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Fumetto

Daniele Brolli

Diabolik e la forza del “nero”

Immagine articolo Fucine MuteFumo di China (FC): Brolli, Quali sono gli ingredienti che ancora oggi, dopo quarant’anni, ne decretano il successo?

Daniele Brolli (DB): Diabolik è un archetipo: tocca i desideri e le funzioni del sentimento fondamentali delle persone. L’amore senza limiti per Eva, ad esempio. Oppure il successo ottenuto attraverso il furto, che agisce sul lato morboso. O gli stratagemmi messi in campo: cosa si inventerà questa volta? Senza dimenticare che Diabolik si può celare dietro chiunque. Eppoi il Re del Terrore è molto letto dalle donne, grazie al rapporto che ha saputo creare con Eva e alla caratterizzazione grafica ben riuscita, gli occhi, seducenti e misteriosi in primis.

FC: Le celebrazioni per il quarantennale, insomma, hanno reso omaggio ad un character in piena forma…

DB: Diabolik è un vero personaggio. Come Tex, Zagor e pochissimi altri, eroi che il tempo non cancella.

FC: è rimasto però l’unico esempio di nero italiano.

DB: Kriminal e Satanik non hanno retto, Diabolik sì grazie a idee valide. Non è un personaggio del quale si può cucinare una storia: o c’è una idea forte alla base (un colpo geniale, una fuga sensazionale, un trabocchetto originale) oppure è meglio lasciar perdere.

FC: è anche l’ultimo erede del formato pocket, insieme ad Alan Ford.

DB: La dimensione tascabile oggi forse rappresenta un limite, mentre negli anni Sessanta era tipica del fumetto nostrano.

FC: Degli esordi, però, il criminale delle Giussani ha perso l’efferatezza, la cattiveria. Per un autore “nero” come Brolli…

DB: Ricordo molte storie memorabili, caratterizzate da grandi colpi e da altrettanto grandi fughe. Storie cruente e cattive, spietate e ciniche, nelle quali Dabolik non si arresta di fronte a nulla, quasi un precursore dell’omicida seriale alla Hannibal. Dotato cioè di un’intelligenza superiore a qualsiasi avversario.

FC: Alla quale Ginko è costretto ad inchinarsi…

DB: Diabolik gioca a scacchi con le vite degli altri e tante volte sembra lo faccia anche con l’ispettore.

Immagine articolo Fucine Mute

FC: Citi un albo tra i tanti.

DB: Colpo alla cieca, scritto da un lettore per giunta. Vi si respira la ferocia primordiale, condita però dalla tipica intelligenza che caratterizza un eroe nero affascinante come Diabolik, capace di sedurre le sue vittime.

FC: E se volessimo rintracciare elementi diabolici nella letteratura? Ci aiuti a costruire un percorso di lettura.

DB: Tanto per cominciare i libri di Thomas Harris, da Drago Rosso ad Hannibal. Poi un nero americano come Cornell Wooldrich, e David Goodis. E ancora i sedici romanzi Richard Stark, l’autore (sotto pseudonomino) del criminale Parker, capace anch’egli di farsi ricostruire il volto. E per finire le storie morbose di intrighi familiari firmate da Ron McDonald.

FC: Scusi, Brolli, lei che ha curato tante antologie nere, non ha citato alcun italiano…

DB: Scerbanenco, per via di alcune atmosfere.

FC: La ritroveremo in coppia con Diabolik?

DB: Ho scritto un soggetto, per il prossimo attendo una buona, nuova idea.


La pubblicazione del presente articolo è gentilmente concessa dal mensile Fumo di China, che ci ha fornito il testo inedito nell’ottica di una collaborazione che commemori anche on line in quarantennale di Diabolik.

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