quest’anno cos’hai presentato alla fiera?

Tuono Pettinato (TP): Quest’anno mi divido tra Grzzzetic e Rizzoli Lizard. Per quest’ultima insieme a Dario Moccia abbiamo fatto la biografia di Freddie Mercury mescolando i nostri ricordi da nerd con una biografia più concreta e realistica. Il libro è andato esaurito ieri.

LL: Complimenti. Si può dire di quant’era la tiratura?

TP: Non lo so di preciso ma credo ottocento copie.

LL: Ed è già andata tutta esaurita?!

TP: Sì, è andato molto bene e siamo molto contenti. Senza più copie da dedicare oggi allo stand giocheremo a tressette!
Per Grzzzetic invece ho portato L’Odiario che è un diario improbabile di me che da personaggio più buono del mondo dei fumetti divento cattivissimo, era un percorso che i miei compari avevano già intravisto!

LL: Quindi il protagonista sei tu?

TP: Sì, proprio io, fumettista costretto per anni a disegnare pupazzetti allegri e teneri e le cose edulcorate per bimbi. Poi a un certo punto la misura è colma e divento uno spietato supercattivo internazionale.

L'odiario - Tuono PettinatoLL: Interessante. Tra l’altro sfogliando il volume anche qua noto una qualche radice nel fumetto umoristico franco-belga. C’è questa morbidezza del tratto che è semplice ma sempre modulato, elegante. O forse è solo una mia impressione?

TP: In realtà i miei primi riferimenti, le mie prime letture (oltre ai Peanuts) sono stati gli albetti della Mondadori di umorismo puro che negli anni ’70 raccoglievano Il Mago Wiz, B. C. e tutti questi personaggi che potremmo definire “stondati” però con un contenuto un po’ storto.

LL: Ci riassumi brevemente la tua carriera?

TP: Ho cominciato con delle pubblicazioni spillate fotocopiate malissimo nelle quali dicevo che andava bene disegnare male se avevi delle idee buone. Ho avuto la fortuna di conoscere Ratigher e in seguito Maicol & Mirco, il Dr. Pira e LRNZ. Assieme abbiamo fondato I Superamici e poi coi Superamici abbiamo pubblicato Hobby Comics che in seguito dal numero 1 in poi (il numero 0 era autoprodotto) è stato pubblicato da Grzzzetic fino al sesto numero.

LL: A onor del vero mi sembra che l’ultimo, quello con la copertina argentata, sia la raccolta di altri due: il 5 e il 6 messi insieme per far finire rapidamente il fumetto di LRNZ. O così mi è sembrato.

TP: Sì, esatto, erano due albi nuovi rispetto ai precedenti ma sono stati accorpati per abbinarsi e dare maggiore coerenza alla fine. Sai, noi eravamo anche un po’ dispersivi sulle tempistiche, ogni tanto tra un numero e l’altro c’era un numero e mezzo: l’1 ½, il 2 ½…

LL: Come quello dedicato ai Ronfi!

TP: Esatto, poi ce n’era uno fatto espressamente per BilBolBul che era una storia a bivi e ci ha divertito tantissimo.

LL: Questo mi manca: di cosa si trattava?

TP: Era un albo di un BilBolBul di anni fa in cui noi facevamo una mostra.

LL: Intendi che era “a bivi” come un librogame?

TP: Sì, esatto, però con BilBolBul e i personaggi di Antonio Rubino. Nella mia parte della storia comparivano i Futuristi, che facevano a botte tra di loro!

Georges WolinskiLL: Anche qui si nota la tua tendenza al biopic, hai fatto molte biografie e tra l’altro spazi molto: Kurt Cobain ma anche altre star del rock. E poi dalle star del rock alle star della Fisica ma anche alle star del fumetto con la tua rubrica su Linus. A proposito: la serie di ritratti su Linus continua? Mi sembra che sia da un po’ che non si vedono le tue biografie.

TP: Io avevo queste due pagine mensili su Linus e anche una striscia settimanale su Internazionale e abbiamo deciso di bloccare il progetto un po’ per ragioni redazionali (un nuovo Direttore porta inevitabilmente a cambiare certe cose) e un po’ perché la serie era arrivata a un punto di chiusura: gli autori di fumetti da omaggiare erano quelli, non si potevano inventarne altri! E poi si trattava di minibiografie di autori che erano comparsi su Linus e le avevamo fatte nell’ottica del cinquantenario della rivista.
Adesso cerco di ritagliarmi tempo per fare storie lunghe, ci sono già delle cose che ho consegnato a Rizzoli.

LL: In effetti uno dei tuoi pregi è che sei uno che produce molto, al di là della qualità elevata del disegno (e poi fai anche il lettering a mano che per me che sono un dinosauro è una grande cosa). Hai accennato a questi progetti futuri: puoi approfondire?

TP: Diciamo che tendenzialmente ho proposto un sacco di roba a molti editori e bisogna capire quali progetti verranno approvati. In generale il filone delle biografie immagino che avrà sempre il suo pubblico (e a me piace farle).
In questa fase vorrei provare a fare qualcosa che sia più di finzione e cominciare in qualche modo a distinguere tra delle storie che posso fare da solo col mio segno e storie che invece hanno bisogno di un altro segno, di un altro disegnatore e che quindi mi limiterei a scrivere in base allo stile di altri disegnatori che a me piacciono.

LL: Hai già qualcuno in mente, se si può dire?

TP: Beh, uno con cui abbiamo già parlato di queste cose (poi bisogna vedere se i rispettivi impegni ci permetteranno di farlo) è Francesco Guarnaccia di Mammaiuto, un mio concittadino con cui spero un giorno di riuscire a fare qualcosa.

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Pin up italiane http://www.fucinemute.it/2017/02/pin-up-italiane/ http://www.fucinemute.it/2017/02/pin-up-italiane/#respond Mon, 06 Feb 2017 14:15:46 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20769

Romina Moranelli è una disegnatrice dallo stile sinuoso e ammiccante che oltre a produrre conturbanti “donnine” ha collaborato con alcune delle realtà più importanti e prestigiose del panorama fumettistico mondiale.

