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Musica

Subsonica

Sotto la sfera del suono

Per uscire dal solito ed entrare nel (sub)sonico

Simpatici, disponibili, molto, molto bravi. I Subsonica si segnalano come una delle band emergenti più preparate. Ricchi di idee e di spunti creativi, hanno bruciato le tappe del successo. Li abbiamo intervistati all’Hip Hop di Trieste prima del loro applauditissimo concerto. Un ringraziamento agli amici di Radio Fragola assieme ai quali ci siamo appartati in un angolo tranquillo dell’Ippodromo e abbiamo sottoposto C-Max a un fuoco di fila di domande. Diario di bordo, il chip emozionale di Data, il Quartier Generale, Casa Sonica ispirata al logo della Shado. E poi il Millennium Falcon di Han Solo da Guerre Stellari e il suono di Ufo. Tutti riferimenti che tradiscono una passione per la fantascienza. Come nasce?

Samuel: “In maniera molto spontanea. Noi, io in particolare, sono molto legato alla fantascienza. Questi riferimenti sono il frutto di un lavoro che noi pensiamo armonico, nel senso che lavoriamo ai testi come lavoriamo alle sonorità, alla musica, alla ritmica. Il tutto presenta uno scenario abbastanza futuribile, nel senso che Torino, la nostra città, è sempre stato un avamposto abbastanza all’avanguardia di quella che può essere la scena artistica italiana e i testi ne sono una conseguenza. E poi, effettivamente, una parola come “microchip emozionale” spiega alla perfezione un gruppo come i Subsonica che hanno una vita molto elettronica passata in studio e una vita fisica, emozionale, passata sui palchi di tutta Italia”.

C-Max: “Per la verità, diciamo che anagraficamente ero uno di quei bambini che per i quali l’appuntamento fisso della domenica pomeriggio — quando c’era ancora la tv in b/n a due canali, non c’era neanche la programmazione tutto il giorno e la sigla partiva alle 18.30 — quando andavo a trovare mio papà a casa sua, erano proprio le puntate di Ufo. Tutt’e due attaccati al video. Quindi mi è rimasta questa memoria e soprattutto il suono dell’Ufo. Mi è capitato di risentirlo nel periodo in cui stavamo registrando il disco, ho preso il campionatore e l’abbiamo campionato, perché è troppo bello, non so neanche come l’abbiamo realizzato… E da lì, dall’Ufo, che era proprio la sigla, dal suono del disco volante è nato il testo di “Non identificato”, che parla di una figura ipotetica di alieno a determinati rapporti di cose, a determinate dinamiche. Abbiamo giocato molto su questa cosa. Questo pezzo è stato poi ulteriormente remissato da me e da Boosta (il tastierista, ndr.) in chiave strumentale e ha avuto abbastanza fortuna in Inghilterra, dove è entrato nelle promo charts quest’estate. Però fondamentalmente in questo caso sono stati proprio i miei ricordi di quando ero piccolo a determinare l’operazione”.

Gianfranco Terzoli (GT): Come ti è venuta l’idea dei due microfoni attaccati con il nastro adesivo che adoperi in concerto?

Samuel: “Mah, quella è un’idea che nasce dal desiderio di riprodurre al meglio gli effetti che vengono creati in studio — per ricollegarsi ancora a questa doppia vita dei Subsonica — e di conseguenza il fatto di ultizzarne due deriva dal fatto che non avrei mai potuto riprodurre le stesse effettistiche, lo stesso tipo di suoni con un solo microfono. Quindi ne ho uno in cui canto in maniera molto pulita, molto lineare, e l’altro che è filtrato da una pedaliera per produrre effetti. Però questa sera ne avrò tre”. Addirittura… è una primizia? “S”, è una cosa nuova, nel senso che per questo tour ho utilizzato anche un altro microfono, in genere utilizzato per l’armonica, che dà un taglio di frequenza alla voce particolarmente distorto”.

GT: Avete un sito Internet interamente realizzato da voi, molto interessante e curato. Ninja è l’informatico del gruppo, l’ideatore e un po’ il Web master. Raccontaci come lo hai realizzato.

