Fumetto – Fucine Mute webmagazine http://www.fucinemute.it Non social, non network e scrittura Fri, 05 Jan 2018 14:59:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.9 63632960 Copyright © Fucine Mute webmagazine 2016 wp@fucinemute.it (Fucine Mute webmagazine) wp@fucinemute.it (Fucine Mute webmagazine) 1440 http://www.fucinemute.it/wp-content/themes/fucinemute/images/social/feed.gif Fucine Mute webmagazine http://www.fucinemute.it 144 144 Non social, non network e scrittura Fucine Mute webmagazine Fucine Mute webmagazine wp@fucinemute.it no no Volt: una scommessa vinta http://www.fucinemute.it/2018/01/volt-una-scommessa-vinta/ http://www.fucinemute.it/2018/01/volt-una-scommessa-vinta/#respond Fri, 05 Jan 2018 14:59:53 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=21224

In anteprima rispetto all’uscita in edicola, a Lucca 2017 era già disponibile il sesto numero di Volt, con cui si conclude il primo ciclo della serie. Ma la vita editoriale del robottino fumettista non si conclude qui visto che è prevista una nuova serie a testimonianza del successo che ha evidentemente riscosso, visibile anche dalla folla che ha partecipato alle sessioni di dediche dell’autore Stefano Conte.

Stefano Conte TheSparker - Volt volume promozionaleLuca Lorenzon (LL): Banalmente vorrei partire chiedendoti quanto c’è di autobiografico nella serie di Volt, visto che anche tu lavori in una fumetteria nella vita reale e immagino che anche gli amici che compaiono negli ultimi due numeri [i numeri 4 e 5, ndr] siano ispirati a persone realmente esistenti.

Stefano Conte “TheSparker” (SC TS): Sì, diciamo che la serie parte dai presupposti che si sono creati nella mia vita reale, infatti ho iniziato con delle strisce che raccontavano degli aneddoti che sono accaduti nel mio negozio. Dopodiché ho sviluppato questi personaggi rendendoli chiaramente un po’ più “cartooneschi”, quindi esagerando le loro caratteristiche.
Per quanto le storie siano fantasiose, comunque, partono sempre da un presupposto reale, quello sì. Diciamo che parto da qualcosa che appartiene al mio mondo e poi cerco di renderlo universale, in modo che la gente possa identificarsi, insomma.

LL: Una cosa che mi ha colpito di Volt è il tuo stile molto pulito e rigoroso; quali tecniche utilizzi per disegnare?

SC TS: Ormai lavoro principalmente in digitale, uso una Cintiq che mi risparmia tantissimo lavoro. Poi cerco di disegnare come piace a me, ispirandomi ai fumetti che mi piacerebbe leggere. Il disegno pulito, il personaggio semplice è quello che mi ricorda di più il cartone animato (che è quello che effettivamente la gente nota di più e poi ricorda), quindi direi che la semplicità è un punto di forza per un fumetto.

 

LL: Ma la tua è una semplicità elaborata, perché fai un grande lavoro sui retini, c’è tutto quel lavoro sui dettagli… i personaggi sono espressivi nonostante come testa abbiano delle “maschere” a volte fisse come una palla da biliardo o un robot senza bocca…

SC TS: Sì, quella è una bella sfida. Nel senso che mi piace dare espressività con il corpo quindi anche nel caso di quei personaggi che tecnicamente non hanno un “volto” devi trovare il modo per farli “comunicare” perché “dicano” qualcosa. Quindi è molto divertente farli muovere di conseguenza. Poi si spera che quello che nasce da me arrivi effettivamente alla gente.

Stefano Conte TheSparker - fotoritratto

LL: Direi che è una sfida vinta, perché secondo me riesci a far recitare molto bene i tuoi personaggi. E probabilmente non sono l’unico ad apprezzare la cosa perché mi sembra che tu stia avendo molto successo anche con le sessioni di dediche sempre piene in questi giorni. Che percezioni hai avuto sul successo della serie, magari anche dalle persone che possono averti fatto avere un loro commento?

SC TS: Posso basarmi solo su quello che vedo, in effetti, perché in realtà non ho ancora dei numeri effettivi …

LL: Comunque i numeri non li diresti in ogni caso…

SC TS: Dalle percezioni, dalle cose che vedo direi che mi rendo conto che Volt aveva bisogno di tempo per essere apprezzato, perché ero conscio sin dall’inizio che avesse bisogno di qualche episodio dove venivano presentati i personaggi, dove venivano presentate le ambientazioni, infatti i primi tre numeri sono quasi dedicati ognuno a un personaggio diverso.
Adesso con la seconda stagione sono più libero di raccontare effettivamente quello che voglio perché il cast è completo.

Stefano Conte TheSparker - Volt6LL: Bene, quindi ci sarà una seconda stagione.

SC TS: Sì: è già stata confermata e ci stiamo già lavorando. E speriamo che ce ne sia anche una terza e una quarta e così via!

LL: Sicuramente c’è stato un riscontro.

SC TS: Sì, soprattutto quello che si può notare è che c’è stata una crescita. Adesso non so ancora cosa succederà, ma sono contento di vedere che c’è una progressione in salita e non in discesa.

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Molto più di un manga all’italiana http://www.fucinemute.it/2018/01/molto-piu-di-un-manga-allitaliana/ http://www.fucinemute.it/2018/01/molto-piu-di-un-manga-allitaliana/#respond Fri, 05 Jan 2018 14:21:58 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=21218

Kasaobake è una giovane realtà editoriale che si dedica principalmente alla pubblicazione di manga realizzati in Italia, a quanto pare con un certo successo di pubblico. Nel suo catalogo figurano ben quattro volumi di Ale & Cucca oltre a molti altri titoli, autoconclusivi o seriali, che si possono visualizzare qui. Accanto a questo materiale più canonico a Lucca ha fatto capolino anche il pornetto 2.0 Sukkiarella.

Approfitto della presenza di Elisabetta Cifone, autrice di Ale & Cucca, per farle una breve intervista proprio il primo giorno di fiera.

Elisabetta Cifone - Ale & Cucca 3Luca Lorenzon (LL): Vorrei cominciare con una mia curiosità, una cosa che francamente non mi è chiara. Ho visto che esiste del materiale di Ale & Cucca precedente rispetto a quello che è stato effettivamente pubblicato, nel senso che su internet ho visto che ci sono disegni e tavole precedenti che forse pubblicavi su Facebook, e anche nel vostro canale YouTube dicevi che Ale & Cucca nasce nel 2003. Puoi spiegarmi un po’ questa cronologia, se uno volesse recuperare queste storie vecchie?

Elisabetta Cifone (EC): Ho iniziato a disegnare da bambina, parlando delle mie sorelle: erano delle scenette tra di loro, e da lì a forza di disegnarle è diventato un fumetto. Poi la storia in realtà si è staccata, è andata da un’altra parte, però l’ho lasciata su Facebook come ricordo e perché in origine era apparsa così.

LL: La struttura di Ale & Cucca è un lungo flashback, almeno negli episodi che sono stati pubblicati fino ad oggi. Di solito quando si applica questo tipo di struttura c’è la tensione narrativa verso un evento finale che dovrebbe poi illuminare tutto il resto della storia. La struttura che hai ideato tu risponde più o meno a queste caratteristiche o è un caso se hai deciso di fare così?

EC: No, risponde a un’esigenza narrativa particolare ma non posso dire troppo per non rischiare di fare spoiler!

LL: Ho notato che rispetto alla prima edizione presso un altro editore questa di Kasaobake è una versione un pochino più esplicita, arrivando anche a modificare alcuni disegni. All’epoca della prima edizione hai adottato una censura “preventiva” oppure hai deciso di modificare il fumetto in corso d’opera con questo nuovo editore?

EC: Sì, nella prima versione mi ero un po’ autocensurata e adesso ho potuto ripristinare quella che è la versione “giusta”, così come l’avevo ideata originariamente.

LL: Ale e Cucca, le due protagoniste, sono un po’ agli antipodi: Ale è quella fisicamente più matura ma è anche quella più ingenua, romantica; Cucca invece tecnicamente è ancora una bambina (negli episodi che ho letto finora non ha ancora avuto il ciclo) ma è più sgamata e ha avuto più esperienze coi ragazzi di Ale. Era un tuo progetto sin dall’inizio contrapporre queste due tipologie di personaggio oppure è una cosa che è venuta fuori spontaneamente, senza pianificarlo prima?

EC: No, loro sono sempre state così fin dall’inizio. Inoltre mi piace molto la contrapposizione dei loro caratteri: il fatto che siano amiche anche se sono così diverse.

LL: Anche dal tuo profilo Instagram si nota che sei molto impegnata in giro per le fiere, e accanto ai fumetti avete realizzato anche dei prodotti derivati come portachiavi e poster. Fare fumetti si sta rivelando insomma un lavoro vero e proprio con delle vere opportunità economiche (o forse lo è già)?

