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Cinema

Ferzan Ozpetek

Saturno Contro

Ennesimo film, ennesimo successo per Ferzan Ozpetek che, dopo Cuore Sacro, ha recentemente presentato nelle sale Saturno Contro. Il suo sesto lungometraggio sta riscuotendo notevoli consensi al botteghino e sfoggia un eccezionale cast di attori.

Locandina di Saturno Contro

Pierfrancesco Favino e Luca Argentero interpretano Davide e Lorenzo, un’innamoratissima coppia gay attorno alla quale ruotano tutte le vicende degli altri personaggi; Stefano Accorsi e Margherita Buy sono nuovamente marito e moglie ma tra loro si frappone l’avvenente amante di lui interpretata da Isabella Ferrari; Ennio Fantastichini dà un tocco tutto suo al personaggio di Sergio, ex di Davide e nullafacente; non poteva mancare Serra Yilmaz, onnipresente collaboratrice del regista, nella parte di una traduttrice tenera ma sin troppo diretta sposata col balbuziente Filippo Timi; Milena Vukotic interpreta una sfiorita infermiera. Tra tutti spicca Ambra Angiolini che, approdata quasi per caso al cinema dopo aver lavorato per radio e tv, nel complesso ruolo di Roberta, è stata una vera rivelazione.

Come nelle Fate Ignoranti, sebbene questa volta i protagonisti siano di estrazione decisamente borghese, nucleo centrale della vicenda sono un gruppo di amici talmente affiatati da ricordare piuttosto una vera e propria famiglia. Una famiglia tutta particolare che, figlia della nostra epoca e di forti legami radicati nel tempo, rappresenta per i suoi umanissimi componenti una sorta di rifugio emotivo dove contano i sentimenti e non i legami formali.
I personaggi sono persone che potremmo ritrovare ovunque nella vita di ogni giorno: banchieri e scrittori, fioraie, traduttrici, infermiere, poliziotti, pubblicitari e agenti immobiliari. Ciascuno, col proprio vissuto e le proprie fragilità, contribuisce a tracciare le linee di una storia che si configura come un profondo ritratto umano, ricco di sensibilità e dichiaratamente sentimentale.

Ozpetek ci racconta i suoi personaggi attraverso la quotidianità, catturando con dei primi piani caldissimi le più piccole sfumature dell’animo, senza mostrare troppo, cercando di evitare la retorica, i moralismi ed i luoghi comuni.
Dall’accompagnamento musicale ai movimenti di macchina, il film si snoda empatico affrontando temi forti come il lutto, la separazione, l’eutanasia, la dipendenza. Nonostante la sceneggiatura sia a tratti drammatica, i momenti peggiori vengono però volutamente stemperati con ironia e delicatezza. Più che a enfatizzare il tragico, il regista sembra perennemente attento a regalarci dettagli rivelatori ed emozioni. Il risultato non sempre è scontato e non sempre riesce così bene. Nelle immagini e nelle storie di Ozpetek emerge, seppure con grande malinconia, una straordinaria forza vitale che, nonostante tutto, riafferma la propria intrinseca bellezza.
Alla presentazione del film a Trieste, incontriamo il regista assieme a due degli interpreti del film: Luca Argentero e Ambra Angiolini.

Cristina Favento (CF): Il suo ultimo film, Saturno Contro, per numerose affinità, è stato paragonato a Le Fate ignoranti. Lei più volte ha però sottolineato una certa diversità nel suo sguardo. Ha dichiarato che, rispetto al 2001 quando Le Fate è stato girato, si sente una persona diversa, meno leggera, anche considerando ciò che nel frattempo è successo nel mondo. Questo dal punto di vista psicologico, dal punto di vista tecnico, invece, qualcosa è cambiato? Si sente un regista diverso?

