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Scrittura

Mary Barbara Tolusso

Sensualità

Christian Sinicco (CS): Quando il nostro vivere svolta improvvisamente verso la dimensione del sogno, un attimo prima di addormentarci nel nostro letto profumato e tra le coperte che amiamo, cerchiamo di toccare ancora quella realtà di pensiero o immaginazione che ci accompagna durante le ore di veglia, al lavoro, nei bar, per la strada del centro: pensieri o immagini di cui siamo coscienti.

Tuttavia succede anche ai pazzi di toccare questa realtà: la differenza tra noi e questi fuori di testa è che questi partono dall’inconscio in cui sono sprofondati per un errato gioco della mente, poiché in loro si sono invertiti tutti i meccanismi della psiche e realizzano la realtà delle cose dal sogno che vivono. Abbracciano il pensiero conseguendo dall’ignoto. Intendo dire che qualche volta ci è capitato di affermare stupiti che “Quel pazzo aveva ragione”, quell’individuo in discussione con una fantomatica regina di passaggio. Ognuno di noi in effetti si sente come una regina, si costruisce un io da regina di cui poi, ovviamente, smarrisce le coordinate. Succede così di incontrare il vero poeta, perso nei suoi pensieri, e spesse volte lo si confonde con uno di quei pazzi.

Kandisky pensava che una buona educazione all’arte appena nata, l’astratto, ci avrebbe portato a comprendere più facilmente il mondo dell’anima, l’inconscio. C’è da dire che l’astratto è già sufficientemente affascinante per alcuni mentre altri non fanno lo sforzo di allungare la vista. La poesia contemporanea, che la scuola conclude con il Montale alla “Ossi di seppia” creando ai giovani un vuoto di circa settanta anni — alla faccia di Kandisky — , non è morta. è da dire che nessuno si prende la briga di difenderla, di rischiare un giudizio, oppure critici fraudolenti la sbandierano a spada tratta per la misera somma di uno o più euro.

Approfittando dell’euro, nella speranza che questi critici si trovino un po’ in difficoltà nello stabilire la parcella, segnalo ai lettori di Fucine un libro molto interessante, “Cattive maniere”, edito da Campanotto, la cui autrice è Mary Barbara Tolusso… E, devo essere sincero, lei riesce a capovolgere la natura delle nostre rappresentazioni quotidiane, dei nostri pensieri. Com’è che fa questo effetto?

Mary Barbara Tolusso (Mary B): Io in verità mi accendo una sigaretta perché penso che questo sia un epilogo, dimostrabile dal letto in cui stiamo. In realtà tu mi poni una domanda e dunque un inizio. Intanto potrei dire di essere un po’ refrattaria a parlare di questioni di poetica,  però tu mi hai posto una domanda e quindi è educazione rispondere, nonostante le “Cattive maniere”. Non so se il libro stravolge o rovescia in qualche misura la quotidianità: il mio obiettivo era partire dalla quotidianità. Poi — il titolo indica una chiave di lettura doppia — volevo tornare anche alla ricchezza del contenuto, prescindere dalla forma anche se si sa che forma e contenuto non possono assolutamente escludersi. Quindi tornare a una sorta di carnalità dei versi, partendo dalla quotidianità — all’inizio sembravo penalizzata attraverso questa modalità, poiché mi era stato fatto notare l’uso di un andamento di diario, di confessione, di autobiografia, non avendo paura di citare spesso l’ “io” in vari autoritratti.

Oltretutto “Cattive Maniere” ha un altro scopo, un altro significato, che è un luogo comune: a quanto mi risulta dalla mia esperienza di vita, non brevissima, molto spesso i buoni sono i cattivi e i cattivi sono i buoni.

Però credo ci sia da fare una aggiunta poiché tu parli bene di rovesciamento della realtà. Credo che tu intenda una sorta di influenza onirica. Infatti i testi si lasciano molto influenzare da una sorta di surrealismo attraverso il mito, la fiaba, tramite Lewis Carroll,per esempio, a cui il libro è dedicato nella prima parte. Presentando delle immagini oniriche e fantastiche affondo radici nella quotidianità.

CS: C’è un messaggio sociale? Penso al fatto che fai vivere le mode che indossiamo, e questo punzecchia.

Mary B: Mi viene in mente una cosa che ha detto Ginsberg: “Solo i morti non sono impegnati.” Qualsiasi parola in poesia ha un certo impegno e poco conta se parla di guerre, di fame, di amore, di vita o di morte.

CS: Mi leggi una poesia per favore?

Mary B: Mi paghi?

CS: Sì, in qualche “maniera” ti pagherò.

Mary B: Va bene. Ne discutiamo dopo allora. Ti leggo “Identità scaduta”:

Spinte troppo deboli o troppo forti

inciampano su un corpo

che non sa più che farsene

     di piedi che vanno per conto loro

        piedi minorenni su cui non fare affidamento

          piedi sparsi tra la folla in cerca di memoria

troppo lontani dal cervello per esprimere

un parere qualsiasi
 

In fondo l’identità è soltanto

una formula linguistica

si dice io

solo di fronte a un altro
 

Questa è una mia rielaborazione di quello che è il famoso “Io è un altro” di Rimbaud, senza fare dei minimi paragoni. Ma il tema dell’identità di questi tempi, visto che tu parlavi di sociale, credo sia importante.

CS: Cosa pensi dei poeti contemporanei?

Mary B: Dobbiamo tornare indietro di almeno venticinque anni perché i poeti contemporanei sono il frutto di una data precisa. Il 1975 ti dice qualcosa?

CS: è l’anno della mia nascita.

Mary B: Vedi, questo è fondamentale, ma nel 1975 accaddero altre due cose: muore Pasolini e Montale vince il Nobel. E i giochi sono fatti. Si passa attraverso la neoavanguardia, Sanguineti, e altre scuole di cui si sa quella che avuto più fortuna. Ci sono autori moderni come Sereni e Bellezza che non hanno ancora avuto una giusta collocazione nel nostro panorama letterario.

CS: Di quelli più “nuovi” cosa mi dici?

Mary B: Dei contemporanei abbiamo bellissime cose come quelle di Zeichen, Magrelli, Cucchi. Molto è stato fatto nella poesia estera, latinoamericana, austriaca che in questo momento mi sembrano felici, anche se ho dimenticato nomi come quello di Patrizia Cavalli e di Antonella Anedda tra gli italiani.

CS: Arte e vita: dove sta la poesia?

Mary B: Una cosa è l’arte e una cosa è la vita. Per quanto concerne il giudizio di un’opera, la possiamo giudicare dall’ottica della letteratura e qualcuno lo fa anche dall’ottica della vita dell’autore. Da questa ultima prospettiva il giudizio non può stare in piedi perché potrei pensare a Caravaggio come ad un pittore che non faceva opere d’arte semplicemente perché andava, nella vita, ad ammazzare la gente. Sarebbe meglio tenere divise queste due cose. Se proprio dobbiamo parlare di arte e vita ti leggo una poesia di Fried, un poeta austriaco. Si intitola “Fermo proposito”. Questo per ciò che concerne l’arte:

Perché ci vogliamo

non solo cuorare

ma anche boccare

e pellare e vellare

e bracciare e senare e ventrare

e sessare

e di nuovo manare e piedare

Per ciò che concerne la vita…

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