// stai leggendo...

Palcoscenico

Il tempo secondo me

k

Tempo di Grillo. It’s Grillo Time.

Il comico genovese è l’autentico mattatore in uno spettacolo sul tempo — perso e rubato — che sbriciola le abitudini e le idiosincrasie di una società che non sa più dove sta andando.

“Io ci credevo. Doveva essere la memoria del mondo e invece”. E giù al computer. Armato di un enorme martello, manda in mille pezzi, assistito da un giovane del pubblico, prima il video, poi la tastiera di un PC. Frantumando idealmente il falso progresso. Si chiude così lo show di Beppe Grillo a Trieste, epilogo di un trittico regionale che ha richiamato una folla oceanica anche al nuovo palazzetto di Valmaura, gremito in ogni ordine di posti per l’avvento — più che l’evento — che ha avuto per protagonista il guru genovese. Aperto da stoccate ai politici e ai costumi locali “dappertutto si dice lunedì, voi no, dite lunedi, Excelsior: una sdrucciola così erano anni che non la sentivo!”. Con una comprensibile labirintite geografica. “Dove sono? in Friuli Venezia Giulia o Friuli-Venezia Giulia o ancora Friuli Venezia-Giulia, perché è solo una questione di trattini, sembra; regione a statuto speciale dove pagate la benzina a 1.300, bastardi!”. E la politica da “Circus”. “Vi ho visto da Santoro”, la consigliera Alessandra Guerra “quella che usa intima di Carinzia?” e Riccardo Illy, “sindaco caffeinomane, mai una parola fuori posto, come la cravatta”. E ancora, tra la logistica e il voyerismo. “Avete un lungomare che è il più pericoloso d’Europa, tutte nude a prendere il sole, uno arriva in macchina e dà delle “cicciolate” contro gli alberi”. “Dove finiremo” si chiede a più riprese l’esiliato di lusso dalla tivù “di stato”, “ma come abbiamo fatto a ridurci così?”. Corrosivo e crudo. Oceanico e straripante come la folla che pende dalle sue labbra, il suo successo, e il seguito che si porta appresso ad ogni spettacolo (al PalaTrieste, ad ascoltare il verbo del 51enne genovese erano almeno in seimila) lo deve a una lucida analisi di una realtà paradossale, che fa apparire grottesche le nostre abitudini, e assurda la nostra società. Riso amaro, in una cavalcata sulle ali del…tempo. “Ancora una cosa, se avete tempo”. Sì, perché è il tempo, il tempo perso, anzi, rubato, quello che tentiamo di dominare ma di cui siamo schiavi, il fil-rouge della sua arringa contro tutto e tutti.

E non a caso, è “Time out”, ovverosia il “break”, il minuto di sospensione chiesto dalle panchine che stoppa il cronometro nelle partite di basket, il titolo dello spettacolo. Sul palco, campeggia un mega-orologio, realizzato dal MIT di Boston. Con una sola, fondamentale particolarità: è praticamente immobile, perché segna lo scorrere dei secoli e dei millenni. Un invito a vivere senza l’assillo delle lancette che sezionano e condizionano le nostre vite, tra “attimini” e altro. E a iscriversi come lui all’associazione americana “Nowlong Foundation”, l’”Oggi lungo”, “perché ormai nessuno pensa più al futuro”. “Immaginavo: nel 2000 avremo delle astronavi, andremo sugli anelli di Giove e torneremo indietro per pranzo. Invece il 2000 è arrivato e non è successo niente”. E svela l’aneddoto che ha portato alla realizzazione del segnamillenni. “In un college c’era un soffitto bellissimo di legno di quercia che stava marcendo e hanno deciso di sostituirlo usando lo stesso legno. Ci saranno querce di 500 anni, no? Hanno girato tutta l’Europa inutilmente, finché hanno trovato un biglietto scritto 5 secoli prima dal progettista del soffitto: “nel caso tra cinquecento anni aveste bisogno di querce, ne ho piantate alcune a tre chilometri da qui”. Dove sono questi uomini?” si chiede dal suo pulpito di osservatore privilegiato e meravigliato. “C’è bisogno di loro, se qui l’economia pensa a un mese, la Borsa a 15 giorni. Voglio che andiamo avanti” tuona menando fendenti come Don Chisciotte.

