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Omnia

Wag the Dog?

San Giuliano di Puglia

All’indomani dei fatti gravissimi di San Giuliano di Puglia, inevitabilmente (e vedremo se giustamente) seguiti dall’usuale coda polemica, sembra il caso di aprire con un messaggio di cordoglio ai famigliari delle vittime, che con ogni probabilità non giungerà a destinazione, ma che parte dalla redazione di Fucine Mute con la partecipazione più sincera.
Bravi i tifosi juventini con il loro striscione, un po’ meno il giornalista della Gazzetta che, sottolineando il minuto di silenzio accordato prima dell’inizio delle partite, prosegue in esercizi linguistici fuori luogo evidentemente consuetudine di una rubrica di parole (troppo, in questo caso) in libertà. Visto che ti chiami Marco Pastonesi e non Michele Serra, domandati una volta di più, e forse non basta, se il vezzo che distingue la rubrica ha senso dopo l’accenno indiretto ad una trentina di morti in circostanze evitabili: “al cimitero c’è il silenzio di tomba, in caserma il silenzio di tromba”, o i riferimenti ai giocatori che di nome fanno “Silenzi, Mutu, Mutarelli, Zito”.
Roba da rimanere come minimo sconcertati ed appendere fuori casa un “silenzio, si tromba”, nonché prendere i numeri di telefono e di conto corrente per la ricostruzione e giocarseli al lotto. Poi passa, ti rendi conto che la diffusione di un quotidiano non si traduce automaticamente in un modello esemplare di comportamento, e decidi di restare sulle tue antiche posizioni. In primo luogo invitando i lettori che ne hanno la possibilità a fare buon uso dei suddetti numeri.

In seconda battuta, domandiamo una volta per tutte la cortesia di astenersi dall’azione a chi ha ottenuto a suo tempo i vari tesserini di pubblicista e/o professionista per evidente e distratta intercessione divina. Procedo per punti perché certa gente ha la testa dura e mi rivolgo:

  • Alla giornalista del TG1 che chiede al Vigile del Fuoco “cosa si prova”, salvo ritirarsi imbarazzata cercando di colmare l’inatteso buco nella diretta causato dal fatto che il suddetto signore, che di mestiere rischia la vita, ti ha voltato le spalle e forse si è messo a piangere, provocando tra l’altro il silenzio dei colleghi.

  • Agli inviati in generale che domandano ai genitori “come si sente?”: indovinate un po’? Personalmente non credo benissimo. Evitate, per favore, di fomentare la nostra morbosità.

  • A coloro che pongono la domanda del tipo: “suo figlio è tra le macerie, ma pare ancora vivo. è preoccupato/a?”. Vedi sopra.

  • Alla redazione di Studio Aperto: visto che ci avete già risparmiato Liguori (grazie), proseguite sulla buona strada e togliete anche le colonne sonore e gli intermezzi soap tra i servizi.

    L’elenco sarebbe lungo, io non voglio fare la figura di colui che parla dal pulpito, e se la televisione ha bisogno di non sospendere Domenica In et similia piuttosto che prendere una risoluzione dettata dal buon gusto non sta a me additare; certo, c’è la raccolta di fondi che funziona, ben lungi tuttavia dal pensare che si tratti di un uso intelligente della tv. Insomma, chi ritiene che l’approfondimento tra la Venier e la Cuccarini possa definirsi esattamente un brainstorming? Ma se per ricostruire in Umbria, a suo tempo, bisognava acquistare le mattonelle firmate, evidentemente meritiamo Massimo Lopez opinionista per l’11 settembre e il prossimo editoriale lo faremo scrivere a Biscardi, onde garantirne integrità grammaticale e pacatezza.