Un esempio della sua arte lo troviamo anche in Curves, libro che raccoglie sketch, prove e disegni finiti.

Anche lei come altri autori è presente nel tanto bistrattato Caffè degli Artisti che in realtà si è rivelato un angolo molto piacevole e tranquillo (e pure redditizio per gli autori, a giudicare dalla buona affluenza).

Copertina di JadeClaudio Zuddas (CZ): Vedo che sei una grande disegnatrice di pin up. Se vuoi presentarci il tuo lavoro, la tua formazione…

Romina Moranelli (RM): Ciao. Io vengo dalla Scuola di Fumetto di Napoli dove ho frequentato proprio un corso di fumetto e colorazione digitale. E poi ho cominciato a lavorare per la Francia: ho fatto un fumetto one shot per l’editrice Claire de Lune e da lì ho allargato i miei orizzonti e ho cominciato a collaborare tra gli altri con Marvel, con Disney (sia Disney Italia che Disney USA) e poi con altri editori indipendenti.

CZ: Posso chiederti quanti anni hai?

RM: Trentacinque.

CZ: A parte che sembri più giovane, mi sembra comunque un ottimo risultato essere arrivata a collaborare con tante realtà prestigiose a un’età in cui oggi come oggi molti autori cercano ancora degli sbocchi. Sei soddisfatta del risultato?

RM: Sì, sono abbastanza soddisfatta, non mi lamento insomma!

CZ: Trovi che le scuole di fumetto siano utili?

RM: Sì. Sicuramente non sono indispensabili perché la passione è la prima cosa che devi avere e che ti deve spingere (oltre ovviamente al talento) però mi è stata sicuramente utile per certe cose, sicuramente accelera dei processi di apprendimento e poi è anche importante per i contatti con gli editori.
Alle scuole di fumetto (quella che ho frequentato io, almeno) ti spiegano ad esempio come proporti e sottoporre il tuo lavoro, quindi è stata sicuramente utile in questo senso. Ma non è comunque una cosa indispensabile frequentare una scuola di fumetto per poter entrare nell’ambiente.

Romina MoranelliCZ: Quali sono gli autori a cui ti ispiri, se ce ne sono? Hai un tratto molto originale, mi è un po’ difficile trovare dei riferimenti…

RM: Forse perché sono tantissimi! Guardo a moltissimi autori, che oltretutto variano nel tempo. Quando ho iniziato mi ispiravo tantissimo a Manara, poi adesso mi piace moltissimo la Wendling. Ma sono veramente troppi per elencarli, c’è un po’ di tutto. Mi piace ispirarmi a molte cose: tanto per fare un esempio, anche all’Art Nouveau.

CZ: Sei presente su internet? Se qualcuno volesse avvicinarsi al tuo lavoro dove può trovarti?

RM: Il mio sito è www.amatoxine.com e chiaramente sono anche su Facebook.

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Dai giochi di ruolo ai supereroi http://www.fucinemute.it/2017/01/dai-giochi-di-ruolo-ai-supereroi/ http://www.fucinemute.it/2017/01/dai-giochi-di-ruolo-ai-supereroi/#respond Wed, 18 Jan 2017 10:51:54 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20697

Andrea Sorrentino è giovane ma può già vantare un curriculum di tutto rispetto, con collaborazioni con le più importanti case editrici statunitensi e con gli sceneggiatori più quotati.
Lo incontro grazie ai buoni uffici di Simone Delladio: evidentemente Sorrentino è un appassionato di giochi di ruolo visto che era allo stand di Serpentarium Games per farsi dedicare un manuale.
Andrea mi ha gentilmente concesso una veloce chiacchierata mentre ci spostavamo da un padiglione all’altro della fiera (era atteso poco dopo al PalaPanini).

Old Man LoganLuca Lorenzon (LL): Ricordo di aver scritto nella recensione al tuo Old Man Logan che i tuoi disegni sembravano delle fotografie sovraesposte. Ti basi effettivamente su riferimenti fotografici per realizzare le tue tavole?

Andrea Sorrentino (AS): Io parto dall’idea che non bisogna porsi dei limiti quando si lavora a un prodotto artistico. Se c’è qualcosa che ti piace o che secondo te fa funzionare meglio il risultato finale non devi bloccarti da solo e pensare che “il fumetto si fa in questo modo e io devo sempre farlo in questo modo”. Ad esempio, se mi trovassi in una situazione nella quale dovessi fare la scansione di un oggetto e metterlo nella tavola così com’è la farei perché penso che non ci si debba porre dei limiti.

LL: Forse c’è anche un po’ di Jae Lee nel tuo stile, no?

AS: In generale c’è molta derivazione da quelli che sono gli artisti che più mi sono piaciuti nel mio percorso di crescita artistica. E possono essere Jae Lee, Frank Miller ma anche qualche autore italiano come Roberto De Angelis, quindi c’è sicuramente una certa derivazione da questi artisti. Jae Lee sicuramente è la cosa più immediata che viene in mente, anche se poi abbiamo uno storytelling abbastanza diverso.

LL: Sì, dal punto di vista puramente estetico io che non capisco molto di supereroi avevo subito pensato a Jae Lee. Ci riassumi rapidamente la tua carriera?

AS: Io ho 34 anni e ho cominciato a lavorare nel settore facendo illustrazioni per giochi di ruolo.

LL: Quali?

AS: Ho fatto delle illustrazioni per la White Wolf.

LL: Quindi Vampiri, Werewolf e compagnia.

AS: In realtà non per Vampiri ma per un’altra linea che si chiamava Mondo di Tenebra.

God of WarLL: Ah, sì: quella del rilancio di tutto l’universo della White Wolf.

