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Cinema

Sato Toshiki

Sospiri rosa

Abbiamo incontrato il regista pink, Sato Toshiki, presente a Udine assieme al collega e amico Zeze Takahisa, per proporre il film Moans from next Door . La quarta edizione del Far East Film Festival ha serbato una sorpresa lietissima quest’anno, inserendo nella normale programmazione questo ciclo di pink eiga giapponesi. La sezione riservata ai ‘film rosa’ giapponesi è stata pensata per dare la possibilità al pubblico italiano e occidentale di conoscere questo fenomeno totalmente unico ed esclusivamente giapponese.

Olivier Lehmann (OL): Vorrei sapere quali sono le regole che un pink eig a deve seguire per rientrare nella categoria.

Sato Toshiki (ST): Le regole sono poche. Innanzi tutto il film deve seguire le necessità di programmazione nelle sale. Infatti, esistono delle sale riservate ai pink eiga che propongono un programma di tre ore, dove vengono proiettati tre film. Quindi una delle prime regole riguarda il tempo; un pink non può superare l’ora, l’ora e dieci. Io tendo a girare film di settanta minuti.

La programmazione cambia ogni dieci, quindici giorni.

Un’altra regola riguarda le inquadrature delle sequenze di sesso. Infatti, pur palesando i corpi nudi dei personaggi, il regista deve fare attenzione a non mostrare le parti intime degli attori; nemmeno i peli pubici sono ammessi. Il sesso poi, è sempre soft, ovvero non si tratta di hardcore, dove gli attori copulano veramente… si tratta di recitazione.

Inoltre, le storie raccontate e la sceneggiatura devono parlare di vicende che riguardano entrambi i sessi. Quindi non si tratta di sceneggiature indirizzate ad un pubblico esclusivamente maschile. I problemi discussi dai pink sono eterogenei e spesso universali.

Martina Palaskov (MP): Vorrei adesso parlare del film, Moans from next Door, che, infatti, non comprende solo sequenze di sesso ma tratta di un problema vero che riguarda le giovani coppie giapponesi. Una trattazione del sociale quindi, che merita di essere discussa.

ST: Non soltanto per questo film, ma tutti i miei film, in generale, sono ispirati da fatti veri, di vita vissuta. Spesso quando piccole vicende o sottili sentimenti colpiscono la mia immaginazione, tendo a farne tesoro e inserisco le mie riflessioni nel film e nella sceneggiatura.

OL: Spesso i pink eiga mostrano i lati nascosti dell’intimità tra due persone. è questo forse un modo per combattere l’ipocrisia della società giapponese?

ST: La società giapponese e anche uomini della mia generazione si comportano spesso come il protagonista del mio film, atteggiandosi a superuomini ed evidenziando le proprie capacità sessuali. Tuttavia, ho notato che si tratta di facciata. Infatti dentro, nel profondo, gli uomini soffrono, come tutte le persone… come le donne. Questi uomini mi hanno sempre interessato. La psicologia infantile di queste persone è presente nel mio film.

Questa tipologia di uomo sta, tuttavia, scomparendo in Giappone. Trovo che gli uomini stanno un po’ cambiando. Essi comunicano maggiormente non soltanto con le donne, ma anche con le proprie famiglie. Spesso gli uomini non sentivano il bisogno di parlare con le proprie mogli. Adesso però incominciano a comunicare con le donne e con i figli. Ce ne sono ancora troppi però di uomini simili al mio personaggio…

OL: Che differenza c’è secondo lei tra i pink eiga di oggi e quelli prodotti negli anni settanta?

ST: Negli anni sessanta, in Giappone, nascono e prolificano tante produzioni di matrice indipendente. Ciò accadde poiché il sistema produttivo cinematografico entra in crisi, causa l’avvento della televisione. Non c’erano più a disposizione grandi budget per girare un film. I pink nascono proprio come incentivo per recarsi al cinema. Venivano prodotti più di 200 pink eiga all’anno contro i 100 che vengono prodotti oggi.

Trovo però, che negli anni sia stata concessa più libertà ai registi, offrendo dunque la possibilità di girare film di molti generi; il thriller pink, il gangster pink, il pink sociale… e via dicendo. Oggi possiamo, noi registi pink, girare solo un film all’anno, quindi ci concentriamo maggiormente sulla produzione, proponendo film più seri.