Ninja: “L’idea di base era quella di realizzare un sito che fosse non tanto una semplice appendice promozionale ma proprio una specie di canale di comunicazione importante con tutte le persone che in qualche modo volevano mettersi in contatto con noi. E per questo motivo, abbiamo scelto di realizzarlo esclusivamente con i nostri mezzi. Questo ci ha permesso di poter gestire e controllare tutte le parti del sito senza intermediari e quindi anche con una velocità di aggiornamento molto più significativa rispetto, credo, ad altre situazioni in cui devi chiamare chi te lo sviluppa, dirgli scrivi questo e tra una cosa e l’altra passano delle settimane. Invece noi, nel momento in cui decidiamo di aggiornare una parte del sito, possiamo farlo direttamente. Quindi, per quanto i mezzi a nostra disposizione fossero pochi dal punto di vista tecnico e grafico, ci siamo arrangiati e adesso, guardando indietro, dico che era stata la scelta giusta. Per quanto riguarda l’impostazione, abbiamo adottato questo stile un po’ militare: infatti nella home page si trova la dicitura Quartier Generale con molti riferimenti cinematografici (Star Trek, Base S.H.A.D.O.) Abbiamo scelto proprio questa impostazione spaziale/militare più che altro perché ricalcava un qualcosa che ci era familiare, soprattutto dal punto di vista dei temi cinematografici”.

GT: Ma una delle caratteristiche del sito “Subsonico” è che si può scaricare musica in mp3.

Ninja: “Esatto. Una parte importante del sito è quella della sezione audio. Contiene diverso materiale, sia edito che inedito, che si può scaricare in Mp3 o in Real audio. Ultimamente, abbiamo aggiunto tre brani veramente interessanti — tra l’altro editi — che sono scaricabili gratuitamente per concessione della nostra etichetta discografica, la Mescal: uno è il remix di Ufo che è contenuto sul cd singolo di Colpo di pistola e gli altri due brani sono tratti da sonorizzazioni di situazioni artistiche tipo mostre o zone industriali degradate”.

GT: Secondo una vostra filosofia globale che va al di là del semplice messaggio pop.

Ninja: “Esatto, ci sono diversi esempi audio che vanno appunto in questa direzione. Poi c’è una parte più ludica, quella dei giochini, dove sono presenti due giochi nei quali ci si può cimentare: in un caso con Pacman e nell’altro con una specie di Space Invaders. Poi c’è la sezione dedicato a quello che facciamo, Il Diario di bordo — altro riferimento a Star Trek — una parte legata alle novità. C’è un aggiornamento costante delle date dei concerti (il calendario sul sito è l’unico che fa testo tra quelli che appaiono sui giornali). Quindi c’è un’ultima sezione contenente la biografia del gruppo e infine c’è una bacheca nella quale si possono lasciare messaggi. Sul Quartier Generale direi proprio questo: il fatto importante è di poterlo aggiornare direttamente senza intermediari e lo scopo era di creare un sito divertente, anche intrigante, non il solito sito con i soliti quattro link. E speriamo di esserci riusciti”.

GT: Internet alla portata di tutti, il fatto di poter scaricare la musica. La vostra è una filosofia precisa, siete attenti al sociale, slegati dalle major…

Ninja: “Noi pensiamo prima di tutto che la musica non abbia padroni, dev’essere patrimonio culturale di tutti. In questo senso, i piccoli segni che possiamo dare sono proprio questi. Il fatto ad esempio di poter scaricare gratuitamente dei brani. Anche questo polverone sull’Mp3 che si è sollevato recentemente, legato alle edizioni musicali… Non lo so, speriamo che possa ottenere come effetto quello di abbassare il prezzo dei cd. Perché poi comunque scaricarsi un disco in Mp3 e avercelo su computer può piacere o meno: io sono tra quelli che vogliono l’oggettino a casa, però sicuramente lo scaricare e il comprare i pezzi in rete ti permette di saltare un sacco di intermediari, soprattutto della distribuzione e quindi auspichiamo che il futuro potrà permetterti di acquistare la musica ad prezzo decisamente inferiore”.

GT: Anche i link sono piuttosto particolari: non quelli soliti, ma anche collegamenti anche a siti con finalità sociali e contro l’arroganza di certe multinazionali, tipo Mani tese…

Ninja: “Non abbiamo grossi slogan da proporre in questo senso, non siamo un gruppo da striscioni e manifesti contro le multinazionali, però quella è una dimensione a cui stiamo attenti. Tutte le realtà in rete che possono dare un’informazione diversa, più attenta, tendiamo a segnalarle”.

