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Omnia

E’ tempo di morire

Tranquillizzo innanzitutto i nostri lettori su eventuali preoccupazioni che fossero loro sorte nel leggere, a firma dell’editore, il titolo d’un editoriale così poco rassicurante, ipoteticamente proprio sul futuro della rivista. E chiedo venia agli estimatori di Ridley Scott (Paolo Terno, in primis, che vede pubblicata in questo numero la seconda parte della sua tesi di laurea su Blade Runner) per la citazione in qualche modo off topic.
In ogni caso è tutt’altro che infrequente imbattersi in iniziative, culturali, non lucrative o commerciali che siano, nate e cresciute nella rete e poi miseramente fallite per cause tanto impreviste quanto contingenti quali l’incapacità di confrontarsi con il nuovo medium, comprendendone dinamiche evolutive e processi comunicazionali, l’impossibilità d’aggiornamento professionale rispetto alle novità tecnologiche in continua evoluzione, l’assenza di finanziamenti indiretti o il mancato ritorno economico derivante dall’attività in Rete.

E il fenomeno sembrerebbe aver assunto una specificità così preoccupante al punto che stanno costituendosi in questi ultimi mesi alcune società che si propongono d’analizzare i motivi del fallimento fornendo al contempo come servizio il recupero del progetto fallimentare attraverso la ripianificazione marketing, la diversa definizione di assetti societari non disgiunta dall’implementazione di nuove tecnologie per il rilancio del prodotto. E, sinceramente, mi domando come facciano lor signori a sopravvivere costruendo un business sulle rovine degli altri – non la metto sul piano morale – e soprattutto sulle finanze di costoro, più o meno disastrate.

Di fatto, soprattutto in Italia (le statistiche anche in questo caso sembrerebbero purtroppo indicarci primi tra gli ultimi), molte persone con scarso profilo imprenditoriale e know how tecnico ancor più esiguo, pensano d’esser dei professionisti del web – e che ci vuole, con Front Page una paginetta te la fai in due minuti – e, a riprova dei fatti, non lo sono.
Sono passati i tempi in cui lo spazio web di cinque (diconsi cinque) megabytes sul webserver di qualche Internet Provider, lo si pagava svariati milioni l’anno. Adesso se non venissero offerti spazio web illimitato e servizi collaterali, anche complessi e veramente utili, nessun utente si avvarrebbe della possibilità di fruire degli stessi ritornando sul sito che li mette a disposizione e guardando, magari, i banner di alcuni sponsor paganti. La legge del mercato, anche in questo settore relativamente recente, docet. Tutto ciò che prima si pagava a peso d’oro (ma erano i tempi di Gopher e Mosaic) ora è gratis: gli accessi alla rete, i servizi di web hosting e housing, le registrazioni (non troppo serie, invero) sui motori di ricerca, i servizi webcast (video on demand, live streaming) più semplici.
E allora tutti possono far tutto. Il che è un bene, indubbiamente, nella misura in cui la Rete, pur non essendo nata precipuamente per questo scopo, si è fin da subito sviluppata nella direzione della crescita cooperativa, del mutuo scambio comunicativo e reciprocità informativa intesa in senso di informazione distribuita, aggiornata, sempre e comunque accessibile a chicchessia. Ma ciò è per esteso anche un male, perché l’utilizzo gratuito o low cost delle nuove tecnologie, legittima in qualche modo la convinzione che chiunque, senza alcuno studio o piena conoscenza di meccanismi sottili che regolamentano il funzionamento di qualsiasi applicazione informatica, possa considerarsi tanto tecnico informatico quanto programmatore, tanto webmaster quanto imprenditore. E ci creda fino al punto di costituire una di quelle società di cui si è detto sopra, destinate a fallimento precoce, da cui le recenti e ben note illusioni targate “New Economy”, e quanto ne segue.

In definitiva il tempo della morte è stato per molti proprio questo che stiamo vivendo: quello in cui, con accelerazioni spaventose e spinte centrifughe, la Rete s’impone come strumento selettivo per eccellenza: le buone idee devono esser supportate da una piena e consapevole conoscenza del mezzo; le strutture organizzative che danno loro forma devono essere solide e altamente qualificate dal punto di vista professionale; la sperimentazione, la ricerca di soluzioni tecniche d’avanguardia, la gestione informatica di contenuti multimediali (audio e video streaming, flash, smil) – mai come in questi tempi in cui s’inizia a parlare di ADSL, cablature in fibra ottica, satellite e Internet 2 – devono essere obiettivi raggiungibili nel minor tempo possibile.