EC: Certo che sì, ovviamente i guadagni non sono enormi, ma siamo positivi, perché di anno in anno il mercato si sta aprendo sempre di più a questo settore ancora nascente. Nel nostro piccolo noi autori ed editori diamo il massimo perché questo possa diventare un lavoro vero e proprio in grado di mantenerci tranquillamente.

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I nuovi traguardi di Nona Arte http://www.fucinemute.it/2017/12/i-nuovi-traguardi-di-nona-arte/ http://www.fucinemute.it/2017/12/i-nuovi-traguardi-di-nona-arte/#respond Fri, 22 Dec 2017 14:00:29 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=21216

Andrea Rivi - Prince ValiantTra le novità presentate a Lucca 2017 da Nona Arte c’è stato quel gioiellino dello Spirou “vu par” Émile Bravo. Approfitto della disponibilità di Andrea Rivi per parlare dei progetti futuri e della recente acquisizione di Nona Arte da parte di Editoriale Cosmo.

Luca Lorenzon (LL): Nona Arte è recentemente entrata nel catalogo di Editoriale Cosmo. Cosa puoi dirci degli aspetti tecnici e delle motivazioni di questa esperienza?

Andrea Rivi (AR): C’era un sentire comune nei cataloghi. Il catalogo Cosmo Books è dedicato al fumetto classico nordamericano, mentre Nona Arte si occupa invece del fumetto classico franco-belga – ma Nona Arte pubblica anche Prince Valiant, che forse tra i classici americani è quello che vende di più in assoluto. Alla fine abbiamo deciso di unire le nostre esperienze e abbiamo creato una realtà che, forse in maniera non evidente, è realmente unica: non c’è nessun altro editore al mondo che abbia tutti questi titoli e che abbia (molto tra virgolette, perché ovviamente non è certo così) il “monopolio” del fumetto classico. E intendo sia di quello franco-belga che di quello americano: la spinta propulsiva è stata questa, creare un catalogo fortissimo in questo senso.

LL: A tal proposito: quali sono i titoli più forti del vostro catalogo, se lo puoi dire?

AR: Sono sicuramente Prince Valiant, come ti dicevo, ma anche Flash Gordon e Lucky Luke. Parlando ovviamente dei titoli da libreria, perché come Nona Arte curiamo anche le edizioni degli allegati da edicola.

 

LL: Che rapporti avete con queste edizioni di collaterali da edicola?

AR: Facciamo praticamente tutta la cura editoriale: traduzione, lettering, redazionali, li facciamo per intero tutti noi, anche se per alcune collane siamo supportati dall’ottimo Fabio Licari. In questo momento stiamo curando Popeye, allegato alla Gazzetta dello Sport, stiamo facendo per Hachette la collana di Cocco Bill, ma stiamo facendo un sacco di altre cose (tra cui I Puffi o anche Star Trek): sono cinque o sei uscite settimanali in totale tra Gazzetta dello Sport e Hachette, il che significa che sono circa 25 uscite al mese!

LL: Prima mi hai accennato al fatto che forse per i fan di Gaston Lagaffe, di cui Nona Arte pubblicò i primi due volumi in ordine cronologico quasi 10 anni fa, potrebbe esserci speranza…

AR: Sì, abbiamo in animo di fare l’integrale: cioè faremo un’edizione con dentro TUTTO il materiale prodotto relativo al personaggio, come quella che è già uscita in Francia e Belgio. Non appena la ristamperanno in Belgio la stamperemo anche noi. In base alla nostra esperienza precedente crediamo essere questo l’unico modo per poter vendere questo prodotto in Italia.

Andrea Rivi - integrale Buck DannyClaudio Zuddas (CZ): Non avete ancora pubblicato però gli episodi vecchi di Buck Danny che mi interessano, quelli di fine anni ’50 che avevo letto da ragazzino…

AR: Questo è dovuto al criterio di stampa che seguiamo e che ci consente di tenere tutto sommato dei prezzi competitivi per questo genere di libri: in pratica Nona Arte stampa i suoi volumi in concomitanza con le ristampe che vengono fatte dall’editore belga. Di Buck Danny mancano ancora due volumi integrali da ristampare in Belgio: non appena li ristamperanno loro, faremo anche noi la versione italiana.

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Si può epigonare l’inepigonabile? http://www.fucinemute.it/2017/12/si-puo-epigonare-linepigonabile/ http://www.fucinemute.it/2017/12/si-puo-epigonare-linepigonabile/#respond Sun, 17 Dec 2017 13:56:12 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=21213

Quand’era alle elementari, Luca Salvagno (classe 1962) scrisse una lettera a Jacovitti in cui si offriva come collaboratore. Anche se poi quella lettera non fu mai spedita, il suo proposito si concretizzò visto che a metà degli anni Novanta divenne colorista del Maestro di Termoli, per poi addirittura continuarne l’opera dopo la sua scomparsa.

Luca Salvagno è un autore eclettico che sa gestire sia il comico che il realistico, adattando il suo stile alle necessità della storia che deve raccontare. Esordisce su Il Messaggero dei Ragazzi negli anni Ottanta e in tempi recenti vi pubblica quel gioiellino che è El Sanguanel de Refavaie. È attivo anche nel campo dell’illustrazione e insegna al Liceo Artistico Ferrari di Este.

Per dare un’idea della sua meticolosità, basta ricordare l’aneddoto secondo il quale stava per acquistare una macchina da scrivere identica a quella usata da Gianni Rodari per poterla ritrarre fedelmente in un fumetto-omaggio allo scrittore!

Salvagno - Il Tesoro di CiproLuca Lorenzon (LL): Con quali fumetti hai esordito?

Luca Salvagno (LS): “Il tesoro di Cipro”[1] (10 tavole cineromanzo di Liana Videtta, una sceneggiatura che giaceva nei cassetti della redazione dai tempi dei “cineromanzi”…) è il primo fumetto professionale che mi hanno commissionato e pagato. Consegnato il 6 maggio del 1988 e pubblicato in luglio dello stesso anno dal Messaggero dei Ragazzi di Padova.
Ovviamente arrivare alla prima pubblicazione professionale è stato complicato. Considerando che non avevo nessuna formazione specifica anche se avevo una buona preparazione figurativa accademica… le impaginazioni, le soluzioni stilistiche… i ripassi! Mmmmhhh, tutto da maturare, tanto da acquisire. Da ragazzino Guido Sfriso, un caro coinquilino, maestro elementare ricco di inventiva e dalla battuta pronta (che aveva pubblicato un fumetto negli anni sessanta) mi aveva dato alcuni suggerimenti sul tratteggio a china. Per il resto è stata un’ardua scoperta, costruita sulla costante analisi degli errori. A partire dal 1988 mi furono finalmente sottolineati professionalmente dal carissimo e multifacente Pinù (Giuseppe Intini) che al MeRa era grafico, illustratore e fumettista. Nella mia infanzia e prima giovinezza non sapevo neanche esistessero le scuole del fumetto (in città lontane). Avevo sempre vissuto l’esperienza della comunicazione a fumetti come naturale, efficace e stimolante. Disegnavo di tutto, in tutte le maniere a me possibili. Immaginavo di raccontare visivamente (“fumettare”) i libri che preferivo con stili diversi, quelli dei disegnatori che mi appassionavano… questo alla Caprioli, quello alla De Luca, quest’altro alla Jacovitti. Uno stile mi è sempre andato stretto, anche considerando “l’immagamento” per Jac. Sentivo che ogni stile mi faceva percepire aspetti diversi di realtà, aspetti non sospetti, sfaccettature diverse. E più ne conoscevo più mi si espandeva l’immaginario. Che non se ne stava confinato “scatolocranicamente”, sgorgava come poteva sulla carta. Disegnavo per conto mio e per “conto terzi” a casa, a scuola e all’Oratorio. È stato automatico cominciare a riempire le parti grafiche sul giornale murale settimanale (“La Verìgola”) dai Salesiani. Come è stato automatico, in quarta elementare, cominciare a far parte della redazione del (molto localmente) mitico “Andando a Tòrsio” (“Andando attorno/in giro”) periodico (molto periodico) con tiratura di cento copie! Gli originali dovevano essere disegnati direttamente con la penna sulle matrici, niente matite… niente errori, possibilmente!  È stata la prima delle molte redazioni che ho, con gusto (anche molto) frequentato. Grazie don Gigi per il coinvolgimento (anche musicale, teatrale, umano, spirituale)!