GT: La rete vista insomma come la possibilità di accedere a informazioni diverse.

Ninja: “Infatti, non ci sono grandi slogan, anche quei link tipo Boycott sono abbastanza discreti. Ma fanno ragionare. E questo è importante. L’altro aspetto è che per quanto avessimo ricevuto diversissime proposte di link e banner pubblicitari, li abbiamo sempre rifiutati: il nostro è uno dei pochi siti con un certo livello di accessi che non ha la minima pubblicità, la minima indicazione che non sia assolutamente pensata e voluta. Mediamente, contiamo 150-200 accessi al giorno. Ed è un numero che sta crescendo: siamo partiti da dieci la settimana, che erano solo i miei, e adesso siamo arrivati a quasi 1000-1.500″.

GT: E Internet?

Ninja: “E’ uno strumento che va visto positivamente, perché può dare accesso a una serie di informazioni molto interessanti, basta solo volerle cercare. Secondo me, per chiunque abbia degli stimoli e voglia approfondire determinati discorsi o valutazioni, Internet è uno strumento molto interessante: ti permette di avere accesso alle informazioni che vuoi piuttosto che attenderle passivamente dalla televisione o dalla radio”.

GT: C-Max è un po’ il leader, anche dal punto di vista anagrafico, del gruppo. Le vostre fonti primarie d’ispirazione?

C-Max: “L’ispirazione per quanto riguarda Microchip emozionale è dettata per gran parte dal tentativo di guardarci intorno in un raggio più ristretto, di smettere di cercare di assimilare culture musicali che poi in realtà non ci appartengono così direttamente, che magari ci hanno formati ma che continuano comunque a seguire un immaginario che sta lontano chilometri e chilometri. Esiste la possibilità, secondo me, di reinventare una musica italiana. Esiste nel momento in cui cominciamo ad aprire gli occhi. E nel nostro tentativo, abbiamo incluso la dance, che è in qualche modo un patrimonio inevitabile degli ultimi 20 anni di musica in Italia. Sempre molto disprezzato, spesso a ragione, talvolta a torto, noi semplicemente abbiamo deciso di farci i conti. Una parte centrale del nostro disco rappresenta proprio una parentesi dance e fa riferimento a questo tentativo”.

GT: Come nasce il progetto Subsonica?

C-Max: “Se vogliamo fare un po’ di storia, io ho suonato per 8 anni con gli Africa Unite dopodiché ho deciso di abbandonare quel progetto ma non di abbandonare completamente la musica. Nell’arco degli anni ho costruito una sala di registrazione e ci lavoravo contemporaneamente anche come produttore artistico, tra l’altro anche per gli Africa Unite. Era la fine del ’95, inizio ’96. Volevo rimettere in gioco tutto quanto, ricominciare a elaborare uno stile, un suono, qualcosa di nuovo attraverso l’utilizzo dei campionatori e di tutte quelle tendenze molto interessanti che all’epoca si stavano affacciando. Per fare questo, avevo bisogno di una voce. Avevo ascoltato Samuel in alcuni concerti con varie band torinesi (tra cui gli Amici di Roland) e mi ero reso conto che aveva una voce molto potente, molto malleabile e soprattutto che era un musicista desideroso di sperimentare. Abbiamo costituito un primo nucleo che non era un gruppo ma semplicemente un’ipotesi di lavoro, di sperimentazione. Nei vari avvicendamenti nelle molte formazioni in cui Samuel ha militato, è sempre stato vicino a Boosta.

Quindi il gruppo in realtà si è subito consolidato attorno a tre persone che rappresentano a tutt’oggi il nucleo compositivo. Io non avevo voglia di formare un gruppo, sinceramente, perché otto anni passati in giro per il mondo a suonare mi avevano già abbastanza gratificato. Soprattutto, non avevo voglia di ricominciare da zero un‘avventura musicale che sapevo benissimo comporta dei tempi molto lunghi. Sta di fatto che Samuel e Boosta avevano bisogno di me e con il loro entusiasmo mi hanno contagiato. Loro avevano la necessità di costituire un gruppo, di fare i concerti, di vivere questo aspetto della musica e quindi ci siamo trovati una sezione ritmica. Adesso eravamo cinque musicisti che si ritrovano, si stringono la mano e dicono adesso, che facciamo? Tutti desiderosi comunque di fare qualcosa che non fosse mai stata fatta prima, non solo da noi ma in generale nella musica. Incominciamo a capire quali sono gli elementi che ci fanno vibrare. Tutto questo dialogo, questa conoscenza, questo progettare veniva fatta in una zona di Torino, i Murazzi.

