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Musica

Ivan Cattaneo

Cattaneo faraonico

Nel corso della Stagione di Prosa del Politeama Rossetti di Trieste, per la sezione Musical ed in sostituzione dello spettacolo “Emozioni”, abbiamo potuto vedere “Joseph e la strabiliante tunica dei sogni in technicolor”; scritto da Tim Rice della popolarissima coppia Andrew Lloyd Webber-Tim Rice.
In un ruolo breve che è quasi un “cameo”, e con la consueta “carica” artistica ed umana, abbiamo potuto incontrare un protagonista della musica italiana come Ivan Cattaneo, da troppo tempo assente e quindi salutato alla “prima” triestina da un sincero applauso a scena aperta.

Riccardo Visintin (RV): È veramente con grande e sincero piacere che diamo il benvenuto a Trieste a un personaggio che ne avrebbe e ne avrà da raccontare: Ivan Cattaneo.

Ivan Cattaneo (IC): Ciao a tutti. Sono emozionatissimo, perché con Riccardo è una cosa familiare. Le Fucine sono sempre piene di cose creative, a partire dalla grafica meravigliosa (osserva la cartella stampa di Fucine Mute, ndr): già da questo si capisce che è un prodotto buono.

RV: Bisogna dire che siamo di fronte a uno degli artisti italiani più importanti, uno che ha sperimentato di più in Italia. Una persona che ha dato tanto alla musica, all’arte e alla pittura — come ci dirà lui, è un artista a trecentosessanta gradi — e forse, mettiamo questa nota polemica, meno ha ricevuto. C’è stato un lungo oblio, Ivan, quali sono le cause?

IC: Tantoho voluto dare e tanto non mi hanno capito, perché purtroppo ho avuto successo solo attraverso degli “incidenti”, tipo la “zebra a pois”, il revival, eccetera… però non ho mai avuto un successo mio, meritato, proprio come artista — come si direbbe oggi — multimediale, perché io ho cominciato ventidue anni fa con la T.U.V.O.G. art (TattoUditoVistaOlfattoGusto, ndr) che, se ci pensiamo bene, non è altro che la multimedialità odierna, perché univo i cinque sensi — la vista, il tatto, il gusto tutti mescolati insieme — ed erano linguaggi uniti che ora troviamo nei computer e in discorsi a tutto tondo, a trecentosessanta gradi. Però allora non era capito e adesso forse faccio un po’ più di fatica perché chiaramente il mercato è diverso: infatti purtroppo spesso io dico che i cantanti sono come dei calciatori alla fin fine… quando arrivano a trent’anni per i discografici sono vecchi. Però i discografici non si accorgono che la creatività dura fino a novanta, cento anni: pensiamo a Picasso o Salvador Dalì o altri personaggi. Invece noi siamo legati a un mondo, quello della musica, che, come diceva Nanni Ricordi, il quale ha lanciato me e tutti i cantautori, è un sottomondo: fa ancora fatica ad avere forza di suo.

RV: Ivan, io questa mattina stavo scrivendo il mio saggio su di te; con grande piacere, perché sono stato e sono un tuo grande fan e, mentre risentivo uno dei primi tuoi dischi che ho ascoltato…

A questo punto Ivan Cattaneo mostra alle telecamere il saggio:”Eccolo qua, lo leggerò con dovizia questa notte prima di addormentarmi!”

Lo dico in apertura di domanda allora, perché temo di dimenticarlo: Ivan Cattaneo è un artista generoso, a differenza ti tanti altri suoi colleghi che non nominiamo, perché è una persona che si spande e si spende…

IC: … Purtroppo sì, ad esempio anche nell’ultimo disco (“Il Cuore è Nudo… e i Pesci Cantano!”) sono stato molto, troppo generoso, perché in un solo cd c’erano ventun canzoni, e questo è sbagliato dal punto di vista discografico, perché ad esempio Battiato o Giuni Russo mi dicevano che loro non fanno assolutamente più di otto pezzi, altrimenti il pubblico viene troppo bombardato, però per me è un fatto proprio di generosità, il voler dare delle cose che ho, anche se poi il mercato non accetta questo tipo di discorso.

RV: È bellissimo perché ci stiamo passando continuamente la palla, fammi fare questa domanda che poi andiamo a ruota libera. Ero bambino quando è uscito un disco bellissimo che si intitolava “2060 Italian Graffiati”, rivoluzionario, ne hai parlato tu prima, e poco dopo è uscito “Ivan il terribile”, che è una sorta di radiografia di Ivan Cattaneo, con le dediche dei film, questa poesia, questo viaggio continuo tra passato e futuro, un bric-à-brac, anche se termine che io non amo, allora io ti chiedo: ti sei reso conto di questa tua innovazione , da cosa viene questo tuo gusto onnivoro, e unico in Italia?

