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Scrittura

Traduzioni di Annamaria Coppola

Blues del bambino dalle
mani di pietra

palestina tuo figlio
canta nella notte
dalle mani di pietra
discende la lenta strada di damasco
nelle sue vele spente
la sua barca di pescatore porta
il solo colore brumoso dell’aria
voce d’adolescente
che si urta all’ombra
un pugno di pietra bianca
traveste la notte da ciclope

palestina sul filo della sua canzone
yossef racconta un destino incatenato
nei solchi di una carovana d’ombre
i suoi fratelli lo hanno barattato
per un pugno di cereali
si chiamano gad aser juda… e nephtali
e lontano molto lontano dalla casa del padre
l’alba dei canti in esilio
sempre modella la carta
               di una stagione di schiarita

voce dai tristi battiti su tamburino
trascinante nella sua nudità
               singhiozzi calcificati
cantico per caino e abele
gioia e fiele bagnanti come un solo corpo
nelle stesse acque del giordano
il bambino dalle dita di pietra
l’ha riportato dagli abissi della notte
i clamori del giorno non l’hanno cancellato

palestina geremiah canta
             la sua voce rotta
sulle rive della notte
allah yahwé il bambino dalle falangi di sabbia
parla di dio
e dice nella sua melopea orientale
mio fratello ha viaggiato in treni di nebbia
visitato notti asfissiate di gas
perché mi ha riportato dall’esilio
i falchi che custodivano i suoi sogni?

palestina oh palestina nelle mie mani
i pensieri acefali
del bambino dagli occhi feriti
                e dalle dita assenti
piange la mia memoria
sull’orlo della notte
ed io figlio di isacco e di rebecca
non ho più l’orgoglio
di scrivere i miei propri lamenti

(Parigi,autunno 1988)

tratto dalla raccolta “Pages cendres et palmes d’aube”, L’Harmattan, Parigi, 1989.

Immagine articolo Fucine Mute

Lettera di un adolescente
al suo amico generale

ti scrivo dalla terra d’esilio
fa freddo lontano dal suolo natìo
dalle sue bidonvilles e le sue follie
le sue albe incolte dai suoi cumuli di rifiuti
e la nostalgia è la mia più fedele compagna

ti scrivo perché non mi piace la guerra
la detesto persino tutta questa guerra
che uccide l’amore e il sogno degli uomini
e lascia vivi il dolore dei loro occhi
l’amarezza profonda dei loro cuori
la maledico tutta questa guerra
che falcia col suo braccio di acciaio e di sangue
i migliori germogli dei nostri canti
il vivo splendore musicale della spiga
e le più belle leggende dell’arcobaleno

ti scrivo ma non ignoro
che si dovrebbe farti guerra
i miei fratelli mi troveranno ingenuo anche io a volte
per credere che dopo tutto sei un uomo
come quelle innocenti pupille alle quali rifiuti
un tozzo di pane un tozzo di gioia
un uomo cresciuto allegramente
sotto il dolce sole delle nostre terre del sud
come una canna di bambù o la nobiltà del miglio
un uomo forse capace di amare
devo comprendere che già nel tuo riso di pargolo
cresceva altrettanto acerbo l’odio per i tuoi

so che la politica che viene dal nord
ti porta a scambiare le mostrice da sicario
con il titolo di ministro della difesa
o di ministro degli interni
anche se la nostra collera si consuma a cercarlo   questo interno
dove l’insolenza del nuovo colono porta impunemente
i suoi passi felloni e i suoi denari putridi
ma vedi mio generale e mio amico
ha un bel travestirsi da agnello il lupo
si tradisce sempre
per i suoi appetiti malsani di sciacallo

allora stai sicuro amico mio
mio generale con o senza gradi
queste dita ingenue che ti scrivono per parlar d’amore
son pronte a dir sì al giusto calcio del fucile
per estirpare il fiele che abita il tuo cuore
e trascina il mondo in terzi
in una folle e crudele deriva

un adolescente assetato
di amore e di vita

(Parigi, 1988)

tratto dalla raccolta “Pages cendres et palmes d’aube”, L’Harmattan, Parigi, 1989.

Immagine articolo Fucine Mute

Canto d’uomo per una ragazzina

per leïla k.

non è vero che le nuvole corrono basse
cariche di sangue e di amarezza
e del fumo che invecchia i fiori
nell’alba della notte

non è vero che hanno seminato la morte
a grandi manciate di fiele sulla vita libanese
che la paradisea un mattino
è stata fulminata sul ciglio della strada
una lama di acciaio nel suo più bel cinguettio

hanno sotto i rami dei cedri
crivellato di colpi
la pioggia della concordia e la stella tutta rosa
dell’amore
e questa piaga aperta che è la speranza frustata
nello stormire delle tue lacrime
e della tua paura infantile
ma non è altro che menzogna
la guerra non è un lungo incubo
che scrive le sue cicatrici nella memoria
di una ragazzina

oh mia poetessa, mia bella poetessa
rifaremo l’estate e i suoi dolci canti marini

(autunno 1987)

tratto dalla raccolta “Pages cendres et palmes d’aube”, L’Harmattan, Parigi, 1989

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