E Trieste la seziona, la mette a nudo, la affetta come i prosciutti che “riposano” a S. Anna in bare di zinco per un esperimento sulla mineralizzazione dei corpi. “Strana città, Trieste, dove sbucano banche da tutte le parti e dove l’Ospedale di Cattinara si trasformerà, aprendo al piano terra un supermercato dove si troveranno ricambi per i malati e le flebo nuove. Qui i tombaroli troveranno cosciotti di San Daniele. Perché quando devono fare un esperimento del cazzo, vengono tutti a Trieste! La Telecom per prima con il progetto Socrate: 12 mila  milardi per il cablaggio, lo avete visto voi? è partito da qui, forse perché voi ricevete ma in silenzio” e mima inequivocabilmente la conclusione del percorso dei cavi nel… didietro. “Siete proiettati nel futuro, ma quando vi chiamano dite ancora “comandi”. Cosa dire di voi, non riesco a capirvi”. E continua con i suoi strali e le sue crociate. Il porto. “Gli olandesi hanno capito e se ne sono andati, tè. Metteteci gli istriani”. E con l’ausilio dello schermo gigante, focalizza i volti dei “cattivi”. Haider, Berlusconi. “Chi è più pericoloso? Haider che è diventato potente senza televisioni né giornali o il Cavaliere, che ogni volta che appare in tivù si dà una martellata sulle palle?”.

E ci mette in guardia contro chi abusa di Memoril. “Temo chi ha troppa memoria” aggiunge il comico tritatutto. “Così come gli stati che si ricordano troppo sono pericolosi, guardate i serbi, che tirano sempre fuori un fatto del 1385. C’è da toccarsi”. Se la prende con il falso risparmio di tempo “facciamo macchine sempre più veloci per risparmiare tempo, non incontriamo mai nessuno perché quando qualcuno ci vuole conoscere siamo già da un’altra parte: dov’è questo tempo risparmiato?”. Sfoggia un occhiale-telecamera che fa tanto cyborg da cui invia al maxi-schermo immagini alla “The Blair Witch Project” “film truffa americano tutto girato così, che dopo un quarto d’ora vomiti”. E noi italiani “siamo un popolo straordinario, perché sopportiamo qualsiasi cosa. E dentro portiamo una piccola insoddisfazione perenne, perché non abbiamo degli sfoghi. Quando una persona crede di subire un’ingiustizia, la prima cosa che fa è prendere qualcosa e tirarla. I palestinesi quando li vediamo in televisione tirano sempre qualcosa, perché ce l’ hanno qualcosa da tirare. Da noi che hanno asfaltato tutte le strade, cosa tiri? Non puoi mica tirare un vigile! L’asfalto ha eliminato tutte le rivoluzioni.

Stiamo in silenzio perché l’informazione rumoreggia per noi. La parola scritta toglie valore alla parola parlata. Deleghiamo i giornali a fare dei piccoli rumorini”. Ma è la confusione il male da debellare. “La sinistra è diventata progressista. Dio mio, la parola progressista. Progressismo significa cedere su tutto. Lasciare uno spiraglio, fare entrare. E allora, si confonde una cosa col suo opposto. Abbiamo fuso pubblicità e informazione, sindacati con capitale e scienza con opinione. E questa mescolanza è pericolosa perché evoca fantasmi che marciano col passo dell’oca”. “E’ quello che è successo in Germania — sussurra con un filo di voce — quando la socialdemocrazia ha intortato gli operai, gli ha tolto le difese e li ha consegnati al nazionalsocialismo. E allora, Veltroni va in Africa e torna con la soluzione per combattere l’AIDS: mettere i preservativi. Lo dice lui, che ce n’ ha uno in testa da dieci anni! La cura ci sarebbe: è un trifarmaco che costa 600 mila lire, prodotto dalla stessa azienda farmaceutica che fabbrica il Viagra, però non lo fanno produrre. Ha un brevetto e allora lo producono a quel prezzo lì o non te lo danno. Come fa un africano a pagare 600 mila lire un trifarmaco?”. Non si salvano dalla frusta del comico nemmeno gli stati “esteri”. “Il Papa gira, gira, gira. Va in un posto, poi in un altro. Mi fa tanta tenerezza, non ce la fa più. Ormai il Vaticano è gestito come una multinazionale, ci sono gli amministratori delegati anche lì. Povero Wojtila, lo mettono lì, gli aprono la porta, lo mettono inginocchiato”. E il triste giro di un mondo impazzito senza bisogno di analcolici biondi continua. “Poi vai ad Anguillara e ci sono delle antenne del Vaticano che irradiano onde elettromagnetiche. Hanno chiamato me. Il padre di uno dei bambini ammalati di leucemia — ma non sanno se sono le antenne, no — mi ha detto: guardi, io faccio il fisico nucleare, ma le dica lei queste cose: lei è un comico, a lei credono. Quelle antenne hanno dieci volte i livelli consentiti, ma non si può far niente perché è uno stato estero.