IC: Io cercavo difare dei parallelismi fra l’arte e la musica, e quindi i collage che facevo con la carta cercavo di farli anche con la musica: mettevo insieme Maria Goretti con Orietta Berti, Che Guevara; facevo queste cose col gusto della citazione e per me era molto importante. Infatti uno dei dischi miei che preferisco è, dove faccio tutti questi collage, anche se devodire che forse il mio preferito è “Superivan”, fatto con la PFM, dove c’è sperimentalismo insieme alla voglia di comunicare con la gente, dove quindi sono meno difficile. I pezzi di revival invece sono una cosa a parte: c’è la novità che per la prima volta venivano trattate delle cose “sacre”, ma dimenticate, non è come adesso che tu accendi la tv e a “Buona Domenica” ti cantano “Sei diventata nera”. Nei primissimi anni ’80 gli anni ’60 non erano ricordati, era un periodo scomparso, non c’era la moda del revival, che è venuta fuori proprio negli anni ’80, per cui adesso c’è il recupero dei Settanta e degli Ottanta stessi, della disco… La voglia di riscoprire, di ritornare sui propri passi, è venuta negli Ottanta, prima non c’era. Io ho analizzato e studiato bene tutte le mode del Novecento, e c’è stata ad esempio “l’egittomania” degli inizi del secolo, perché Carver aveva scoperto la tomba di Tutankhamen; oppure la moda delle “cineserie”… Ma l’idea del recupero proprio di un periodo storico, è venuta fuori negli anni ’80.

RV: Un ultimo frammento di passato prima di dedicarci all’oggi… C’è un tuo collega, credo anche tuo amico, Alberto Camerini, con il quale hai condiviso anche delle esperienze, che mi diceva: “Sai, una volta c’ero io, Ivan Cattaneo, Eugenio Finardi…”. E ora? L’hai detto tu Ivan, hai un’esperienza più che ventennale, quindi dal tuo punto di vista come ti poni di fronte a musicisti come i Bluvertigo o i Subsonica, che secondo me hanno sentito certe cose tue, dei Matia Bazar, dei Krisma…

IC: Io sono molto amico dei Bluvertigo e loro si rifanno proprio agli anni ’80, chiaramente con una ventata di cose nuove, però la matrice estetica sono gli anni ’80.

L’altro giorno ho incontrato Giorgia per la prima volta e lei mi ha fatto un sacco di complimenti, mi ha detto che sono stato il suo punto di riferimento, che era in debito con me, e questo mi ha fatto molto piacere. Probabilmente in quel periodo, volente o nolente, ho dato degli input alla gente: mi ricordo che anche Dolce e Gabbana mi hanno detto che sono stati molto influenzati dal mio comportamento. In effetti ero l’unico a fare determinate cose. C’era Renato Zero, ma tutto su un altro versante, quello dello spettacolo, della scena e basta. Io prendevo anche dal sociale, arrivavo da Londra e dal punk, non c’era solo l’aspetto teatrale, bensì anche quello sociale.

RV: Grazie Ivan sei stato veramente molto simpatico, ma a questo punto sarebbe un sacrilegio non parlare del musical…

A questo punto Ivan Cattaneo richiama lo sguardo della telecamera verso le sue curiose calzature di scena: “Mi devo mettere questi calzari, vedi, sono la cosa più difficile del musical. Impiego mezz’ora per allacciare questi cosi. E mezz’ora per slacciarli. Poi ci sarebbe la parrucca del “faraone Elvis”, e altri piccoli aggeggi”

Sei contento di aver fatto l’attore? Com’è nata questa esperienza? Come l’hai decisa? D’amblais, detta alla francese?

IC: Bellissima esperienza. Per me è un po’ come fare il servizio militare; io sono un po’ anarcoide, sono abituato a lavorare da solo o col gruppo, quindi per me è un’esperienza nuova, bellissima, e poi devo dire che non ho responsabilità, per la prima volta! Di solito addirittura devo smontarmi da solo tutti gli strumenti che porto sul palco. Questa volta io arrivo come un impiegato, timbro, mi vesto, nel secondo tempo entro e poi esco tranquillo e senza problemi. è molto tranquilla come cosa.

RV: GrazieIvan. Se vuoi dire qualcosa in chiusura…

IC: Ciao a tutti, collegatevi a Fucine e collegatevi anche al mio sito, se mi volete spedire delle e-mail. Adesso passo all’operazione trucco!

Il materiale iconografico dell’articolo è contenuto nel sito http://www.ivancattaneo.it è protetto da copyright. Per un eventuale utilizzo, anche parziale, delle immagini o dei testi, è necessaria la preventiva autorizzazione

Il saggio di Riccardo Visintin su Ivan Cattaneo

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