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Scrittura

Marcela Serrano

Quel che c’è nel mio cuore

Immagine articolo Fucine MuteCorrado Premuda (CP): Marcela Serrano è a Trieste come presidente di giuria alla diciottesima edizione del Festival di Cinema Latinoamericano. Qual è il suo rapporto con il cinema? Un suo libro è stato portato sul grande schermo, le piacerebbe scrivere la sceneggiatura per un film?

Marcela Serrano (MS): La mia relazione col cinema… per me è un amante! Non mi sposo col cinema ma come amante va bene. Mi piace molto guardare i film ma non sono un’esperta. Non ho mai scritto una sceneggiatura, perché sento che è esattamente l’antitesi del romanzo, e io sono essenzialmente una romanziera. Non sarei capace di scrivere per il cinema, me l’hanno offerto e ho sempre rifiutato.

CP: Quest’edizione del Festival di Trieste è dedicata al presidente Allende. Nel suo ultimo romanzo, “Lo que està en mi corazòn” (“Quel che c’è nel mio cuore”, pubblicato in Italia da Feltrinelli, ndr), lei parla di tematiche politiche. In Sudamerica la società è ancora così fortemente legata e dipendente dalla politica e dagli scontri ideologici?

MS: In Sudamerica la libertà sociale non sta in cima ai valori, noi dobbiamo sempre cercarla. Per cui è molto difficile svincolarsi dalla politica. Questa è la grande differenza tra l’Europa e il Sudamerica. Noi abbiamo ancora problemi in campo sociale anche se negli anni ci sono stati sviluppi della situazione. Adesso in Cile c’è l’anniversario del golpe militare e la figura di Allende risulta importante per la rivendicazione del popolo cileno alle prese con la dura dittatura di Pinochet, che cercò di sfruttare la sua immagine per fini diversi. Ma sento che il tempo ha dato completamente ragione ad Allende.

CP: La letteratura cilena in questi anni ha regalato tre grandi autori: Marcela Serrano, Isabel Allende e Luis Sepùlveda, tradotti in tutto il mondo. Qual è secondo lei la caratteristica che dà una marcia in più alla letteratura cilena? Perché è così amata?

MS: Forse ciò che abbiamo in comune Allende, Sepùlveda ed io è la capacità, o la voglia, di raccontare storie che sono frutto dell’immaginazione, pur essendo inserite nella realtà della nostra società. Probabilmente questo insieme di fantasia e politica rende interessante quello che scriviamo.

CP: Lei ha trascorso un periodo della vita a Roma durante il suo esilio e quindi conosce l’Italia, che cosa le piace della letteratura italiana?

MS: Ho due grandi amori nel vostro paese: Alessandro Baricco e Antonio Tabucchi. Leggo tutto ciò che scrivono, li seguo con molta attenzione. Questo per quanto riguarda l’oggi. In generale, pensando alla figura di Lorenzo il Magnifico e al Rinascimento, sento che l’Italia ha proposto da sempre cose bellissime: in tutte le arti, non solo in letteratura, c’è un’attenzione per la figura e una ricercatezza che mi affascina tanto.

Immagine articolo Fucine Mute

CP: Lei è figlia d’arte, entrambi i suoi genitori sono scrittori. Però lei ha cominciato a pubblicare libri solo recentemente, anche se la sua vocazione esisteva fin da quando era piccola, al punto che ha scritto il suo primo romanzo ad undici anni. Come mai per tanto tempo ha tenuto per sé questa passione?

MS: Mi sono dedicata per anni alla scrittura, ma poi l’ho accantonata per dedicarmi alla pittura perché la credevo essenziale nel mio cammino. Poi ho capito che dentro di me avevo il desiderio e la necessità d’essere scrittrice e di pubblicare storie. Tutto ciò che ho fatto prima mi ha naturalmente arricchita e non lo rinnego.

CP: Per finire vorrei sapere se al momento sta lavorando ad un nuovo romanzo, se sta scrivendo qualcosa…

MS: Sì, da un anno sono chiusa a casa per terminare un romanzo che dovrebbe uscire tra pochi mesi.

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