“Estero?”. Ma il paese dei paradossi ha in serbo altre sorprese. “A Campione d’Italia, sapete quanto guadagna un bidello? Dodici milioni e mezzo al mese, grazie a una convenzione tra l’Italia e il governo svizzero per un cambio tra lira e franco svizzero a 300 lire anzichè a 1.300. Lo stipendio in lire va moltiplicato per sei. Il sindaco fa il medico condotto e guadagna 800 milioni l’anno!. Siamo pieni di queste incongruenze, noi pensiamo che la giustizia metterà le cose a posto. Ma se non rientriamo nei canoni della giustizia europei entro luglio, perdiamo il diritto di voto in Europa. E allora, per archiviare i processi, hanno istituito un criterio di priorità dei reati”. Appare un decreto. “Vuol dire che se tu commetti un reato contro il patrimonio dello Stato, ti fanno un culo così, mentre i reati tra i privati si abbandonano. Apri una finestrella abusiva a casa tua e ti danno l’ergastolo, accoltelli lui e ti dicono “doveva andare così”.

 E chi è il peggiore ladro di tempo di tutti? A indossare la mascherina del Bassotto secondo Grillo sono le banche. Che “stanno delirando con i tassi di interesse. Jovanotti è andato a Sanremo a chiedere l’estinzione del debito. I titoli dei giornali il giorno dopo non erano su questo, erano: “Berlusconi si è incazzato”, “il Polo non ci sta”, la par condicio. La par condicio?”. Le cose. Per loro, il tempo — inteso come durata — è un optional. “Voi buttate via qualcosa? Voi. Gli istriani… Siamo pieni di roba in casa che non si può riparare. Facciamo leggi per cambiare i politici, dovremmo fare una legge per cambiare il modo di costruire la roba”. E invoca la sensatezza del legislatore dei paesi civili. “Se un televisore si rompe, lo diamo indietro per legge a chi l’ ha costruito. Se la macchina si rompe, se la riprende la Fiat. Due righe basterebbero, e ci sono aziende che lo stanno facendo, guadagnando miliardi. La Ranx Xerox, la più grande casa produttrice di fotocopiatrici, non ti vende più fotocopiatrici, ti vende fotocopie. Se si rompe la macchina, la prende e te la ripara. Se è rotta, è la sua. Quindi non la fa in modo che si rompa…”. Ancora.

“La più grande azienda produttrice di moquette del mondo, se la moquette si rompe, viene a casa tua e te la rimette nuova. E tu paghi un affitto di passi”. Il nemico pubblico numero uno dell’incoerenza e dell’ottusità invita “a cambiare un po’ i nostri schemi mentali”. Il dottor Grillo avverte: attenti alle “supposte”. Non imbibiniamoci tutto. “Cancellare il debito. Quale debito? I poveracci, i soldi non li hanno mai presi. Sono andati a delle aziende nostre, europee, americane. Ci siamo investiti i soldi, ce li siamo prestati, ce li diamo e ce li riprendiamo da soli. Siamo sempre noi. La nostra è un’economia che è fondata sul debito. I BOT, il famoso debito pubblico, ce li avevano in banca quelli che gridavano che siamo pieni di debiti. Questo non è capitalismo col rischio del capitale, è capitalismo di sinistra. Abbiamo inventato il capitalismo socialista, piatto, chiuso perché il capitalista che investe dei soldi mette in conto il rischio di non rivederli più. E si torna a parlare triestino. “Voi avete uno dei PIL più alti d’Europa. Il PIL, prodotto interno lordo, una roba che sa di stronzo…