Salvagno - Andando a Torsio

Per tornare alla tecnica, al Liceo Artistico ho avuto la fortuna di incontrare e condividere le scoperte del disegno accademico/classico con due talentuosissimi compagni: Guido Muneratto e Paolo Girardello. Quest’ultimo mi aprì alla fantastica visionarietà degli autori “Metallico Urlanti”… fu uno shock! Tuffare gli occhi, nei primi mesi del ’77, in alcuni numeri di Alter Linus dell’anno precedente. Quelli che contenevano il poderoso e magnetico Mœbius!!! Quelli con gli episodi di ARZACH e di THE LONG TOMORROW… ne porto ancora le “stimmate”. L’impatto visivo era stato così forte che ho ancora, a tutt’oggi, il desiderio ricorrente e fortissimo, di realizzare tavole spettacolari. Potenti come opere di dimensioni molto maggiori. Che meraviglia! Nel formatino più o meno A4 c’era (e c’è) condensata la forza di un Caravaggio, di un Rembrandt… di chi volete voi, ma che per esprimerla abbia utilizzato metriquadri di superficie. A spro/proposito, sono raccoglitore dichiaratamente feticista di alcune pubblicazioni particolari. Una di queste è proprio ARZACH. Ne ho molte edizioni diverse e di alcune ho anche più copie… e ne cerco ancora. L’anno scorso me n’è arrivata una molto particolare. Una prima edizione (’76) che era stata re-rilegata da una biblioteca francese dopo che l’uso ne aveva compromesso la leggibilità (scoperta fatta dopo l’acquisto)… una copia unica nel suo genere: aveva raccolto lo sguardo e stimolato l’immaginario di un numero significativo di persone. Non come quelle pubblicazioni che finiscono imbustate e nascoste! E in più (anzi in “meno”) era monca, mutila di alcune pagine…consumate (forse), smarrite, perse… boh! io le immagino rovinate, sì, ma svolazzanti da qualche parte dell’immenso Deserto “B”.

Salvagno - volume Moebius Arzach integrato

Mancava anche metà della tavola orizzontale del IV° episodio. L’unica “doppiatavola”. Non ho resistito, ne ho preso le misure (mancava “quella” pagina, non potevo farla in scala , come pretenderebbe la lavorazione “classica”) e l’ho completata. Mimando forme e colori per creare continuità con la metà esistente, però con soggetto e dettagli “a modo mio”… anzi “nostro” perché dentro ci ho messo un mostro ricavandone le fattezze da un disegno di una delle mie figliole. Degli altri “amuleti/feticci” (amulicci, fetuleti?) editoriali spero di aver l’occasione di riparlarne.

Salvagno - omaggio a JacovittiLL: Posso solo immaginare l’emozione di collaborare con Benito Jacovitti, mito di diverse generazioni di lettori! Come avveniva il lavoro e di cosa ti sei occupato principalmente?

LS: Tanta emozione! Era un sogno che si avverava in maniera inaspettata, anche se lungamente atteso e anche… “disatteso”. Quando ho incontrato Jacovitti, per “lavoro”, ero già abbondantemente adulto. Avevo 34 anni ma, quell’incontro, lo avevo fortemente desiderato per tutta la fanciullezza. Era rimasto un desiderio importante sì ma non “dominante”, non assoluto. Lo sentivo come un avvenimento che, comunque, sarebbe accaduto. Presunzione? Infantilismo? Inavvedutezza? Mah… non ci ho riflettuto troppo. Era uno dei tanti desideri che nutrivo di fantasie e di preparativi (non ho mai smesso di cercare, di documentarmi, di sperimentare. Di assaggiare il “Mondo Jac”). Altri desideri non si sono avverati… non ho conosciuto Lino Landolfi, Gianni De Luca. Ci avrei tenuto molto! Ma le attese nei confronti di Franco Benito Jacovitti le ho sempre portate con me… dalle elementari, al Liceo Artistico. Dall’Accademia alle prime attività professionali. Un “angolino” dove infilare qualche “jacovittata” lo trovavo sempre. Pubblicavo professionalmente già da qualche anno e il sogno/desiderio era sempre al suo posto… fino a che la “cosa” (la “faccenda”) che doveva “comunque accadere”, che mi “aspettavo” accadesse, non trovò più una sponda nella realtà… nel ’92 conobbi a Lucca Bogdan Bajalika. Seppi da lui che il figlio aveva cominciato a frequentare lo studio di Jacovitti… passai una notte insonne a digerire la notizia.
Da Cavazzano ebbi le prime informazioni, e i dati riguardanti l’esistenza del Club Jacovitti… Mi iscrissi subito, la mia tessera recava la data del mio compleanno, che bel regalo! Cominciai a essere presente alle varie edizioni di Cartoomics a cui il Club partecipava. 95/96/97…che giornate! Ero ospitato da Sergio Sciascia, il redattore del Messaggero dei Ragazzi con cui, in quel periodo, non solo collaboravo come esterno ma ero anche stato assunto come grafico illustratore con un part time speciale. I primi tempi fu di un giorno alla settimana!
Edgardo, Maria, i nostri carissimi vicini di stand alla Fiera… Italo Pileri e la cara nipotina! Poi c’era Gianni Boschetti. Le sue immancabili cartoline da spedire (e ricevere) da ogni manifestazione che visitava. Con Fiorenzo Grasso si andava a Porta Portese! Le cene del Club! I sogni del Club! Il presidente del Club!!! E la sua ricerca di un colorista…
Con lui ho collaborato come colorista. Fui scelto dopo alcune prove fatte con altri che non lo avevano soddisfatto.
La colorazione è la fase conclusiva della produzione delle tavole a fumetti, quindi lui mi inviava le tavole con le indicazioni e io, finita la colorazione, le reinoltravo alle case editrici. Prima la Bonelli e poi le Edizioni Paoline.
Il metodo di colorazione era quello classico, a inchiostri trasparenti sul retro delle tavole[2]. Lavoro svolto al tavolo luminoso. Franco seguiva con una certa apprensione gli spostamenti dei suoi lavori che, in effetti, di strada ne facevano veramente molta. Era sua abitudine telefonare e rendere le telefonate, eseguiti gli aggiornamenti sulle partenze e arrivi (di tavole da finire e finite), delle vere e proprie narrazioni… simpaticamente si dilungava a raccontare le vicende che i suoi personaggi si prestavano ad affrontare nelle vignette che aveva in realizzazione in quel momento.
Salvagno - autoritratto con rimandi a vari fumettiLL: Qual è stata la cosa più difficile nel riprendere il leggendario Cocco Bill?

LS: Inizialmente, senza dubbio, è stata quella di riuscire a rendere le “rotondità” dei personaggi. Una coerenza stilistica di sintesi, volumi e morbidezza che permettesse di far scorrere con curiosità e senza intoppi formali lo sguardo del lettore sull’intera superficie della tavola, delle vignette. Ho lavorato da subito senza cercare, nell’immenso repertorio visivo, le posizioni e le soluzioni specifiche (già canonizzate) per ogni atteggiamento dei corpi, per ogni dettaglio. Avrebbe rallentato enormemente l’esecuzione e avrebbe di sicuro rivelato con evidenza le parti “riprese” (copiate) da quelle realizzate con più libertà. Ho cercato di comprendere le proporzioni, i movimenti, le armonie compositive minime (volti, corpi, oggetti) e massime (tavole, vignette, paesaggi, interni) per evolvere il più coerentemente in un “manierismo” non rigido, duttile, espansivo. Talvolta sperimentale. Non sempre efficacissimo ma mai “stitico”, risicato o peggio… raffazzonato. Il ripasso jacovittiano è meticoloso, lungo. Con gli stessi strumenti e la stessa carta… cercando di seguirne i filoni umoristici e narrativi. Non semplice o pura imitazione ma partecipata interpretazione. Quasi delle “cover” fumettistiche. La memorizzazione era alla base delle scelte stilistiche. Operazione iniziata molto tempo prima della collaborazione. Frutto di un “richiamo” di una fascinazione irresistibile. Ho dei cari amici che mi hanno rimproverato per moltissimi anni di “epigonare” l’inepigonabile! Di sicuro avevano ragione, ma non mi sembra di aver tolto nulla alla varietà stilistica e figurativa con la quale, poi, sono cresciuto e mi sono espresso. A proposito di epigonare ad un certo momento, verso il ’96, ho avuto la fortuna di realizzare e pubblicare poche gustose tavole proprio su questo argomento: LIMULO UMILE EMULO. Pubblicate sul Messaggero dei Ragazzi e anche sullo Jacovitti Magazine. Tra l’altro ebbi il piacere di mostrarle a Morris e a fargli notare che in un saloon affollatissimo di personaggi che amavo, spuntava anche la capoccetta (e la mascellona) di uno dei mitici Dalton! Ne ricavai un commento molto lusinghiero, che terrò per me, visto che il mio confessore non mi perdonerebbe più ulteriori peccati di superbia!
Uno degli errori più frequenti rispetto alla collocazione dei volti jacovittiani era il giusto posizionamento del naso. La corretta curvatura dell’attacco al volto e della punta! Cambia molto l’effetto finale se non ci si occupa di queste minutaglie… lo ripeto sempre anche in classe che “la somiglianza” (nella ritrattistica) si gioca nei millimetri (e meno)!
Questo in riferimento al “nasone” tipico di Cocco Bill. Per le altre tipologie le difficoltà erano diverse, ma non vorrei cominciare a disquisire anche di “nasologia jacovittiana”… magari un’altra volta.
Dopo il primo impatto stilistico, durante gli anni successivi, la cosa più difficile è stata quella di “comprimerlo”. Di “stringere” il personaggio e le sue caratteristiche dentro spazi “contratti”, pigiati.  Nel corso degli anni il numero di tavole per episodio è diminuito, fino a trasformarlo in una serie quasi a tavola unica. La storia più lunga che ho potuto realizzare era, se non ricordo male, di 12 tavole. È vero che le storie monotavole andavano per filoni narrativi. La compressione quantitativa assieme anche alla necessità di ridurre moltissimo la parte scritta (proprio la quantità di parole presenti nelle nuvolette) poteva condurre al rischio di rendere il sapore del personaggio poco coerente col passato. Di tradire parecchio la poetica jacovittiana.
Lui sì, che sapeva esprimersi anche in tavole e strisce completamente mute…  Sigh!
Ma, per me, togliere ai personaggi, ai comprimari e anche alle comparse il gusto di commentare in mille dialetti e parlate strambe (sempre sorprendenti) è stato un limite difficile da affrontare. Ovviamente riuscito in minima parte. Impossibile (al sottoscritto)  riprodurre l’efficacia “paroliera” di Jac!

