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Omnia

Maciste contro tutti

Perché oggi sto dalla parte dei Serbi

La guerra del Kosovo è cominciata anni fa. È cominciata pulita, accettabile, in Slovenia, provincia inferiore dello stato di Germania.
È divampata in Croazia, protettorato della diplomazia vaticana, e ha massacrato e smembrato la Bosnia, terra di nessuno quindi proclamata, poi a forza costretta, musulmana. Povera Yugoslavia. Poveri slavi del sud.
Miserevole Europa, miserevoli europei. Educati civili, sterili e igienici, destinati all’ingrasso, alle diete, alla produzione, al consuma e crepa, ma di nascosto, nella rassicurante pace totale.
Non mi spaventa più la guerra, è vicina. Mi spaventa chi ha consegnato la Bosnia al massacro imponendo l’embargo delle armi a una popolazione aggredita. Vietato difendersi, a maggior gloria del pacifismo. Mi spaventano questi democratici moderni, tanto civili e perbene con la loro futile insensatezza.

Immagine articolo Fucine MuteI serbi sono pessimi come tutte le parti in causa nella ex Yugoslavia. I croati, se possibile, sono peggio. I bosniaci nel ruolo imposto-accettato di vittime sacrificali, addirittura insopportabili. Pessime quando non criminali le dirigenze politiche, sociali, religiose. Non è la prima volta da che la Yugoslavia è stata forzosamente e ipocritamente smembrata che mi trovo a condividere le ragioni dei serbi.
Sto con i serbi. Non lo ero a Sarajevo e aspettavo un raid della NATO a distruggere le artiglierie che la martoriavano. Illusi. Altri erano allora gli interessi.
Sto con i serbi, ché la democrazia non può ridursi a sola conta “numerica”. Già ora in Tibet i cinesi, occupanti militarmente, sono la maggioranza. Fatte le elezioni il Tibet sarà una “democratica” provincia cinese? E il Kosovo “democratica” contrada d’Albania?
Sto con i serbi. Con chi serba nel cuore altre legittimità. Un senso del valore, dell’onore, della vita che non è riducibile ad altro. Contro i serbi un’armata, potente e invincibile per logistica, capacità e intensità di fuoco. Fragile, in realtà, in decadenza, senza terra sotto i piedi.

Non sono anti-americano, tutt’altro, li ammiro per le dimostrazioni di valore in un difficile ruolo che non possono non sostenere. Ma non è questo il caso. Coraggio uomini e donne di Serbia, impastati d’anima e sangue, uomini e donne liberi e fieri, può capitare che oggi sia una buona giornata per morire. A noi restano da pagare le rate dell’assicurazione, squillano i telefonini, qualche preoccupazione di borsa e — ” Pronto? Sì, hai sentito, non ci rovineranno mica le vacanze?”

Di tutti noi io ho vergogna.


Associazione danubio adriatico
Perché oggi stiamo anche dalla parte di Croati, Bosniaci e Albanesi del Kosovo