Ora le banche stanno facendo un’operazione mostruosa: partono dall’Europa e fanno così: a chi pensa di poter restituire i soldi che gli ha prestato la banca con la carta di credito (che è solvibile), quando va fuori la sua solvibilità, cioè i soldi che ha depositato, non glielo dicono: lo lasciano andare. Tu telefoni e chiedi “come va?”. “Vada, vada…”. Il debito è un sistema su cui verte tutto il nostro capitale. Se non ci fosse il debito, saremmo morti. Le banche non ti prestano più i soldi se ne hai bisogno: vogliono diventare tuoi partners. Come le banche musulmane che non ti danno interessi, diventano socie: la banca mette i soldi, tu il lavoro e poi si divide. Le banche italiane sono andate oltre: diventano partners esistenziali. Stanno delirando”. E porta le prove a tutto schermo. Comunicati, brochure, dispacci d’agenzia che testimoniano l’esistenza di menti “disturbate”. Formule incomprensibili perfino ad Einstein per un conteggio del premio delle obbligazioni definito “trasparente”. 

E non solo. Grillo presenta un festival dell’incredibile. Si va dal conto del melograno del Credito Coop di Roma: per ogni chicco, un servizio. “Ti portano a casa un idraulico, un elettricista, un fabbro, un veterinario, un fitness e palestra. è delirio tremens. La Banca di Roma finanzia l’acquisto di una Smart mediante il suo nuovo conto corrente. E si propone come “consulente globale” in grado di coniugare le rendite finanziarie con le passioni. “Le tue passioni?!? Ti vuoi grattare? C’è il direttore che viene a casa tua e ti gratta, perché è la tua passione! Vuoi comprare una Smart? Vai in banca, non devi neanche aprire il conto: ti danno un voucher e — c’è scritto qui — la somma si potrà rimborsare quando e come si vuole. Immaginate la scena? “Buongiorno, vorrei dei milioni. Quando devo restituirli?”. “Ma no, quando vuoi me li dai”. Pazzesco! Bambini, anziani, non sfugge nessuno.

Il Credito italiano se apri un conto ti dà una Barbie e a ogni versamento di 50 mila lire ti viene consegnato un bollino; dopo 5 bollini ti danno il vestito nuovo della Barbie. Siamo in mano a dei dementi”. E “i finanzieri sono i grandi corruttori del male. Questi Cuccia che camminano. Perché non parla? E cosa ti dice: dieci bollini e ti do una Barbie? Come abbiamo fatto a ridurci così. In dieci anni abbiamo cambiato tre volte il logo delle Ferrovie dello Stato. Adesso hanno inaugurato al Brennero un altro tunnel per far viaggiare comodamente non noi, ma le merci. Facciamo dei disastri ambientali pazzeschi per far viaggiare a 700 all’ora una scatola di tonno. Abbiamo fatto un tunnel sotto la Manica costato 30 mila miliardi per arrivare mezz’ora prima del traghetto. Poi arrivi di là, non c’è nessuno e  dici cosa faccio adesso? Boh, aspetto quelli del traghetto. Ma dai. Abbiamo 4 tipi di targhe. Una volta la ricordavi. Adesso, ti puoi ricordare la tua targa? Siamo gli unici che hanno tre monete da 100 lire di cui una caccolina che neanche i giapponesi coi bastonicini… come la prendi? E avranno speso soldi e tempo per inventarle e macchine per produrle… Abbiamo le monete da 20 lire che per coniarle costano 20 lire. Ma come!”.

Per non parlare dello stillicidio di calendari. “Com’è che non capiamo più niente del tempo, che non riusciamo neanche a calcolarlo: ognuno s’è fatto un calendario, l’imperatore, il Papa Gregorio, tolgo dieci giorni, no li rimetto, no li ritolgo. Ma vaff… Siamo arrivati al punto che c’è gente che prima di uscire deve guardare il culo della Ferilli a novembre…. Anche i mesi, sono tutto un casino: ottobre (da otto) è diventato dieci, settembre, dici, è sette. Cazzo, è nove. Non si capisce più niente. La rivoluzione di ottobre è cominciata a novembre. C’è un po’ di confusione…”. E allora, riprende, privatizziamolo, questo tempo. Come la Swatch, che su Internet ha proposto di avere un’ora unica. Le borse non chiudono più, i supermercati cominceranno a non chiudere più, resterà aperto quasi tutto 24 ore su 24 e la domenica scomparirà. A meno che qualcuno non ci investa dei soldi e faccia degli spot sulla domenica tipo “state attenti: senza domenica, ogni giorno è uguale all’altro”.

