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Musica

Carinou: “Bound”

cover“Bound” è il primo album dei Carinou, ovvero la band di Frederik Soderlund e Maggie Elving.
Soderlund, oltre che essere un produttore, ha fondato e partecipa a diversi progetti: tra gli altri, Puissance, insieme a H. Möller, è una creatura proveniente dal mondo Cold Meat Industry, forse più nota a causa di (doverose) polemiche politiche che per l’effettivo valore musicale; Octonimos è black metal, Tripwire è invece un tentativo originale e quasi perfettamente riuscito di fondere drum’n’bass e atmosfere cupe di lontane origini industrial (se può interessare, il primo e unico album, “Intellavoid”, torna spesso a girare nel mio lettore).
Anche Maggie Elving fa il mestiere del produttore, inoltre viene presentata come una sorta di prodigio del programming nell’ambito della musica pop ed elettronica.

L’album

“Bound” è un disco che fonde electro-pop con chitarre lorde e pesanti. Il primo termine di paragone sono gli Orgy, la band che ha dato una veste metallica alla geniale “Blue Monday” dei New Order. Altre similitudini, anche se più azzardate, possono essere tentate col progetto “ohGr” del cantante degli Skinny Puppy, oppure coi Ministry e i Nine Inch Nails. Probabilmente, nel celebrare il loro “patrigno” degli Eighties Gary Numan, Marilyn Manson e lo stesso Trent Reznor (il primo ha proposto in passato una sua versione di “Down in the park”, il secondo di “Metal”) avevano già tracciato la strada percorsa dai Carinou. Per non parlare poi dei Fear Factory di “Cars”. Dunque, la capacità innovativa non è straordinaria, ma l’efficacia è indiscutibile: il primo pezzo — “Vivid” — è esemplare, grazie all’attitudine vocale di Soderlund, a un riff potente e immediato, e a tastiere ed effetti con quel pizzico di oscurità che non disturba. Il testo sufficientemente — forse volutamente — “facile” (Make me believe that I´m the one, just like a dream that I´ve never had/You tell me nothing that I haven’t heard before/And that you try to make me think that it could possibly be true/is not the type of joke that I could just ignore) aiuta a memorizzare una canzone già di per sé intrigante, rendendola un potenziale singolo. Seguono questa linea stilistica “Whore”, più lenta e malinconica di “Vivid”, “Trust”, col suo inizio moderato e la sua improvvisa esplosione, e la title-track, introdotta da un magistrale giro di synth. “Mistress”, che nel chorus diventa inaspettatamente — e forse troppo — mielosa, chiude questa serie.
Differente invece è “Purge”: elettronica, minimale e ossessiva, sembra qualcosa uscito da “The Downward Spiral” filtrato dai Puissance. Il testo è ugualmente molto “reznoriano”, in virtù di quell’accostamento tra sesso e omicidio piuttosto tardo-adolescenziale, ma che certe volte può toccare le corde giuste. Per inciso, tutti i testi di “Bound” sono l’applicazione del nichilismo di Soderlund alla classica storia d’amore: una sorta di versione intimista, più o meno riuscita, del “pessimismo storico”dei Puissance.
Le due tracce conclusive, “Chris” e “Dead”, si trovano tra drum’n’bass e breakbeat: sebbene il messaggio rimanga negativo, sono chiaramente immerse in contesto più soave, perché Maggie deve aver detto di più la sua e perché c’è un cantato che ricorda quello di Neil Tennant dei Pet Shop Boys. Questi due pezzi suonano leggeri e orecchiabili, dimostrando la natura “aperta” del progetto, ma è un peccato non aver provato ad incrociare le loro sezioni ritmiche con la pesantezza delle chitarre.
“Alone”, una sorta di scarna ballata, rende ancora più vario l’album, ma non è memorabile. Lo stesso discorso vale per “Carinou”, fragile ed eterea, ma forse non nelle corde interpretative di Soderlund. In attesa di vedere quanto la nuova entrata Sofie Svenson inciderà sul percorso il gruppo, rimane la sensazione che il processo di “contaminazione” musicale non sia interamente completo, nel senso che alcuni episodi risultano un po’ isolati dagli altri, ma, in sintesi, “Bound” è né più né meno un’intossicante farmaco pop che può dare una forte dipendenza. Leggere attentamente le

Avvertenze

cover, dettaglioC’è una discussione che si sta creando intorno a “Bound”: si dice che quest’album rappresenti un’ingiustificata e inaccettabile svolta commerciale di Soderlund, in apparenza un feroce misantropo dedito esclusivamente a sonorità malate ed estreme. Non c’è nulla di cui stupirsi invece. Se si osservano le cose con un po’ di distacco, e soprattutto con un po’ di disincanto, balza immediatamente all’occhio l’assoluto eclettismo di questo ragazzo, testimoniato dall’eterogeneità sonora dei suoi gruppi, in primis Tripwire, che già qualche anno fa risultava decisamente accessibile, di fatto dance, pur nella sua coraggiosa sperimentazione. è strano accusare di basso marketing uno che ha pubblicato il drum’n’bass di “Intellavoid” con la polacca Fluttering Dragon, etichetta che si occupa di musica industrial. Non era esattamente la scelta migliore per raggiungere i fan di Roni Size e Goldie… Inutile poi annoiare qualcuno dicendo che, secondo alcuni intransigenti, sia già dimostrazione di trasformismo, più che di versatilità, anche il solo fatto di tenere un piede nel metal (Octonimos) e uno nel dark ambient (Puissance). Inoltre, poiché Soderlund stava mettendo in piedi il suo studio fin dai primi album realizzati insieme Möller, è ipotizzabile che questo fatto sia stato un nuovo impulso ad aprirsi a nuove realtà e instaurare le più disparate collaborazioni.
Carinou — fin dalle note biografiche di Maggie — è dichiaratamente presentato come qualcosa di pop, come sbocco di creatività inesprimibile in altri ambiti. è ormai costume diffuso quello di creare più progetti paralleli per confrontarsi con diversi tipi di musica. Per rimanere nell’ambito dell’etichetta della band, la code666, il bassista degli indecifrabili, sperimentali e unanimemente osannati Manes, suona la chitarra in un gruppo di monolitico death metal; per citare la label che ha lanciato i Puissance, la Cold Meat Industry, e parlare di qualcuno noto a Fucine Mute, si pensi alla quasi schizofrenia creativa di Magnus Sundström, diviso tra la musica classica di The Protagonist e l’industrial noise di Des Esseintes. Senza parlare del mainstream, per il quale valgono le considerazioni di Soderlund stesso (in sede d’intervista) a proposito del mondo dell’hip hop.

È sufficiente sapere quello che si vuole.

Tracklist: 1. Vivid / 2. Purge / 3. Whore / 4. Alone / 5. Trust / 6. Bound / 7. Mistress / 8. Carinou / 9. Chris / 10. Dead


Vivid” mp3 from code666 forum


Intervista con Frederik Soderlund (english version)


www.code666.net

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