Con orgoglio e determinazione intendiamo rispondere all’articolo pubblicato da Giovanni Lindo Ferretti su Ultime Notizie Reggio di sabato scorso.
Orgoglio di non riconoscerci in quegli europei “Educati civili, sterili e igienici, destinati all’ingrasso, alle diete, alla produzione, al consuma e crepa”.
Determinazione nel ribadire che nell’Emilia Romagna ed in Italia, altri cittadini possono e sanno esprimere idee diverse da quelle espresse da Ferretti, a cui uniscono un impegno di energie proprio di chi “serba nel cuore altre legittimità” rispetto all’attuale situazione nella penisola balcanica. Per questo abbiamo appena fondato A.D.A. l’Associazione Danubio Adriatico, che per l’esperienza dei suoi membri in questa parte di pianeta, intende sviluppare progetti di scambio ed approfondimento culturale con l’area dell’ex Yugoslavia e non solo.
Pensiamo che l’esplodere del conflitto nel Kosovo e nella ex Yugoslavia sia da ricondurre ad un complesso di fattori, sviluppatisi attraverso una profonda crisi politica ed economica, che negli anni ottanta è sfociata in un esasperante nazionalismo delle Repubbliche appartenenti alla Federazione della ex Yugoslavia, unitamente a forti pressioni esercitate dagli interessi economici di alcuni paesi occidentali (non ultimo il commercio delle armi).
Come esempio esplicativo ricordiamo il Memorandum dell’Accademia delle Scienze e delle Arti di Belgrado pubblicato sul quotidiano “Vecernje Novosti” il 24-9-1986, dove veniva esaltato “il popolo celeste”, che divenne presto il manifesto per la creazione della Grande Serbia. Molti
dirigenti socialisti della ex-Yugoslavia condannarono questo documento, ma non il futuro presidente serbo Slobodan Milosevic. Nell’articolo pubblicato, il rocker reggiano giudica aspramente i paesi coinvolti nella catastrofe della ex-Yugoslavia: così i croati diventano i peggiori della guerra ed i bosniaci “nel ruolo imposto-accettato (?) di vittime sacrificali, addirittura
insopportabili.”
Ma i cattivi non sono mai da un’ unica parte. Nella stessa Serbia coesistono forze umane ed intellettuali di grande spessore (solo a titolo di esempio citiamo i giornalisti belgradesi
Stojan Cerovic, Mirjana Tomic e Milos Vasic) , forze spesso perseguitate ed imprigionate esclusivamente per le loro idee, a cui si affiancano foschi criminali di guerra (come il comandante Zeliko Raznjatovic detto “Arkan” ex ultras della squadra di calcio Stella Rossa di Belgrado). Esempi altrettanto contraddittori possono essere fatti per la realtà Croata e Bosniaca.
Ma il Cantante del Consorzio Suonatori Indipendenti diventa involontariamente comico quando ci informa che “Non (lo) spaventa più la guerra”.
Allora evidentemente sono la complessità e la profondità di giudizio i grandi assenti dall’articolo a cui vogliamo rispondere. Non è poca cosa. Questo fustigatore delle democrazie occidentali, prima di sostenere che i serbi sono “uomini e donne liberi e fieri”, dovrebbe considerare con un pizzico di attenzione la situazione dei serbi dissidenti, ed i rapporti di Amnesty International in proposito perché nei fatti il governo serbo è assimilabile ad una dittatura.
A noi l’articolo di Ferretti è parso criticabile più che per i contenuti (comunque discutibili, vedi l’assimilazione dell’etnia albanese del Kosovo ai cinesi invasori del Tibet), in particolare per il metodo con cui si è voluta stendere un’analisi superficiale. Ne è scaturita una zuppa indigesta in cui navigano frammenti ossidati di Mishima e rimasugli rosicchiati di Marinetti, si veda in particolare dove la rockstar reggiana scrive “Coraggio uomini e donne di Serbia impastati di
anima e sangue, uomini e donne liberi e fieri, può capitare che oggi sia una buona giornata per morire”.
Viene da chiedersi di cosa siano “impastati” gli uomini e le donne degli altri paesi.
Viene anche da chiedersi che cosa se ne fanno gli uomini e le donne di Serbia, dell’esortazione dell’ Angelo Nero di Cerreto Alpi: “Oggi è una buona giornata per morire”.
Qui ci si vuole evidentemente buttare a peso morto dalla parte dei “cattivi”, usando frasi ottime per una canzone ma pessime per un articolo. Ma noi, signor Giovanni, sapevamo già che i serbi non sono cattivi, così come sappiamo che i Croati non sono peggiori ed i Bosniaci non sono insopportabili…
Però stupisce che Lei non trovi una parola di compassione e comprensione (tanto per citare un gruppo della sua scuderia) per chi ha perso tutto, per i profughi del Kosovo, per chi fugge da quello che, Lei ci informa, non La spaventa, ma che evidentemente spaventa un enorme massa di umani. A noi interessa adesso aprire un dibattito e coinvolgere proprio loro, i nostri comuni amici, bosniaci, serbi, croati ed albanesi, mostrare loro il suo intervento, la nostra risposta e continuare a discutere. Siamo infatti un’associazione culturale e le idee ci interessano.

per l’ Associazione Danubio Adriatico

Rosy Nardone — Valeria Pisi — Ilaria Parisini — Milorad Sepic — Enrico Marani — Giorgio Cavazzuti
Carminio Gambacorta — Francesco Gobetti — Eugenio Morlini

come semplici cittadini

Valeria Melioli — Andrea Landini — Marco Zanichelli
Anna Rovacchi — Marco Denti

A titolo informativo e per aprire un dibattito, Fucine Mute provvede a divulgare, di Giovanni Lindo Ferretti (voce e leader carismatico del gruppo musicale C.S.I.), i recenti proclami  pubblicati in Ultime Notizie Reggio del 27/03/1999, inerenti il conflitto in corso nei Balcani unitamente alla risposta dell’ A.D.A.,
Associazione Danubio Adriatico di Reggio Emilia, presentata alla
stampa e ad oggi (01/04/1999) non ancora pubblicata.

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