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Musica

Despairation

Music for the night

I Despairation sono un gruppo che fa parte della scena gothic metal tedesca, ma anche una formazione dalle infinite potenzialità: il primo loro album distribuito anche in Europa, Music for the night, è un concept complesso e denso di riferimenti letterari, nel quale i ragazzi tentano di oltrepassare le barriere imposte dai generi musicali, piegando il loro stile alle esigenze e alle mutevoli atmosfere e situazioni della storia raccontata. Vi troviamo suggestioni ambient o trip hop (con tanto di scratcher) come anche metal o rock tradizionale.
Molti giornalisti hanno storto il naso per la lunghezza del disco, ma — specie quando si parla di un concept album — si tratta a mio avviso di un clamoroso errore di base. La critica che si può muovere a questa band coraggiosa e ambiziosa semmai è di non essere stata sempre allo stesso livello ogni volta che si è cimentata con un registro espressivo diverso: se le parti in cui fondono elettronica, rock e metal sono molto buone, alcune parti più pop e leggere dell’album sono — almeno a mio parere — poco convincenti. Del resto, quando un artista decide di pubblicare questo tipo di lavori, sia egli David Bowie (qualcuno ricorda Outside?) o sia egli un illustre sconosciuto, non ne esce mai con le ossa intere. Ne ho parlato con Sascha Blach, cantante e autore dei testi.

Immagine articolo Fucine MuteFabrizio Garau (FG): I Despairation sono ben conosciuti in Germania, ma con Music for the night stanno iniziando una nuova fase “europea”: potresti presentare la band?

Sascha Blach (SB): Abbiamo cominciato nel ’94 e il nostro primo demo è uscito nel 1996. Eravamo molto giovani all’epoca e — vista da oggi — la musica era molto grezza e ingenua. Nel 1998 abbiamo autoprodotto il nostro primo CD Winter 1945. Quel disico è stato un primo passo verso un tipo più ambizioso di musica, ma era ancora metal tradizionale. Scenes From A Poetical Playground è poi apparso nel 2000 ed è stato principalmente categorizzato come Gothic Metal/Rock, forse perché lo aveva prodotto Bruno Kramm (Das Ich)!? Due anni dopo il nostro terzo album Songs Of Love And Redemption, ancora una volta edito da Moonstorm Records, che successivamente abbiamo lasciato per firmare con la My Kingdom Music. Alla fine del 2004 hanno pubblicato il nostro quarto album “Music For The Night” finalmente in tutta Europa. Ed eccoci qua…

FG: Alcuni dicono che il vostro disco sia troppo lungo: per me non ha senso, perché stiamo parlando di un concept album. Da un punto di vista musicale, io associo Music for the night alla parola ambizione, ma un linea sottile separa l’ambizione dalla pretenziosità: avete mai considerato pretenziosa qualche parte di quest’album?

SB: Non è una categoria di pensiero che utilizziamo. Non ci siamo mai chiesti se potevamo fare questo o quello. Abbiamo semplicemente fatto quello che richiedeva la storia. E perché poi dovrebbe essere pretenzioso raccontare una storia in un concept album di ampio respiro, che è un po’ più lungo dei dischi “normali”? Perché richiede più pazienza e apertura mentale? Le canzoni sono semplicemente venute fuori così e alla fine ne avevamo diciotto che ci piacevano tutte. Ovviamente è diverso chiedersi se a tutti è piaciuto l’album. Ma questo non dipende da noi. Forse il termine ambizione è giusto. Alla fin fine tutto ciò che noi tentiamo di fare è di trasporre le nostre visioni in musica. è difficile per me scrivere una facile canzone d’amore, forse il mio modo di pensare è troppo complicato. Così quello che faccio è costruire qualcosa intorno a questa canzone d’amore, qualcosa che vada al di là dei confini del tempo e dello spazio… Ok, adesso mi hai beccato, questo forse è pretenzioso.

Immagine articolo Fucine MuteFG: Music for the night è la storia di Melissa e Elias. Melissa muore e abbandona così il suo innamorato Elias. Mi ricorda “Eleonora”, un racconto di Edgar Allan Poe (la ragazza bellissima muore, l’innamorato Edgar entra in una condizione simile al sogno per un tempo indefinito, alla fine Eleonora appare aiutandolo a cominciare una nuova vita). Conosci questo racconto? Possiamo dire che la tua storia esplora alcuni archetipi romantici?

SB: No, non conosco questa storia di Poe, ma la trama sembra simile. Quello che avevo in mente erano i diari dello scrittore romantico tedesco Novalis in seguito alla morte della sua amata: aveva passato molto tempo sulla tomba di lei e aveva messo su carta tutto ciò che aveva fatto e pensato per capacitarsi della sua morte. Ma questo è solo uno dei punti di partenza. L’Ulisse di Joyce ha avuto una grande influenza. Ci sono diciotto capitoli che raccontano la storia di un giorno a Dublino. Alla stessa maniera noi raccontiamo la storia di una notte che conduce il triste Elias via dal suo mondo in luoghi trascendentali, dove fa una serie di esperienze che gli faranno realizzare una verità più alta… sempre in diciotto capitoli. Ovviamente siamo vicini ad alcune linee di pensiero romantiche, poiché il nostro tempo è considerabile come incompleto e un’unità più alta è l’obiettivo. Ma per raggiungere quest’unità Elias deve realizzare come le cose giochino insieme. Se tu guardi certi passaggi riconoscerai diverse idee di diversi poeti, scrittori e filosofi che in un certo senso parlano tutti attraverso la nostra storia.