Perché il tempo è quello della morte e bello sarebbe poter continuare a vivere.

Anche Fucine Mute Webmagazine muore, in questi giorni, ma per rinascere a nuova vita.
Già nel numero precedente, quello del “Non solo Mute!” di Massimiliano Spanu che introduceva le novità che sarebbero presto sopraggiunte, avete avuto modo di verificare ciò che da parecchi mesi era mia ferma intenzione realizzare: una rivista che non solo si legge, ma si guarda e si ascolta, in una vera e propria esperienza (read different experience fucine.com) sintestetico-multimediale, se mi si passa il termine… D’ora in poi, di fatto, tutti i materiali che sono stati pubblicati in forma scritta e provenienti dal lavoro di sbobinatura di video o audiocassette, avranno nuova vita e diversa fruizione, quella, per l’appunto, del filmato e della registrazione in presa diretta.
Abbiamo appositamente costruito delle maschere contenitive particolarmente funzionali ad un utilizzo simultaneo di tutte le risorse che la rivista mette a disposizione. Potrete in tal modo leggere gli articoli, mentre date un’occhiata al video scelto oppure ascoltando in sottofondo la musica dei nuovi, giovani e promettenti autori che si rivolgono a noi per promuovere il loro lavoro e farsi conoscere.

Continua in tal senso l’avventura, iniziata a gennaio con l’intervista del numero dodici, dei cremonesi Liquid Frame di Paolo Folzini, Piero Pieri e Kay Foster Jackson ai quali in questo numero s’aggiungono i promettenti ed interessanti Kju:b di Monfalcone (GO). Con il prossimo numero di luglio – una piccola anticipazione, per chi sa far di conto – i CD musicali messi integralmente on line su Fucine Mute Webmagazine, con codifica dei brani sia in formato streaming RealAudioG2 sia in formato mp3 ad alta fedeltà, saranno ben sette in poco più di due mesi, per un totale di oltre cento brani musicali e quasi dieci ore di musica. Che si ascolta, in tempo reale, sia con accesso diretto al singolo brano (che può essere in seguito scaricato in modalità hi-fi), senza attese se non quelle di una manciata di secondi per il prebuffering del RealPlayer, sia con accesso casuale attraverso le radio tematiche che trasmettono ininterrottamente, a qualsiasi ora di ogni santo giorno che il Signore manda sulla terra, la playlist del gruppo scelto.

Continua anche, con stimoli rinnovati ed una sperimentazione sempre più curata e propria dei professionisti più qualificati, l’avventura video di Lorenzo “Spy” Fragiacomo, con la seconda, interessantissima puntata dell’Occhiospia, alla scoperta di nuove tendenze musicali sulla scena underground italiana.In occasione del Leone d’oro alla carriera conferito a Stanley Kubrick durante l’edizione del 1997 della Mostra del Cinema di Venezia, la Biennale promosse una retrospettiva dedicata al regista – la prima autorizzata dall’autore -, che ebbe luogo in dieci città italiane. Più di qualcuno se ne ricorderà, se non altro per la curiosa scomparsa di alcune pellicole misteriosamente “rapite” e poi ritrovate in modo rocambolesco. A Trieste l’iniziativa, promossa e organizzata dal Comune e dal Dipartimento di Italianistica Linguistica Comunicazione Spettacolo dell’Università degli Studi, in collaborazione con il Teatro Miela e La Cappella Underground, si svolse dal 13 al 17 dicembre dello stesso anno con una rassegna cinematografica e un convegno dal titolo “Il metodo e la follia. Orizzonti della psiche nel cinema di Stanley Kubrick”, ad inquadrare i temi della psiche, alcuni degli aspetti principali del cinema di Kubrick ma anche della cultura triestina. Oltre a critici e storici del cinema, intervennero psicologi, psicanalisti, psichiatri e scienziati, ad ampliare e approfondire lo sguardo su uno dei registi più conosciuti e apprezzati in ogni campo del sapere.
Fucine Mute Webmagazine ha recuperato i materiali video dei relatori che a quel convegno hanno partecipato e con questo numero di giugno inizia a rendere disponibili ai suoi lettori in streaming video gli interventi di Sandro Bernardi, Paolo Crepet, Giuseppe Dell’Acqua, Giuseppe O. Longo e Walter Gerbino. Chi volesse saperne di più potrebbe dare un’occhiata ad un mio vecchio lavoro su web all’indirizzo http://www.cappella.com/kubrick.

