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Omnia

Ipotesi e rilancio

sconosciuto

Nel divagare intorno ad un numero che da lungo tempo si trovava in incubazione – ricordo i primi tentativi di indagine da parte di Christian Sinicco sulla giovane poesia italiana, e le prime ipotesi strutturali sul relativo percorso editoriale – vorrei concedermi un po’ di spazio per una breve commemorazione cui credo di tenere particolarmente, se l’impellenza del ricordo è pari almeno al desolato stupore con cui ho appreso la notizia.

Mi riferisco alla scomparsa di Manuel Vasquez Montalbán, critico, giornalista, poeta e soprattutto scrittore-gourmet, che dell’investigatore-gourmet Pepe Carvalho aveva fatto un personaggio tanto amato dal pubblico – e da Camilleri, come dimostra chiaramente il cognome del suo commissario – quanto vituperato dalla RAI in nome del politicamente corretto e in virtù dell’insipienza dell’adattamento.
Tra le poche voci di dissenso contro il regime franchista, da militante del Psuc Montalbán conobbe il carcere; da uomo di mezza età conobbe invece la disillusione elargita a piene mani al suo personaggio cardine, che soffre del forzato qualunquismo di chi ha sperato senza smettere di stare all’erta, osservatore sempre vigile come dimostrano i primi accenni al nuovo “Il millennio” che dovrebbe uscire in due volumi.
Disillusione fu anche la mia, quando credetti all’estensore della quarta di copertina dell’edizione italiana di “Ricette immorali”, non così facilmente eseguibili come il retro del libro pareva promettere; ci mancherà Pepe, ci mancheranno gli spaccati della Barcellona dei mercati e dei quartieri poveri, ci mancherà il suo sublime attaccamento ai piaceri della vita.

Ritornando all’argomento cardine di Fucine Mute 57, la giovane poesia italiana, l’interrogativo si sposta dal ruolo della critica e dell’editoria a quello in genere delle forme di promozione culturale, sentendoci ovviamente chiamati in causa e coinvolti nel piacere e nella responsabilità della partecipazione; ottima quindi la selezione operata da Christian Sinicco i cui risultati vi saranno proposti nel corso dei mesi a venire, e quantomeno gradito il ritorno sulle nostre pagine di Maurizio Cucchi e di Michelangelo Camilliti, due operatori culturali i quali, in diversi ambiti, ricoprono ruoli chiave in sintonia con una dichiarazione di intenti sulla cui lunghezza d’onda desidereremmo porci senza riserve, come delineato nell’introduzione allo speciale.

Non è compito mio, tuttavia, approfondire contenuti e peculiarità dell’iniziativa, che andrà illustrandosi da sé e che probabilmente assumerà forme ancora diverse da quelle che possiamo prevedere al momento, al di là del fatto che i contenuti del numero si rivelano per ora sufficientemente esaustivi da non richiedere più di tanto ulteriori sviluppi in questa sede; la prima fase, introduttiva, si riassume forse nelle prime battute del bell’intervento di Cucchi che si dimostra sufficientemente ottimista per lasciare ben sperare, smitizzando in parte anche la questione relativa al recupero/guadagno di lettori (ma il problema della critica e della lettura non è anche un falso problema fumettistico? Bello sarebbe indagare anche su un raffronto di supposte editorie in crisi; e a questo punto, assente il fumetto su FM57, un secondo ricordo, stavolta per Oreste del Buono; il terzo e stavolta edito, in ritardo eppure doveroso, per Giuseppe Pontiggia).
Critica, editoria, tematiche rispetto alle quali proponiamo il nostro intervento invitando alla partecipazione chi avesse opinioni competenti a riguardo; e, se posso svelare un piccolo “dietro le quinte” redazionale, ero rimasto inizialmente spiazzato, per diversa sensibilità rispetto all’interpretazione di uno stile differente dal mio, dalla scheda a corredo dell’approfondimento di Sinicco ove si afferma che l’autore, rispetto appunto a tali problematiche, stava “cercando al contempo delle soluzioni”.
A mio modo di vedere Fucine Mute, nella validità delle sue proposte culturali, è stata per indole consapevole dei propri meriti in corrispondenza di una modestia (nel senso di umiltà, non di pochezza) nell’approccio: ha ragione il nostro caporedattore nell’indicare la via dello slancio e l’ora del confronto vero ed aperto, spesso latente nelle diverse manifestazioni del panorama culturale nostrano; ma al tempo stesso non amo rinunciare – senza per questo tirarmi indietro – all’ambito del dubbio, dell’ipotesi, del rilancio.

Ma leggete attentamente il saggio e capirete che, se al contempo si tenta di tracciare una strada con linee talvolta ben marcate, lo spazio è ampio per la partecipazione di ognuno, e questa breve sottolineatura del mio stato d’animo trova più di un riscontro negli intenti del pezzo. Perché la nostra indagine è stata lunga e meticolosa, ma solo oggi viene inaugurata nella forma della proposta unitaria e continuativa: le soluzioni, pertanto, le troveremo tutti insieme strada facendo.

Io mi congedo, lasciando la parola a Fucine Mute 57, mentre vi scrivo dall’insolitamente limpido clima di Bruxelles, che già ha visto la prima nevicata. Vi saluto con un ricordo affettuoso per Trieste, la mia casa degli ultimi nove anni, mentre la mia vita sta cambiando e lo farà in maniera forse più vertiginosa nel corso dei prossimi mesi. Ipotesi e rilancio, dicevo: al dubbio, in questo caso, lascerò se possibile ben poco spazio.

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