Salvagno - studio

LL: Oltre alla tua produzione umoristica hai sempre portato avanti parallelamente una carriera realistica. Da quello che ho visto io, mi sembra che ci siano delle parentele con De Luca e Toppi, entrambi collaboratori storici de Il Giornalino, non solo per la generosità dei tratteggi ma anche per la gestione della tavola. Hai effettivamente guardato il lavoro di questi Maestri oppure sei arrivato a elaborare un certo stile in totale autonomia?

LS: La passione del fumetto era nata un paio d’anni prima della “fulminazione jacovittiana”. Non avevo uno stile fisso neanche allora… mi piaceva fare cose diverse, anche molto diverse…
Nel ’90 pellegrinai a Lucca (la mia prima visita alla famosa manifestazione!).
Fui presente alla conferenza in cui Scarpa, Cavazzano e Corteggiani, dopo aver comunicato cose varie (e succulente) si dettero in pasto ai presenti. Nell’ascoltarli avevo caricaturato Giorgio e François. Al termine di tutto mi feci firmare le caricature con la promessa/minaccia di trasformarle in “belle copia” e inviargliele (con attaccato il mio corpaccione… in visita!). Raggiunsi Cavazzano, qualche mese dopo a Mira. Da quell’occasione Giorgio divenne un  riferimento importante per me e la mia professionalità. Con una frequentazione molto diradata ma con un afflato assoluto. Anche in questo caso l’incontro con l’autore arrivava dopo una lunga frequentazione delle sue tavole stampate. Il suo stile, anche se non “firmato” (dichiarato), era uno di quelli che seguivo con maggior voracità, fino dall’infanzia. All’epoca non mi interessavano  gli autori, mi piaceva lo stile dei personaggi. Era il mio preferito tra i disneyani (anche se Carpi…). La mia partecipazione alla vicende che lui metteva in scena era completa. La mimica dei personaggi, la dinamica dei corpi, lo svolgere delle situazioni compositive mi coinvolgevano in maniera totale. Entravo in piena risonanza (come i “neuroni specchio”) non solo emotiva ma anche… affettiva! Provavo un trasporto particolare per la sua Reginella (1972)… me ne ero infatuato (sono facile agli innamoramenti estetici, prometto/minaccio di stilare anche un elenco[3] delle mie “personagge” preferite e beneamate! Alè…). Da un certo momento in poi ho cominciato a trovare le storie di Giorgio anche sul MeRa, sul Mago e anche sul primo Alter Alter (e ancora dopo su Il Giornalino… con il bellissimo Rogers). Insomma, un autore importante prima e durante la mia carriera. Una delle sue pubblicazioni è l’origine dei miei “amuleti editoriali”, dei “totem comunicativi” che tengo in giro per lo studio, a portata d’occhio (e di mano): il numero 1657 di Topolino, quello con “CASABLANCA”. Lo colleziono in molteplici copie (e varie edizioni). Ne ho diciassette o diciotto e penso che ne acquisterò ancora! Me ne parlò lui, con entusiasmo contagioso, la prima volta che andai a casa sua. Era una meraviglia che aveva realizzato un paio d’anni prima… non ero un abbonato di Topolino. Aaargh! Non l’avevo letta! Mi misi alla sua ricerca. Non ho ancora smesso.
Amo quell’edizione iniziale, la prima. La stampa particolarissima: i colori della quadricromia per rendere il tono monocromatico, con tutta una gamma di seppia, grigetti, bruni. Non ho trovato due copie perfettamente identiche! Nelle vignette in cui i corpi in penombra (che bellezza!) hanno campiture di nero ampie, la stampa ha prodotto texturizzazioni, mancanze, “abrasioni” che le rendono uniche. Ne tengo una copia sempre esposta in studio, da molti anni.
Farò anche l’elenco[4] dei miei libri/feticcio, gli altri “amuleti”. Non sono molti ma sono sapidissimi!
A proposito di Lucca (e poi di TrevisoComics), nelle mie prime e fondamentali scorribande avevo un compagno d’avventure: Massimo Fuolega. Un caro amico appassionato quanto me della nona arte. Se ripenso a come abbiamo caricato l’automobile per il nostro primo ritorno da Lucca mi vengono i brividi (soprattutto al ricordo della spesa)! Brividi che mi colgono anche ripensando alle spese… non fatte (soprattutto di tavole originali, che all’epoca avevano costi ancora “umani”). Citerò solo per soffrire un po’ (occhio, arriva l’autolesionismo per i sensi di colpa…): la copertina di Cocco Bill e Occhio di Pollo! Una mezza tavola di Sherlock Time (Breccia Magister Sommo), i paginoni di Krazy Kat! Gli Steve Canyon! I Rip Kirby!!! Basta! Non reggo più…
Sono cresciuto usando stili diversi e amando autori diversi. Ho cominciato a usare i fumetti come gioco prima di diventare lettore “fidelizzato”, prima che i miei genitori abbonassero me e i miei fratelli ad alcune riviste (Il Messaggero dei Ragazzi e Il Giornalino. Poi, in edicola, cominciai a comprare Il Mago[5]). Ho sempre disegnato con stili diversi. Anche quando pensavo di trasporre a fumetti le mie letture preferite: Verne, Salgari, Dumas, R.C. Burroughs. E non era l’unica forma d’espressione che mi entusiasmava. Ho amato il disegno quanto la pittura, la scultura, il teatro, la musica, il cinema, la fotografia, la letteratura…
È con l’inizio dell’impegno professionale che mi sono dedicato maggiormente ad un linguaggio espressivo piuttosto che agli altri. È vero che ho cercato con insistenza questo specifico mestiere. Avrei potuto fare altre cose… ho ricevuto proposte concrete in altri ambiti. Ma il fumetto era un desiderio troppo forte. Per tornare agli stili… mi sono sempre confrontato col pensiero di acquisire uno stile “personale” e, col tempo, mi è parso sempre più evidente che per acquisire uno “stile” originale e riconoscibile si sarebbe dovuto far evolvere alcune scelte (e automatismi) formali e tecnici, fino a “canonizzarli”. Per alcuni questo avviene in maniera quasi spontanea, nella ripetizione dei gesti e dei soggetti. Per altri è la necessità di aderire a filoni professionali esistenti che “decide”. Per altri ancora sono le scelte, più o meno consapevoli, ad accompagnare alla originalità stilistica. Io ho cercato di fare attenzione alle cose che facevo. Appuntandomi idee e confrontandomi continuamente con colleghi (presenti o passati). In definitiva, però, c’è la necessità che i canoni accolti, scelti o programmati siano legati a progetti editoriali estesi e durevoli. Ho solo un personaggio che elaboro continuativamente dal 1995: fra Mignolo. Una “striscia” che per un poco si era ridotta a illustrazioni e che dal 2016  è “ritornata in tavola” per affrontare anche ministorie. Gli voglio molto bene ma non era il mio preferito. Non ho deciso io che dovesse essere così. La comunicazione è sempre una relazione di gruppo; la redazione e i lettori sono i fondamentali creatori delle storie, dei personaggi e degli stili.  L’autore da solo vagheggia comunicazioni, chi le realizza veramente sono i lettori.
I disegnatori che ho studiato di più sono:
Jacovittttttti, Caprioli, De Luca, Landolfi, Toppi, Uderzo, J. L. Salinas, i Breccia, Mœbius e il suo “singolo” Giraud, Battaglia, Hermann, Hogarth, Pazienza, Manara, Serpieri, Capitanio, Raymond, Foster, Caniff, McCay, Cavazzano, Franquin, Micheluzzi, Milazzo, Villa, e in tempi più recenti Sicomoro, Otomo, Murata. Non c’è autore che non sia fonte di scoperte e soluzioni formali.
Non credo nella totale autonomia e assoluta libertà, ogni linguaggio presuppone per forza dei “legami”. Su questi limiti si può costruire la più ampia sperimentazione espressiva “possibile”. Alcune porzioni della narrazione possono andare anche oltre (sopra o sotto) la “leggibilità” ma è una possibilità che ti viene concessa. Se nessuno è in grado di comprenderti e di seguirti, anche magari solo visivamente o solo narrativamente, la comunicazione… nun ce stà! Ennò.Salvagno - Lello Meteora striscia