Ferzan Ozpetek (FO): Credo di essere diverso perché parecchie persone mi hanno fatto notare che anche tecnicamente sono cambiato, anche nel modo di mettere la macchina da presa. Io però non me ne accorgo, mi accorgo solo di non essere lo stesso, di non avere quella leggerezza. Alcuni hanno fatto un paragone dicendo che il film assomiglia al “grande freddo”, io casomai ribatto che potrebbe assomigliare al grande caldo”, vista l’atmosfera che in questo momento c’è in giro.
(Con aria fintamente offesa, ndr) Scusa ma possiamo mandar via queste due ragazze qua che stan facendo confusione durante la mia intervista, questa Ambra Angiolini…

CF: Tutti parlano della “magia” di Ozpetek, della sua capacità di tirar fuori il meglio degli attori sul set, qual è il suo segreto?

FO: Non lo so… Li amo, amarli molto forse è la cosa più importante. Mi innamoro di ciascuno di loro sul set, durante la preparazione e durante le riprese. M’innamoro proprio, levando la sessualità ovviamente, sennò sarebbe un casino! (ride, nda)

Luca Argentero (LA): La responsabilità far parte di un cast del genere non fa dormire la notte! I colloqui con Ferzan però sono stati convincenti. Ti infonde la fiducia necessaria per affrontare un ruolo per niente facile. Così come non lo è riuscire a metter insieme tutte le persone che hanno lavorato al film, far coesistere personalità anche molto forti, amalgamarle. Il risultato più importante resta poi riuscire ad arrivare alle persone e in questo caso, che si parli di amicizia, di amore, di morte, tutti vengono colpiti da qualcosa, è impossibile rimanere indifferenti.

Luca Argenterio e Pierfrancesco Favino in una scena di Saturno Contro

Domanda (D): Lorenzo, il personaggio interpretato da Luca, nel film è l’uomo che dà la felicità a tutti quelli che tocca, quanto c’è di suo?

LA: Di Lorenzo in me non c’è tantissimo, se non una parte dell’essere disarmante attraverso la semplicità, anche nel suo modo totale di amare. Quello che lo rende speciale è il suo essere aperto, spontaneo, semplice, è disarmante e in questo mi sento simile. Per il resto non credo si assomigliargli.

FO: È una serpe!! (ridono tutti, ndr) Seriamente parlando, nello sguardo Luca ha quell’innocenza che è sua, ha quella genuinità molto bella che si ritrova anche nel suo atteggiamento nella vita, con le persone, molto puro. Poi però lui è un’altra persona.

LA: È difficile dire come come sei nella vita, il bello del fare l’attore è anche il potersi mascherare. La cosa che mi affascina di più è questa. Mi sto appassionando a questo mestiere e vedo solo i lati positivi ma mi affascina il poter di nascondere un sacco di cose agli altri

FO: (riferendosi ad Ambra e Luca, nda) Credo che entrambi siano animaleschi nel sentire molto le cose e, quindi, la macchia da presa. In genere c’è tanto rispetto per degli attori del passato che, alla fine, sono usciti fuori come loro, non è che abbiano fatto chissà cosa prima. Secondo la mia visione attori, attrici, registi, pittori si nasce. Però abbiamo sempre un pregiudizio se uno non ha fatto l’Accademia o non ha fatto teatro… E invece no, il cinema ha a che fare con il sesto senso, con il lato animale. Guardiamo per esempio Claudia Cardinale: è meravigliosa! E ci sono tanti altri attori che hanno iniziato così, mi viene in mente anche Alain Delon, che hanno fatto la storia del cinema perché hanno quella cosa in più. Io in Ambra e Luca la sento questa cosa in più e spero che non si perdano facendo altre cose. Questo però dipende da loro…

D: Vorrei sapere per tutti e tre se c’è una vera passione oltre al cinema?

