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Musica

Mick Karn: “Each Path a Remix”

coverOgni volta che mi appresto a scrivere un articolo su Mick Karn, Steve Jansen o Richard Barbieri, mi riprometto di non nominare i Japan, ma poi, alla fine, è inevitabile cadere in quella trappola. Strani meccanismi, quelli mentali.
I Japan pubblicarono nel 1978 il loro primo album, “Adolescent Sex”, ed il loro ultimo nel 1981. Non occorre essere geni in matematica per realizzare che questa band sia nata, cresciuta, cambiata, abbia dato il suo meglio ed il suo peggio in un arco di tempo che dura poco più di cinque anni, se consideriamo anche quelli della gavetta, precedenti all’uscita del loro primo disco. La data del loro scioglimento è significativa: proprio quel 1981 che vedeva la nascita di band che sarebbero diventate storiche nel panorama musicale mondiale. All’apice del loro successo, dopo aver sfornato un paio di capolavori come “Gentlemen Take Polaroids” e “Tin Drum”, quando il più vecchio di loro aveva l’impressionante (perché mostruosamente giovane) età di vent’anni, quando avevano le platee inglesi e giapponesi ai loro piedi, i Japan decisero di andare ciascuno per la propria strada. Le ragioni dello scioglimento sono varie, sia di carattere personale (chiamiamolo “scambio di una fidanzata non apprezzato” quando David Sylvian, cantante del gruppo, ha iniziato una relazione con Yukka Fuji, all’epoca compagna di Mick Karn, il bassista) sia a causa di uno scontro di personalità artistiche troppo forti: Mick e David avevano entrambi delle splendide idee, ma inevitabilmente quelle del secondo sembravano prevalere su quelle del primo. Però il “forse” è d’obbligo, perché se le voci sono state tante, e le dichiarazioni a caldo dei diretti interessati sono state più che acide, d’altro canto attorno alla band sono nate anche altre storie che non si è mai capito se fossero solo leggende metropolitane o realtà. Tant’è. Comunque, ciò che a noi interessa è quello che è successo dopo il 1981. Da quel momento i nostri Fantastici Quattro hanno intrapreso delle carriere soliste che stanno portando avanti ancora oggi, a distanza di più di vent’anni. Eppure manca il decollo. Dal loro scioglimento in poi ciascuno degli ex componenti dei Japan ha inciso una marea di album come solisti, ed hanno inoltre accumulato una serie di collaborazioni con altri artisti famosi che forma una lista talmente lunga da risultare pressoché impossibile da stilare senza rischiare di saltarne qualcuna. Alcuni anni fa hanno anche provato a riunirsi tutti e quattro per un album che era decisamente in stile Japan, anche se non è uscito con il nome del gruppo. Come se suonare di nuovo assieme con il nome che li aveva resi famosi significasse incastrarsi a vita. Come se volessero sottolineare che sì, erano sempre loro quattro ma non erano assolutamente più i Japan. Mah. Misteri dell’arte. D’altro canto, forse non è un caso se il secondo album che Mick ha pubblicato come solista portava il titolo di “Dreams Of Reason Produce Monsters”. Della serie: cerchiamo di non ragionarci sopra troppo.

Mick KarnIl grande mistero dei Japan è: com’è possibile che un gruppo che ha prodotto in tutto cinque album, di cui solo tre veramente belli dall’inizio alla fine (se escludiamo le compilation ed i live), che è durato per un tempo infinitamente piccolo rispetto alle carriere di gruppi che hanno fatto la storia e che si è sciolto più di vent’anni fa continui ad essere più famoso ed ad esercitare più fascino di due decenni di onoratissime carriere soliste? Eppure è così. Entrate in un qualsiasi negozio di dischi che sia solo decentemente fornito e troverete i CD dei Japan. Andate poi all’elenco alfabetico, e forse troverete qualcosa di David Sylvian, anche perché si sa, il front-man è sempre il front-man. Ma cercate sotto Karn, Barbieri, Jansen e troverete il nulla cosmico. Il perché resta ragione sconosciuta. Un paio di settimane fa, David Sylvian ha fatto un mini-tour di tre date in Italia in compagnia del fratello Steve Jansen. La cosa è passata pressoché sotto silenzio. Personalmente confesso di averlo saputo in lieve anticipo solo perché sono stata informata della cosa direttamente dall’entourage di Steve. Poi ho avuto occasione di scorgere un piccolo trafiletto che annunciava il concerto di Venezia e successivamente una recensione dello stesso. E qui il cerchio si chiude, tornando al punto iniziale. Perché ogni volta che scrivo un articolo su Mick, Steve o Richard cado anch’io nella stessa trappola, parlando di loro come “gli ex-Japan”. Mick ne parla malvolentieri, di quel periodo, e posso anche capirlo. è un’etichetta che è rimasta loro appiccicata per sempre, anche se ciò che fanno ora è distante anni luce dalla produzione del gruppo.

La prova, se ce ne fosse ancora bisogno, è l’ultimo CD di Mick, intitolato “Each Path A Remix”. I lettori di Fucine troveranno il titolo familiare, perché, infatti, qualche tempo fa ho recensito il lavoro precedente che s’intitolava “Each Eye A Path”. È uscita ora una versione particolare di questo lavoro, che però onestamente non si può certo dire sia una sua copia con qualche variazione sul tema. È molto di più. Tanto per cominciare, i brani non sono presentati nello stesso ordine, il che già contribuisce a dare un nuovo tocco al lavoro. Inoltre, ogni traccia, oltre a cambiare vagamente nel nome, vede la collaborazione di musicisti eccellenti. Così, il primo brano di “Each Eye A Path”, intitolato “Up To Nil” e magnificamente cantato da Mick stesso, con i vibrati di basso che l’hanno reso famoso a fare venire la pelle d’oca per la loro bellezza, diventa un brano più ritmato, chiamato “Re-Nil”, dura molto di più e vede il suo cambiamento anche grazie a Yoshihiro Hanno, un nome familiare ai fan dei Japan… no… ai fan di Mick Karn & Co.

Mick Karn, photography by Jeff Cottenden“The Salmon Of Knowledge” diventa invece “Knowledge Suspended”, ed è fatto in collaborazione con l’italiano Claudio Chianura, anche lui una vecchia conoscenza. E così via, per tutti gli altri brani, che vedono, tra l’altro, le collaborazioni di David Torn (in “The Never Forgotten Night We Met The Puppeteer” ed in “Pupeteer Night”), di Richard Barbieri (“Angel’s In The Asylum”) ed addirittura di Ryuichi Sakamoto in “Big Left”.
“Each Path A Remix” è un CD che può essere sicuramente consigliato anche a chi avesse già comprato il lavoro da cui trae origine, proprio perché diverso eppure familiare, ma sicuramente può stupire ed essere amato da chi non avesse ancora aggiunto “Each Eye A Path” alla propria collezione. Per quel che riguarda il discorso reperibilità… visto quanto abbiamo detto prima, nel caso non lo troviate nei negozi potrete sempre rivolgervi alla Casa che lo distribuisce in Italia, ovvero la Materiali Sonori il cui sito è www.matson.it.

Mick Karn su Fucine Mute


Tracklist


Up to nil
The salmon of knowledge
Latin mastock
The forgotten puppeteer
My mrs t
Angel’s got a lotus
Serves you rice
The night we never met
Venus monkey
Left big

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