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Cinema

Chiara Caselli

Per sempre

Riccardo Visintin (RV): Siamo in compagnia di Chiara Caselli, attrice giovane ma che di cose ne ha fatte già tante, a Trieste ospite di “Maremetraggio”. Però non in veste d’attrice, bensì come regista di questo cortometraggio di cui vorremmo che ci parlasse…

Chiara Caselli (CC): Qui in concorso a Trieste c’è il mio cortometraggio che si chiama Per sempre, e Trieste ha un festival dove vengono presentati e giudicati, per l’ultimo premio al quale possono competere, i migliori corti dell’anno precedente, migliori nel senso che sono quelli che hanno ricevuto i premi più importanti in Italia. Sono contenta di far parte del gruppo.

È la storia d’amore di due bambini di sei anni, è la storia della fuga d’amore di due bambini di sei anni…

Devo dire che sono molto contenta di essere qui a Trieste, soprattutto per la possibilità di incontrare persone che come me stanno iniziando a fare regia.

Io sono convinta che lo scambio tra persone che fanno lo stesso mestiere sia essenziale: puoi anche parlare di cose che non ti piacciono, discutere, però lo scambio è una cosa alla quale non rinunciare mai.

RV: Senti, Chiara, questa tanto famigerata nuova scena femminile di attrici? Tu sei una delle attrici giovani italiane che lavorano di più, finendo da Dario Argento e tornando verso su, ce ne sono parecchi, sia di film che di registi, nel tuo curriculum.

Tu che sei proprio all’interno di questo mondo, come vedi la presenza delle donne nel cinema italiano? È un po’ anche una questione di pubblicità, di etichetta, di marketing, o invece secondo te ci sono attrici giovani che in qualche modo hanno creato una loro nicchia, in questi ultimi anni… tue colleghe e te stessa, poi…

CC: La figura femminile nel cinema italiano è una cosa su cui parlare per ore, però sicuramente aldilà del valore del cinema, perché non è una questione di valore, ma appunto di circoscrivere la cosa alle figure femminili del cinema italiano. Il cinema italiano il più delle volte è stato un cinema che racconta la donna come proiezione, come fantasma, dal punto di vista dell’occhio maschile — che è quello del regista — creando quindi spesso delle figure meravigliose, ma come proiezioni.

Cioè, le grandi figure anche di introspezione psicologica appartengono più a un altro tipo di cinematografia che non la nostra, che non ha niente a che vedere con il valore del film, per cui che so, Amarcord… La quantità di meravigliosi film fatti in Italia è imbarazzante, quindi non è assolutamente una questione di merito.

Ciò detto, noi abbiamo avuto anche Antonioni, che invece è sempre stato uno che ci è andato di fino nel raccontare figure femminili.

E io sono molto contenta di intuire, di vedere che la nuova generazione di registi, che sono anche quelli che hanno riportato il pubblico nelle sale nell’ultima stagione, ha un rapporto in generale con gli attori molto più rilassato forse rispetto alla generazione intermedia precedente, e che quindi non avendo paura dell’attore perché questi registi hanno, come dire, una sorta di complicità maggiore, anche i personaggi femminili che arrivano a raccontare, come quello di Muccino, o come quello delle Fate Ignoranti, sono personaggi femminili molto più “tondi” come scrittura, e di questo sono molto contenta anche se non ho fatto nessuno dei due film. Però ho appena interpretato l’ultimo della Cavani, e sono molto contenta perché è la seconda volta che lavoro con Liliana; l’ultimo era Dove siete… io sono qui di sei anni fa, che mi ha portato molta fortuna, e questo film si chiama Il talento di Mr. Ripley… no, quello è già stato fatto, si chiama Il gioco di Mr. Ripley, ed è il personaggio di Mr. Ripley che era già stato raccontato da Minghella.

La differenza, a parte il regista, è che il personaggio di Mr. Ripley è interpretato invece che da Matt Damon da John Malcovich, ed è stato un piacere, un onore e un divertimento lavorare con un attore di così tanto talento.

RV: Intanto noi ti ringraziamo per la tua disponibilità, e ti ricordiamo che questa intervista finirà on line sulla nostra rivista che si chiama “Fucine Mute”, che si occupa tra le altre cose anche di cinema, naturalmente, e visto che una delle nostre grandi passioni è il cinema fantastico, non possiamo fare a meno di chiederti — è abbastanza recente credo nella tua memoria — di questa esperienza con Dario Argento, questo film che è uscito ed ha avuto un grande successo, in cui ti sei ritrovata accanto ad un interprete più o meno tuo coetaneo come Stefano Dionisi, ma anche insieme ad un grande attore come Max Von Sydow e soprattutto accanto a Dario Argento…

CC: Max Von Sydow purtroppo mi sono limitata a guardarlo sul set, perché le mie scene erano tutte con Stefano.

Di quell’esperienza soprattutto conservo il piacere… il ricordo del grande piacere e del divertimento di lavorare con Dario Argento, che è un regista fisico, appassionato “corporalmente” della sua creatura.

È una specie di animaletto che si aggira per il set , spostando carrelli e steadycam, e quindi è stato molto divertente, molto divertente…

Vedere un regista che ha fatto non so quanti film, tu lo saprai meglio di me…

RV: Quindici…

CC: …ancora con quel divertimento così fanciullesco! Poi purtroppo ha tagliato un sacco di cose, però è anche vero che un attore quando ha fatto il suo ruolo è nelle mani del regista.

A me rimane un po’ di rammarico per queste “decurtazioni di scene”, però rimane tutto il piacere del divertimento, e credo che divertirsi con questo mestiere sia importante…

RV: Veramente grazie. Vuoi salutare i nostri “videoascoltatori” in qualche modo?

CC: WWW!!!

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