Ci trovavamo la notte tardi in una zona di Torino, i Murazzi, dove si ascolta un casino di musica, si fanno le sei di mattina più o meno ogni sera e la musica che si ascolta è una musica che pompa abbastanza, perché la musica che ascolti di notte non è musica d’ascolto: è musica che si balla. A noi tra l’altro piace moltissimo ballare e quindi diciamo che questo elemento, a musica che si poteva ballare, rientrava, senza che noi lo volessimo, a far parte del nostro immaginario collettivo. Unitamente a questo aspetto, siamo andati alla ricerca di un sound. Eravamo abbastanza convinti, avevamo precisamente individuato che tipo di sound volevamo avesse la nostra esperienza musicale Da questo percorso è nato il primo disco dei Subsonica, anzi è nato un demo che poi è diventato subito un disco stampato dall’etichetta indipendente Mescal a cui sono seguiti due anni di concerti andati parecchio bene (duecento concerti in un anno, che non è poco) e quindi ci siamo ripresentati nei negozi a fine agosto di quest’anno con la seconda parte di quest‘avventura che s’intitolata Microchip emozionale.

GT: Cosa pensi della rottura dei limiti tra il rock e la musica da ballo evidenziata da gruppi come Apollo 440, Chemical Brothers e di tutte le contaminazioni, che abbastanza evidenti nei vostri dischi?

C-Max: “Io non so se esistono dei limiti frantumabili tra la cultura rock e la cultura dance in Inghilterra o negli Usa; so per certo — perché sono italiano e abbiamo cercato, in quanto italiani, di realizzare un disco che fosse figlio di questo tipo di situazione — che in Italia c’è un tipo di ascolto molto trasversale: non esistono delle radio specializzate, non esistono neanche dei programmi specializzatissimi all’interno delle radio o ne esistono pochissime che possono fornire esclusivamente musica rock o pop piuttosto che techno. In Italia si ascolta tutto quanto nello stesso tempo, allo stesso livello. Tutti i generi sono posti sullo stesso piano e questa è una condizione davvero unica. In Inghilterra hanno molta fortuna nel senso che lì nasce la musica, ci sono delle sub-culture molto radicate, lì esiste proprio un meltin’ pot incredibile — musicale e non solo — e poi e ci sono le strutture che fanno sì che questa musica possa essere immediatamente divulgata nel mondo. è una condizione di tipo preferenziale, però è la loro. Noi in Italia abbiamo un tipo di tradizione d’ascolto e noi siamo partiti proprio da questa per assemblare la nostra musica, che contemporaneamente può variare da un’ispirazione drum’n’bass (perché è una musica che abbiamo assimilato) a delle distorsioni di chitarra (perché è un retaggio che ci portiamo dietro), alla melodia — e Samuel in questo è proprio un cantante italiano.

L‘assemblaggio di tutti questi elementi, mantenendo sempre ben salde le redini stilistiche dell’operazione per evitare di creare un’accozzaglia di cose, è lo stile dei Subsonica, che è andato anche alla ricerca di un altro tipo di attitudine dance molto più italiana, cioè la dance vera e propria ovverosia la musica che da vent‘anni in Italia ha fatto storia, in qualche modo. Una storia controversa, magari molto disprezzabile per certi aspetti che però presenta anche degli episodi molto significativi. Nel momento in cui i Chemical Brothers citando uno dei loro pezzi preferiti parlando di Ride on Time dei Blackbox, un gruppo italiano di dance, secondo noi c’è materiale per riuscire a ricostruire una musica che sia italiana — perché secondo me i migliori gruppi italiani del momento, che, intendiamoci, a me piacciono molto, forse hanno perso di vista questo oggetto, vorrebbero magari vivere a Londra e creare quel tipo di suoni. Per i Subsonica è possibile una provocazione in atri termini. Microchip emozionale tenta di essere un disco italiano e proprio per questo si rapporta alla dance, perché comunque è un elemento da cui non si può prescindere”.