MP: Come lavora lei con gli attori e come dirige le sequenze di sesso che spesso possono creare degli imbarazzi? Inoltre vorrei sapere come l’opinione pubblica considera questo particolare genere cinematografico.

ST: Più che all’imbarazzo, dobbiamo stare particolarmente attenti a non rivelare i peli pubici e le parti intime. Quindi, mentre gli attori recitano, la regia si occupa di curare al meglio la qualità dell’inquadratura. Quando lo spettatore poi vede la pellicola, spesso non si accorge delle peripezie che i registi devono fare per seguire le regole imposte dall’Eirin (comitato di censura, ndr). Inoltre, anche se si tratta di softcore, le scene di sesso devono sembrare vere. Spetta quindi al regista scegliere le angolazioni perfette, le luci adatte, l’atmosfera consona per caricare le sequenza di verità. Gli attori, invece, devono stare attenti a come si muovono. Spesso devono muoversi e spostarsi lentamente per evitare di far vedere le proprie nudità.

Per quanto riguarda la seconda domanda, bisogna ricordare che negli anni ottanta anche le videocassette incominciarono a circolare, così le giovani generazioni imparavano a conoscere i pink comodamente a casa. Anche questo fenomeno però allontanò molto pubblico dalle sale cinematografiche. Tuttavia, c’è sempre una fedele fetta di pubblico che si reca al cinema per vedere i nuovi pink in uscita, a cui interessa seguire le produzioni di un dato regista, che si informa sulla filosofia e sulla natura dei pink eiga. Queste persone considerano i pink come film normali, a volte d’autore. Poi c’è chi preferisce sedersi al cinema e riposare durante la pausa dal lavoro. Si recano nelle sale come fossero dei bar. Parlo anche di uomini d’affari che prediligono le sale pink per rilassarsi e non parlare di nulla. Principalmente i pink vengono prodotti per questa fedele fascia di spettatori. A volte capita che la gente sia attratta dai manifesti dei film, che mostrano spesso le protagoniste dei pink nude. Il giudizio che la gente dà dei film è individuale. Chiaramente esistono le persone che considerano i pink materiale pornografico. Io sostengo che i pink non siano film pornografici. La sceneggiatura conta molto, e la figura della donna è molto importante, non viene ridotta a puro oggetto del desiderio.

OL: Di che colore vede il futuro dei pink eiga?

ST: Penso che i pink non moriranno, poiché c’è molta gente che segue con entusiasmo lo sviluppo del genere. Nonostante le videocassette e i DVD le persone continueranno a venire al cinema. Le sale riservate ai pink sono una dimostrazione di quello che sto dicendo. Se esistono sale riservate a questo tipo di proiezioni significa che esiste pubblico.

OL: Spera in una distribuzione internazionale, più soldi, più mercato?

ST: Chi gira pink eiga non lo fa per i soldi, ma per passione. Si tratta sempre di film indipendenti. Io personalmente non lo faccio per i soldi e quindi non mi preoccupo di una distribuzione internazionale. Mi fa piacere quando i miei film vengono visti da un pubblico mondiale, ma non credo che il genere pink possa essere distribuito all’estero. Si possono trovare in Europa delle videocassette mie, di Zeze e di un altro regista pink che si chiama Sato Hisayasu. La gente quindi, se si mette un po’ alla ricerca, trova del materiale pink… sono molto felice di questo.

MP: Ci parli del suo prossimo progetto e se ha intenzione di girare un film che non sia un pink eiga.

ST: Ho appena finito di girare un film ‘normale’. Si tratta di un film di suspense. A maggio voglio invece scrivere una sceneggiatura per un film, un pink. Spero di poter iniziare le riprese a giugno o forse luglio.

OL: Vorrei parlare del ruolo della donna nei pink, che differisce dall’immagine che di solito si vede nei film pornografici. Nei pink spesso è la donna a scegliere il proprio partner, ed è lei che ha potere decisionale.

ST: Abbiamo l’obbligo di filmare i corpi nudi delle donne, ma ciò non implica che debba essere trattata come un oggetto. La personalità della donna è molto importante, ed è anche una delle caratteristiche dei pink quella di dipingere un’interessante figura femminile. Io cerco sempre di rendere il mio personaggio, una donna affascinante e intrigante. Cerco di stuzzicare le fantasie dello spettatore proponendo una donna complicata e curiosa.

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