Niente più fusi orari, un’ora unica. L’ora Swatch. Stiamo parlando di uno dei più grandi industriali della storia, un uomo straordinario, l’inventore della Swatch, uno che ha fatto delle cose meravigliose… In passato un po’ meno: è quello che ha venduto per 20 anni l’amianto in Europa, poi quando gli hanno detto “guarda, se ne sono accorti” è rimasto un po’ così poi ha detto “vabbè, faccio orologi. Di plastica”. Il famoso Etternit, 20 anni e l’ ha preso nel…”. Ma il Grillo parlante ci dimostra che il tempo è già privatizzato. Almeno in certe fasce orarie. “Il segnale orario prima del telegiornale ce lo offre il Parmigiano Reggiano. Che sono le otto ce lo dice il Parmigiano. Ma se non ci fosse il Parmigiano, lo sapremmo che sono le otto?”. Il santone del paradosso riscrive perfino la Bibbia. Un filmato ripercorre le fasi salienti della Creazione. Fino al 7° giorno. “Al principio, Dio creò il Cielo e la Terra”. “E la luce fu. Per fortuna che Dio non era l’Enel, altrimenti si sarebbe fermato lì e avrebbe atteso i dividendi delle azioni che aveva piazzato… 
Per fortuna Dio era infinitamente più furbo di chi ci dà questa grande dimostrazione di benevolenza: hanno detto italiani avete poca corrente, invece di 3 kilowatt ve ne diamo 4 e mezzo: potrete usarne di più, anche di notte. Esattamente il contrario di come va il mondo moderno. In Canada, Australia, Germania, Svizzera, Danimarca ci sono aziende che vengono da te ti dicono “lei ha la caldaia? Io le affitto il vano della caldaia, le dò poco, però ci metto un co-generatore oppure uno scambiatore di calore, lei paga l’energia sempre come prima (meno quel po’ per l’affitto) però in cambio — straordinario — ti tolgo una delle grandi infelicità di questo secolo che è — la parola fa rabbrividire, non so se posso dirla — la manutenzione”.

Zittisce tutti. “Qui, quando telefoni arriva il tecnico “buongiorno, sono 150 mila”. “Ma non ha ancora visto”. “No, no solo per il diritto di chiamata”. Ma che cazzo. Ma se è un diritto devo pagarlo? Allora io ho il diritto di risposta: 300 mila, me ne dai 150 e siamo pari!”. E invoca Dio, colpevole a suo dire di aver lasciato troppo al libero arbitrio. “Io l’ ho letta la Bibbia. In sei giorni Dio ha fatto tutto, scimmie, foreste, anche il sindaco di Pordenone… Ma non dice che il settimo giorno il Signore si riposò. è quello che abbiamo sempre saputo. Leggo “e allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro”. Non si riposò tutto il giorno. Un pochino deve aver lavoricchiato. Magari in nero. E cosa fece? Io ho la rivelazione. Inventò il dow jones”. E manda in onda un documentario sulla city: gli assatanati alla Borsa di New York. Che mima ironicamente. “Comprate le Toro” dice mostrando le corna , “chi vuole il Banco Ambrosiano” e fa il gesto convenzionale delle manette. Risate. “Prima era a gesti, ora tutto è telematico. Cosa sta succedendo?

La borsa sfugge a tutte le regole. Una cosa che nessuno riesce più a capire: il presidente della Sony è apparso alla tivù giapponese e ha detto: “signori, state comprando le azioni della mia azienda a 20 volte il loro valore: io non voglio entrarci in questa storia”. Sta succedendo qualcosa di incredibile. Tiscali. Ho guardato il bilancio: nel ’99, 3 miliardi di perdita. E sta facendo una capitalizzazione da 1.000 miliardi, dieci volte la Fiat. La Seat, Pagine Gialle, azienda fuorilegge che vendeva nomi e cognomi, ha comprato 500.000 domini. Comprano i domini. Come si chiama lei? Mario Rossi? Io registro il dominio www.mario.rossi.com e se lei vuole fare affari su Internet, deve passare da me. Sono 70 dollari per due anni e loro te lo rivendono a milioni. Hanno comprato anche me e non me n’ero reso conto. Su Internet ho cliccato www.beppe.grillo.com e ho scoperto che il dominio non è mio, ma di un altro. Comprano qualsiasi cosa. Perfino il brevetto di un tipo di grano. Il nostro presidente Ciampi, quando era ministro del Tesoro ha consigliato la vendita della Seat a 11 miliardi. Delle società l’ hanno comprata — la Seat, società pubblica — per 3 mila miliardi e l’ hanno rivenduta adesso a 40 mila miliardi. Cosa sta succedendo? Il calcio si sta quotando in Borsa e allora i giocatori che guadagneranno non saranno quelli che fanno gol, no, ma quelli che tireranno fuori la palla dove c’è il nome dello sponsor”.