    Le Petit Soldat di Godard

    Il 9 novembre si è svolto a Firenze il convegno “Nouvelle Vague ieri e oggi”, presentato dal Corriere della Sera come l’eventualità di un ripensamento sull’effettiva rilevanza storica del breve movimento francese, vissuto a stretto contatto con il contraltare della critica e con la sperimentazione sulle nuove “tecnologie leggere” di ripresa. Al di là dell’esito, di cui saremo curiosi di leggere, la sensazione di una necessità, storiograficamente ineccepibile, di rileggere e reinterpretare i dati del passato, si manifesta per contro nella frequente e talvolta acritica rivalutazione di ciò che non aveva certo goduto a suo tempo dei più lusinghieri riscontri. In un’epoca in cui il mito è qualcosa di effimero e di veloce consumo (vedi il convegno Gaiman, Bonelli, Castelli e Fornaroli dello scorso anno, tra l’altro ripubblicato su Fumo di China), in altre parole, spesso si prendono le ventimila lire senza passare dal via, ossia ci si vede appioppata l’etichetta di “cult” senza meritarla.
    Degenerazione della prassi consumistica? Forse, ma si tratta di un fenomeno che ha informato il nostro modo di pensare e di agire in maniera piuttosto radicale, e come tale riflettiamoci senza chiudere la questione in modo troppo spiccio. E infatti questo mese ne parliamo con Piergiorgio Pardo (“Le videgeneration”, intervista di Fabrizio Garau), che probabilmente (ma a volte, ci pare, con un pizzico di malizia) avverte la questione con minore preoccupazione; il tempo ci darà le risposte che oggi restano inevitabilmente in sospeso.
    Prosegue quindi il buon momento di Fucine Mute sul piano musicale, continua l’esplorazione di Rosanna Conte nel fermento (che Rosanna vorrebbe un po’ più vivace) del fumetto omoerotico e del suo mercato, e presentiamo in questo numero anche il secondo numero di TAG 17 dell’amico Carmine Amoroso: ok, è un amico, ma confido nella vostra onestà intellettuale per darmi atto che la recensione è tutt’altro che una sviolinata.

    Torniamo a Firenze: nessuno ha danneggiato i genitali del David, ma in compenso ci ha pensato la Fallaci a rompere i marroni. Scusate il linguaggio e il furto brutale di una battuta dall’ultima puntata di “Mai dire domenica”, ma era troppo carina per non riproporvela. Tutti – anche giustamente – a discutere con sufficiente giudizio sull’opportunità di svolgimento della manifestazione (ma nessuno si premura di prodursi in considerazioni circa il buon esito di Porto Alegre), sulla possibilità di danneggiamento di opere d’arte, sulla gestione del rapporto con le forze dell’ordine; e mentre c’è chi medita una soluzione, arriva la Fallaci che pontifica come un dio in terra e, sotto sotto, spera di sentir fischiare pallottole. Rimpiangendo forse, come il Lucio Lami dello scorso numero, la figura dell’inviato speciale che, in occasione del Social Forum, con scarsa onestà vorrebbe dipingere come l’inviato di guerra.

    Passando a cose e persone più serie, possiamo finalmente annunciare che l’archivio FUCINECORTI è finalmente on line tanto come diramazione di Fucine Mute quanto come progetto autonomo: un piccolo motore di ricerca, la possibilità di organizzare una propria cartella di preferiti, ed altro servizi rivolti all’utente sono direttamente verificabili dal link che trovate sulla colonnina di sommario. Ma siamo ancora in fase di ritocco: diteci cosa ne pensate, e non lesinate le comunicazioni via e-mail all’indirizzo che trovate sotto la mia firma.
    Oggi ho parlato un po’ meno del numero, lasciando alla vostra curiosità i pezzi forti del mese; mi permetto un’ultima segnalazione alle interviste realizzate da Christian Sinicco nel contesto di “Residenze Estive 2002” e da Matteo Danieli a Jorge Justo Padron. Scusate se è poco.
    E, visti i tempi che corrono, vi saluto con una vignetta di İzel Rozental, tratta dal libretto Non Comics! (Istanbul, 1999), che mi prendo la libertà di riprodurre. Un grazie alla mia amica Michaela Settimo che lo ha trovato e ha pensato di regalarmelo, sebbene ci incontriamo una volta ogni sei mesi.

    A presto (a maggior ragione, visto che dobbiamo uscire con due numeri prima di Natale).

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