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Scrittura

Valerio Massimo Manfredi

L’ultima legione

Corrado Premuda (CP): Siamo nel parco del Museo archeologico di Aquileia dove si è appena conclusa la presentazione del nuovo libro di Valerio Massimo Manfredi, “L’ultima legione”. L’autore seduto vicino a me è un autore di best-seller, uno degli scrittori italiani più letti, non solo in Italia ma anche all’estero,infatti è uno fra i più tradotti.

La vicenda di questo romanzo si svolge sullo sfondo del declino dell’Impero romano d’Occidente, quindi con dei richiami proprio anche ad Aquileia, dove ci troviamo oggi.

I suoi romanzi sono storie di evasione infarcite di tante nozioni storiche.
 Lei è docente, ricercatore, archeologo, studioso, c’è a volte la tentazione di insegnare qualcosa ai lettori o per lei è un momento puramente narrativo per raccontare la storia?

Valerio Massimo Manfredi (VMM): A me non piace l’idea dell’evasione perché non esistono prigioni e nemmeno quella della divulgazione che è un avvenimento della scienza. Io preferisco fare comunicazione scientifica oppure letteratura. Secondo me, trattandosi di letteratura, i libri si dividono in due categorie: quelli buoni e quelli cattivi, quelli che si leggono con grande partecipazione e quelli che non leggiamo, che rimangono negli scaffali. Io cerco di scrivere storie che parlino al cuore della gente, poi se alla fine le persone si ritroveranno arricchite di un patrimonio di conoscenza meglio, questo non significa infarcire le proprie storie di nozioni, per quello c’è altro; e poi le conoscenze, più che le nozioni, penetrano e si assorbono attraverso il tessuto narrativo se ci sono e se sono profonde. Altrimenti uno può infarcirne finché vuole e alla fine si ritrova con un’opera che non è né carne né pesce, né letteratura né saggistica.

CP: Le sue due carriere, quella di autore di saggi e studioso, ricercatore, archeologo, e quella di romanziere e narratore, navigano parallelamente o predilige una all’altra?

VMM: è abbastanza normale che una persona tragga il materiale della propria attività letteraria dalle proprie conoscenze. è una cosa molto comune, diffusa in tutti i paesi, fra quasi tutti gli scrittori. Sono semplicemente due mezzi diversi di espressione, la storia o un saggio storico procede per problemi, un romanzo procede per emozione.

CP: Il successo clamoroso che ha avuto la trilogia di Aléxandros ha cambiato la sua consapevolezza di essere un romanziere, visto che ora è un autore letto da tanta gente, anche da ragazzini, da persone che stanno studiando o frequentano la scuola?

VMM: Non in particolare. Un grande successo internazionale cambia la vita di una persona in quanto la espone a una quantità molto più grande di lettori e a una serie di risposte molto più frequenti e diffuse nei vari paesi del mondo. Per il resto non cambia nulla, io continuo a fare quello che facevo prima, con più fatica perché in questo momento c’è un’esposizione più grande con tutto quello che ne consegue.

CP: Il suo primo romanzo che ho letto, “La torre della solitudine”, mi è piaciuto molto soprattutto perché sono stato colpito dai tre livelli narrativi, cioè la storia contemporanea che comincia nell’età a noi contemporanea, che si rifà a un fatto del mondo antico, e poi al periodo medievale che fa da collante e aumenta il mistero. Secondo lei perché il mondo antico e le civiltà del passato sono così affascinanti e piacciono tanto ai lettori? Già nel Settecento — Ottocento con Gautier e il suo “Romanzo della mummia” è cominciato il forte interesse per le storie ambientate in epoche anche molto lontane da noi.

VMM: è abbastanza normale e istintiva la curiosità per paesaggi remoti, per situazioni esotiche, per civiltà che in gran parte restano misteriose, quindi penso sia un’attitudine normale dell’essere umano.

CP: Prima, durante l’incontro, qualcuno ha esposto il problema del revisionismo politico che a volte viene fatto a discapito di una civiltà piuttosto che nei confronti di un’altra. Lei, da studioso, ha una civiltà del passato che le piace particolarmente, che trova particolarmente interessante, forse più equilibrata delle altre?

VMM: Credo che ogni civiltà abbia le sue caratteristiche e queste caratteristiche dipendano da una quantità molto vasta di elementi, ambientali, tradizionali, culturali, di antropologia culturale, di situazioni materiali, climatiche, economiche, eccetera. Quindi non credo sia giusto e corretto fare delle classifiche su questa base. Mentre invece è corretto e augurabile che, comunque, chi conosce la propria civiltà cerchi di mantenerla e di proteggerla.

CP: Le faccio un’ultima domanda: vorrei sapere se c’è qualche impresa archeologica o viaggio che vorrebbe ancora fare o qualche personaggio storico che le piacerebbe affrontare.

VMM: No, non vorrei affrontare nessun personaggio storico perché non mi piace ripetermi. Ho fatto Alessandro e subito dopo infatti ho scritto un saggio sull’antica Atene, quindi una cosa che non c’entra nulla, e dopo ho scritto un romanzo ambientato in una zona periferica, in un ambiente piccolo, in una situazione moderna: mi piace cambiare. Per quello che riguarda l’attività di ricerca, diciamo che ognuno ha i suoi programmi che obbediscono anche a situazioni di routine, non è che necessariamente uno sogna imprese clamorose o stupefacenti. La ricerca è un’attività costante e paziente.

CP: Bene, la ringrazio molto per la sua attenzione.

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