AS: Esatto, da lì poi sono stato contattato da un editor della DC che mi propose di fare delle copertine per un cross-over tra X-Files e Trenta Giorni di Buio e quindi ho fatto quelle cinque copertine e da là ho cominciato ad avere un po’ di contatto con gli editor. I lavori che facevo piacevano e da lì è nato tutto: ho fatto una graphic novel basata sul videogioco di God of War per la Sony e poi ho partecipato al lancio nel 2011 di New52, il rilancio dell’Universo DC; tra le altre c’era una serie horror, I, Vampire, e mi hanno proposto di lavorare su quella visto che il mio stile si sposava bene con l’atmosfera della serie.
Poi da là ho cominciato a fare Green Arrow, sempre nel periodo del rilancio della DC, quando era uscito anche il serial televisivo e infine sono passato alla Marvel: ho fatto dei numeri di X-Men e adesso ho un contratto in esclusiva con la Marvel e sto lavorando su Vecchio Logan.

LL: Com’è lavorare sulle sceneggiature di Brian Michael Bendis?

AS: Io ho lavorato con lui sulla miniserie di Vecchio Logan che faceva parte dell’evento Secret Wars; fortunatamente è uno sceneggiatore che dà la massima libertà ai disegnatori con cui collabora. Quindi mi ha detto che se volevo cambiare qualcosa (ad esempio spostare delle vignette oppure farne 12 in una tavola in cui la sceneggiatura ne prevedeva solo 3) lo potevo fare e poi lui avrebbe corretto i dialoghi di conseguenza. Cosa che poi non è successa, anche se ero consapevole di questa libertà. Alla fine le cose hanno funzionato perfettamente così come le aveva scritte.
Secondo me Bendis è uno scrittore che incarna alla perfezione il metodo Marvel di scrittura, nel senso che c’è molta libertà, c’è molta comunicazione con il disegnatore, con molta possibilità di cambiare le cose in corso d’opera.

Old Man Logan

LL: Fino a quando dura il tuo contratto di esclusiva alla Marvel?

AS: Il contratto mi scade a settembre 2017, quindi mi resta ancora un altro annetto per lavorare e poi non so se continuerò dalla Marvel, anche perché avrei già delle proposte dalla DC per quando mi scadrà il contratto. D’altra parte mi piacerebbe provare a fare qualcosa per la Image visto che c’è anche questa possibilità.

LL: Ti piacerebbe fare anche un progetto tuo, quindi?

AS: Sì, anche se non come scrittore. Se facessi una cosa con la Image sarebbe con uno degli scrittori con cui ho lavorato fino ad adesso: potrebbe essere Brian Bendis o Jeff Lemire.

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Un’iniziativa meritevole: IT Comics e i suoi volumetti http://www.fucinemute.it/2017/01/uniniziativa-meritevole-it-comics-e-i-suoi-volumetti/ http://www.fucinemute.it/2017/01/uniniziativa-meritevole-it-comics-e-i-suoi-volumetti/#respond Wed, 18 Jan 2017 10:50:57 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20700

Una delle novità più interessanti del panorama italiano del 2016 è l’etichetta IT Comics, un editore che produce e distribuisce volumetti di 32 pagine di notevole qualità. Si tratta di fascicoli spillati stampati a colori su carta patinata di buona grammatura ma al di là degli aspetti cartotecnici è notevole anche la qualità dei fumetti in sé, non a caso realizzati da professionisti o da persone che al momento sono veramente solo a un passo dal professionismo.
Finora sono usciti 12 titoli. Ne parliamo con Fabiano Ambu, uno dei motori di questa iniziativa oltre che disegnatore in forza nientemeno che alla Bonelli per cui disegna Dampyr.

IT Comics - JosifLuca Lorenzon (LL): Fabiano Ambu, tu sei autore e anche promotore della casa editrice IT Comics.

Fabiano Ambu (FA): Sì, e ne sono anche direttore.

LL: Puoi presentarci l’operazione?

FA: IT Comics segue un po’ le logiche proprie di una casa editrice come l’americana Image, abbiamo ripreso quello spirito: gli autori sono padroni delle loro opere e hanno piena libertà creativa.
Noi (io e Francesco Abrignani che siamo creatori dell’etichetta, più tutto lo staff che ci accompagna in questa avventura) aiutiamo dal canto nostro gli autori a confezionare un prodotto che sia realizzato in maniera professionale a livello editoriale: quindi curiamo ad esempio sia la grafica che il lettering, oltre a tutte le altre questioni di carattere tecnico.

LL: La grafica in effetti è molto riconoscibile pur non essendo invasiva.

FA: Infatti ci avvaliamo dell’importante aiuto dell’art director Rosa Puglisi, che si occupa praticamente di tutta la parte grafica. Abbiamo cercato di creare una linea comune dal punto di vista editoriale nel senso strettamente grafico, mentre dal punto di vista delle tematiche e dal punto di vista dello stile ogni autore è libero, quindi ogni albo è una realtà a sé. Le possiamo definire delle “mini graphic novel”.
Le intenzioni future sono di creare dei volumi anche di maggior respiro: entro un anno pensiamo di riuscire a portare anche qualche graphic novel che abbia dei contenuti più ampi. Quest’anno siamo usciti con qualche prova come Alzheimer di Vortice Rosa e il mio Pop (di cui sono disponibili il secondo e il terzo numero) che ho portato con l’etichetta IT Comics e quindi stiamo valutando anche questa possibilità.

Fabiano AmbuLL: Da quello che ho visto io, quello che potrebbe essere un limite di questa operazione è la serialità: nel senso che io ho preso diversi dei volumi oltre a quello che ho comprato adesso con lo sketch qui allo stand e viene già voglia di seguire le vicende delle singole serie e sapere come andranno avanti senza aspettare troppo tra l’uscita del numero successivo. Ecco, avete già un piano per la pubblicazione… diciamo delle tappe?