LA: Io mi sconvolgo tutte le volte che penso che mi pagano per far questo. È una delle cose più geniali che mi potevano capitare. Anche perché il contatto con il lavoro vero ce l’ho avuto tanto, l’università me la son fatta lavorando quindi ho perfettamente in mente cosa sia il mal di schiena. Vero però, non figurato! Sento una sensazione di fortuna sfacciata sia per esser pagato per fare un mestiere come l’attore e sia perché è raro trovare qualcosa che ti appassioni nella vita. È difficile essere felici, aver voglia di svegliarsi alle 6 del mattino per fare questa cosa. Avere la fortuna di trovare la propria passione è impagabile

FO: Io avrei voluto fare il cuoco

AA: Ora lo dico ma dimenticatelo subito… Ebbene: volevo fare l’ostetrica.

CF: Nel film i suoi personaggi, nonostante i problemi che hanno e le situazioni drammatiche che vivono, reagiscono sempre in maniera quasi perfetta. Sono sempre molto uniti, molto disponibili l’uno verso l’altro. Viene quasi da chiedersi com’è possibile che riescano ad essere sempre così.. Addirittura Davide, in uno dei momenti in cui si ritrovano tutti assieme, dice “Ma voi non lavorate mai?” come per dire “Com’è possibile che siate tutti qua?”.

FO: Io ho degli amici così

CF: Fortunato

FO: Fortunato sicuramente, però queste amicizie sono anche il frutto di anni e anni, non sono amici che si conquistano da un giorno all’altro. Adesso che me lo dici, mi sento effettivamente molto contento di averne così. Se hai dei problemi ti stanno vicino, sono capaci di lasciare anche una cosa importante, non sono il tipo di persone che spariscono se ti trovi in una situazione di sofferenza.

D: Per lei l’amicizia che valore ha?

FO: È la cosa per me più importante nella vita. Qualsiasi rapporto, se non ci sono complicità e amicizia, regge molto poco. Per me le grandi amicizie sono anche dei grandi amori, indipendentemente dal sesso. Io mescolo molto le due cose ma metto sempre ad un livello più alto l’amicizia.

Luca Argenterio e Pierfrancesco Favino in una scena di Saturno Contro
  © foto di Giulio Donini

CF: Lei comunque considera i suoi personaggi reali? Mi chiedevo se per caso non fossero piuttosto un modello ideale…

FO: No, non sono modelli, sono così. Anzi, forse alcune volte sono ancora meglio. So che è difficile ma non impossibile. perché, i suoi amici come sono?

CF: Molto impegnati. Disponibili si, dipende dalla situazione, però più distaccati.

FO: Ma vi vedete tutti i giorni?

CF: Alcuni, però la maggior parte no, siamo più individualisti…

FO: Probabilmente però dipende anche dall’età e dalla situazione. Quando hai una casa tua magari è più facile che gli amici vengano spesso a trovarti. Io ho una grande disponibilità di spazio, di tempo. Giro il film e poi sono libero. Ai miei amici fa molto piacere venire a trovarmi la sera, magari tornando dal lavoro. C’è sicuramente anche una questione di possibilità e di spazio.

CF: A proposito di spazio e di condividere, lei ha condiviso addirittura cinematograficamente la propria casa perché le riprese del film, gli interni sono state fatte a casa sua. Come mai questa scelta e che cosa ha provato poi rivedendo le scene del film?

FO: Non so quanto ho fatto bene, dico per quanto riguarda Ferzan, non certo per quanto riguarda il mio essere regista. Dal punto di vista registico la casa era quella, era giusta, era quella a cui si ispiravano le sceneggiature. Naturalmente all’inizio avevamo trovato un’altra casa ma poi all’ultimo i vicini ci han fatto uno scherzo: ci han chiesto soldi, ci han fatto un po’ di casini. A quel punto era agosto, dovevamo iniziare le riprese, non c’era tempo e ho detto “via, si gira a casa mia!”. È un po’ rischioso comunque…

D: Nei suoi film spesso si nota una sorta di fuga che poi permette di ritrovare se stessi…

