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Musica

Ludovico Einaudi

Melodia del tempo

Immagine articolo Fucine MuteCompositore di consolidata fama, pianista, curioso viaggiatore. Ludovico Einaudi appare come un uomo schivo, distinto, ben conscio però del peso che il suo nome ha ormai raggiunto dopo essere comparso sui cartelloni delle più importanti istituzioni musicali internazionali, come il Maggio Musicale Fiorentino, il Lincoln Center di New York e la Queen Elisabeth Hall di Londra.
Il cammino solitario di questo poliedrico esecutore, la cui produzione spazia dal repertorio classico, alla World Music per sfociare in quella che è stata definita Border Music, ha inizio negli anni ’80, quando, dopo aver scritto brani cameristici o sinfonici come Per vie d’acqua e Rondò, entrambi diretti dal suo maestro Luciano Berio, si concentra sulla ricerca di un linguaggio più libero, in grado di assorbire culture e influenze sonore diverse, tra cui il rock, riprendendone l’immediatezza e la carica emotiva.
È questo il periodo in cui realizza Time Out, spettacolo multimediale di 60 minuti nato dalla collaborazione con Andrea De Carlo che ne firma i testi e messo in scena nel 1988 dalla compagnia americana “Iso Dance Theatre”, riscuotendo un grande successo in Italia, negli Stati Uniti e in Giappone. Il tema principale dell’opera è il tempo concepito come entità astratta con le sue variazioni. In Time Out dice Einaudi “ho pensato ai ritmi indipendenti che circolano nell’universo, siano questi umani, vegetali o planetari, a stratificazioni parallele che scorrono su binari che forse non si incontreranno mai, ma di cui qualche volta possiamo percepire la presenza”.
Dopo Time Out l’esperienza con la danza prosegue. Nel 1990 Einaudi collabora alla rappresentazione intitolata The Wild Man, commissionata dall’“Oregon Dance Company”, ed infine nel 1991 orchestra The Emperor, balletto di 25 minuti eseguito dall’Iso Dance Company.

L’eclettismo di questo compositore lo porta ad interessarsi, non solo al teatro ma anche al cinema. Dopo aver ideato la colonna sonora di due film di Michele Sordillo (Da qualche parte in città e Acquario con il quale nel 1996 ha vinto una “Grolla d’oro” come miglior sound-track) musica Treno di Panna, unico lungometraggio realizzato da Andrea De Carlo (1998), Giorni Dispari di Tominick Tambasco (1999), Un delitto impossibile di Antonello Grimaldi, Fuori dal Mondo e Luce dei miei occhi di Giuseppe Piccioni, Le parole di mio padre di Francesca Comencini, Alexandria di Maria Iliou e nel 2004 Sotto falso nome di Roberto Andò per il quale gli è stato attribuito un premio al Festival di Avignone.

Nel 1992 esce Stanze, un ciclo formato da sedici pezzi che Cecilia Chailly esegue con l’arpa elettrica raggiungendo una profondità armonica ed un’effervescenza strumentale indimenticabili. “Ciascuno di questi brani è paragonabile ad una stanza della casa. Ognuna ha un proprio carattere ed un senso compiuto e ogni elemento dell’arredamento è privo di orpelli e scelto con cura, così da poter dare valore anche allo spazio”, afferma dell’album lo stesso Einaudi.

Il 1995 è invece l’anno di Salgari-per terra e per mare, nato in origine come balletto è diventato strada facendo una combinazione di parole, musica movimenti e immagini. Commissionato dall’Arena di Verona e ispirato alle opere dello scrittore veneto, il lavoro si avvale della collaborazione di Andrea De Carlo che ne scrive i testi, delle coreografie di Daniel Ezralow e delle scene e proiezioni di Jerome Sirlin. Attraverso l’andamento circolare conferito allo spettacolo dal ritorno dei motivi musicali e visivi, Einaudi affronta temi universali quali il viaggio e la morte.