Il “comico vendicatore” ligure ce l’ ha con la clonazione e i cibi transgenici, incroci tra pomodori e merluzzi per aumentarne la resistenza al freddo. Operazioni degne del dottor Frankenstein che provocano decine di morti e migliaia di infermità. Bersaglio fisso, le multinazionali del farmaco. Come la campagna per il Viagra. “Una volta, ti dicevano che non era un problema se qualche volta non “funzionava”, adesso vogliono contrabbandartela come una malattia. Curati, che poi basta che guardi la foto della moglie per capire!”.
“L’economia entra nella vita della gente” avverte. Nel terzo mondo ci sono madri con dieci figli, noi abbiamo tre madri per ogni figlio: quella che dà l’embrione, quella che dà l’utero e quella che paga. Quindi abbiamo la madre finanziera, la concessionaria e la usufruttuaria. Sta diventando un bene incredibile: un seme, uno schizzetto, non buttatelo più via. Non buttate più via niente!” è la sua esortazione tutta genovese.

Grillo ne ha una per ogni ricciolo. “Dio non avrebbe mai pensato di inventare un maiale modificato geneticamente di 300 chili! La seconda genesi! Un clone Dolly? Io non ci credo neanche se mi ammazzano. Guardate queste pecore, sono tutte uguali: mi clonino un ornitorinco, allora ci crederò” sbotta. “Oggi — riprende — si può fare qualsiasi cosa: prendi il DNA di una farfalla, lo innesti in quello di un rinoceronte e ottieni una farfalla di 150 chili. Puoi clonare anche Pavarotti, sì, con il suo “conti che non sei solo un conto” e poi lui il conto ce l’ ha a Montecarlo. Ma va a… “. Lo scenario che si prospetta è futuribile. E anche orwelliano. “Ci saranno prodotti incredibili, sono già in commercio pomodori e insalate modificate, ci sarà di tutto. Esiste un pomodoro con il Dna di un merluzzo. E le aziende si difendono dicendo “noi? facciamo solo quello che la natura avrebbe fatto”. Sì, in un milione di anni, solo che loro lo fanno in due mesi. Dicono: “quanto ci avrebbe messo un merluzzo del Mare del Nord per scoparsi un pomodoro? è solo una questione di tempo. Se dai tempo un milione di anni, magari l’impossibile diventa probabile, ma… E così nasce un nuovo pomodoro sempre duro. Come Bossi. Multinazionali del farmaco si fondono con multinazionali dell’alimentazione.

Pensa che meraviglia. Una patata antibiotico. Scusi, mi dà un chilo di patate? Ce l’ ha la ricetta? Poi inventano l’olio che non danneggia il fegato, l’olestra: puoi mangiare tutti i fritti che vuoi, quintali di fritto. Piacciono a tutti, ma stiamo attenti. Ora, non più. Un’unica, piccola controindicazione: la diarrea. Ma cosa volete che sia. Sono tutte tecnologie innocue. Anche la cellulosa, che non possiamo digerire. Diventeremo ruminanti. Basterà assumere un enzima e i poveri del mondo potranno mangiare tutta l’erba che vogliono. Staranno da dio senza mettersi il profilattico. Sono esperimenti che vanno incentivati. Solo una cosa: se tu mi incroci un pesce con un pomodoro, me lo devi scrivere sul pomodoro: perché se sono allergico al pesce paf, shock anafilattico. Una ragazza è morta così. Come li distinguo? Devi scriverlo. E ai giornali pare che questa cosa qui non interessi: mettono dei trafiletti. I giornali inglesi e francesi sono insorti, è intervenuto Blair, gli scienziati hanno messo in guardia sul pericolo.40 morti e 3.000 feriti gravissimi per aver mangiato un integratore alimentare dove c’era scritto “naturale modificato geneticamente”. Non si sono accorti della scoria di un crittogamico dello 0,0001% e quello 0,0001 ha fatto 40 morti. E le aziende che producono queste cose hanno nomi straordinari come Monsanto. Abbiamo inventato l’industria del non c’è. Solo in Italia l’industria del “non contiene” fattura miliardi. Non contiene grassi, non contiene questo, non contiene quello.