FA: Queste sono le problematiche che affronti quando hai a che fare con un prodotto più autoriale. Mi spiego meglio: ogni autore deve gestire le sue tempistiche e noi dobbiamo solo coordinarle cercando comunque di dare conto al lettore su quando uscirà il prossimo numero. Io posso parlare per il mio lavoro, e ti posso dire che Josif, la serie che sto facendo con i testi di Davide Barzi, sarà bimestrale.
Abbiamo deciso di fare uscire tutti i primi numeri qui a Lucca, anche se sono usciti in anteprima nelle fumetterie, e il prossimo numero di Josif è previsto per febbraio 2017. E così via, con cadenza bimestrale.

LL: È una promessa?

FA: Sì, è una promessa. E io le promesse le ho mantenute sempre!

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Un artista tra Bonelli e fumetto francese http://www.fucinemute.it/2017/01/un-artista-tra-bonelli-e-fumetto-francese/ http://www.fucinemute.it/2017/01/un-artista-tra-bonelli-e-fumetto-francese/#respond Wed, 04 Jan 2017 11:06:00 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20694

genzianella-1Nicola Genzianella è uno dei disegnatori di Dampyr, testata di Sergio Bonelli Editore con già sedici anni alle spalle. Prima di approdare a quei lidi si è fatto le ossa sulle pagine delle riviste Il Giornalino e L’Intrepido in un’epoca in cui esistevano ancora “palestre” per i giovani autori. Una di queste può essere considerata anche la testata Zona X della Bonelli per cui Genzianella disegnò un episodio.

Lo incontriamo nel Caffè degli Artisti dove insieme ad altri disegnatori vende originali, esegue sketch e prende commissions.

Claudio Zuddas (CZ): Eccoci qui con Nicola Genzianella al Caffè degli Artisti che contrariamente alle polemiche che ci sono state a me sembra proprio un bel posto. Qual è la tua opinione in merito?

Nicola Genzianella (NG): È una posizione nuova, aspetto la fine della fiera [questa intervista è stata realizzata il primo giorno di Lucca Comics & Games, nda] per dare un giudizio e sentire anche le impressioni degli altri. Sicuramente per me è sempre una bella esperienza, credo che sia migliorato come posizione e anche come aspetto estetico. L’anno scorso non c’ero stato, quest’anno speravo di vedere una maggiore adesione da parte degli autori e spero che si cresca ancora di più.

CZ: Attualmente a cosa stai lavorando?

NG: Sono ormai quasi vent’anni che lavoro a Dampyr e continuo a lavorarci, ho preparato il numero 201 che uscirà a dicembre.

BunkerCZ: Dampyr è una testata ancora molto solida nel parco Bonelli, vero?

NG: Ha un suo zoccolo duro e ha il suo pubblico; chiaramente ha subito come un po’ tutti il periodo che stiamo vivendo, in cui sappiamo che le vendite non possono toccare i livelli di una volta. Però è una serie che va avanti, ne sono contento, abbiamo già programmi per il futuro: sto preparando una storia per l’anno prossimo che uscirà nell’autunno del 2017.
Non so quali saranno i progetti per il futuro, anche perché sono cose che non vengono mai dette a un disegnatore [sorride, nda] ma dal mio canto sono molto contento di continuare perché è una serie che mi piace molto.

CZ: Stai lavorando anche per altri mercati oltre a quello italiano?

NG: Sono ormai dieci anni che lavoro anche per il mercato francese, ho finito una serie di due libri di cui il primo uscirà a gennaio per la Casterman (quindi verrà presentato in tempo per Angoulême [il più importante festival del fumetto francese, nda]) e poi un altro progetto che uscirà sempre il prossimo anno ma per Dupuis: anche questa è una serie di due libri.
E anche lì continua questa esperienza che comunque voglio mantenere perché il fumetto d’Autore (o graphic novel come si dice oggi) è una cosa che mi piace molto; quindi cerco di fare entrambe le cose: sia albi Bonelli che volumi per la Francia, e fino ad adesso ci sono riuscito.

CZ: Preferisci la tranquillità del fumetto Bonelli che ti dà del lavoro sicuro o la libertà creativa che ti dà il mercato franco-belga? O è meglio, come fai tu, avere entrambe queste valvole di sfogo?

NG: Bella domanda! Probabilmente è l’ultima opzione che hai detto: io voglio tenermi entrambe le cose, con i loro pregi e i loro difetti specifici. Entrambe presentano dei punti dei forza e delle difficoltà, ma a me piacciono entrambe. Da un lato Bonelli ti permette una esecuzione più veloce e ti dà determinate cose ma non ti permette di prenderti certe libertà espressive, ma a questo compenso con i libri che faccio per il mercato franco-belga.

CZ: A vedere le tavole di Dampyr che hai qui in vendita non si direbbe.

genzianella-3

NG: È vero che Dampyr ha sempre permesso una certa libertà, ma stiamo sempre parlando di una gabbia predefinita e certe cose non si possono ancora fare.

Luca Lorenzon (LL): Scusa, Nicola, forse si tratta solo di un’omonimia… eri tu quel Genzianella che aveva collaborato alle illustrazioni del gioco di ruolo I Figli dell’Olocausto?

NG: Sì, ero io! È una cosa che risale a tantissimi anni fa, io facevo ancora la scuola di fumetto e quindi doveva essere la fine degli anni Ottanta. È stata una bella esperienza giovanile.

LL: Avevate anche fondato uno studio o qualcosa del genere all’epoca, giusto?

NG: Non avevamo uno studio ma eravamo solo un gruppo di lavoro. Tra l’altro adesso uno degli autori originali del gioco di ruolo voleva riproporlo con un’altra veste grafica.

LL: Ci hai dato un primizia, quindi.

NG: Sì, so che ha questa intenzione. È probabile che su FaceBook si trovi qualcosa, perché so che ha ripreso a mettere mano su I Signori del Caos che era il primo lavoro per l’editore che ci aveva pubblicato, BlackOut. Sta lavorando su quel gioco e sicuramente rilancerà anche I Figli dell’Olocausto aggiornando ovviamente le regole tenendo conto del panorama dei giochi di ruolo moderno.