GT: Qualcuno dice che per fare musica ormai basta una Playstation….

Immagine articolo Fucine MuteC-Max: “Verissimo, però noi oltre alla Playstation abbiamo la chitarra, la batteria e il basso e li sappiamo suonare per cui siamo molto più noi stessi se suoniamo quegli strumenti e non la Playstation. E io sono molto contento, credi, che si possa fare musica con la Playstation: sono assolutamente convinto che la tecnica nella maggior parte dei casi sia un limite; a volte può essere la disciplina, può essere la cosa che ti fa apprendere la musica — e non solo — in un certo modo. Nella maggior parte dei casi, soprattutto in Italia, diventa semplicemente una sorta di vanto narcisistico e onanistico. Per cui il fatto che qualcuno possa tirare fuori delle cose interessanti da materiale che non costa neanche caro è sicuramente una cosa che mi affascina. A dire il vero, noi ce l’abbiamo una Playstation: potremmo provare a usare anche quel sistema lì, di sequencering…”. Sorride. E poi riprende. “Ma fondamentalmente, ti dico, i Subsonica hanno una loro natura di strumentisti. Anche se noi ascoltiamo fondamentalmente musica sequenzializzata, campionata. Siamo stati molto contaminati dalle sonorità dei dj, non ne abbiamo mai fatto mistero e questa influenza la metabolizziamo e poi la risuoniamo con gli strumenti”.

GT: Con quali mezzi riuscite a controllare e calmierare i prezzi dei cd e dei concerti e se di questa politica fate una vostra bandiera?

C-Max: “Non ne facciamo nessun tipo di bandiera, nel senso che non siamo un gruppo sloganistico però — essendo anche in questo molto torinesi — siamo un gruppo che ha una certa consapevolezza e che quando riesce applica una politica di fatto molto pragmatica. Questa sera purtroppo non si potrà assistere al concerto-spettacolo che stiamo portando in giro in Italia perché noi adesso stiamo suonando con le nostre luci, le nostre scenografie, le nostre immagini, il nostro impianto audio. All’Hip Hop non è stato possibile attuare questo show però stiamo girando l’Italia fornendo attrezzatura veramente ottima — infatti pensiamo di avere messo in piedi una spettacolo che sia qualcosa di interessante e anche molto ricco di stimoli visivi — e non solo il “concertino” suonato. E il fatto di farlo costare 18.000 lire è una cosa per cui devi molto faticare, non ti basta poter dire ok, adesso facciamo la produzione, voi siete l’agenzia che promuove il concerto, sappiate che noi vogliamo tot soldi e non ce ne frega niente del resto. No, devi essere tu che devi imparare a fare il lavoro di produttore del concerto, devi informarti sui prezzi, devi prendere i contatti con i tecnici, devi assumerti responsabilità che di solito i musicisti non si assumono e solo così riesci a ottenere un controllo. Per quanto riguarda il prezzo del disco, è tutto molto più difficile nel senso che noi abbiamo un’etichetta indipendente che a sua volta viene distribuita da una multinazionale sulla quale non abbiamo nessun tipo di controllo. Abbiamo semplicemente fatto in modo che le spese di registrazione non fossero troppo alte per consentire un prezzo di vendita basso, cosa è stata completamente ignorata. Da questo punto di vita auspichiamo uno sviluppo della rete tale da poter praticare un commercio on line che ci consentirà di by-passare completamente i costi di distribuzione, che sono quelli che fanno lievitare il costo del cd.

