// stai leggendo...

Scrittura

Il tempo, la memoria, l’addio

Immagine articolo Fucine Mute«…a volte basta fermarsi un attimo a riflettere, a ricordare l’amore che c’è stato per ricominciare. Quando c’è stato si può ritrovare. La preziosità dimenticata per lungo tempo improvvisamente riappare. Sì, vale la pena fermarsi, pensare al calore dimenticato… riscoprire noi stessi. Solo ciò che non è stato non si può ritrovare…»: già, il tempo, la memoria, l’amore, l’inizio e la fine, l’addio, il ritorno… che cosa si potrebbe chiedere di più ad una raccolta di racconti come questi di Antonietta Benagiano (Fermare il tempo, Edizioni dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli), in tempi non solo, non tanto di ‘prosa debole’ (come si potrebbe chiamare riprendendo un sintagma da tempo vulgato in filosofia), ma proprio di ‘para-letteratura’ (come dicono i Francesi)?

Già, perché oggi, grazie anche ad ‘editori-non editori’, i tempi della letteratura — nel senso che dicevo supra: ‘para-letteratura’; o meglio: ‘anti-letteratura’ — li dettano testi (più che ‘romanzi’) che ruminano i tópoi del più bieco ‘televisionese’ (ci si passi lo spericolato neologismo), e per di più nel più trito linguaggio da rotocalco, o giù di lì: fotoromanzi, insomma, più che romanzi.

Ma la letteratura è un’altra cosa: la letteratura è, prima di tutto, una questione di stile, ovvero di lingua, ovvero di forma. La letteratura è inesausta innovazione sul filo che non si smarrisce della tradizione. Ogni opera d’arte, come dice Lausberg, è «una raffigurazione “mimetica” (che ricostruisce, generalizza, rende evidente ed eleva) dei contenuti che illuminano l’esistenza»: insomma, una gnoseologia estetica ed un disvelamento.

Già, l’arte, l’arte: la coscienza più alta e lucida della società, quella che un tempo era degli antichi profeti, moderna sacralità d’una società tragicamente segnata, come direbbe Benjamin, dalla perte d’auréole.

La letteratura, parlando da strutturalisti, è una parole che si fa unica e irripetibile allontanandosi dalla sua langue, ovvero dal ‘linguaggio stereotipico’ e fraudolento della Kulturindustrie: è, a dirlo in una parola, quella che i formalisti russi chiamavano literaturnost (e la letteratura, poi, non è forse sempre, alla fine, ‘forma’, in quanto sempre si esprime in una forma?). Così la letteratura esorcizza continuamente la piatta norma del ‘linguaggio di massa’ e la sua visione stereotipica del mondo; creativamente conduce contro di esse una ‘rivoluzione permanente’ — una rivoluzione che non è, non abbiate dubbî!, solo linguistica (il buon Gadamer: «L’essere che può venir compreso è linguaggio»): già, perché la ‘visione del mondo’ (la Weltanschauung, come amavano dire gli idealisti) è strutturata sulle base d’una sorta di post-kantiane categorie linguistiche.

Immagine articolo Fucine MuteLa ‘società di massa’, ahimé, tende invece ad elaborare, appunto, un ‘linguaggio stereotipico’, ad imporlo rendendolo naturale attraverso quello che Barthes chiamava il «Grande Uso»; ma sì, la tragica assenza del ‘nuovo’ e l’iterazione avvilente del ‘medesimo’: non solo una negazione della vita, ma anche del suo heideggeriano corrispettivo dialettico: «lo stereotipo è questa impossibilità nauseante di morire», scriveva il maestro… Dove, chiedereste? Ma — facile dictu! — in primis negli spettacoli televisivi d’intrattenimento, contenitori senza fondo della barthesiana bêtise: non la qualitas, ma la quantitas massificata dell’audience

Se, come ammoniva Löwenthal in anni in cui l’ ‘assassinio della letteratura’ non era stato ancóra compiutamente perpetrato, «l’intera teoria della moderna arte d’avanguardia […] è la sola riserva di genuina esperienza e perciò di cosciente opposizione che, nondimeno, è costantemente in pericolo di essere soffocata dai tentativi lucrosi dell’industria culturale, e nessuno è più consapevole di Adorno dell’enorme pericolo per la sopravvivenza di un’arte “auratica” (per usare un termine caro a Benjamin)»; se la letteratura è luogo di conoscenza, ma anche autocoscienza critica e bergsoniano «supplemento d’anima» nella moderna ‘società di massa’; se… se… be’, allora, cari lettori, tutto il resto non ha nulla a che fare con la letteratura, per quanti nomi eufonici od epici possano darle i cantori delle «magnifiche sorti e progressive» della ‘morte della letteratura’: è solo un prodotto commerciale, un oggetto di consumo, il benjaminiano «feticcio-merce».

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

On Drums: la nascita del drum set e lo sviluppo del groove

On Drums: la nascita del drum set...

Guida all’ascolto: le strutture musicali

Guida all’ascolto: le strutture musicali

Bula (Torino Underground Cinefest)

Bula (Torino Underground Cinefest)

Amigo (Torino Underground Cinefest)

Amigo (Torino Underground Cinefest)

Denkraum: una favola distopica

Denkraum: una favola distopica

Bellissime: il sogno delle madri genera mostri

Bellissime: il sogno delle madri genera mostri

L’anti-famiglia The Smiths

L’anti-famiglia The Smiths

Frammenti di tre making of: Nightmare, Romeo + Giulietta, Pet Sematary

Frammenti di tre making of: Nightmare, Romeo...

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper (III): New York Movie

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper...

Musica indipendente o alternativa?

Musica indipendente o alternativa?

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper (II): The Sheridan Theatre

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper...

Il canto degli italiani

Il canto degli italiani

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper (I): The Circle Theatre

Il cinema nei dipinti di Edward Hopper...

La rivoluzione elettronica della musica

La rivoluzione elettronica della musica

La satira sociale in Anniversario di Harold Pinter

La satira sociale in Anniversario di Harold...

Speciale Violante

Speciale Violante

Il rovescio della medaglia (?)

Il rovescio della medaglia (?)

Muhal Nensah: non voglio dimenticarlo

Muhal Nensah: non voglio dimenticarlo

Edgar Allan Poe The Horror Gamebook

Edgar Allan Poe The Horror Gamebook

Il teatro cileno contemporaneo e le sue radici storiche

Il teatro cileno contemporaneo e le sue...

Dall’Attaché d’ambasciata di Henri Meilhac alla Vedova allegra di Franz Lehár

Dall’Attaché d’ambasciata di Henri Meilhac alla Vedova...

Con un dito solo

Con un dito solo

L’uomo sorridente

L’uomo sorridente

Psycho non abita più qui

Psycho non abita più qui

Una giornata mondiale dell’arte per festeggiare Leonardo Da Vinci

Una giornata mondiale dell’arte per festeggiare Leonardo...

Casomai un’immagine

sir-05 sir-39 pck_18_cervi_big pck_25_cervi_big th-16 th-31 09_pm kubrick-10 kubrick-25 kubrick-35 kubrick-41 kubrick-80 dobrilovic_03 bon_sculture_18 busdon-06 shelter1 tycrbg vascello1 wax cip-14 cor09 cor13 tav2 sac_04 pm-02 murphy-40 19 04 Woman 2 Ritrovamento Picasso 2009