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Dalle riviste d’Autore ai graphic novel http://www.fucinemute.it/2016/12/dalle-riviste-dautore-ai-graphic-novel/ http://www.fucinemute.it/2016/12/dalle-riviste-dautore-ai-graphic-novel/#respond Sat, 17 Dec 2016 11:16:25 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20686

Ugo Bertotti - VivereUgo Bertotti, classe 1954, ha esordito nel 1978 su Alter, dove ha presentato la serie di Willy Zanca e altri fumetti debitori della ventata di anarchico entusiasmo che aveva portato Metal Hurlant nel mondo del fumetto mondiale: successivamente realizzerà ad esempio un fumetto “a quattro mani” insieme a Riccardo Buroni, Marlowskitz il Detective, in cui comincia a utilizzare il colore.

Col tempo il suo stile si fa via via più pulito fino a ricordare quello della scuola belga della Ligne Claire con influssi Pop Art, ma alla progressiva maturazione del suo tratto corrisponde la rarefazione dei suoi lavori di fumettista.

Negli anni Ottanta e fino ai primissimi Novanta è presente con una manciata di storie sulle riviste della Rizzoli Milano Libri, fino a scomparire del tutto. Tra questi fumetti si segnalano quelli che hanno per protagonisti Marina (ideata per il mercato francese), Dick Frame e il cane parlante Jango.

Dopo decenni di silenzio Bertotti ritorna al fumetto e pubblica con Coconino dei graphic novel, in un panorama e con un formato che ai tempi di Alter non erano nemmeno lontanamente immaginabili.

Luca Lorenzon (LL): Dopo quanti anni è tornato a fare fumetti?

Ugo Bertotti (UB): Con Il Mondo di Aisha tre anni fa, con Coconino.

LL: Quindi è già da un po’ che è tornato a dedicarsi al fumetto. Lei aveva esordito con Willy Zanca su Alter, cosa ricorda di quella esperienza e di quel periodo?

UB: Erano segni in libertà senza nessuna preoccupazione e forse senza nemmeno molto senso.

Ugo Bertotti - Una tavola

LL: Le confesso che avevo delle difficoltà a seguire quelle storie.

UB: Erano fumetti figli di quel periodo, realizzati con un atteggiamento diciamo vitalistico. Si sperimentava senza alcuna preoccupazione se non quella di rottura con le produzioni “classiche”. Erano fumetti ingenui, non sempre belli, ma che non di rado contenevano anche piccole intuizioni.

LL: Mi sembra che Lei adesso sia molto diverso rispetto allo stile degli esordi: più masse di nero, meno tratteggi… è una cosa voluta e ricercata o magari è solo una mia impressione?

UB: Lo stile è totalmente diverso, è vero. Come sono diversi anche l’approccio e la scrittura. Gli ultimi sono lavori che comportano lunghi tempi di lavorazione, selezione, ricerca.

LL: Quali fumetti ha realizzato nell’arco degli ultimi tre anni?

Ugo Bertotti - Il mondo di AishaUB: Il Mondo di Aisha, che è una specie di reportage, realizzato prendendo spunto da appunti e fotografie di un fotoreporter francese.
L’ultimo, Vivere, è tratto dalla storia vera di una siriano-palestinese, una profuga che sbarcando ha un incidente e poi muore a Siracusa e diventa donatrice di organi a tre italiani.
Il lavoro è nato su input del Professor Bruno Gridelli, chirurgo di fama mondiale nel settore dei trapianti. L’obiettivo era quello di offrire uno sguardo globale sull’esperienza di fine vita, come condizione che può offrire talvolta, con la donazione di organi, una opportunità di rinascita a qualcun altro. Nella storia che racconto si aggiunge inoltre un elemento fortemente simbolico e dirompente perché la donatrice è una profuga.
Una storia dunque molto interessante per le implicazioni etiche e sociali che io ho cercato di scrivere e disegnare tenendo conto del fatto che il mio linguaggio è il fumetto.  Mi spiego meglio: il mio obiettivo non era semplicemente quello di tradurre un fatto di cronaca in fumetto ma quello di ridare vita attraverso frammenti alla complessità della vicenda: donatore e riceventi legati da un filo tenue ma tenace, la voglia di vivere. La voglia di vivere che ci accomuna tutti, al di là di ogni differenza identitaria, culturale o religiosa.
È stato un lavoro lungo e molto meditato. La mia ricerca è stata quella di cercare il giusto respiro narrativo e stilistico. Volevo fare insomma un buon fumetto che restituisse anche il senso delle storie che mi erano state raccontate.

LL: Nello iato tra Alter e la ripresa con Coconino cosa ha fatto (oltre ad alcune fugaci apparizioni su Corto Maltese)?

UB: Più che altro ho fatto illustrazioni e lavori di grafica. E qualche lavoro divulgativo a fumetti in cui ho sperimentato cosa significa tradurre i concetti in fumetti facilmente fruibili.

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Il ritorno del Mago di Oz http://www.fucinemute.it/2016/12/il-ritorno-del-mago-di-oz/ http://www.fucinemute.it/2016/12/il-ritorno-del-mago-di-oz/#respond Sat, 03 Dec 2016 10:46:16 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20637

Il mago di OzAnna Brandoli arriva al fumetto ad un’età che per l’epoca era già “matura” per il settore, anche se oggi è normale che a trent’anni non si abbia ancora esordito professionalmente.
Proveniente dal mondo della grafica e della pubblicità, realizza alcuni fumetti per Alter scritti dal compagno Renato Queirolo, attualmente redattore presso Sergio Bonelli Editore, in cui si evidenziano le sue passioni grafiche: Enrique Breccia prima, José Muñoz poi.

Il ruolo di maggior rilievo nella sua bibliografia è rivestito dalla saga di Rebecca, una storia che inizia con altro titolo e altra ambientazione (la vera protagonista non era nemmeno lei) sull’Alter degli anni Settanta e che dopo aver vagabondato su altre testate rimane incompiuta, sorte comune a diversi fumetti dell’epoca nati a seguito dell’entusiasmo di Luigi Bernardi.