Si potrà acquistare tranquillamente dalla rete, forse già a partire dal prossimo disco dei Subsonica, il cd verrà recapitato direttamente a casa e non al prezzo allucinante a cui si trova nei negozi. Una risposta ulteriore che diamo al caro-cd è per chi è interessato dal cd dei Subsonica e ha voglia di venire ai nostri concerti, è sempre presente un banchetto dove vendiamo il disco a un prezzo più basso”. Un po’ come hanno fatto altri gruppi tipo i Bluebeaters che hanno uscire i loro prodotti via Internet…

C-Max: “Sì, la loro hanno fatto un esperimento in questo senso che però non è molto riuscito, forse perché ancora non c’è in questo momento — infatti io prima parlavo di uno sviluppo futuro che tutti quanti auspichiamo — una abitudine all’acquisto via Internet. Dopodiché, dovessimo vendere 100.000 copie di questo disco, avremmo sicuramente un peso contrattuale diverso con cui imporre un prezzo fissato sulla copertina e tutta una serie di cose che adesso — benché i Subsonica per certi versi stiano avendo successo — è ancora prematuro. E questo perché comunque tu hai come referente da una parte la nostra etichetta indipendente (che noi adoriamo) e dall’altra una realtà come la Universal che è una multinazionale che tratta degli artisti che vendono 200-300 mila copie. Quindi, a te non sta neanche a darti retta se nei hai vendute 30, 50.000”.

GT: Riuscite a vivere di musica?

C-Max: “Riusciamo a vivere di musica per un motivo fondamentale — e quando mi chiedono dei consigli sui come gestire dei gruppi, la nostra risposta va sempre in questa direzione -: perché abbiamo puntato sui concerti dall’inizio. Non abbiamo cercato un contratto con una grossa etichetta nel momento in cui i Subsonica sono stai concepiti: ci serviva un’indipendente che ci lasciasse liberi di gestire con i nostri tempi la nostra strategia, che — siccome i Subsonica erano un un gruppo vero e non creato a tavolino per vendere dei dischi — era quella di passare un anno della nostra vita a suonare alle volte davanti anche a 30 persone, però continuare a battere e ribattere e portare in giro questo concerto dappertutto per far vedere a tutti quanti che esiste una realtà live di un certo tipo che si porta dietro un discorso musicale (che per noi è in qualche modo innovativo) e che comunque sa coinvolgere e si fa conoscere. Allora, dopo un anno passato così, abbiamo seminato e mietuto una realtà di persone che vengono ai nostri concerti, che rappresentano un po’ la spina dorsale, la certezza che noi abbiamo un punto di riferimento nella gente che ci segue, a cui rendiamo conto in continuazione, sotto forma di coerenza verso quelli che possono essere i nostri modi di comunicare. Dal sito Internet ai video. E nel momento in cui andiamo a contrattare in un ufficio con un’etichetta con il discografico di turno, sappiamo benissimo che non siamo un gruppo che non sa da che parte girarsi ma che ha una direzione precisa, che è quella creata nei concerti. Ecco perché i concerti sono il nostro vivere”.