FO: Intende quella di Davide? Quando si rifugia in quel posto lì è molto importante perché in quel momento si consuma la vera scomparsa, la vera morte di Lorenzo; nel senso che Davide e tutti gli amici capiscono che Lorenzo è veramente morto in quel momento, andando lì.
Davide se ne rende conto perché in quel posto lì hanno vissuto. A me è capitato nella vita e quindi conosco bene quel sapore. Quando perdi una persona lo capisci soprattutto in alcuni luoghi, quando senti l’assenza. Quando loro arrivano lì c’è l’imbarazzo di andar via, man mano gli arriva addosso l’assenza, ma riescono in pochissimo tempo ad attaccarsi di nuovo alla vita in qualche modo, non solo Davide ma tutto il gruppo. Nel gioco finale ridono ma, sotto sotto, c’è un lato molto malinconico in questo.

AA: Mm, l’avevo detta benissimo, pensate come ci sono rimasta male… Non vincerò niente a causa di questo taglio…

D: Com’è che ha deciso di far dire proprio a Roberta la frase che dà il titolo al film?

FO: Non dà il titolo al film la sua frase, volevo pure levare la battuta in cui dice “Oggi c’ho pure Saturno contro”. Quest’espressione viene dal fatto che tutti i personaggi del film è come se avessero nel loro segno Saturno contro. Lo capiscono guardandosi dentro, è un riferimento alla maturità, a parte della vita che va via.
Come già si diceva, penso però che in questo momento c’abbiamo tutti Saturno contro. Il mondo con le guerre, tutto ciò che ci accade attorno, non siamo più leggeri, c’è questa pesantezza di fondo.
Stando a ciò che mi raccontano, quando Saturno si mette in opposizione ti leva la leggerezza ma poi però ti premia, non è una cosa brutta. La mia produzione mi ha regalato un libro meraviglioso che si chiama “Saturno e l’arte” e parla del rapporto dei creativi — pittori, scrittori,etc — col pianeta: crea la malinconia, induce a guardarsi dentro e quindi indirettamente spinge a creare, favorisce l’ideazione di opere d’arte.

CF: C’è una bellissima scena finale, una carrellata circolare, questa volta non su una tavola imbandita ma su un tavolo da ping pong…

FO: Adesso lo diciamo ‘mo lo sanno tutti.. te possino… (ride, ndr)

CF: È una scena bellissima, molto intensa, volevo sapere com’è nata

Ferzan Ozpetek durante le riprese

FO: Quella scena là è venuta fuori per caso. Sul dvd ci saranno due finali. Quello vero, come da sceneggiatura, l’abbiamo girato ma non mi convinceva del tutto. Volevo un finale diverso, che desse anche il senso della vita, una certa malinconia e la gioia di vivere.

CF: In questo senso dà molto supporto al film anche la colonna sonora per la quale si nota un’attenzione particolare. Ci sono dei momenti in cui la musica produce un effetto di contrasto, di straniamento e provoca un’emozione molto intensa. Sto pensando, ad esempio, a quando tutti gli amici si ritrovano a vedere Lorenzo per l’ultima volta

FO: Be’, quella è la grande Gabriella Ferri. Ho usato tanti cantanti, due turche, Carmen Consoli che canta in francese, ho trovato Remedios, questa canzone della Ferri che mi piace tantissimo, poi c’è una canzone di Sofia Loren, si sente e capisce poco forse nel film ma questa settimana esce il disco. Infine c’è Neffa che ha curato tutta la colonna sonora del film, le musiche, il tema, e di lui sono molto contento. Oltre al suo lavoro ho messo comunque molte altre canzoni che mi emozionano.

D: Che rapporto c’è stato con Neffa?

