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Scrittura

Marianna Jelicich

La parola “strumento” della creazione poetica

Luciano Dobrilovic (LD): Marianna, che cosa ci puoi dire sull’evoluzione della forma e del linguaggio nel corso della tua evoluzione poetica?

Marianna Jelicich (MJ): C’è un evidente passaggio dalla raccolta Eterea a Scenari possibili. C’è anche una raccolta di mezzo inedita, che s’intitola Alba prima. Partendo da Eterea, si vede che l’influsso di Alessandro Villa è stato molto forte, già dalla brevità delle poesie: la forma poi si dilata fino ad arrivare a Scenari possibili, raccolta più mia, nel senso che non mi sono preoccupata della sinteticità della forma di ogni singola lirica; ciò che invece sempre permane è la ricerca di parole meno consuete: nel titolo Eterea, o nell’alternarsi di parole di uso poco frequente come “diafano” o “panta rei” accanto ad altre comuni, non altamente poetiche. Medito bene su ogni parola che scelgo: non è una poesia che nasce di primo acchito, ma ogni volta penso al termine più adatto e appropriato da inserire. Questa ricerca della parola preziosa permane nell’arco di tutte e tre le raccolte: il mutamento è invece piuttosto nella forma, da molto sintetica a più dilatata.

LD: In alcune liriche c’è quasi un pastiche tra linguaggio poetico ricercato e linguaggio quotidiano…

MJ: Dove non era possibile trovare una parola sufficientemente complicata, ho supplito al problema con un’inversione nell’ordine delle parole: ad esempio, “antica ruggine il mare aperto mostra” piuttosto che “il mare aperto mostra antica ruggine”.

LD: Riguardo alla sintassi, adotti delle strategie particolari?

MJ: Una è l’inversione dell’ordine delle parole. Poi, la ripetizione di una o più parole in contesti diversi, con diversi significati. Importante è anche l’uso particolare dei segni di interpunzione, che spesso sono mancanti; quando sono presenti hanno invece una forte incidenza, come la richiesta del silenzio dopo un punto: nel complesso, li uso assai poco.

LD: Ci hai parlato dell’influenza di Alessandro Villa nell’elaborazione e spesso nelle modifiche di alcune tue liriche; puoi farci degli esempi?

MJ: Il mio primo contatto con Alessandro Villa è stato traumatico: lui ha modificato una poesia che ritenevo tra le più belle mai scritte; poi gli ho inviato un altro esempio per chiedere consiglio, e seguendoli potevo modificare una certa poesia passando da una prima stesura di una pagina circa a liriche di pochi versi. Questa riduzione ai minimi termini che comporta spesso anche l’elisione del soggetto o di altri elementi è stata operata in tutta la raccolta Eterea, dove c’è sempre stato alla base, prima del prodotto finale, un lavoro di taglio e ricucitura, in modo da dare il massimo di significato a ogni minima parola, anche giungendo al taglio delle preposizioni e congiunzioni superflue.

LD: Immane, una delle tue poesie più belle, ha un respiro più ampio, è più distesa: qual è stato il rapporto con Villa riguardo a questa poesia?

MJ: Questa è stata la prima poesia su cui lui ha operato: intervento che non ho accettato; la poesia Immane è poi rimasta così come l’avevo composta io, e in questo caso non vi sono stati compromessi. In Eterea ho invece agito secondo i dettami di Villa: guardando alla seconda raccolta, anche se l’influsso di Villa vi rimane, le poesie sono più lunghe e mie, per arrivare poi a Scenari possibili dove da un lato ho ‘digerito’ gli insegnamenti di Villa sperimentando però in maniera nuova e diversa quanto lui mi aveva detto.

LD: Nelle tue composizioni vi sono di volta in volta dei temi dominanti: quali sono e che influenza hanno questi temi sull’uso della parola?

MJ: Secondo me, temi dominanti sono un erotismo velato, l’attesa, l’elemento dell’acqua: di raccolta di raccolta, si vedono le parole usate in alternativa al termine ‘attesa’, sebbene per dire più o meno la stessa cosa. La silloge Eterea ci rimanda, già dal titolo, a una riflessione su me stessa, alquanto egocentrica. In Alba prima l’elemento erotico è molto più forte ed evidente. In Scenari possibili avviene un colloquio con l’altro: ci si rivolge direttamente all’altro.

LD: Sono questi i tre temi dominanti delle tre rispettive raccolte?

MJ: Piuttosto, il tema dominante è sempre uno, quello dell’attesa di un qualche cosa che non succede mai. Però, l’impostazione di questo tema nelle tre sillogi è una volta più concentrato su me stessa, una volta più sull’elemento erotico e in Scenari possibili sul dialogo con l’altro.

LD: Secondo una mia impressione, nelle tue poesie prevale spesso l’importanza dell’immagine visionaria su quella della parola…

MJ: Secondo me, la parola è solo lo strumento, il mezzo attraverso il quale cercare di realizzare i propri sentimenti, i pensieri e le emozioni.

LD: E come ti poni di fronte a coloro che vedono nella ricerca della lingua l’elemento fondamentale e a volte esclusivo della loro poesia?

MJ: Credo sia una questione di scelta, nel senso che ogni persona che scrive poesia trasmette qualcosa… Uno può scegliere di trasmettere un messaggio universale o uno intimo, oppure semplicemente giocare con le parole: anche questo è un modo di fare poesia; ma ribadisco che i giochi di parole e la loro combinazione sono soltanto uno strumento.

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