I Manga, U.F.O., il comandante Straker, Star Trek, il Millennium Falcon, la S.H.A.D.O. Il Lingotto, la FIAT, la smania di evadere da questa prigione fatta di sarcofagi di cemento e tuffarsi nel suono, nella voglia di ballare che fa tremare i “Murazzi”. E poi le radici musicali, gli Africa Unite, gli Amici di Roland, le sigle dei cartoni animati giapponesi, la dance italiana anni ‘80. Una miscela che farebbe invidia alla A.C.M.E. (Wil E. Coyote docet) che esplode in un boato Subsonico. L’avventura in musica dei Subsonica ha inizio nella Torino “ritrovata” degli anni ‘90, quella che – cita la biografia ufficiale – ha definitivamente dato un taglio all’insostenibile eredità di città industriale (rinnovando il proprio stile di vita e riscoprendo soprattutto la notte) e che proprio nell’estate di tre anni fa gode di un particolare stato di grazia. Le notti ai “Murazzi” sono ad altissimo volume e i giovani frequentatori, insomma, i “Ragazzi dei Murazzi”, non tollerano niente che non “faccia muovere”. Arrivano in tour i primi dj, Ninjatune e Mo-Wax su tutti. Nelle emittenti radiofoniche alternative viene mandata in pensione una certa attitudine “colta” al rock da scaffale per collezionisti. Si toglie il tappo a quell’innominabile universo sonoro relegato e compresso da sempre sotto il termine “dance”. Il drum-and-bass, la techno, i raves, il dub dei centri sociali sono spiragli d’aria freschissima e allo stesso tempo linguaggi che si consolidano tra la gioventù torinese. In questo scenario, cinque musicisti dalle estrazioni diversissime ma con in testa già delineato un obiettivo musicale comune, fanno la rispettiva conoscenza e decidono di suonare insieme un qualcosa di inesplorato, sicuri soltanto della sonorità che dovrà avere e del fatto che si potrà ballare. Ed è in questo contesto musical-social-di costume che il progetto Subsonica diventa realtà. Nella primavera ’97 esce per l’etichetta indipendente Mescal “Subsonica”: il CD. L’inaferrabilità del loro genere musicale e la conseguente difficile collocazione suscitano un po’ di disorientamento. Le prime recensioni sono caute. L’estate di quell’anno viene trascorsa in giro per l’Italia, a consolidare il live in piazze di scarsa importanza. Ma a settembre arriva la prima grossa opportunità: l’MTV Day. Su un palco esterno all’area allestita per il concerto degli U2 si alternano alcune delle principali band italiane, riprese in diretta da MTV. I Subsonica, insertiti all’ultimo momento nel palinsesto, si distinguono a tal punto da essere segnalati direttamente dalla direzione di Londra come gruppo rivelazione della giornata. La Mescal decide di finanziare il primo video (Istantanee) che arriva in ottobre, seguíto dalla partecipazione alle principali trasmissioni televisive musicali. Durante l’estate i Subsonica, sollecitati da Antonella Ruggiero realizzano due personalissime versioni di “Per un’ora d’amore” e “Il video sono io”, brani del vecchio epertorio dei Matia Bazar. “Per un’ora d’amore” verrà scelta come singolo trainante dell’album “Registrazioni moderne” che venderà più di 180.000 copie. La collaborazione con Antonella permetterà l’esposizione radiofonica e televisiva difficilmente raggiungibile per un gruppo indipendente al primo disco. Il secondo singolo “Cose che non ho” e il relativo video (realizzato in Slovacchia con un budget ristrettissimo) arrivano alla fine dell’anno ottenendo una buona rotazione radiofonica e televisiva. Il 1998 verrà ricordato come l’anno dei concerti. I cinque, che hanno avuto tutto il tempo di consolidare un live mozzafiato, non disattendono le aspettative. 150 concerti tra gennaio e ottobre con un’affluenza di pubblico in aumento esponenziale. Anche la critica specializzata riconosce Subsonica come una delle band più efficaci ed incisive, e arrivano le prime copertine (Rumore, Mucchio Selvaggio….). Intanto escono altri due singoli “Radioestensioni” e “Preso blu”, accompagnati dai rispettivi clip. I video rappresentano una coerente estensione d`immagine al progetto sonoro del gruppo e ne connotano il carattere. In allegato al singolo di “Preso blu” i Subsonica svelano un altro volto della loro produzione artistica: due brani strumentali originariamente concepiti come supporto ad un intervento di riattualizzazione di aree urbane in disuso. Nelle relative interviste la band dichiarerà di voler mantenere un’attitudine da progetto sonoro, dove l’attivitá pop è solo uno dei vari percorsi d`azione. In quest’ottica vengono ricavati dall’album alcuni remix e riproposti in forma strumentale. Fortunosamente recapitati in Inghilterra, sono pubblicati dall’etichetta “Lacerba” di Londra, che ne commissiona anche un`ulteriore versione ai dj Resident Filters e Terminal Head. Poi, a fine settembre, la partecipazione ad un video dei 99 Posse (“Me siente”), a testimonianza della collaborazione tra le due band. Ad ottobre, sebbene ancora molto richiesto dai promoter, il gruppo decide di fermarsi per preparare il secondo album “Microchip emozionale” che esce nell’agosto di quest’anno, anticipato dal singolo “Colpo di pistola”. Il bilancio della prima fase dell’avventura è sicuramente incoraggiante. I Subsonica si sono fatti conoscere in brevissimo tempo e sono riusciti a trasmettere una forte credibilità non solo in campo musicale. La presenza in tutti i principali centri sociali, il controllo sul prezzo del biglietto, l’allestimento di un proprio sito Internet (www.subsonica.it) da utilizzare più come potenziamento comunicativo che non come appendice promozionale (sempre presente materiale inedito gratuito in mp3) rivelano la natura di un progetto che vuole andare ben oltre i meccanismi di produzione e vendita di canzoni.

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