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Cinema

Livio Jacob

Silent Film Festival

Martina Palaskov (MP): Livio Jacob, presidente dell’associazione culturale giornate del cinema muto nonché direttore della cineteca del Friuli, ventesimo anno delle giornate, che dire per tirare un po’ le somme?

Livio Jacob (LJ): Quello a cui siamo giunti è un traguardo al quale non pensavamo minimamente di arrivare, specialmente quando abbiamo iniziato vent’anni fa a fare questa cosa che doveva essere semplicemente un’edizione una tantum nell’82 e poi con il passare dei mesi, degli anni ci siamo resi conto che c’era uno spazio notevole per un tipo di manifestazione di questo genere che andava alla riscoperta dei vecchi film, dei nuovi restauri e di film muti e che permetteva di mettere assieme collezionisti, cineteche, musei, universitari, studenti e così via. è diventato un mondo un po’ particolare, del quale ci siamo sorpresi un po’ anche noi, sia per ciò che riguarda il numero di persone che siamo riusciti a coinvolgere sia per la nazionalità, infatti gli ospiti delle giornate provengono veramente da tutto il mondo, e la gran parte viene per portare delle cose o dei progetti o dei libri o delle pellicole, per cui è una manifestazione molto vitale e lo dimostrano i vent’anni raggiunti oltre il fatto che giunti alla ventesima edizione, già pensiamo alle successive.

MP: Quindi si può dire che è la più importante per il cinema muto.

LJ: Direi che a livello mondiale forse, sicuramente la più importante e l’unica che ha anche questo taglio un po’ di riscoperta continua. è ovvio che dobbiamo fare delle riflessioni e cambiare delle cose rispetto al passato, anche perché ormai i tempi pionieristici sono finiti. Oggi ci sono anche nuovi mezzi che permettono una divulgazione del cinema passato e del cinema muto e quindi dobbiamo fare i conti anche con questo; siamo un po’ indietro rispetto al discorso della riproduzione di cose nostre, nel senso che abbiamo una buona produzione editoriale, ma non utilizziamo la possibilità che ci sarebbe offerta dalla tecnologia: di fare dei film muti in DVD o presentare film come sognerei di fare: presentare un film restaurato sullo schermo e contemporaneamente poterlo comprare nella videoteca; qualche volta capita, ma sono soltanto delle eccezioni, sarebbe bello che chi viene qua poi potesse anche portare a casa ciò che ha visto.

MP: Chiaro, Chiaro e quindi che cosa è migliorato e cosa è peggiorato in vent’anni?

LJ: è Migliorata sicuramente la partecipazione e nel contempo peggiorata, nel senso che il fatto che aumenti di numero ci fa stare un po’ stretti vista la limitazione di questo posto, che è un posto bellissimo, Sacile è una bella città, ci sono due bei teatri, non sono grandissimi ma permettono alla manifestazione di svolgersi con una certa tranquillità, però ci sono delle difficoltà logistiche, ci sono pochi alberghi, ci sono pochi spazi anzi nessuno a poco costo per gli studenti, vorremmo insomma allargare di più la base per gli studenti perché chiaramente è da lì che poi partono altri studi e le giornate hanno anche bisogno di gente nuova per andare avanti, e quindi forse questa è un po’ la limitazione più consistente; d’altra parte però è anche vero che abbiamo anche una grande ospitalità presso le famiglie di Sacile e Pordenone che danno una mano al festival tenendo in casa per una settimana i nostri ospiti, molti dei nostri ospiti infatti utilizzano questo sistema che è anche meno costoso rispetto all’albergo e quindi fa anche capire quanto è presente il festival presso il territorio sacilese e pordenonese.

MP: E adesso parliamo un po’ del programma di quest’anno, in particolare di questa favolosa retrospettiva giapponese.