Immagine articolo Fucine MuteNell’ottobre 1996 viene pubblicato da BMG Ricordi il cd intitolato Le Onde, un ciclo di ballate per piano solo ispirate a Virginia Woolf, dove il movimento del mare diviene il simbolo della vita stessa.
In una nota riportata nel libretto che accompagna l’album, Einaudi dice: “Se questo progetto fosse una storia, sarebbe ambientata sul lungomare di una spiaggia lunghissima. Un bagnasciuga senza inizio e senza fine. La vicenda di un uomo che cammina lungo questa riva e forse non incontra mai nessuno. Il suo sguardo si sofferma ogni tanto ad osservare qualche soggetto o frammento portato dall’acqua, le impronte di un gabbiano solitario, un granchio. Il paesaggio è sempre la sabbia, il cielo, qualche nuvola, il mare. Cambiano solo le onde, sempre uguali, sempre diverse, più piccole, più grandi, più corte, più lunghe”. Uscito nel Regno Unito nel maggio 1998 e lanciato da Classic Fm Radio, questo lavoro entra subito nelle classifiche inglesi, vendendo quanto un disco pop. Alcune delle ballate (Le Onde, Ombre e Canzone popolare) vengono scelte dal regista Nanni Moretti per la colonna sonora del film Aprile.

Dopo E. A. Poe, progetto di 30 minuti per accompagnare la proiezione di film muti, nel 1999 esce Eden Rock, composizione per pianoforte, archi e duduk armeno che, traendo ispirazione dal romanzo Tenera è la notte di Fitzgerald, prosegue la ricerca einaudiana tesa a realizzare una sorta di suite costituita da brevi canzoni strumentali separate che acquistano unità e tensione nell’insieme. Einaudi afferma di aver deciso di collaborare con Djivan Gasparijan, virtuoso del duduk (strumento tradizionale armeno che ricorda un piccolo oboe ed è fabbricato con legno di albicocco) “per sottolineare quanto le radici popolari di aree come la regione caucasica o balcanica siano molto più simili e connesse a quelle dei paesi mediterranei di quanto si creda comunemente”.

Una leggera profondità contraddistingue le undici ballate per piano solo che nel 2001 vengono raccolte nell’album I giorni. Brani come In un’altra vita, Stella del mattino, Limbo, Inizio, riaffermano l’interesse per le strutture temporali, da cui nasce il titolo del cd, mentre Melodia africana incarna la sottile nostalgia per gli spiriti che popolano questo luogo geografico. Eco lontana di un antica canzone del 1200 intitolata Mali Saijo appartenente al repertorio Mandè e ascoltata di sfuggita alla radio in Mali durante un viaggio in macchina in compagnia dell’amico musicista Toumani Diabate, Melodia africana scandisce l’idea del ciclico ritorno, suggerito dalla comparsa di tre variazioni sul tema e dalla struttura ad anello della composizione stessa.
“Cinque anni dopo Le Onde ho deciso di concentrarmi nuovamente sul piano solista. In seguito ad un periodo ricco di sperimentazioni desideravo tornare ad una dimensione più concentrata e solitaria. Sebbene ognuno dei pezzi abbia un senso già di per sé, essi sono intimamente legati da connessioni melodiche e armoniche. È necessario ascoltare l’intero album per comprendere appieno il messaggio”, racconta il pianista.