LL: L’alternanza di stili diversi, anche all’interno dello stesso genere (Mik & Max sono diversi da Cocco Bill, ad esempio), è per te un’occasione per sperimentare costantemente o rappresenta di più una scelta di totale libertà, un’opportunità che ti concedi di non essere legato a nessuno stile predefinito?

LS: Sperimentazione o libertà?
Preambolo… da anni vado ripetendo (soprattutto alle povere creature che mi sopportano in classe) che “per spingersi verso la libertà (espressiva) bisogna avere ben chiari i limiti”. Limiti precisi, ben dettagliati sono la partenza più utile per intraprendere un percorso creativo efficace. Di ciò mi ha convinto l’esperienza e la conoscenza del santo metodo progettuale che tanto intelligentemente  ha consegnato alla storia il gentile Munari.
Se la sperimentazione di forme, tecniche e stili diversi rende chiaro, evidente ciò di cui sono capace e incapace: questo mi “delinea”. Sia come ideatore sia come esecutore. Che bello! Ecco i limiti da cui partire verso tutte le direzioni possibili, auspicabili, desiderabili e realmente percorribili. Lo stile personale, originale, è anche frutto del sapiente utilizzo dei propri “difetti”. Quelli che abbiamo solo noi e che ci caratterizzano. Gli stili canonici sono già stabiliti, sono collettivi, sono conosciuti e riconoscibili. Sono le nostre “difformità” (non completa aderenza ai canoni), le nostre incoerenze,  che possono innestare novità e originalità. Bisogna scoprirle e saperle usare. Anche.
Ogni autore raccoglie, modifica e riformula. L’efficacia o le novità apportate dagli autori dipendono dalla relazione articolata: pubblico/mezzo/strumenti/autori. La manifestazione di uno stile nuovo è l’evoluzione di una relazione propositiva. È il risultato di una intesa, di una “complicità” tra queste quattro componenti. Non può essere frutto solo dei desideri e delle capacità di un singolo o di un gruppo limitato (editori/autori). Men che meno delle mie, per quanto desiderio o buona volontà possa metterci. A metà degli anni novanta ero convinto di aver colto e riproposto uno stile originale (“l’imperiale maestoso” secondo le mie privatissime nomenclature appuntistiche) ma è uno stile che è naufragato da solo, dopo un po’ di anni per mancanza di continuità. L’ho ripescato più volte in illustrazioni successive. Ho almeno un collega che ha dichiarato d’essersi ispirato a quel particolare segno di ripasso… ma a tutt’oggi quello stile, quella “parte di me” è fuori della comunicazione. Un ramo evolutivo interrotto… niente style sapiens sapiens… il mio style è appeso ancora a qualche ramo… e se ne sta lì a farmi tanto “di ombrello” per la ricerca di originalità stilistica![6]
Come palestra di stile per i fumetti ho sempre usato le illustrazioni per le rubriche: quelle della posta, consumi critici, attualità… Ho provato molte cose diverse. Se qualche soluzione formale, nei dettagli, nelle proporzioni nella tecnica esecutiva dimostrava efficacia e/o piacevolezza passava alle illustrazioni successive. Partendo dalla tecnica degli “opposti”. Piedi grandi o piedi piccolissimi, occhi senza iridi o pupille senza cornea… ogni tanto dalle redazioni arrivava la “selezione innaturale”. Molto, molto efficace! Ho distillato così alcune caratteristiche che ancora oggi uso. Più che uno stile è una raccolta di modi possibili. Di particelle che semino nelle tavole, alla bisogna. Anche cromatiche e compositive.
Pensando ai linguaggi comunicativi… oggi che il pubblico e le pubblicazioni sembrano sfuggire dagli orizzonti della “massa”. Le migliaia di copie, le centinaia di migliaia di lettori le migliaia di migliaia di guadagni… (salvo estimabili e invidiabili casi). Ecco, ora, adesso… il desiderio e l’impellenza di sperimentare forme nuove di comunicazione visiva (in mezzi diversi dalla carta stampata) si fa sempre più impellente. È l’attualità, l’odiernismo, il Tempo che bussa alla porta… e che mi manca.

Salvagno - autoritrattoLL: Come hai detto, sei docente presso il Liceo G. B. Ferrari. In Italia, insomma, è difficile vivere di soli fumetti…

LS: Insegnare è stato per me un accadimento naturale. Raggiunto e mantenuto con impegno ma senza incredibile sforzo. Ho fatto alcuni anni di supplenze in discipline che amavo (Educazione Artistica alle Medie e Figura Disegnata alle Superori). Ho superato la selezione di un concorso pubblico con soddisfacenti risultati… anche se la prima cattedra libera al Liceo Artistico si è concretizzata diversi anni dopo. Nel frattempo ero stato assunto come “illustratore tuttofare” con un contratto da “grafico” nella redazione del MeRa. Impiego da cui mi sono licenziato per entrare di ruolo come insegnate di discipline pittoriche. Appena ho potuto ho chiesto il “part-time”, che ho tutt’ora.
Le cose che ho imparato a scuola, come insegnante, sono state moltissime. Ma la cosa fondamentale per la sintesi delle due professioni che esercito, ma che sono talmente adiacenti da fondersi nella proverbiale “medaglia” (chissà cosa dicono su Arturo della loro medaglia a sei facce?!?), la cosa fondamentale (cercavo di dire e poi mi sono perso… e pure adesso, uffa!) ecco la cosa più importante per me è il continuo scambio di immaginario. L’aggiornamento delle mie passioni e dei miei interessi in ambito visivo (soprattutto). Senza questo sarei nostalgicamente fermo alle acquisizioni fatte troppi anni fa… e sarei fuori dalla reale possibilità di comunicare oggi con le generazioni più giovani (e sempre talentuose).

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Macumba http://www.fucinemute.it/2017/10/macumba/ http://www.fucinemute.it/2017/10/macumba/#respond Mon, 16 Oct 2017 09:17:37 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=21102

Macumba (una tavola)Dopo aver analizzato il “demone dentro” dei protagonisti della sua precedente opera, Mattia Iacono ci mostra quello di un nuovo personaggio, in un’opera meno fantasy ma più concreta e amaramente beffarda.

Macumba racconta un episodio indecifrabile che scuote la grama esistenza del professor Bellini, e le conseguenze che esso avrà sulla sua vita (in senso letterale). Bellini è un archeologo frustrato, che ha accondisceso a intraprendere una carriera accademica per necessità, o almeno così dice. Il rapporto con la sua donna è terminato e lui si crogiola nell’insoddisfazione e forse nelle avvisaglie di una qualche malattia. Non che le lusinghe televisive a cui cede siano meno deprimenti.

Mettendo a posto le tre statuine che la sua domestica ha scordato di risistemare, Bellini evoca involontariamente la formula che risveglia gli spiriti che ne sono vincolati, i quali gli predicono la sua morte imminente.

Che siano stati veramente degli spiriti esotici o solo quello ben più concreto di una sbornia, Bellini si ritrova a riconsiderare la sua vita partendo dal rapporto con gli altri. E così finalmente degnerà di attenzione l’amministratore dello stabile in cui vive, il burbero Cabrera, che lo prenderà sotto la sua ala protettrice facendogli fare degli incontri pittoreschi che in condizioni normali Bellini non avrebbe sicuramente mai fatto.

Ed ecco che il sin troppo insistito tono esistenzialista lascia il posto a una godibile commedia farsesca in cui Iacono introduce via via elementi di apparente pericolo per Bellini per poi salvarlo per il rotto della cuffia, rivelando magari l’assurda innocuità delle minacce. Fino all’azzeccato finale, beffardo quanto basta.

