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Scrittura

La poetica di Seamus Heaney

“l’artista è il custode dei valori umani d’integrità e tolleranza, qualità estremamente necessarie, oggi, nel Nord.”
(S. Heaney, 1963)

Fortuna letteraria

L’espressione “fortuna letteraria” è particolarmente idonea a descrivere il percorso compiuto dall’opera di Seamus Heaney nell’arco di un ventennio. L’assegnazione del Nobel per la Letteratura, nel 1995 a questo autore, mentre rappresentava il massimo tributo a un’arte poetica che aveva saputo guadagnarsi un successo di portata mondiale, focalizzava l’attenzione dell’opinione pubblica su tutta la poesia irlandese contemporanea prodotta nel nord dell’isola, e dunque, in modo indiretto, sui primi seri tentativi di una sistemazione politica del conflitto civile in nord-Irlanda. È legittimo affermare che la fama di Heaney sia in buona parte dovuta anche alla sua capacità di rendere conto intimamente di un fenomeno sociale quanto mai problematico e attuale come quello nord-irlandese dei Troubles.

Immagine articolo Fucine Mute

Il Nobel per la Letteratura era stato conferito, in passato, ad altri tre scrittori irlandesi, W.B. Yeats, G.B. Shaw e Samuel Beckett. Tuttavia, quella era la prima volta che un tale riconoscimento andava a un autore cattolico dell’Irlanda del Nord, proveniente da quell’area territoriale e politica dell’isola denominata Ulster britannico. È a Belfast, infatti, che risiedono le radici culturali della poesia di Heaney, una poesia che afferma il valore collettivo delle esperienze vissute dal poeta e dal suo gruppo di appartenenza e che vive di incessanti allusioni alla guerra civile.

In tal senso, le drammatiche circostanze storiche che si erano determinate nel 1921 a seguito dell’aspra guerra di Indipendenza e che, successivamente, erano venute fissandosi in laceranti opposizioni politico-religiose, si rispecchiano a volte obliquamente, altre in modo esplicito, nelle analisi che Heaney offre delle dinamiche del conflitto e delle sue ripercussioni sulla psicologia del singolo e della collettività. Tali precarie condizioni rimasero paradossalmente stabili per un lungo arco di tempo, fino agli anni Sessanta, quando l’equilibrio mantenuto dalle fazioni in lotta cominciò a disintegrarsi con estrema violenza.

Immagine articolo Fucine MuteNell’opera di Heaney, dunque, la lirica personale affonda le sue radici nel sistema di valori della comunità interpretativa, rappresentando, in tal modo, la possibilità di una relazione feconda tra il poeta e la sua audience. Come nell’opera di Thomas Hardy, John Clare e Robert Bridges, la scrittura poetica non viene confinata all’ottica del singolo ma votata alle narrazioni della gente comune, arricchendosi di una matrice popolare fatta di tonalità musicali desunte dalle folk-songs * irlandesi. È come se Heaney desse voce alle “masse mute” a cui attribuisce conoscenza e consapevolezza, e dalle quali riceve in cambio una sorta di mandato sociale. Sebbene questi legami di significazione coincidano strettamente col territorio, Heaney prospetta un’emancipazione dai limiti che la forte appartenenza a un nucleo impone.

La qualità che garantisce questa capacità di “sconfinamento” è un’elevata consapevolezza poetica che mantiene vivo un contatto con le più alte tradizioni letterarie europee, pur fondandosi sul patrimonio di una collettività contadina che tramanda da secoli una memoria essenzialmente orale.

Poetica

 

” … come poeta tendo verso la ricerca di un ritmo, nel senso che il mio sforzo è affidarmi alla stabilità conferita da un ordine di suoni musicalmente soddisfacenti.”
(Seamus Heaney, Crediting Poetry, Discorso di accettazione del Nobel , Stoccolma, 1995)

Seamus Heaney non ha rinunciato al progetto di cogliere la totalità del reale in forza dello spirito lirico — una speranza che il mondo contemporaneo non nutre da tempo — e lo fa lavorando su minimi elementi. La sua poetica può essere definita della memoria superstite nella misura in cui essa viene riattivata su dei ritrovamenti, siano essi semplici oggetti dell’infanzia e del lavoro rurale, come un pennello da imbianchino, un vecchio sofà, l’altalena, la pietra molatrice, camion e trattori, o reperti archeologici d’inestimabile valore, quali elmi, spade, salme mummificate di mitici eroi, rinvenute nel fondo delle paludi nordiche.