Quello che contiene dovete scrivere, non quello che non contiene” ringhia. “Adesso però l’Europa ha strappato una grande conquista contro il cibo modificato: dovrà esserci scritto “potrebbe contenere…”. E anche la latteria diventa un grande laboratorio. “Altro che fattorie, adesso hanno le macchine e sono diventate delle turbo-mucche a cui fanno fare 626 mila litri di latte. La mucca soffre un po’ però… Ma metà latte che produce viene ridotto in polvere e fatto mangiare…alla mucca. Ma cosa sta succedendo. I prodotti nuovi per il nostro benessere. Prendono il latte, ci tolgono qualsiasi proteina o vitamina naturale e ci aggiungono cose come l’Omega 3. Latte della vita, lo chiamano. Sapete come fanno il latte della vita?”. Brandisce un merluzzo, lo immerge tre volte nel latte normale e voilà. “Lo volete Omega 4 o 5? Nessun problema”. E giù, altre due “pucciate”. “E’ possibile che siamo così coglioni?”. Squilla, anzi cinguetta un cellulare. “Una volta, fare una telefonata era un piacere. Ora nel tuo tempo libero devi chiamare un consulente che ti consigli l’opzione più conveniente. Devi lavorare nel tuo tempo libero per fare una telefonata.

Ma come ci siamo ridotti? è pericoloso, alcuni mettono la coccinella per assorbire le onde elettromagnetiche, altri sapendo che il quarzo annulla l’elettromagnetismo hanno un telefonino piccolissimo e girano con un macigno così sotto il braccio. E la tecnologia, dove ci porta? Vedo i miei figli che si collegano a Internet, si collegano al Giappone e dopo 10 secondi dicono “che lento”. E sputa parole al vetriolo anche contro la senilità. “Io non voglio diventare vecchio, di quelli che diventano cattivi perché non capiscono più. Perché voi vecchi state diventando un pochino cattivi: non morite più… Una volta il vecchio era saggio, adesso anche lui, di nascosto, gioca in borsa. Guardate gli industriali vecchi. Agnelli compra banche, autostrade, autogrill. Romiti va in Sicilia nelle scuole e dice ai ragazzi che il loro futuro è emigrare. Devono andare: fare i pizzaioli a Londra. Io sono a metà: sono l’ultimo della generazione che ha obbedito ai genitori e il primo che deve obbedire ai figli. Ma sono contento: non mi hanno mai minacciato col coltello, non mi hanno preso a pistolettate in faccia, non mi rubano i soldi; c’ ho già delle grandi soddisfazioni”. E si ritorna al leit-motiv, il tempo. “Come sconfiggere il tempo? Non con la tomba, o il telefonino nella bara, casomai ti svegli: “sono io”. “Ma non rompa, con ‘sti scherzi”. In America c’è la lapide col video, schiacci e parli col morto. “Come va? Eh, insomma”. Gente che si fa seppellire sulla Luna, gente che per essere eterna si fa mettere sotto azoto liquido, il primo caso nella storia dell’umanità che da morti si consuma più energia che da vivi. Che poi non sanno che quando sono usciti i parenti, lo prendono e hop… L’unico modo per vincere il tempo è fare bambini. è questo il vero segreto dell’eternità” conclude. E fustiga una società che getta via perfino l’oro. E rischia tragedie minerarie come quella accaduta in Romania, dove il cianuro adoperato per sciogliere l’amalgama di mercurio contenente l’elemento aureo ha inquinato mezza Europa.

Un casino per prendere dell’oro da un buco e metterlo in un altro buco: il caveau di una banca. Bastava facessero la banca direttamente sul primo buco. Quale oro va nelle discariche? Quello nei telefonini. Sarebbe sufficiente che un’azienda riciclasse l’oro che serve per le saldature dei circuiti stampati dei cellulari che cambiamo ogni sei mesi e si eviterebbe tutto questo.
Un solo eroe positivo, il dottor Di Bella, “il cui mondo continua a esistere” presente con un suo collaboratore in un banchetto all’esterno. Si finisce in blues. “Ci vediamo presto in televisione… su Capodistria”.