FG: Hai molte influenze letterarie, alcune di esse sono “gotiche”, alcune romantiche, e ci sono inoltre James Joyce, Arthur Rimbaud…
Puoi aiutare i lettori di Fucine Mute a capire il tuo mondo letterario?

Immagine articolo Fucine MuteSB: Posso? Non credo. è un territorio così vasto che non saprei da dove iniziare. Studio letteratura inglese e tedesca all’Università e per questo leggo parecchio. Così le mie preferenze non sono limitate a un’epoca; forse più di tutto amo la letteratura romantica e quella postmoderna. Come ho detto ci sono diverse influenze di vari autori, tra i quali Joyce e Rimbaud, ma non voglio rivelare nulla per non togliere la suspense. Penso che quelli che leggono molto riconosceranno un sacco di cose e altri no. Ma alla fine non è importante per capire la storia. Quello è più un mio gioco.

FG: “Immaginazione” è una delle parole chiave dell’album. Rivela che sei influenzato dall’estetica di William Blake. Cosa puoi dirmi a proposito del tuo rapporto con l’opera di questo poeta?

SB: Se tu guardi il mio modo di scrivere puoi trovare nella forma alcuni paralleli con Blake. Mi piace il suo modo di guardare oltre le cose terrene, in una sfera segreta e distante. Questo è quello che tentiamo di fare anche noi. E ovviamente condividiamo alcune idee romantiche e le trasponiamo nella nostra epoca postmoderna.

FG: Gli Ulver hanno pubblicato un concept album dal titolo “The Marriage of Heaven and Hell” (il capolavoro di William Blake). Lo conosci? Che ne pensi?

SB: è grandioso. Però i Despairation sono qualcosa di completamente differente perché si tratta di una Rock-band laddove gli Ulver sono uno “studio project” con una predilezione per la musica elettronica. Noi siamo più organici e scriviamo canzoni “reali”. Inoltre loro hanno musicato i versi di Blake mentre noi abbiamo scritto la nostra storia. In ogni caso, apprezzo molto Trickster G. perché è un ragazzo intelligente e ambizioso. Così se c’è un legame è più a livello intellettuale che musicale.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Vedo alcune somiglianze tra i Despairation e i The Third and the Mortal. Entrambe le band hanno incorporato la “scena di Bristol” nel loro sound gothic metal. Non sto dicendo che i Despairation stanno copiando, perché possiamo trovare così tante differenze tra voi e loro, ma si può parlare di un percorso simile?

SB: Sei il primo che menziona il nome The Third And The Mortal in connessione con i Despairation e ad essere onesti non vedo paralleli perché noi facciamo qualcosa di completamente differente, Non fraintendermi, i The Third… sono grandi, ma nessuno eccetto me nel gruppo li conosce, così è semplicemente impossibile che ci abbiano influenzato così tanto. Penso che sia tipico per i giornalisti pensare a tutte i possibili influssi (anch’io sono giornalista), ma non è qualcosa con cui l’artista perde molto tempo, almeno noi no. Noi facciamo il nostro perocroso e anche se alcuni gruppi possono influenzarci inconsciamente, il risultato finale suona come nostro in una maniera o nell’altra.

FG: Scusami, sinceramente io non voglio scovare le tue influenze musicali (è sempre un’utopia): in entrambi i casi, Ulver e The Third…, la connessione è l’apertura mentale in un contesto metal, non solo e non strettamente trip hop o elettronica. Non vi considero intellettualmente vicini a Manowar, Motörhead o Darkthrone, o mi sbaglio?

Immagine articolo Fucine MuteSB: Forse hai ragione. Noi siamo sempre andati almeno due passi in avanti rispetto ai nostri album precedenti anziché ripetere noi stessi. Però questo forse è il grosso problema della nostra band, perché a causa di questa mancanza di continuità è sempre stato difficile trovare ascoltatori che ci seguissero. Noi non ci consideriamo più una band metal o gothic, ma siamo pubblicizzati in quelle scene in quanto è difficile raggiungere fan “normali” al di fuori di queste categorie quando non sei su una major e i tuoi video non passano in TV. Così abbiamo spesso avuto la sensazione che la gente della scena metal o gothic abbia sempre frainteso quello che facevamo. Ci hanno spesso paragonato a David Bowie. Di base è fantastico… ma tutti i fan di Bowie là fuori non sentiranno mai il nostro nome, perché non sappiamo come raggiungerli. Be’, noi abbiamo scelto una strada difficile e talvolta è frustrante, perché non ricevi molto indietro dal tuo essere mentalmente aperto. Sembra che la maggior parte delle persone sia interessata alla novecentonovantanovesima uscita death metal, che suona esattamente come le 998 precedenti, piuttosto che a band che cercano di differenziarsi. In ogni caso non voglio lamentarmi ed essere paragonati agli Ulver in termini di apertura mentale è un bel complimento, grazie.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Music for the night è un concept album, così troviamo atmosfere e stili musicali differenti. In un paio di tracce (per esempio “Underground Poetry”) collaborate in maniera molto efficace con uno scratcher. Com’è venuta fuori l’idea? Come siete entrati in contatto con lui? Qual è la sua opinione sul disco e sulla collaborazione con la band?

