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Omnia

Click buoni e click cattivi

Immagine editoriale Fucine MutePrimo gennaio 2007. Un anno nuovo che nuovamente ci guarda, da quel 2008 cui appartiene, aspettandosi chissà cosa da noi e proiettandoci già in un 2009 poi neanche tanto lontano. E un vecchio anno che stancamente ci lascia e sul quale ha più di un senso tirare qualche somma, anche per capire cosa avremmo potuto fargli sapere, in aggiunta a quello che su di noi ha già saputo.
In pochi altri ambiti, come in quello dell’informatica, accade che tutto ciò che è stato sia stato già tutto bell’e scritto, per filo e per segno. Sfido chiunque di voi a ricordarsi cosa stava facendo, e dove e con chi, quando erano esattamente le 17.23 del 3 marzo 2006. Morto Pico della Mirandola (1494) ben pochi altri resterebbero per farmi desistere dall’attesa di una vincita cerca.
Se, per contro, sfidassi un computer ad analoga prova di memoria, perderei istantaneamente, ovvero nello stesso instante in cui mi sentirei dare una risposta che saprei, ben più di quanto esso possa esser consapevole di conoscere a sua volta, esser certa al millesimo di secondo.

Cosa ha fatto, pertanto, ed in compagnia di chi, Fucine Mute, lungo tutto il corso del 2006?
Lo ho chiesto ad uno di quei saccenti computer di cui sopra e poi ho dato in pasto le sue risposte ad un altro ancora che è riuscito nella mirabile impresa di rendermele umanamente comprensibili, dopo aver triturato una mole spaventosa di dati, ed aver dato bella sfoggia di sé con calcoli in virgola mobile, prodotti per una buona mezza giornata (io avrei fatto prima a riscrivere tutte le tavole dei logaritmi, calcolandomeli uno ad uno, e senza casio che tenga).

Immagine editoriale Fucine Mute

Sapevo che le risposte sarebbero state certe, incontrovertibili ed inappellabili; da quel responso sarebbe derivata la claque ad un successo insperato oppure la condanna di una sentenza già passata in giudicato, con colpe tutte da espiare in pedissequa sequenza. Senza sconti, abbuoni o dilazioni. Senza alcun indulto, dispensatore di grazia ricevuta per umana contingenza (carceri da disaffollare) o di pietas, riconosciuta per costituzionale indigenza (ospizi da riempire, con uomini certamente vecchierelli ma non per questo meno criminali – ogni riferimento a Pr[eviti-iebke] è assolutamente casuale).

Passano le ore e alla fine il responso è sotto ai miei occhi, e all’inizio faccio fatica a crederci. Tenevamo – lo abbiamo sempre fatto – sotto controllo il numero di accessi a Fucine Mute. Lo facevamo attraverso Google Analytics (ex Urchin, lo status de facto per le statistiche su web), evitando come la peste altre soluzioni che si appoggiassero a script PHP da includere nei template che ricostruiscono ogni singola pagina erogata dal server, pena il sovraccaricare lo stesso di un lavoro aggiuntivo a dir poco gravoso. E sapevamo, pertanto che il trend dei 120.000 visitatori unici mensili del 2005 era certamente riconfermato anche nel 2006, e spesso di gran lunga superato.
Tuttavia sapevamo anche di una buona parte di visite delle quali quel sistema non poteva tener traccia, per motivi tecnici che sarebbe qui troppo lungo spiegare, pena il dover gioco forza annoiare voi tutti che mi leggete (e questa è un’altra cosa dalla quale rifuggo come dalla peste, pur mettendo in conto di aver talvolta – spesso? – avuto poco successo in tal senso).
Alla fine di tutta questa storiella, di computer che si parlano, di dati aggregati che si generano, di me medesimo che la tiro per le lunghe prima di servirvi una climax con i controfiocchi, i risultati sono sotto agli occhi di tutti, di dominio pubblico. Tanto che vi sia sufficiente fare click qui per prenderne visione.

Immagine editoriale Fucine Mute

Fucine Mute, in tutto il 2006, ha collezionato, in rapida sequenza: 16.045.732 pagine, 2.571.663 visitatori e 56.673.405 richieste complessive, per un traffico totale di ben oltre mezzo terabyte. Un terabyte, lo ricordiamo a coloro che avranno un motivo in più per biasimarmi o per banalmente annoiarsi, è l’equivalente di mille miliardi di caratteri (1.024 miliardi, per la precisione – ove un miliardo è a sua volta 1.024 milioni ed un milione 1.024 volte 1.024 caratteri). Se la biblioteca di Babilonia – quella immaginata da Borges e capace di contenere tutto lo scibile umano – fosse mai esistita, allora essa sarebbe stata oggi rappresentata, informaticamente parlando, proprio da quel numero. Da questo numero: 558.345.748.400 di caratteri.
Un dato, a mio dire importante, risulta evidente fin da subito: non si tratta, contrariamente a quanto in molti altri casi accade, di un continuo “mordi e fuggi”, quello cui una fruizione della rete sempre più spasmodicamente rapace ci sta assuefacendo… I dati aggregati lo dichiarano in modo incontrovertibile: ciascun visitatore, di quei 214.305 che ogni mese accedono a Fucine Mute, legge in media sette pagine, e vi rimane connesso per quasi cinque minuti, con durate delle visite che spesso superano i trenta minuti abbondanti. Tanto che sono in ben 625.000 coloro che, essendosi collegati in un dato momento al sito, se ne sono da esso usciti solo dopo averne letto almeno venti pagine distinte.