Beppe Grillo nasce a Genova il 21 luglio 1948, sotto il segno del Cancro. Il suo esordio sul grande schermo avviene nel 1977 a Secondo Voi grazie a Pippo Baudo. Nel 1979 appare a Luna Park, lo spettacolo Rai condotto dallo stesso Pippo Baudo con Heather Parisi. E già allora la sua verve appare non comune. “E’ pazzesco, è una cosa pazzesca” il suo intercalare più famoso, sostituito negli ultimi tempi con “straordinario”. Con il “Pennellone” ha lavorato anche nel 1983 a Domenica In e a Fantastico nell’85-86, prima dell’allontanamento punitivo. Ma il suo esilio forzato dalla televisione, è stata la sua fortuna. I suoi spettacoli teatrali e nei palazzetti, da almeno 7 anni – primo tra tutti il suo monologo contro la pubblicità, che lui stesso aveva fatto, per la Yomo, dall’86 al 1988 – presentato anche in tivù in una clamorosa rentrée in due serate (25 novembre e 2 dicembre 1993) fanno registrare ovunque il tutto esaurito. E gli sono valsi gli appellativi di fustigatore dei costumi e di guru della satira. Ammirato anche in alcune serie costruite per una volta sulle stranezze e le esagerazioni non italiane – “Te la dò io l’America”, per cui aveva coniato il soprannome “Grillescion” e “Te lo dò io il Brasile” – era stato allontanato una prima volta dalla tivù pubblica nel 1986, dopo che, il sei gennaio, nella serata finale di Fantastico, spettacolo abbinato alla Lotteria Italia, nel momento di maggiore audience aveva dato dei “ladri” ai socialisti un po’ troppo in anticipo su Mani Pulite. Ma anche a Domenica In aveva fatto scorrere qualche brivido lungo la schiena ai funzionari di via Teulada, esponendo il suo esilarante “teorema P2” che portava al socialdemocratico Longo. Perdonato e richiamato a furor di popolo al Festival di Sanremo due anni più tardi per rilanciare una manifestazione in declino di ascolti – e pochi dei cantanti in gara si salvarono dai suoi strali – era apparso sul palcoscenico del Teatro Ariston sventolando il suo contratto da 350 milioni e spiattellando tutte le clausole di censura preventiva pretese dalla Rai, sbeffeggiando i pavidi dirigenti. Un trionfo ma anche un harakiri televisivo. Che peraltro, alla fine, si è dimostrato premiante.
Un confino dell’etere che dura da alcuni anni, rotta solo da qualche sporadica e per questo attesissima apparizione (l’ultima a Capodanno, su Telepiù chiaro).

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Teatro francese in allegria per situazioni di...

La Traviata al Maggio Musicale, febbraio-marzo 2020

Eclissi di Ezio Sinigaglia (Modus Legendi 2020)

Don Matteo: siate banali, siate buonisti

La coccinella e il gatto nero

La coccinella e il gatto nero

Fábio Moon/Gabriel Bà: Storie e non pin-up

Signori, il delitto è servito (in versione...

Trieste Film Festival 2020

Non solo giochi di ruolo

Jeff Grubb: Non solo giochi di ruolo

Cita a ciegas: Gioele Dix, Borges e...

Lo scrittore: una specie in via di estinzione

Lo scrittore: una specie in via di...

Mercy

Mirka Andolfo: Mercy

Gap!

Gap!

Alex Alice: Per fare un libro di carta bisogna...

Joker e la follia: Un film per...

John Bolton: Le tecniche della fantasia

Composizione, analisi musicale e tecnologia nella scuola...

Otto donne e un mistero a teatro

Otto donne e un mistero a teatro

Paperi amari

Paperi amari

Bill Willingham: Le Favole a fumetti di Bill Willingham

Trieste Science+Fiction Festival 2019

A modo mio mi prendo cura di te

A modo mio mi prendo cura di...

Mio padre era un uomo sulla terra...

Festival internazionale del cinema e delle arti...

Le versioni cinematografiche del tema di Faust...

Casomai un’immagine

sir-21 mar-13 viv-22 th-25 03 kubrick-10 kubrick-64 kubrick-82 petkovsek_13 004 009 busdon-10 tso3big nsoleh1 cip-02 holy_wood_13 Rainbow640 Otrok06 pm-02 pm-08 pm-10 pm-16 pm-28 murphy-31 05 39 pugh-05 wendygall-08 Hajnal Németh / Padiglione Ungheria Sinfonia 9 Allegro ma non troppo, 2011 (particolare dell'installazione) A. Guerzoni