Nelle ultime pagine si scopre il legame che questa storia ha con quelle di Demone dentro (che d’altra parte viene anche citato direttamente nel corso di Macumba) lasciando forse intendere un progetto più ampio da parte dell’autore.

Macumba (una tavola)“Macumba”, tra l’altro, è la maledizione che un barbone lancia a Bellini e che, nonostante abbia dato il titolo a tutta l’opera, alla fine è l’elemento meno incisivo dell’insieme.

A livello grafico Mattia Iacono non si discosta dal suo precedente lavoro, privilegiando la narrazione rispetto all’estetica. Forse stavolta ha preferito un tratto più aspro alle occasionali morbidezze di Demone dentro, ma potrebbe essere solo un’impressione.

Ciò che più colpisce è la sua attenta regia e la perizia nella costruzione delle tavole, per quanto le vignette non siano mai più di sei. Particolarmente funzionali si rivelano le scelte cromatiche che Iacono ha adottato in varie occasioni, per evidenziare il ruolo delle pietre-statue, rendere manifesti gli stati d’animo dei personaggi, far risaltare le figure più importanti e traghettare la narrazione dal mondo reale al delirio e viceversa.

Forse le possibilità offerte dagli strumenti informatici non sono state sfruttate a dovere (i “graffi” alle pagine 42 e 43 risultano un pochino rozzi, a meno che non fosse proprio questo l’effetto che si voleva evocare). Niente di grave, comunque, visto che la cosa è bilanciata da un piacevole lettering.

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Vita da commessa http://www.fucinemute.it/2017/03/vita-da-commessa/ http://www.fucinemute.it/2017/03/vita-da-commessa/#respond Mon, 06 Mar 2017 09:26:50 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20921

“Devo cambiare queste scarpe, sono difettose”. “Nessun problema, le cambiamo. Qual è il difetto?”. “Quando piove, se cammino sui tombini scivolo!”.

Vita da commessa - una tavolaNel corso degli ultimi anni una delle categorie lavorative di cui, nel bene o nel male, si è maggiormente parlato è quella dei commessi.
Uomini e donne il cui orario di lavoro, purtroppo, è diventato talmente flessibile da impedirgli quasi di condurre una vita fuori dal negozio e da costringerli a cancellare dalla loro esistenza il giorno di riposo settimanale.
Persone la cui attività di servizio alla clientela viene spesso scambiata, proprio dai clienti, per un’attività di servitù.

Laura Tanfani, che opera da anni nel settore abbigliamento, ha deciso di cogliere il lato comico delle situazioni che si ritrova a dover affrontare quotidianamente e di rispondere alla maleducazione di alcuni clienti con positività e ironia. Il suo libro, Vita da commessa appena uscito per i tipi di BeccoGiallo, è il risultato di questo suo tentativo di sdrammatizzare dei comportamenti che, alla lunga, rischiano di diventare insostenibili.

Nato inizialmente come blog, come già accaduto per altri libri diventati poi bestseller come Il mondo deve sapere di Michela Murgia, il volume si distingue dalle tante raccolte di episodi di vita vera che affollano da anni gli scaffali delle librerie per la sua struttura ibrida. Ai brevi paragrafi, o elenchi, narranti atteggiamenti caratteristici che logorano i nervi ed esauriscono la pazienza di chi svolge questo lavoro, infatti, si alternano surreali conversazioni con l’assistente digitale Siri – che a volte dimostrano come la realtà superi di molto la fantasia – , brevi tavole a fumetti che descrivono visivamente l’episodio citato in precedenza e pagine interattive che consentono al lettore di scarabocchiare i figurini delle clienti tipiche, rispondere a semplici domande scacciapensieri o inventarsi di sana pianta in quattro mosse serie tv inconsuete. Non si tratta quindi di un saggio, romanzo o racconto né, tantomeno, di un fumetto vero e proprio, ma piuttosto di un divertissement da cui emerge tutta la passione e la giocosità dell’autrice che, con semplicità e ironica rassegnazione, catapulta il lettore ignaro nel suo mondo o il lettore consapevole in un ambiente che ben conosce già di suo.

Vita da commessa - una tavolaLe scenette rappresentate nelle tavole a fumetti non si focalizzano solo sulla clientela ma riguardano anche i periodi più intensi, e meno gratificanti, che ogni commesso, nell’arco della sua vita, si è trovato prima o poi ad affrontare: i saldi e la settimana di Natale. Il lettore assiste così a un crescendo di richieste che sfiorano l’assurdo e nelle quali, invece, non ci metterà molto a riconoscersi – a chi non è mai capitato di entrare in un negozio e dire candidamente alla commessa: “Desidero un vestito della mia taglia” senza specificare nulla e sperando che la suddetta commessa riesca a leggere nel pensiero? – . Il volume permette così di prendere anche coscienza di quei comportamenti che, magari involontariamente, ognuno di noi ha assunto nei confronti dei lavoratori del settore e contribuisce a correggerli.

I disegni, a cura della stessa autrice e colorati digitalmente da Sara Antonellini, hanno un tratto semplice e funzionale che suscita simpatia e favorisce l’immedesimazione negli episodi narrati infondendo leggerezza e rendendo l’opera un ottimo rimedio contro il nervosismo quotidiano.

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Un sacerdote in meno, un fumettista in più http://www.fucinemute.it/2017/02/un-sacerdote-in-meno-un-fumettista-in-piu/ http://www.fucinemute.it/2017/02/un-sacerdote-in-meno-un-fumettista-in-piu/#respond Tue, 28 Feb 2017 09:57:54 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20762

Una tavola di Frank ChoFrank Cho è uno dei disegnatori più talentuosi che ha prodotto la scena del fumetto statunitense negli ultimi vent’anni. Esordisce con alcune strisce diffuse nel circuito dei college, che si evolveranno fino a diventare Liberty Meadows, una delle ultime grandi strip americane. Il suo umorismo ruspante e scatenato è accompagnato da un disegno rigoroso ed espressivo in cui fanno capolino delle splendide pin up. Sono probabilmente le sue “donnine” a meritargli le attenzioni delle major del fumetto supereroistico, per cui realizzerà ad esempio Shanna the She-Devil e Mighty Avengers. La meticolosità con cui lavora e la conseguente lentezza rendono chiaro che forse non è il disegnatore più adatto per lavorare su una serie regolare e negli ultimi anni, oltre ad alcuni episodi di Totally Awesome Hulk, ha disegnato principalmente copertine – andando incontro a polemiche con lo sceneggiatore Greg Rucka per quelle realizzate per Wonder Woman.

Il suo stile provocante ha infatti inevitabilmente attratto le critiche della bigotta America anche se curiosamente Cho è avversato anche dalla parte più oltranzista dei seguaci del politically correct, che ritengono che non possa raffigurare le donne in quella maniera, peraltro molto meno volgare ed esplicita di quanto facciano tanti altri suoi colleghi (che oltretutto a confronto sanno a stento tenere in mano una matita).

Come ha detto nel corso dell’incontro con la stampa al Press Café, dove è avvenuta questa conversazione, Cho è d’altra parte orgoglioso di essere riuscito a mettere d’accordo le due fazioni americane dei conservatori e dei radical chic che si sono coalizzati contro le sue donnine.

A seguito delle polemiche che hanno coinvolto entrambi a causa delle variant cover di alcuni comic book, Milo Manara gli regalerà a Lucca uno splendido acquerello con cui satireggerà sull’accaduto.

A Lucca è stato ospite di SaldaPress che, a fronte dell’acquisto di un “pack” con alcuni suoi volumi e una stampa, forniva un “doodle”: la traduzione letterale (scarabocchio) non rende giustizia alla loro qualità. Oltre al materiale SaldaPress vendeva anche uno splendido volume extralarge edito da  Flesk in cui spiega il suo metodo di lavoro e delizia i fan con tavole anatomiche, illustrazioni e un breve fumetto.

Luca Lorenzon (LL): Dopo anni di lavoro per Marvel e DC Comics Lei è tornato al fumetto indipendente con progetti creator-owned e sta realizzando la nuova serie Skybourne. Può presentarcela?

Frank Cho (FC): Non vorrei rivelare troppo della trama… Posso dire che è la storia dei tre figli di Lazzaro, il quale li concepì dopo essere stato risorto da Gesù: sono dei fratelli immortali che vanno alla ricerca di artefatti e reliquie che sono caratteristici del dogma cattolico, per proteggerli e preservarli da chi vuole impossessarsene per i suoi scopi.
Uno dei fratelli, Thomas, è ormai stufo della sua vita di immortale e per porvi fine dovrà trovare la mitica spada Excalibur, l’unica arma con cui si può uccidere uno Skybourne. Questo perché nel passato di Thomas c’è un dramma che riguarda la perdita della sua ultima compagna.

Skybourne - Frank ChoLL: Non ci sono quindi le sue tipiche figure femminili…

FC: Certo che ci sono: c’è Grace, la sorella di Thomas!