La questione, già affrontata da Yeats, della necessità di garantire la sopravvivenza della lingua irlandese è centrale al discorso heaniano in quanto, tramite la lingua si manifesta ed esprime l’identità del singolo e della comunità dialogante. Nella seconda parte della raccolta North, (da cui sono tratte le 12 liriche nella traduzione italiana pubblicate nell’antologia Ripostes del 1993, da me edita, Gli uomini sono una beffa degli angeli) fa perno su questi argomenti che l’autore successivamente sistema e risolve nella raccolta di saggi di critica letteraria The Government of the Tongue.

La particolarità che emerge dalla trattazione di questi soggetti è la presenza, nelle liriche più pregnanti, di domande formulate in modo esplicito e rivolte al “noi” del gruppo di appartenenza. Con l’impiego sistematico di questo pronome, Heaney sembra attribuirsi la piena legittimità a porsi come autorità morale per il rinnovamento dell’identità culturale nazionale, un’identità che sappia rimanere in costante e fecondo contatto con la tradizione.

Immagine articolo Fucine Mute

Non si tratta di un semplice sentimentalismo delle origini, ma di un preciso impegno etico nei confronti di una comunità da secoli in lotta per la difesa e il recupero della propria dignità al costo della vita dei suoi stessi membri — una battaglia che il poeta non manca di sottoporre a una costante riflessione critica che sottolinei la frizione esistente tra arte, politica e società: “Da quel momento in poi, le questioni poetiche spostavano la loro attenzione dalla mera realizzazione di un’icona verbale soddisfacente a una ricerca di immagini e simboli adeguati alla nostra fede politica” (Preoccupations). Seamus Heaney sembra al contempo disapprovare il contegno letterario di quei poeti della postmodernitá che rimangono intenzionalmente astorici, come sospesi in un eterno presente che annienta non solo la lotta ideologica, ma i presupposti stessi dello scrivere, come testimonianza, schieramento:

E a questo ammontano le buone notizie:
questo principio del sopportare, del far buon viso
a cattivo gioco e dare il proprio appoggio dovendo solo

controbilanciare con il proprio ciò che è intollerabile
negli altri, dovendo sopportare
qualsiasi cosa sia stata concordata e accettata

contro il nostro migliore giudizio. La sofferenza
passiva fa andare in tondo il mondo.
Pace sulla terra, uomini di buona volontà, tutto ciò

porta bene finché l’equilibrio tiene,
il piatto sorge fermo e lo sforzo dell’angelo
si prolunga fino a un grado sovrumano.

(S.H., Schierandosi)

L’impressione ricavata dal lettore è che l’autore tragga ispirazione da eventi e passioni innanzitutto private, ma a una valutazione più accorta giungerà a una poetica che dagli ambiti puramente autobiografici si trasferisce a quelli di esperienze proteiformi e collettive; che insomma parli nel codice idiomatico di una data collettività (cattolica, come da esempio ‘Pace sulla terra, uomini di buona volontà ‘). È questa tendenza a determinare la forte tensione di Heaney verso le “ragioni” della lotta dei cattolici irlandesi. Si può allora confinare Heaney all’immagine del bardo produttore di forme poetiche volte alla resistenza politica? No, infatti, nel 1972, la pressione esercitata dall’opinione pubblica affinché il poeta abbracciasse ufficialmente la causa nazionale, indusse Heaney ad abbandonare il Nord per stabilirsi con la sua famiglia, a Wicklow, nella Repubblica d’Irlanda e difendere il principio della fondamentale autonomia dell’artista.

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