LJ: Il Giappone è sempre stato uno dei nostri interessi principali perché da parecchi anni a questa parte stiamo lavorando a retrospettive che vanno oltre il cinema europeo o americano e poco più di dieci anni fa abbiamo cominciato con la Russia, poi siamo passati nel ’93 all’India, nel ’95 alla Cina, nel ’92 eravamo in Australia e in Nuova Zelanda e mancava il Giappone perché la qualità, i film muti sopravvissuti del periodo muto giapponese erano molto pochi o comunque in copie non complete o comunque con problemi di tipo tecnico e soltanto recentemente si è potuto mettere insieme un corpus abbastanza consistente; non si sono superati tutti i problemi tecnici perché si tratta spesso di copie che prediligono i 35 mm, ma che provengono dai 16 mm o 9 e mezzo, quindi formati che non rendono onore alla bellezza delle riprese o delle inquadrature originali molto spesso, ma comunque ad ogni modo ci danno un’idea di quale fosse un’idea abbastanza precisa, di quale fosse la produzione cinematografica giapponese alla fine degli anni 10 ed in particolare negli anni 20 con qualche puntata anche negli anni 30 perché il cinema muto giapponese, come quello cinese, come quello di queste cinematografie un po’ estreme dal punto di vista geografico è anche andato oltre la barriera del 1927 quando è arrivato il cinema sonoro. Sono stati prodotti film muti anche in epoca così detta sonora.

MP: Addirittura con Benshi

LJ: Si, il Benshi quest’anno ha avuto un grandissimo successo, il Benshi era un po’ lo spettacolo tradizionale di accompagnamento del cinema muto, nel senso che in Giappone c’erano degli attori che recitavano quello che accadeva, che davano voce agli attori ed in modo particolare recitavano le battute che il film rendeva soltanto in termini di didascalia, quindi il fatto di mettere assieme una musica e uno spettacolo che conteneva delle musiche legate allo spirito e alla tradizione giapponese contemporaneamente anche a poter avere, un’attrice nel nostro caso, che fa tutte le parti del film di tutti i personaggi con molta ricchezza e molta varietà ed in modo così espressivo rende, come il film che abbiamo presentato oggi che era un film particolarmente bello, uno spettacolo di quelli che… credo che tutti ricorderanno.

MP: E Napoléon?

LJ: Napoléon è un po’ la nostra fissazione, nel senso che è un film che ha un po’ in qualche modo riaperto gli studi di vent’anni fa sul cinema muto. Riaperto nel senso spettacolare perché ovviamente ci sono sempre stati studi, proiezioni nelle cineteche di film muti, però Napoléon è quello che ha riportato lo spettatore comune e non soltanto il frequentatore di cineteche a vedere un film muto. Fino all’uscita di questo film, e mi riferisco alle proiezioni che sono state fatte in pubblico di questo film a Londra e non solo, ma anche nel resto del mondo, il cinema muto era considerato qualcosa di archeologico, qualcosa da vedere soltanto nelle cineteche, oppure nei musei o nei festival in particolari sezioni. Napoléon ha riaperto la strada, questo approccio spettacolare, difatti è un grande spettacolo, Kevin Brownlow lo ha realizzato e all’epoca aveva in mano soltanto una varietà di materiali, di qualità molto bassa. Ha usato questa tecnica non dico discutibile, quello che c’era all’epoca cioè parecchi nove e mezzo ed in questo caso copie di seconda o terza generazione, per cui sostanzialmente il risultato di vent’anni fa era un risultato spettacolare eccellente, ma che faceva i conti con questo materiale di partenza di qualità bassa. In anni più recenti, sono state trovate delle copie originali del film, almeno dei frammenti, dei lunghi frammenti, che hanno potuto permettere di fare un’integrazione a un nuovo restauro, quello che presentiamo a Udine in questi giorni e che rende onore sia a Kevin Brownlow che ci ha speso una vita attorno a questo capolavoro di Abel Gance che ad Abel Gance stesso che dopo aver fatto il film non ha praticamente mai potuto vederlo così come lo aveva concepito.

MP: E adesso vorrei parlare del premio Jean Mitry assegnato dalle giornate, che cos’è, quando nasce?