Su testi di Renato Queirolo la Brandoli ha disegnato anche l’avventuroso Alias (1987), ambientato in un Seicento fantastico, mentre su sceneggiatura di Ottavio De Angelis realizza Cuba 42 (1991) e Il Gigante Italiano (1993).

Oltre a queste opere più conosciute la disegnatrice ha anche lavorato su una riduzione de Il Mago di Oz a fumetti e su varie storie brevi. Entrambe queste produzioni sono state raccolte in volume da ComicOut nell’arco degli ultimi due anni.

La strega - una tavolaLuca Lorenzon (LL): Lei ha esordito su Alter, giusto?

Anna Brandoli (AB): Sì, su Alter con La Strega. Dopo siamo passati su Linus con Rebecca nel periodo in cui la rivista aveva il formato piccolo, poi c’è stata l’esperienza con l’Isola Trovata di Bernardi e infine Comic Art.

LL: Io ricordo che Lei all’inizio aveva uno stile che ricordava molto quello del primo Enrique Breccia mentre col tempo si evolse verso uno stile simile a quello di José Muñoz. È solo una mia impressione o aveva veramente questi disegnatori tra i suoi riferimenti?

AB: Io ho cominciato a disegnare fumetti a trent’anni senza avere mai avuto alcuna esperienza prima (vengo dalla pubblicità). Chiaramente disegnavo anche prima, ma disegnavo altre cose e quindi io e Queirolo ci siamo inventati questo lavoro. Visto che non avevo una tecnica compatibile con il fumetto mi ispiravo a quei disegnatori che mi piacevano di più. Direi principalmente Toppi e Pratt ma certamente tra questi figurava anche Muñoz: insomma erano questi i Maestri che piacevano a me. E quindi La Strega era caratterizzata da questo segno un po’ particolare fatto col pennino.

LL: Molto graffiato, molto terreo, che ricordava quello di Breccia.

AB: Toppi quando lo ha visto ha riconosciuto un po’ della sua “mano”.

Anna BrandoliLL: Il volume de Il Mago di Oz come nasce?

AB: Nasce durante una pausa nella lavorazione della saga della Rebecca, perché le nostre figlie che all’epoca avevano 6 e 7 anni volevano che realizzassimo qualcosa che fosse adatto ai bambini. Quindi abbiamo esordito col Corriere dei Piccoli che ce lo pubblicò capitolo per capitolo settimanalmente fino a Natale di quell’anno (io ovviamente mi ero portata avanti e avevo già realizzato alcuni capitoli prima della pubblicazione) e poi a Natale la Rizzoli fece il volume.

LL: E adesso è stato fortunatamente ristampato dalla ComicOut.

AB: Certo, anche perché già all’epoca quelli che volevano leggerlo non lo trovavano già più.

LL: Tipica domanda da fine intervista: adesso a cosa sta lavorando?

AB: Adesso sto facendo con Queirolo l’ultima parte della Rebecca che non avevamo avuto occasione di concludere all’epoca.

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Tex è sempre più alla francese http://www.fucinemute.it/2016/11/tex-e-sempre-piu-alla-francese/ http://www.fucinemute.it/2016/11/tex-e-sempre-piu-alla-francese/#comments Fri, 18 Nov 2016 13:38:37 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20600

Copertina de Sfida nel MontanaLa Sergio Bonelli Editore sta battendo negli ultimi anni nuove strade editoriali. Una di queste si sta rivelando molto promettente e conduce Oltralpe. Mi riferisco ai Romanzi a fumetti di Tex, la collana semestrale che presenta le avventure della giovinezza di Tex in un formato quasi inedito per la casa editrice milanese (l’unico precedente è rappresentato dall’eccezionale collana Un uomo un’avventura, pubblicata da Sergio Bonelli fra il 1976 e il 1980). Albi cartonati “alla francese”, con una foliazione di 46 pagine, su carta patinata, a colori: una vera isola felice dove poter sperimentare le libertà grafiche che il formato permette e, di più, incoraggia. A interpretare questo nuovo corso sono stati chiamati disegnatori di esperienza internazionale, acclamati protagonisti della Bande-Dessinée. L’ultimo in ordine di tempo è Giulio De Vita, autore dei disegni di Sfida nel Montana, quarto albo della collana. Gianfranco Manfredi imbastisce per l’artista pordenonese una storia ambientata in maestosi scenari innevati, montagne, boschi e fiumi che permettono a De Vita di mostrare ancora una volta tutto il suo talento. Il risultato è un albo in cui la componente visiva, anche grazie alla colorazione di Matteo Vattani, domina su quella meramente narrativa. E questo è già una piccola rivoluzione per la casa editrice di via Buonarroti. Ne abbiamo parlato con Giulio De Vita.

Alessandro Olivo (AO): Quando la Sergio Bonelli Editore ti ha chiamato per affidarti la realizzazione grafica di Sfida nel Montana, quali sono state le emozioni che si sono accavallate dentro di te? E poi, a mente fredda, lo hai considerato un giusto (e magari tardivo) riconoscimento del tuo valore come fumettista da parte della più importante casa editrice italiana di fumetti o piuttosto un onore riservato a pochi?

Giulio De Vita (GD): In realtà questa storia è molto più lunga ed emozionante (almeno per me). Risale ai primi anni del 2000 in Francia, dove Mauro Marcheselli mi volle presentare a Sergio Bonelli che mi propose di collaborare con la sua prestigiosa casa editrice. Anni prima, dopo Lazarus, avevo fatto delle prove per Brendon, ma fui scartato. Ciò mi mandò in crisi e abbandonai per qualche tempo il fumetto dedicandomi ai videoclip, ma poi il richiamo verso il fumetto fu più forte e trovai opportunità e successo in Francia. Quella proposta di Bonelli fu per me fonte di orgoglio, ma al contempo di frustrazione perché non potevo lasciare quanto stavo realizzando per i cugini d’oltralpe. Così passarono gli anni e la proposta tornò a farsi viva con un Texone, anche quello inconciliabile con i miei impegni nelle Bande-Dessinée, fino a quando nel 2014 non rincontrai Mauro Marcheselli a Reggio Emilia che mi propose la cover di Tex Color. Subito dopo, accadde quanto non avrei mai pensato potesse accadere: l’interruzione della mia collaborazione con la serie legata a Thorgal che mi apriva una finestra per la realizzazione di un albo di Tex, che con mia sorpresa si concretizzò con la proposta del cartonato. Davvero strano perché 15 anni prima era la stessa cosa che avrei voluto fare per Sergio.