Immagine articolo Fucine Mute

Einaudi fa ritorno in Africa nel gennaio del 2003, recandosi nella piccola oasi di Essakane a circa 70 km da Timbuktù per partecipare al terzo Festival del Deserto, un importante appuntamento che celebra la cultura dei Tuareg del Sahara. Il viaggio è segnato dall’incontro con Ballaké Sissoko, virtuoso della kora, con il quale si esibisce durante la rassegna. “Dalla prima spedizione in Mali”, spiega Einaudi, “il mio rapporto con quel pezzo d’Africa si è intensificato, al punto da organizzare una serie di concerti con Ballaké sfociati poi in un cd che abbiamo registrato a febbraio al Teatro Putrella di Longiano in Romagna, dove ci siamo ritirati una settimana per comporre ed eseguire nuove partiture per piano e kora. Ho un’attrazione fortissima per certi suoni e per la struttura della musica tradizionale del Mali. La kora, la disponibilità di Ballaké, i giorni a Timuktù, mi hanno convinto che questo incontro è destinato a proseguire”.

Coronamento di un’annata ricca di concerti e di apprezzamento da parte del pubblico (la raccolta Echoes vende nella sola Inghilterra 80.000 copie), il 2003 segna l’uscita del primo live dopo sedici anni di carriera: La scala Concert 03 03 03, registrato al Teatro Arcimboldi di Milano. Oltre ad una lunga dedica in forma di suite all’album I giorni, il cd contiene una selezione dei pezzi più famosi realizzati per il grande schermo (Fuori dal mondo, Alexandria, Giorni dispari), nonché una toccante cover di Lady Jane dei Rolling Stones. Così Einaudi racconta la genesi dell’album: “Circa una decina di anni fa, dopo aver lavorato a lungo per diverse formazioni strumentali, ho cominciato a sentire il desiderio di suonare io stesso le mie musiche dal vivo. Limitarmi a scrivere isolato in uno studio mi sembrava troppo astratto e distante; sentivo la necessità di un rapporto più diretto con la musica e con chi la ascolta, avevo bisogno di essere al centro della magia e dell’emozione che si possono creare solo durante un’esecuzione dal vivo. È più o meno con lo spirito di una persona che canta le proprie canzoni che ho iniziato a fare concerti. Nel pianoforte ho trovato una casa che mi sembra di aver costruito con le mie mani, disegnandone una ad una le stanze e scegliendone con cura i materiali e i dettagli, con la libertà di metterci dentro l’essenza di tutte le esperienze che ho vissuto e le cose che ho amato”.

Il 27 settembre 2004 uscirà Una mattina, una composizione per piano solo dove compaiono anche tre pezzi accompagnati dal violoncello. Questo strumento ad arco, suonato magistralmente da Marco Decimo, armonizza il motivo tracciato dal piano (in Resta con me), si esprime liberamente (in Dna) oppure duetta con l’altro strumento (come in A fuoco). Il suono del pianoforte, uno Steinway B-211, è puro e caldo, con una qualità melodica presente nell’intero album che lo accomuna alla voce umana in un canto.
Brani come Leo, Dolce droga, sembrano delle arie, altre musiche, come Ora, Nuvole nere, Nuvole bianche, hanno dei crescendo dinamici e marcati, mentre Ancora, il brano più lungo, è un’improvvisazione costituita da una variazione su di un semplice tema che sorprendente nella varietà di sfumature in cui è riproposto. A proposito di Una mattina, Ludovico Einaudi ha dichiarato: “Anche questo lavoro è una raccolta di canzoni legate tra loro da una storia, ma a differenza degli altri miei album essa non appartiene ad un tempo remoto ma parla di me stesso, della mia vita, delle cose che mi circondano. Penso al mio piano che ho soprannominato Tagore, ai miei figli Jessica e Leo, al tappeto Kilim arancione che illumina il soggiorno, alle nuvole cha passano lente come navi nel cielo, al sole che entra dalla finestra, alla musica che ascolto, ai libri che leggo e a quelli che non leggo, ai miei ricordi, a ciò che amo”.

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Fucine Mute ha incrociato per un attimo Ludovico Einaudi al termine dell’intenso concerto del 4 agosto presso la Villa Manin di Passariano dove il pianista ha presentato in anteprima il nuovo album.