LL: Come sarà strutturata questa serie? È prevista come ongoing oppure pensava di farne una mini- o maxiserie?

FC: La mia idea è quella di fare come fa Mignola con il suo Hellboy, cioè produrre varie miniserie indipendenti e leggibili a sé con gli stessi personaggi.
Al momento è uscito il primo numero e sto disegnando il secondo, proprio qui a Lucca in albergo la sera: per questo non mi vedete in giro per la città!

LL: L’argomento sembra interessante e originale, non mi pare affatto il soggetto del solito comic book di supereroi. Che stile avrà?

FC: Non preoccuparti, non sarà uno di quei fumetti in cui i personaggi parlano per pagine e pagine: ci sarà molta azione, io lo vedo come un incrocio tra Indiana Jones e Highlander.

Claudio Zuddas (CZ): Quindi si parla di suicidio… oltre che degli artefatti per preservare il dogma cattolico… ci dev’essere anche una certa attenzione all’aspetto religioso, giusto?

FC: No, no… il mondo della Chiesa Cattolica è solo lo sfondo, mi ha fornito le idee e le suggestioni per creare le mia storia ma Skybourne è fondamentalmente entertainment e l’aspetto religioso fornisce solo il background, rimane sullo sfondo.
A questo proposito potrebbe essere interessante ricordare che mia madre voleva che io mi facessi prete! Mi diceva che ero benvoluto dalla gente, che sapevo parlare in pubblico… arrivò persino a portarmi fino al seminario (all’epoca già disegnavo le mie donnine) ma io le dissi che non lo volevo fare: «Non sono omosessuale!»
La cosa andò avanti per un bel po’ e un giorno arrivammo anche a litigare rumorosamente. Al che arrivò mio padre che ci chiese cosa stesse succedendo e mia madre gli spiegò i piani che aveva per me. Papà diede ragione a me («Perché deve farsi prete? È un ragazzo sano…») e per fortuna ho potuto fare normalmente il college [Frank Cho è laureato infermiere professionista, nda].
Poi mio padre per un mese dormì sul divano…

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Fumetti stondati con contenuti storti http://www.fucinemute.it/2017/02/fumetti-stondati-con-contenuti-storti/ http://www.fucinemute.it/2017/02/fumetti-stondati-con-contenuti-storti/#respond Fri, 17 Feb 2017 10:25:01 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20775

We are the Champions - Dario Moccia e Tuono PettinatoTuono Pettinato, al secolo Andrea Paggiaro, a soli quarant’anni ha già raggiunto importanti traguardi. Attivo professionalmente nel mondo dell’illustrazione dal 2005 (dopo esperienze nell’autoproduzione) già nel 2014 viene premiato come Miglior Autore Unico a Lucca Comics.

Disegnatore molto personale ma versatile, ha prestato indifferentemente la sua opera a libri per l’infanzia, fumetti underground, biografie di scienziati e rockstar e altri progetti ancora più personali come il recente L’Odiario.

Nella sua vasta produzione spicca la serie di omaggi Fumettisti Ragguardevoli, con cui ripercorre su Linus le vite e le opere dei principali fumettisti che hanno reso grande la rivista.

Luca Lorenzon (LL): Ultimo giorno di Lucca, finalmente. Quest’anno cos’hai presentato alla fiera?

Tuono Pettinato (TP): Quest’anno mi divido tra Grzzzetic e Rizzoli Lizard. Per quest’ultima insieme a Dario Moccia abbiamo fatto la biografia di Freddie Mercury mescolando i nostri ricordi da nerd con una biografia più concreta e realistica. Il libro è andato esaurito ieri.

LL: Complimenti. Si può dire di quant’era la tiratura?

TP: Non lo so di preciso ma credo ottocento copie.

LL: Ed è già andata tutta esaurita?!

TP: Sì, è andato molto bene e siamo molto contenti. Senza più copie da dedicare oggi allo stand giocheremo a tressette!
Per Grzzzetic invece ho portato L’Odiario che è un diario improbabile di me che da personaggio più buono del mondo dei fumetti divento cattivissimo, era un percorso che i miei compari avevano già intravisto!

LL: Quindi il protagonista sei tu?

TP: Sì, proprio io, fumettista costretto per anni a disegnare pupazzetti allegri e teneri e le cose edulcorate per bimbi. Poi a un certo punto la misura è colma e divento uno spietato supercattivo internazionale.

L'odiario - Tuono PettinatoLL: Interessante. Tra l’altro sfogliando il volume anche qua noto una qualche radice nel fumetto umoristico franco-belga. C’è questa morbidezza del tratto che è semplice ma sempre modulato, elegante. O forse è solo una mia impressione?

TP: In realtà i miei primi riferimenti, le mie prime letture (oltre ai Peanuts) sono stati gli albetti della Mondadori di umorismo puro che negli anni ’70 raccoglievano Il Mago Wiz, B. C. e tutti questi personaggi che potremmo definire “stondati” però con un contenuto un po’ storto.

LL: Ci riassumi brevemente la tua carriera?

TP: Ho cominciato con delle pubblicazioni spillate fotocopiate malissimo nelle quali dicevo che andava bene disegnare male se avevi delle idee buone. Ho avuto la fortuna di conoscere Ratigher e in seguito Maicol & Mirco, il Dr. Pira e LRNZ. Assieme abbiamo fondato I Superamici e poi coi Superamici abbiamo pubblicato Hobby Comics che in seguito dal numero 1 in poi (il numero 0 era autoprodotto) è stato pubblicato da Grzzzetic fino al sesto numero.

LL: A onor del vero mi sembra che l’ultimo, quello con la copertina argentata, sia la raccolta di altri due: il 5 e il 6 messi insieme per far finire rapidamente il fumetto di LRNZ. O così mi è sembrato.

TP: Sì, esatto, erano due albi nuovi rispetto ai precedenti ma sono stati accorpati per abbinarsi e dare maggiore coerenza alla fine. Sai, noi eravamo anche un po’ dispersivi sulle tempistiche, ogni tanto tra un numero e l’altro c’era un numero e mezzo: l’1 ½, il 2 ½…

LL: Come quello dedicato ai Ronfi!

TP: Esatto, poi ce n’era uno fatto espressamente per BilBolBul che era una storia a bivi e ci ha divertito tantissimo.

LL: Questo mi manca: di cosa si trattava?

TP: Era un albo di un BilBolBul di anni fa in cui noi facevamo una mostra.

LL: Intendi che era “a bivi” come un librogame?

TP: Sì, esatto, però con BilBolBul e i personaggi di Antonio Rubino. Nella mia parte della storia comparivano i Futuristi, che facevano a botte tra di loro!

Georges WolinskiLL: Anche qui si nota la tua tendenza al biopic, hai fatto molte biografie e tra l’altro spazi molto: Kurt Cobain ma anche altre star del rock. E poi dalle star del rock alle star della Fisica ma anche alle star del fumetto con la tua rubrica su Linus. A proposito: la serie di ritratti su Linus continua? Mi sembra che sia da un po’ che non si vedono le tue biografie.

TP: Io avevo queste due pagine mensili su Linus e anche una striscia settimanale su Internazionale e abbiamo deciso di bloccare il progetto un po’ per ragioni redazionali (un nuovo Direttore porta inevitabilmente a cambiare certe cose) e un po’ perché la serie era arrivata a un punto di chiusura: gli autori di fumetti da omaggiare erano quelli, non si potevano inventarne altri! E poi si trattava di minibiografie di autori che erano comparsi su Linus e le avevamo fatte nell’ottica del cinquantenario della rivista.
Adesso cerco di ritagliarmi tempo per fare storie lunghe, ci sono già delle cose che ho consegnato a Rizzoli.

LL: In effetti uno dei tuoi pregi è che sei uno che produce molto, al di là della qualità elevata del disegno (e poi fai anche il lettering a mano che per me che sono un dinosauro è una grande cosa). Hai accennato a questi progetti futuri: puoi approfondire?

TP: Diciamo che tendenzialmente ho proposto un sacco di roba a molti editori e bisogna capire quali progetti verranno approvati. In generale il filone delle biografie immagino che avrà sempre il suo pubblico (e a me piace farle).
In questa fase vorrei provare a fare qualcosa che sia più di finzione e cominciare in qualche modo a distinguere tra delle storie che posso fare da solo col mio segno e storie che invece hanno bisogno di un altro segno, di un altro disegnatore e che quindi mi limiterei a scrivere in base allo stile di altri disegnatori che a me piacciono.

LL: Hai già qualcuno in mente, se si può dire?

TP: Beh, uno con cui abbiamo già parlato di queste cose (poi bisogna vedere se i rispettivi impegni ci permetteranno di farlo) è Francesco Guarnaccia di Mammaiuto, un mio concittadino con cui spero un giorno di riuscire a fare qualcosa.