AO: Quali difficoltà hai incontrato nel passaggio dalle atmosfere thriller (Il Decalogo), poliziesche (James Healer), urban-fantasy (Wisher) e historic-fantasy (I mondi di Thorgal) che tu ben conosci, all’ambientazione western, che invece era nuova per te?

GD: Devo dirti la verità: mi sono trovato davvero a mio agio, essendo il western un genere che ho sempre amato e sognato di disegnare. Sono cresciuto come quasi tutti noi italiani sognando da lettore e da disegnatore ammirando le tavole di Tex.

AO: Con la sua storia pluridecennale, Tex è un figura che incute sicuramente rispetto e, forse, anche un po’ di timore riverenziale. Nella veste di suo disegnatore, e quindi inevitabilmente di suo interprete, come ti sei approcciato al personaggio di Tex?

GD: Con un po’ di spavalda irriverenza, rispetto ai cliché fumettistici, ma allo stesso tempo, come sempre faccio, e consiglio sempre ai giovani disegnatori che mi chiedono “il segreto”, di completa dedizione e rispetto verso la storia, i personaggi, i lettori.

Tavola di Sfida nel MontanaAO: A differenza di Frontera! (l’altro volume “alla francese” della collana Romanzi a fumetti di Tex), realizzato da Mario Alberti (altro protagonista nostrano della Bande-Dessinée), la storia prevede un numero minore di personaggi e un Tex spesso in solitaria, immerso in panorami sconfinati. Questo ti ha permesso di esprimere le tue grandi capacità tecniche nel rappresentare maestosi scenari naturali. Quali sono state le difficoltà maggiori nella realizzazione e come giudichi il risultato finale?

GD: Il lavoro che faccio non ha difficoltà, ma solo sfide stimolanti e divertenti. Le difficoltà sono altre: una sceneggiatura scritta male, incomprensioni con i collaboratori, o tempistiche impossibili, o incompetenza o gente che non rispetta il tuo lavoro o ingerenze da chi non capisce niente del tuo lavoro, e non è il caso della mia esperienza in Bonelli.

AO: Nonostante i grandi paesaggi nei quali si muove in questa storia, Tex rimane sempre il centro e il protagonista assoluto. Pur nella maggiore libertà che il formato alla francese concede al disegnatore, quali sono i paletti che non bisogna superare quando si disegna Tex?

GD: Sono gli stessi che richiedono tutte le storie, l’ho detto prima: rispettare la storia, i personaggi, i lettori, tutto il resto viene da solo. Mauro Boselli mi ha lasciato la giusta libertà vegliando a distanza sull’avanzamento del lavoro.

AO: Come giudichi la collana Romanzi a fumetti di Tex in cui la Bonelli sperimenta il suo personaggio di punta in una formula editoriale, il cartonato a colori alla francese, completamente nuovo per la casa editrice milanese? È un tentativo di entrare in un mercato nuovo, anche internazionale, in cui il formato editoriale premia di più l’aspetto grafico?

GD: Credo che sia una delle operazioni più significative per l’evoluzione del linguaggio del fumetto italiano degli ultimi anni, un segnale importante all’editoria e probabilmente una risposta a un’esigenza del mercato, che si distacca dalle varie operazioni di marketing in stile anni 90 che non mi entusiasmano. Questa è una nuova vena parallela alla produzione standard per il fumetto italiano che può aprire ai personaggi Bonelli nuove frontiere finora precluse: a causa di un formato che all’estero non comprendono, ma anche per aprirsi anche in patria a target diversi. Mi auguro che Bonelli faccia presto lo stesso anche per altri personaggi.

Tavola 2 di Sfida nel MontanaAO: Parte del merito del successo dell’albo va anche a Matteo Vattani, responsabile della colorazione delle tavole, dotate, secondo me, di una luce perfetta, né troppo accesa (la presenza di tanta neve avrebbe potuto provocare un effetto accecante), né troppo spenta. Quale è stato il vostro metodo di lavorare insieme?

GD: Ho voluto fermamente che Matteo fosse il colorista di quest’albo. Abbiamo collaborato felicemente sul mio ultimo albo per I mondi di Thorgal. Ma per Tex abbiamo lavorato più di un mese per trovare la giusta tecnica per quest’albo e le giuste atmosfere. Dovevamo trovare il giusto equilibrio tra una colorazione ricca di gusto internazionale ma senza tradire le aspettative del lettore tradizionale di Tex. Alla fine abbiamo trovato la quadra del cerchio e il risultato è eclatante. Per ogni scena e tavola ho dato delle indicazioni di massima su atmosfere e contesti, lasciandogli interpretare a suo modo i colori, dopodiché lui mi inviava la tavola colorata in bassa definizione sulla quale apportavo eventuali modifiche o evidenziavo eventuali sviste prima della dell’ultimazione.

AO: Sfida nel Montana è stato scritto e sceneggiato da Gianfranco Manfredi, un autore veterano delle storie di Tex che, abitualmente, si sviluppano lungo centinaia di tavole degli albi della serie regolare. Qui, invece, Manfredi ha dovuto condensare la vicenda in quarantasei tavole e alcuni critici, pur nel plauso generale nei confronti dell’albo, hanno notato un’eccessiva accelerazione della narrazione nel finale. Come giudichi questo dettaglio e, più in generale, come si è svolto il lavoro insieme a Manfredi?

