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Cinema

Katsuyuki Motohiro

Space Travelers

Martina Palaskov (MP): Il film ha inaugurato la terza edizione del Far East Film Festival, a Udine, quest’anno. Un’interessante pellicola infarcita di fantasia, avventura, suspense e sentimentalismo. Come descriverebbe il Suo film al pubblico?

Katsuyuki Motohiro (KM): Il film è effettivamente pieno di tante caratteristiche. Volevo raggiungere una grossa fetta di pubblico. Alcuni fra i protagonisti sono delle star molto conosciute in Giappone. La tensione drammatica cambia spesso. Ci ho messo del dramma, a volte del melodramma e anche del comico, così da soddisfare tutti. Volevo che fosse un evento, un evento per tutti.

Mi sono ispirato al Rocky Horror Show. Il tipo di fantasia e i travestimenti dello Show mi hanno ispirato per caratterizzare i miei personaggi. Il travestimento va molto di moda adesso in Giappone.

MP: Molto interessante è anche la combinazione tra cartone animato, cinema e televisione. Questo cocktail funziona bene in Giappone?

KM: Credo che questo genere di combinazioni sia una novità per il cinema giapponese. Al pubblico piace molto. I manga sono apprezzati, anche nei film. C’è la tendenza ad osservare le diverse inclinazioni del box office. Ci sono molte persone che danno poco credito all’animazione e affermano la superiorità di un film d’azione su un film come il mio. Io sono di diverso avviso. Credo che tante animazioni siano di gran lunga superiori a certi film di serie B. Si tratta di una nuova sperimentazione, che funziona e piace.

MP: Arriva il momento dove i protagonisti si trasformano in animazioni; cambiano nome e si comportano come i loro idoli della saga Space Travelers, il cartone animato inventato appositamente per la storia. A mio avviso, dopo il cambiamento, acquisiscono più dignità e più personalità. Crede che anche nella vita bisognerebbe lasciarsi trasportare dalla fantasia per ritrovare quell’ingenuità che ci rende persone vere?

KM: Non è poi tanto diverso dal comportamento che la gente assume ogni giorno. Tutti ci mascheriamo, facciamo finta di essere ciò che non siamo o ciò che siamo. Un esempio: quando la ragazza che deve sposarsi pensa a come sarà il suo matrimonio, finge di vestirsi, pensa al discorso… ecco… il discorso, non è una recita anche quella? Inoltre quando il gruppo si forma e tutti hanno deciso quale ruolo interpretare, allora da individui che erano, diventano amici e incominciano a capirsi e ad aiutarsi. Si trasformano. Trovano qualcosa di nuovo e attraverso la novità affrontano i problemi. Ripeto, a mio avviso, situazioni simili accadono quotidianamente…

MP: Il film è stato tratto da una famosa pièce teatrale della compagnia comica Jobi Joba. Che cosa ha lasciato e che cosa ha cambiato del lavoro teatrale?

KM: Ho lasciati intatte alcune figure tra i protagonisti, quella dell’elettricista per esempio. Anche la fine, quando i due eroi lasciano la hall della banca per andare incontro al loro destino, è stata lasciata. Ho tenuto anche il buffo personaggio timido che va a ritirare le pizze all’esterno della banca.

Per quanto riguarda le differenze, be’… chiaramente ci sono sequenze all’esterno e il film spazia parecchio. Lo spettacolo teatrale si svolge senza alcun cambiamento di scena. Il film è forse più dinamico. Inoltre nella compagnia Jobi Joba non ci sono donne, quindi gli attori e i personaggi sono tutti uomini. Il mio film è pieno di donne…

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