Analogo procedimento di ripubblicazione in una forma altra da quella scritta di materiali storici prende forma in questo numero con la messa on line di alcuni video sugli interventi dei relatori al convegno “Postmoderno?” organizzato da La Cappella Underground e l’Istituto Gramsci del Friuli-Venezia Giulia nel novembre del 1998. Apre la strada in questo numero Alberto Negri, docente del corso di “Storia e teoria degli audiovisivi” presso la Scuola di Specializzazione in comunicazioni Sociali dell’Università Cattolica di Milano. A lui seguiranno nei prossimi mesi Giuseppe Petronio, Gianni Canova, Robero Nepoti, Roy Menarini, Ulrich Shulz-Buschhaus ed Enrico Ghezzi.

Non è nostra intenzione subordinare all’audiovisivo la natura prima di Fucine Mute Webmagazine, che è – e rimane – un magazine, ovvero una rivista che prima di tutto si legge. Il nostro è un piuttosto il tentativo di un consapevole ed evoluto utilizzo del mezzo comunicativo che è, non dimentichiamocelo, elettronico ed in quanto tale flessibile, espandibile, dinamico e plurimediale.

Sul fronte dei riconoscimenti che ci vengono da più parti spontaneamente attribuiti da svariate realtà presenti in Rete, sembrerebbe che Fucine Mute Webmagazine sia sempre più punto di costante riferimento, in Italia soprattutto, per professionisti e ricercatori, enti ed istituzioni.
Ai premi passati, con tanto di segnalazione, recensione e “medaglietta” digitale rilasciata, sia nazionali (sitodelgiorno.commigliorsito.com) sia internazionali (Majon Web SelectIntune Site Award5beans.net), si aggiungono in questi giorni le segnalazioni provenienti da www.palcoscenico.to (che ci aggiunge all’interno delle risorse professionali nella bella compagnia di CNN Italia, ANSA e PRIMA Comunicazione) e dal sito ufficiale di Radio Rai (che ci elenca assieme all’Istituto Luce e ai siti dei teatri La Scala, La Fenice e il San Carlo).
Esistono, invero, altre premi più o meno prestigiosi vinti da Fucine Mute Webmagazine nel corso di quasi due anni di vita… ma non ho mai voluto, forse per pudore, forse per falsa modestia – direte voi – pubblicare le lettere di congratulazioni esponendo al contempo in bell’evidenza, i loghi d’avvenuta premiazione – l’equivalente, trasposto su web, in immagine di sintesi, della coppa, del gagliardetto o della medaglia in metallo nobile -. L’averlo fatto in passato, dopo appena pochi mesi di vita, sarebbe forse apparso presuntuoso ancorché interpretabile come inane autocompiacimento per essere noialtri belli, bravi, i migliori.
Eravamo piccoli a quei tempi: la rivista la si costruiva sul mio scassatissimo portatile. Una scrivania, due sedie e un modem a 28.8 era tutto ciò di cui potevamo disporre.
Siamo meno piccoli adesso, con un ufficio di rappresentanza, locali per l’accoglimento dei redattori, svariati computer collegati in rete, ADSL, scanner, DAT, foto e videocamere digitali…
Certamente adesso, dopo quasi due anni d’intenso e silente lavoro – le giornate intere passate sul computer, le notti insonni, le mille difficoltà nel percorrere una strada sempre in salita – siamo tutti cresciuti, io per primo, professionalmente ed umanamente all’interno di un’avventura sempre più affascinante e coinvolgente.

E ci sembra che possa esser giunto il momento di render noto il riconoscimento al nostro lavoro che ci proviene da altri, senza pretese solipsistiche d’essere “più” di qualcuno, ma con modestia e pudore – sottovoce, direbbe qualcuno – come abbiamo sempre fatto, perché siamo muti ma forti di un silenzio che urla con determinazione e orgoglio il suo coraggio. Preparatevi, pertanto, a vederne e a sentirne di belle nei prossimi mesi. “Perciò” – come dice il nostro spy-eye Lorenzo Fragiacomo negli intro ai suoi clip – “armatevi di alcool, rimmel, maschera d’ossigeno e lasciatevi andare”.

In attesa del Premio Nobel sulle Fucine del prossimo numero, buona visione, buon ascolto, buona lettura.

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