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Pin up italiane http://www.fucinemute.it/2017/02/pin-up-italiane/ http://www.fucinemute.it/2017/02/pin-up-italiane/#respond Mon, 06 Feb 2017 14:15:46 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20769

Romina Moranelli è una disegnatrice dallo stile sinuoso e ammiccante che oltre a produrre conturbanti “donnine” ha collaborato con alcune delle realtà più importanti e prestigiose del panorama fumettistico mondiale.

Un esempio della sua arte lo troviamo anche in Curves, libro che raccoglie sketch, prove e disegni finiti.

Anche lei come altri autori è presente nel tanto bistrattato Caffè degli Artisti che in realtà si è rivelato un angolo molto piacevole e tranquillo (e pure redditizio per gli autori, a giudicare dalla buona affluenza).

Copertina di JadeClaudio Zuddas (CZ): Vedo che sei una grande disegnatrice di pin up. Se vuoi presentarci il tuo lavoro, la tua formazione…

Romina Moranelli (RM): Ciao. Io vengo dalla Scuola di Fumetto di Napoli dove ho frequentato proprio un corso di fumetto e colorazione digitale. E poi ho cominciato a lavorare per la Francia: ho fatto un fumetto one shot per l’editrice Claire de Lune e da lì ho allargato i miei orizzonti e ho cominciato a collaborare tra gli altri con Marvel, con Disney (sia Disney Italia che Disney USA) e poi con altri editori indipendenti.

CZ: Posso chiederti quanti anni hai?

RM: Trentacinque.

CZ: A parte che sembri più giovane, mi sembra comunque un ottimo risultato essere arrivata a collaborare con tante realtà prestigiose a un’età in cui oggi come oggi molti autori cercano ancora degli sbocchi. Sei soddisfatta del risultato?

RM: Sì, sono abbastanza soddisfatta, non mi lamento insomma!

CZ: Trovi che le scuole di fumetto siano utili?

RM: Sì. Sicuramente non sono indispensabili perché la passione è la prima cosa che devi avere e che ti deve spingere (oltre ovviamente al talento) però mi è stata sicuramente utile per certe cose, sicuramente accelera dei processi di apprendimento e poi è anche importante per i contatti con gli editori.
Alle scuole di fumetto (quella che ho frequentato io, almeno) ti spiegano ad esempio come proporti e sottoporre il tuo lavoro, quindi è stata sicuramente utile in questo senso. Ma non è comunque una cosa indispensabile frequentare una scuola di fumetto per poter entrare nell’ambiente.

Romina MoranelliCZ: Quali sono gli autori a cui ti ispiri, se ce ne sono? Hai un tratto molto originale, mi è un po’ difficile trovare dei riferimenti…

RM: Forse perché sono tantissimi! Guardo a moltissimi autori, che oltretutto variano nel tempo. Quando ho iniziato mi ispiravo tantissimo a Manara, poi adesso mi piace moltissimo la Wendling. Ma sono veramente troppi per elencarli, c’è un po’ di tutto. Mi piace ispirarmi a molte cose: tanto per fare un esempio, anche all’Art Nouveau.

CZ: Sei presente su internet? Se qualcuno volesse avvicinarsi al tuo lavoro dove può trovarti?

RM: Il mio sito è www.amatoxine.com e chiaramente sono anche su Facebook.

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Dai giochi di ruolo ai supereroi http://www.fucinemute.it/2017/01/dai-giochi-di-ruolo-ai-supereroi/ http://www.fucinemute.it/2017/01/dai-giochi-di-ruolo-ai-supereroi/#respond Wed, 18 Jan 2017 10:51:54 +0000 http://www.fucinemute.it/?p=20697

Andrea Sorrentino è giovane ma può già vantare un curriculum di tutto rispetto, con collaborazioni con le più importanti case editrici statunitensi e con gli sceneggiatori più quotati.
Lo incontro grazie ai buoni uffici di Simone Delladio: evidentemente Sorrentino è un appassionato di giochi di ruolo visto che era allo stand di Serpentarium Games per farsi dedicare un manuale.
Andrea mi ha gentilmente concesso una veloce chiacchierata mentre ci spostavamo da un padiglione all’altro della fiera (era atteso poco dopo al PalaPanini).

Old Man LoganLuca Lorenzon (LL): Ricordo di aver scritto nella recensione al tuo Old Man Logan che i tuoi disegni sembravano delle fotografie sovraesposte. Ti basi effettivamente su riferimenti fotografici per realizzare le tue tavole?

Andrea Sorrentino (AS): Io parto dall’idea che non bisogna porsi dei limiti quando si lavora a un prodotto artistico. Se c’è qualcosa che ti piace o che secondo te fa funzionare meglio il risultato finale non devi bloccarti da solo e pensare che “il fumetto si fa in questo modo e io devo sempre farlo in questo modo”. Ad esempio, se mi trovassi in una situazione nella quale dovessi fare la scansione di un oggetto e metterlo nella tavola così com’è la farei perché penso che non ci si debba porre dei limiti.

LL: Forse c’è anche un po’ di Jae Lee nel tuo stile, no?

AS: In generale c’è molta derivazione da quelli che sono gli artisti che più mi sono piaciuti nel mio percorso di crescita artistica. E possono essere Jae Lee, Frank Miller ma anche qualche autore italiano come Roberto De Angelis, quindi c’è sicuramente una certa derivazione da questi artisti. Jae Lee sicuramente è la cosa più immediata che viene in mente, anche se poi abbiamo uno storytelling abbastanza diverso.

LL: Sì, dal punto di vista puramente estetico io che non capisco molto di supereroi avevo subito pensato a Jae Lee. Ci riassumi rapidamente la tua carriera?

AS: Io ho 34 anni e ho cominciato a lavorare nel settore facendo illustrazioni per giochi di ruolo.

LL: Quali?

AS: Ho fatto delle illustrazioni per la White Wolf.

LL: Quindi Vampiri, Werewolf e compagnia.

AS: In realtà non per Vampiri ma per un’altra linea che si chiamava Mondo di Tenebra.

God of WarLL: Ah, sì: quella del rilancio di tutto l’universo della White Wolf.

AS: Esatto, da lì poi sono stato contattato da un editor della DC che mi propose di fare delle copertine per un cross-over tra X-Files e Trenta Giorni di Buio e quindi ho fatto quelle cinque copertine e da là ho cominciato ad avere un po’ di contatto con gli editor. I lavori che facevo piacevano e da lì è nato tutto: ho fatto una graphic novel basata sul videogioco di God of War per la Sony e poi ho partecipato al lancio nel 2011 di New52, il rilancio dell’Universo DC; tra le altre c’era una serie horror, I, Vampire, e mi hanno proposto di lavorare su quella visto che il mio stile si sposava bene con l’atmosfera della serie.
Poi da là ho cominciato a fare Green Arrow, sempre nel periodo del rilancio della DC, quando era uscito anche il serial televisivo e infine sono passato alla Marvel: ho fatto dei numeri di X-Men e adesso ho un contratto in esclusiva con la Marvel e sto lavorando su Vecchio Logan.

LL: Com’è lavorare sulle sceneggiature di Brian Michael Bendis?

AS: Io ho lavorato con lui sulla miniserie di Vecchio Logan che faceva parte dell’evento Secret Wars; fortunatamente è uno sceneggiatore che dà la massima libertà ai disegnatori con cui collabora. Quindi mi ha detto che se volevo cambiare qualcosa (ad esempio spostare delle vignette oppure farne 12 in una tavola in cui la sceneggiatura ne prevedeva solo 3) lo potevo fare e poi lui avrebbe corretto i dialoghi di conseguenza. Cosa che poi non è successa, anche se ero consapevole di questa libertà. Alla fine le cose hanno funzionato perfettamente così come le aveva scritte.
Secondo me Bendis è uno scrittore che incarna alla perfezione il metodo Marvel di scrittura, nel senso che c’è molta libertà, c’è molta comunicazione con il disegnatore, con molta possibilità di cambiare le cose in corso d’opera.

Old Man Logan

LL: Fino a quando dura il tuo contratto di esclusiva alla Marvel?

AS: Il contratto mi scade a settembre 2017, quindi mi resta ancora un altro annetto per lavorare e poi non so se continuerò dalla Marvel, anche perché avrei già delle proposte dalla DC per quando mi scadrà il contratto. D’altra parte mi piacerebbe provare a fare qualcosa per la Image visto che c’è anche questa possibilità.

LL: Ti piacerebbe fare anche un progetto tuo, quindi?

AS: Sì, anche se non come scrittore. Se facessi una cosa con la Image sarebbe con uno degli scrittori con cui ho lavorato fino ad adesso: potrebbe essere Brian Bendis o Jeff Lemire.

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