SB: Onestamente non l’ho mai incontrato, perciò non posso raccontarti cosa egli pensi dell’album e di tutta la cooperazione. È un amico di Martin, penso che abbiano studiato insieme. Martin conosce molti musicisti lì ad Heidelberg, dove vive. Così ha semplicemente chiesto ad alcuni di loro se non gli andava di suonare alcune parti dell’album. Il resto della band non ha ancora visto questi musicisti “ospiti”. Martin ha fatto tutto da solo. Per quanto ne so ha dato alcune delle prime versioni demo allo scratcher e gli ha detto di fare ciò che voleva. Questo è ciò che è accaduto e penso che il risultato sia ottimo. Tutto ciò che è relativo agli “ospiti” è stata un’idea di Martin e spesso è successo molto spontaneamente. Niente grandi piani o cose del genere, semplicemente loro sono venuti nel suo studio, registrato le loro parti, e sono andati a casa, questo è quanto.

FG: Parliamo di Transit Poetry: cosa puoi esprimere con Transit Poetry che non puoi esprimere con un altro dei tuoi progetti?

SB: Transit Poetry è pensato per essere il mio progetto solista, ovvero io scrivo, registro e mixo tutte le canzoni mentre Despairation è una band democratica dove ognuno ha la sua parte: qui io rappresento la band nelle interviste e ovviamente canto e scrivo i testi. Riguardo alla musica ci sono un sacco di differenze perché Transit Poetry sta da qualche parte tra la musica elettronica e gothic, laddove Despairation sviluppa sempre più un discorso di rock tradizionale. Penso che queste differenze diventeranno più ovvie con i prossimi album di entrambe le band.

FG: Non voglio davvero sembrare superificiale, ma ogni volta che io ascolto dischi come Themes From The Desolate Ocean, penso che sia incredibile come i Depeche Mode influenzino ancora i goth tedeschi.
Qual è la tua opinione in proposito?

Immagine articolo Fucine MuteSB: La mia opinione è che questo sia sul serio superficiale… Penso che Transit Poetry abbia il suo stile e non tenti di copiare i Depeche. Mi piacciono alcuni dei loro album, ma mi piacciono un sacco di altre band e a un certo livello ogni cosa che ascolto è un’ispirazione. Però il risultato finale è che puoi sentire il mio modo di cantare, suonare e scrivere canzoni. In ogni caso, alla fin fine sono d’accordo col fatto che non è più possibile fare qualcosa di completamente nuovo. Questo è un problema postmoderno in generale, perché tutto è già stato fatto e la reale innovazione è pressoché impossibile. Però ciò che possono fare gli artisti è parlare il loro linguaggio, trovare il loro stile all’interno di questi discorsi. Per quanto riguarda l’influenza generale dei Depeche sulla scena tedesca, in certo modo è vero. Specialmente nel genere synth-pop molte band suonano come una copia dei Depeche, ma non è un fenomeno solo tedesco. E, come ho detto… non penso che questo sia vero per Transit Poetry. Forse è qualcosa di soggettivo. Due persone possono ascoltare un disco differente pur sentendo lo stesso album.

FG: I Transit Poetry faranno uscire un nuovo album. Cosa puoi anticipare ai lettori?

SB: Il nostro secondo album Shamanic Passage Through The Embers è ultimato e uscirà ad agosto in Germania. Non sono certo per gli altri paesi. È più basato sulle chitarre e più veloce, ma ancora si muove da qualche parte tra gothic, electro e guitar-rock. È la seconda parte di un concept sugli elementi. Shamanic Passage… è dedicato al fuoco e perciò c’è stato bisogno di un approccio più passionale e caldo.

1. Music For The Night
2. Drift
3. Phantastronaut
4. River Of Perdition
5. Undergound Poetry
6. Madrigal
7. L’avion Ivre
8. Asteroid YB5
9. Firebird
10. Moondrawn Awakening
11. Proteus
12. Zeitgeist
13. April Mourning
14. Song Of The Nightingale
15. Nuit En Enfer
16. Colourado Mindtrip
17. Space Sound Park
18. Penelope


total running time 79:57


Sascha Blach (vocals)
Martin F. Jungkunz (gui, prog)
Christian Beyer (piano, synths)
Christoph Grünert (bass)


Released on My Kingdom Music 09/2004


Distribuito in Italia da Masterpiece

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