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Arte

Giancarlo Stacul

La ricerca del bello

Corrado Premuda (CP): Giancarlo Stacul, tu ti occupi di pittura, grafica, scultura, installazioni. Qual è tra queste la forma d’espressione artistica che prediligi?

Giancarlo Stacul (GS): Non ho preferenze specifiche. Mi piace sperimentare tecniche diverse a seconda del risultato che voglio ottenere, a volte separatamente, a volte in modo incrociato. Posso dire di ritenermi un artista fortunato in questo senso, dal momento che posso utilizzare a mio piacimento le tecniche più adatte per i miei lavori. La sperimentazione di nuove e inusuali tecniche e materiali è per me molto stimolante perché crea inizialmente nell’osservatore un momento di disorientamento che, poi, una volta intuito e assimilato il metodo tecnico, lo porta ad una maggior fruizione e comprensione dell’opera ed a un suo ulteriore arricchimento. Certamente l’uso delle tecniche deve fornire il massimo impatto visivo per rendere efficace il pieno raggiungimento e lo scopo finale dell’opera e l’uso della versatilità nelle tecniche è fondamentale soprattutto in questo ambito così vario e ricco di proposte e idee. Se pensiamo per un attimo a tutto ciò che è stato realizzato dall’antichità fino ai nostri giorni, dall’Oriente all’Occidente, si viene investiti da migliaia di capolavori che hanno arricchito la nostra cultura e continueranno a farlo. Cultura tanto più ampia quanto più la mente e la sensibilità dell’uomo sono aperte e pronte a recepire le diverse forme di tradizioni, culture dove non esistono né priorità, né conflittualità, ma continui scambi nel reciproco rispetto.

CP: Nelle tue opere si notano elementi futuristi rielaborati ma ci sono anche riferimenti metafisici e filosofici da cui mi sembra di leggere il tuo interesse per la storia dell’uomo e della società. In cosa consiste la tua ricerca artistica?

GS: Mi piacerebbe rispondere con una citazione da Depero:

L’arte non è forse la grande favola, il panorama delle leggende, la trasfigurazione dell’universo, l’apologia delle armonie, dei sogni, del mondo che si agita dentro l’anima eletta dell’artista e sognatore di eccezione?

Ogni opera è un nuovo mondo da scoprire e svelare. C’è sicuramente un ritorno alle proprie origini, non solo estetiche; ma anche e soprattutto filosofiche. Si pensi in modo particolare al pensiero presocratico, ad Eraclito, il padre del logos, della dialettica. Dobbiamo tenere presente che le fondamenta, le radici del mondo occidentale sono queste. Della civiltà greca mi interessa maggiormente la storia, il pensiero, più che l’aspetto estetico; quindi le basi più profonde, più speculative piuttosto che l’aspetto esteriore, l’ideale del bello classico cui attingere.

Da queste considerazioni nascono così le mie opere ispirate ai quattro elementi: acqua, aria, terra, fuoco. Svolgo la mia ricerca gettando uno sguardo particolare soprattutto al fuoco, elemento mobile per eccellenza, creatore e distruttore allo stesso tempo. Ho sviluppato diversi lavori su queste tematiche, quelli che credo più importanti e significativi sono: “Le sculture di fuoco” e il modello de “La macchina filosofale” che cercano di gettare un ponte tra il mondo contemporaneo e quello antico.

CP: Tra le tue opere più imponenti e significative ci sono le grandi sculture bronzee che hai progettato e realizzato per il palazzo della Friulia a Trieste. Cosa pensi degli interventi contemporanei nelle città europee per salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico? E in special modo dei lavori e dei progetti a Trieste?

GS: Salvaguardare e valorizzare il patrimonio artistico è essenziale per la nostra storia, soprattutto per l’Italia così ricca di opere d’arte. Nel tempo il concetto di museo è molto cambiato ed oggi è diventato, oltre che luogo di conservazione e fruizione delle opere, anche laboratorio operativo, di collegamento con musei nazionali e internazionali. A questo proposito mi viene in mente la fabbrica-museo del Beaubourg di Renzo Piano, l’ex stazione ferroviaria trasformata da Gae Aulenti nel museo d’Orsay, il restauro e la riapertura al pubblico di Villa Borghese. A Trieste, con la vecchia amministrazione c’è stato il recupero del lungomare di Barcola e Miramare, di piazza Unità, di piazza Libertà, ma abbiamo avuto anche il “tendone” della facciata della Sala Tripcovich. Con la nuova amministrazione si vorrebbe sostituire “Il Cantico dei Cantici” di Mascherini con la scultura di Guglielmo Oberdan. L’avvento al potere di nuovi politici, in qualsiasi epoca, ha comportato sempre purtroppo la sostituzione dei simboli del potere o della fede con degli altri nuovi o peggio ancora con abbattimenti di opere: si pensi alle statue distrutte dai Talebani. Quindi il fanatismo, l’ignoranza e l’intolleranza sono da sempre nemici della cultura e dell’umanità, in Asia, nelle Americhe, in Europa, a Trieste.

CP: Fin dalla preistoria l’uomo si è dedicato all’abbellimento degli ambienti e degli oggetti che lo circondano. Perché l’arte e il fattore estetico sono così importanti secondo te?

GS: Perché tendere alla bellezza, ricercarla costantemente nei secoli è ciò che rende l’uomo umano, vitale, introspettivo e lo consola della sua miseria. Immaginiamo per un istante un mondo senza immagini, senza musica. Quanta povertà, quanta solitudine! Per me la ricerca del bello, come pensano alcuni antichi, consiste nel ritrovare la mia metà sconosciuta, quella più interiore, quella che tenta di emergere, ma che quando ritieni di averla trovata ti sfugge di nuovo. Alla fine degli anni ’70 ho prodotto alcune opere di scultura e fotografia che rispecchiano questa terra. Uno dei lavori s’intitola “Alla ricerca dell’identità perduta”, un altro “Homo sapiens” (con tre varianti), un altro “Ri-conoscenza”. Ritengo e spero che l’uomo non smetta mai di ricercare se stesso attraverso il linguaggio artistico ed estetico perché se ciò avvenisse l’uomo perderebbe se stesso, diventerebbe arido e muto di fronte al mondo e a tutto ciò che lo circonda dentro e fuori di sé. L’arte non è morta né mai morirà perché se così fosse l’uomo perderebbe la capacità di sognare.

CP: Per il futuro hai intenzione di sperimentare nuovi canali comunicativi, come i video o Internet? Hai qualche sogno nel cassetto e qualche progetto che ti sei prefissato di realizzare?

GS: Ho diversi progetti. Alcuni riguardano il precedente periodo filosofico e cioè una serie di pannelli di grandi dimensioni riguardanti i quattro elementi, e “La macchina filosofale” in scala reale. Vorrei poi rinnovare il mio lavoro che sarà orientato sugli aspetti contraddittori dell’uomo, sull’apparenza e la mistificazione, su artificio e realtà, sul vero e sul falso usando tecniche diverse. Per tecniche diverse prevedo, saltuariamente, l’uso della fotografia digitale e del computer ma solo per una maggiore definizione dell’immagine o quale studio preparatorio. Ciò perché ritengo esista una certa massificazione dell’uso di tali mezzi, che non condivido e che purtroppo, troppe volte, supplisce alle carenze tecniche di qualche artista.

CP: Ti ringrazio e buon lavoro.

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