LJ: Il premio Jean Mitry è un premio che abbiamo istituito nel 1986,nasce perché c’era la necessità e la volontà di valorizzare chi avesse dedicato un particolare impegno nella divulgazione del cinema muto, sia attraverso restauri che attraverso ritrovamenti, attraverso pubblicazioni e così via; ovviamente i primi due vincitori sono stati proprio Kevin Brownlow e David Gill nel 1987 che all’epoca erano i punti di riferimento internazionale per ciò che riguarda questo tipo di operazione e nel corso degli anni abbiamo premiato anche istituzioni di altro genere quindi non soltanto il singolo studioso, ma anche alcune cineteche, un laboratorio di stampa e di restauro di film muti e di film in generale, una televisione che si dedicava particolarmente al cinema muto e qualche collezionista che ha lavorato molto nella salvaguardia del cinema attraverso anche DVD o cassette, ma essenzialmente DVD. Quest’anno i vincitori sono due studiosi che casualmente sono tutti e due di Brooklyn, la prima vincitrice di colore a cui noi attribuiamo questo premio in questa edizione cui abbiamo dedicato molti dei nostri film e molte delle nostre serate al cinema nero, rappresenta l’anima cui sta dietro la riscoperta e la conservazione di film dati dai registi afroamericani degli anni ‘10 e ‘20 e in modo particolare la riscoperta e la divulgazione di Misho. Il secondo vincitore, ce ne sono due all’anno, è uno studioso molto appartato, si chiama Martin Sopossi che ha dedicato la sua vita alla valorizzazione degli studi fatti non a livello accademico, ma proprio a titolo personale trovando poi degli editori a fatica per il cinema muto americano e per il cinema muto britannico e quindi abbiamo voluto mettere assieme questi due personaggi.

MP: Bene, programma per il prossimo anno?

LJ: Programma per il prossimo anno: programma ancora un po’ da definire, ci sono già delle scelte che abbiamo fatto, per esempio vorremmo continuare il percorso che abbiamo iniziato tre anni fa sull’avanguardia, sulle varie avanguardie, abbiamo già fatto quella americana, abbiamo fatto quella tedesca, il prossimo anno probabilmente faremo quella italiana e tra un paio d’anni quella francese per non parlare di altre avanguardie che ci sono state anche in altre cinematografie. Poi vorremmo tornare di nuovo sul cinema italiano che per alcuni anni avevamo abbandonato, c’è un progetto che riguarda le funny ladies, cioè le attrici comiche degli anni venti, qualcosa sarà anche dedicato al cinema western. Sicuramente ci sarà un omaggio alla cineteca svizzera che è una delle grandi cineteche internazionali, poco nota ma con un archivio notevolissimo non solo di cose prodotte che riguardano il cinema svizzero, ma anche film europei e americani conservati che sono lì. Questi quindi sono i progetti però ovviamente torneremo sul progetto Griffith, i restauri che ogni anno presentiamo un po’ sulla falsa riga delle ultime edizioni.

MP: Pordenone o Sacile?

LJ: Io direi Sacile perché non ci sono per il momento possibilità di ritorno a Pordenone anche perché le cose che riguardano il destino del teatro Verdi sono ancora vaghe e quindi rimaniamo qua anche perché Sacile è una città ospitale, bella, si mangia bene, si vive bene e se ci fossero meno proiezioni avremmo anche più possibilità di apprezzarla di più; purtroppo siamo sempre pieni di cose da vedere e non sfruttiamo come si dovrebbe questo bellissimo centro.

“Giornate del cinema muto” appuntamento ormai fondamentali per gli appassionati del settore. Giunto alla 20° anno di vita porta ancora avanti il progetto Griffith, che vede protagonista il restauro delle pellicole del noto regista del periodo muto, insieme ad un’esposizione delle avangurdie più note e quelle provenienti dalle realtà geograficamente e culturalmente più distanti. Il Giappone, protagonista di quest’anno, ma anche la Cina , l’India l’ex Repubblica Sovietica mostrano il proprio archivio storico di pellicole mute.


Il successo di questo festival è misurabile anche grazie alla sua popolarità: la platea di spettatori presenti nelle scorse edizioni ed ancor più in questa si è arricchita di persone “non addette ai lavori”: semplici curiosi, nuovi appassionati o studiosi che hanno deciso di orientare la propria attenzione verso quest’aspetto poco noto del cinema.


Le giornate del cinema muto hanno istituito anche un premio che ogni anno viene assegnato a coloro che si dimostrano particolarmente attivi nella salvaguardia e nella diffusione del cinema muto, tale premio è stato assegnato finora a studiosi che hanno scoperto e riportato alla luce pellicole sconosciute, ma anche restauratori che hanno permesso la proiezioni di pietre miliari quali Napoléon, o a televisioni il cui palinsesto culturale dedica ampio spazio a pellicole di questo genere.

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