GD: Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo. La sua sceneggiatura è scritta davvero bene, ho adorato il modo gusto per le battute secche che lasciano intendere la psicologia dei personaggi dal non detto, non è una cosa immediata da cogliere, ma è propria della sceneggiatura cinematografica prima che fumettistica, ed è una cosa che apprezzo molto. Credo che l’aspetto dell’accelerazione finale sia il risultato di una scelta precisa, che in un certo senso difendo. Sicuramente 4-8 pagine in più avrebbero certamente permesso di costruire un finale più denso, ma evidentemente così non era possibile e Gianfranco probabilmente ha preferito costruire le atmosfere e lasciare i giusti silenzi e gli spazi per i grandi panorami e suscitare le emozioni che sono arrivate piuttosto che “sprecare” pagine preziose e lasciando un albo che benché non perfetto si lasci comunque ricordare… Ma le mie sono solo supposizioni, quando lo conoscerò, glielo chiederò :-)…

AO: Perché Tex riscuote ancora così tanto successo dopo quasi settanta anni? E quali sono le caratteristiche di Tex che a te sembrano più interessanti?

GD: Da un lato c’è un aspetto nostalgico e dall’altro un aspetto mitico. Il risultato è unico.

Tavola 3 Sfida nel Montana

AO: Sei un protagonista della Bande-Dessinée e, nel corso della tua carriera, hai potuto riscontrare di prima mano quali sono le differenze fra il fumetto d’Oltralpe e quello italiano. Ci spieghi quali sono le più importanti, tanto in qualità di addetto ai lavori quanto in quella di fruitore?

GD: Le differenze sono molte: prima di tutto la distribuzione, che in Francia avviene quasi esclusivamente in libreria o fumetteria e solo in parte in edicola, in Italia è l’opposto; in Francia le serie sono quasi esclusivamente disegnate dalla stessa coppia di sceneggiatore e disegnatore se non a volte da un autore unico, comportando l’uscita di al massimo un episodio all’anno, mentre Italia le serie sono mensili e realizzate da staff di autori, ne consegue che in Francia il personaggio viene spesso identificato con il suo autore e per questo i disegnatori sono considerati più degli artisti con conseguenze diverse: evoluzione stilistica più personalizzata e un’evoluzione del linguaggio più diversificata, gusti del pubblico più raffinati sull’estetica del fumetto (e il conseguente mercato degli originali con quotazioni sbalorditive rispetto a quelle italiane, gallerie d’arte specializzate in fumetti e case d’asta come Sotesby’s e Christie’s che si occupano di originali di fumetti) mentre probabilmente in Italia i lettori sono più esigenti sulla qualità delle storie. Le differenze del formato, paginazione e supporti, infine, comportano delle differenze anche nel modo di raccontare per immagini, sia per lo sceneggiatore che per il disegnatore.

AO: Personalmente non amo il termine graphic novel, soprattutto per l’uso che molti in Italia fanno di questa espressione, quasi a voler contrapporre un fumetto “alto” da libreria ad uno “basso” da edicola. Posto che Sfida nel Montana è la smentita concreta di una tale impostazione, quale è il tuo pensiero a riguardo?

GD: Sono d’accordo con te, ma se serve per definire o distinguere semplicemente i formati mi sta bene: formato francese, formato graphic novel, formato comics, formato bonelli, ok! In ognuna di queste categorie ci sono però sia porcherie che capolavori.

AO: Mentre lo stavi disegnando, ti sei mai chiesto cosa direbbe Sergio Bonelli del tuo Sfida nel Montana? E quale risposta ti sei dato?

GD: Ho fatto metà albo pensando a Sergio Bonelli e l’altra metà pensando ad Ade. Il mio Tex è un gesto di riconoscenza e affetto.

AO: Credo che i valori più importanti che hanno caratterizzato il lavoro di Sergio Bonelli siano stati serietà, onestà e rispetto per il lettore. A cinque anni dalla sua morte quale è il tuo ricordo e il giudizio sull’uomo, l’editore e l’autore di fumetti?

GD: Non ho avuto molte occasioni di incontrarlo: penso due volte dal vivo e altrettante per telefono. Di queste il primo incontro te l’ho già raccontato all’inizio di questa intervista, e l’ultima telefonata è stata una vigilia di Natale verso le 8 di sera, in cui entrambi stavamo ancora lavorando, e mi ribadì la sua volontà di vedere un mio Tex. La cosa mi colpì parecchio e penso che questo aneddoto racconti molto di lui.

Vignetta Sfida nel Montana

 

AO: Noi due abbiamo la stessa età. Io ho scoperto i fumetti da bambino grazie agli albi della Bonelli venduti in edicola. Poi sono cresciuto e ho imparato ad apprezzare tanti altri autori e generi. Tu come ti sei avvicinato al mondo dei fumetti?

GD: Io invece, ho scoperto prima Lanciostory e Skorpio, con la strabiliante scuola argentina, che mi lasciava mio zio Franco, e poi alcuni supereroi sull’onda di Supergulp! e alcuni fumetti horror americani. Solo alle medie ho scoperto Dylan Dog e di conseguenza tutti gli altri personaggi bonelli.

AO: L’ultima tavola di Sfida nel Montana riporta la tua dedica al compianto Ade Capone. Ci racconti come è avvenuto il tuo esordio nel mondo dei fumetti?

GD: Il mio esordio nei fumetti avviene qualche anno prima di Ade sulle pagine de il Messaggero dei Ragazzi su un personaggio di Emanuele Barison e Romeo Toffanetti, che si chiamava Alex il Britanno, ma nel fumetto nazionale avviene sulle pagine di Lazarus Ledd nel 1993 a 21 anni.

AO: Quali sono i tuoi attuali progetti lavorativi?

GD: Il mio prossimo progetto si chiama Lemuri: un avventuriero che viaggia in mondi lontani a caccia di preziosi tesori che fanno sognare le persone: la musica.

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