Michela Cristofoli (MC): Come nasce la passione per la musica per lei che proviene da una vera e propria “casa di libri” e che nelle sue opere rievoca questo mondo, penso allo spettacolo sulla figura di Salgari per l’Arena di Verona, o al titolo dell’album Le Onde che rimanda a Virginia Woolf?

Ludovico Einaudi (LE): Il mio amore per questa disciplina proviene dal ramo materno perché mia madre suonava il pianoforte mentre suo padre, mio nonno, scriveva partiture, era direttore d’orchestra ed anche pianista, per cui credo di aver preso da loro questa passione. Devo dire però che i libri diventano sempre una fonte di ispirazione e di riflessione che aiuta ad arricchire anche la parte musicale.

MC: Molte delle sue composizioni sono state utilizzate come colonne sonore per il cinema. Nanni Moretti, ad esempio, ha scelto dei pezzi da Le Onde per Aprile. Inoltre lei ha composto musiche per Piccioni, per il film tv Dottor Zhivago di Campitoti. Volevo domandarle quanto è importante per lei il tema, la linea melodica, e se questa è generata più spesso dall’interpretazione di una richiesta del regista o se è autonoma e precede la fase di montaggio del film.

LE: I casi sono molto diversi, a volte la musica può nascere prima, a volte il film è finito ed i registi hanno bisogno dell’accompagnamento all’ultimo momento perché non sanno come organizzare la colonna sonora, per cui mi sono trovato in situazioni disparate e quindi anche a lavorare in modi diversi. Ognuno ha sua una caratteristica o una qualità per la quale dico che non è necessario iniziare prima o dopo perché poi, a seconda delle situazioni, mi sono trovato bene e mi sono divertito. Addirittura anche quando usavano musiche che avevo già composto e che semplicemente funzionavano bene per il lungometraggio.

MC: Nella sua discografia si nota un’alternanza tra progetti intimi, solitari, come Le Onde o I giorni e collaborazioni molto aperte con altri artisti, come Cecilia Chailly per Stanze o come Ballakè Sissoko, a cosa è dovuta questa versatilità?

LE: Amo molto stare da solo, ma mi piace anche, ogni tanto, così come accade quando mi dedico al cinema o alla danza, collaborare con altri musicisti. Adesso sto suonando con un violoncellista, Marco Decimo, che aveva registrato con me alcuni pezzi di Eden Rock, poi a novembre riprenderò a suonare con Ballakè. L’esperienza con questo maestro della kora ha aperto tutto un mondo dell’Africa che sto esplorando da un po’ di tempo, ci sono stato due volte, da lì è nata Melodia Africana. Cerco di crescere anch’io e di trovare degli stimoli da fuori che mi diano ricchezza perché non c’è nulla di così importante come imparare dagli altri.

MC: Per l’album I giorni, come diceva, si è ispirato alla musica africana, ma ascoltando Eden Rock vengono in mente alcune sonorità di Peter Gabriel e la musica rock.

LE: Il rock l’ho sempre ascoltato, sono nato in mezzo a questo genere musicale e credo che non smetterò mai di seguirlo.

Immagine articolo Fucine MuteMC: Dopo un live come La Scala Concert 03 03 03 sta per uscire Una Mattina. Per quest’album è tornato nel chiuso della fucina, ma dopo il concerto di stasera abbiamo scoperto che ha scelto la compagnia di Marco Decimo.

LE: Nell’album, che esce in Italia il 27 settembre, ci sono alcuni brani con il violoncello ed altri dove sono da solo, per cui è un mix, però è registrato al Piccolo di Milano. Anche per La Scala Concert comunque, pur esibendomi davanti ad un pubblico, ho deciso di lasciare fuori gli applausi e i rumori, li ho inseriti solo alla fine perché mi sembrava più intenso dare spazio alla musica per poterla ascoltare meglio.

Si ringrazia il presidente della ProLoco Villa Manin di Passariano, Giampaolo Piccini, per la preziosa collaborazione.

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