Immagine editoriale Fucine Mute

Ai profani tutto ciò potrà forse sembrare cosa di poco conto (cinque minuti? una ventina di pagine? e che sarà mai!), ma per chi, come me, ha ormai acuito capacità di analisi che restituiscono onore al vero, statistiche di tal guisa risultano a tutti gli effetti straordinarie: in Italia, da tre anni, il tempo medio di permanenza su una pagina è di circa 30 secondi.

Anche sul versante dell’effettiva distribuzione geografica delle visite i dati sono rincuoranti: in un anno sono state stabilite connessioni da 524 Paesi distinti. Ovviamente l’Italia, e l’Europa in genere, determinano quasi il 90% del traffico complessivo. Ma ci leggono in molti anche dalla Russia, Cina e Sud Corea. Per non parlare dell’America Latina (Ecuador, Bolivia, Paraguay, Guatemala e Nicaragua in primis). E poi anche – sappiamo essere sempre più esotici – dalle Bermuda, da Azerbaijan, Kazakhstan, Brunei Darussalam, Indonesia, Isole Cayman, Costa d’Avorio, Seychelles, Latvia, Malaysia.

Immagine editoriale Fucine MuteSe volete farvi una risata – per certi versi amara – provate a vedere qual sia la prima pagina d’ingresso a Fucine Mute. Si tratta del ben noto saggio fumettistico di Luca Lorenzon, titolato “Pedofilia buona e pedofilia cattiva“, originariamente pubblicato nel numero 29 di Fucine Mute (era il lontano giugno del 2001 – pensate: ancora oggi, a distanza di quasi sei anni, è ancora l’articolo più richiesto). Un’analisi incrociata con i dati sugli accessi al webmagazine provenienti dai principali motori di ricerca ci conferma un sospetto che penso già in molti abbiano maturato: chi va cercando il termine “pedofilia” nella rete, probabilmente perché vuole trovare non solo un termine – o men che meno il saggio di Lorenzon – ma anche cose ben altre da essi, ottiene ciò che, ai primi posti dei report di ricerca, Fucine Mute gli restituisce.
Ciò non dispiace per due buoni motivi. Primo: chi pensava di trovare da queste nostre parti, lontano un click dal poter esser fruito, materiale pedopornografico ha avuto la bella sorpresa d’imbattersi, per contro, in un saggio dotto e colto su un tema trattato nei fumetti, con buona pace dei suoi ardenti ed insani bollori. Secondo: chi quel click ha fatto, in quella pagina è pur rimasto: se l’è, insomma, pur letta in lungo e in largo; e vi è rimasto fino al punto tale da averle via via fatto scalare il ranking (la sua posizione nei report di ricerca – Google giustamente pensa che meritoria di successo sia quella pagina cui non solo si accedere per termine di ricerca, ma dalla quale si esce dopo molto tempo, indice del fatto che ciò che si andava ricercando, in quella pagina è stato ben trovato). Il che è cosa buona e giusta per altri due motivi: Fucine Mute continuerà sempre più a prendersi beffa dei pedofili, quelli veri, ai cui occhi andrà restituendo cosa ben altra da quella che essi si sarebbero aspettati; e costoro, inoltre, rimanendo interi minuti a leggersi di Lanciostory e Skorpio faranno alla fin fine sempre più sperare che il mondo non sia poi così malaccio come in certi casi – mai come in questi – si è portati a ritenere.

Ci sarebbero tanti altri dati (interessantissimi, ad esempio, quelli sui referenti esterni, ovvero sui siti che segnalano direttamente Fucine Mute, o a partire dai quali comunque a Fucine Mute si giunge), che sarebbe qui troppo lungo enucleare – con il rischio che magari, trascorsi pur’anche trenta lunghissimi minuti, voi che mi leggete non siate tra quegli irriducibili che restano ogni giorno collegati al sito per più di mezz’ora, e chiudiate a vostra volta questa pagina.
Immagine editoriale Fucine MutePrima di farlo, ché prima o poi accadrà anche a voi, date un’occhiata al film che segue (“The future of Food”). Si parla di cibo e fame nel mondo. Ancora di statistiche, se volete (nella definizione, che qualcuno ne diede, di “tanti uomini senza lacrime”). Anche in questo caso basta un click del mouse, e non siete molto lontani dal prendervi la soddisfazione di poterne fare uno di questo tipo.

Ché anche dietro ad un semplice click, a pensarci bene, può celarsi intelligenza o manifestarsi pura idiozia.

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