FO: Ho cambiato il musicista perché mi sentivo abbandonato, trascurato. Andrea Guerra stava facendo 3-4 altri film e dicevo “Ma come? Io sono stato quello con cui hai avuto il primo successo e adesso invece Muccino, Vanzina…”. Ho pensato che fosse meglio cambiare, che forse ci eravamo stancati del nostro rapporto.
Mentre parlavo al telefono con la casa discografica — stavo in un residence perché stavamo girando a casa mia e ci eravamo trasferiti tutti in albergo — c’era la tv accesa, ho visto Neffa e le ho detto “Guarda, per esempio uno come lui. perché non posso provare lui?”. Mi è stato detto che a lui sarebbe piaciuto moltissimo fare una cosa con me, che mi ammirava molto.
Poi è stato contattato ed è arrivato sul set mentre giravamo una scena con Isabella Ferrari. C’era anche la Serra che stava arrivando e gli ho chiesto se la conosceva. Lui mi ha risposto di no! Allora gli dico “Ma come scusa? Non hai visto i miei film?”, “No” fa lui che in teoria mi ammirava, mi ammirava tanto… Così vien fuori che questo non aveva visto niente! Insomma sono le case discografiche che spingono e magari ti caricano, però mi è piaciuta questa cosa che lui è stato sincero. Poi ha visto subito tutti i film, al volo, mi ha chiamato e io sono molto contento della colonna sonora del film.

CF: Per Passione c’è stata una collaborazione reciproca anche per quanto riguarda il testo della canzone? Le parole che accompagnano i titoli di coda rispecchiano anche il titolo del film…

FO: Gli ho chiesto specificatamente di fare una canzone che parlasse di questo e lui l’ha fatto, è stato davvero molto bravo.

D: E la scelta dei tanghi?

FO: Be’ questa è una mia richiesta perché è un tipo di musica che mi piace moltissimo. Ci sono quella malinconia, quel sentimento di amore, ci sono tante cose che associo a queste musiche.

D: Che cosa può dirci sull’uso di alcune lingue diverse che fanno in qualche modo parte film: c’è la guida spagnola, c’è la telefonata incomprensibile…

FO: La ragazza che piange al telefono è finlandese, una lingua molto strana. Avrei voluto mettere il turco ma Serra avrebbe capito e dunque non si poteva. Quando il film uscirà in Finlandia — i miei film escono anche lì — allora capiranno bene. Comunque quella è una scena alla quale tengo molto, mi emoziono ogni volta che la rivedo.
Per quanto riguarda invece la piazza con la guida spagnola è stato casuale perché, mentre proprio stavamo facendo i sopralluoghi, l’abbiamo trovata lì con degli spagnoli che stava spiegando Adriano, la piazza, le cose. Allora ho pensato di inserirla e gli ho fatto prendere subito un libro con una frase di Flaubert sulla memoria di Adriano e sull’uomo che si trova da solo con la natura…
Insomma nel film le ho fatto dire una frase che mi piaceva e non sapevo come inserire, è stata una grande soddisfazione per me. Ho messo anche Piero Tosi costumista, non ce l’avrò mai per davvero e quindi ce l’ho nel mio film. Sono due piccole cose mie.

CF: Il cast è stato definito incredibile e molto ben assortito; viene riproposta la coppia Accorsi-Buy, ci sono attori con più esperienza e dei personaggi che, invece, vengono dal mondo televisivo. Lei ha dichiarato che per alcuni aveva già in mente la scelta del personaggio mentre altri sono venuti dopo..
Sono state tutte scelte di carattere puramente artistico oppure un assortimento così variegato è stato dettato anche da una certa attenzione nei confronti del pubblico….

Luca Ferzan OzpetekFO: Decisamente no, per il pubblico no ho mai avuto attenzione in questo senso, anche perché non esistono le formule. Non c’è una formula che ti dice metti questo, un attore, un’attrice, un presentatore o qualsiasi altra cosa in modo che funzioni… No, alle formule non ci credo, credo invece che gli attori debbano essere giusti per i personaggi. Se lo sono, non si sbaglia mai.


CF:
C’è qualcosa che si rimprovera? Prima ci raccontava che è soddisfatto di questo film

FO: Be’, mi piace…. Sai, quando un film ti piace il rischio è maggiore, se qualcuno lo critica ti dispiace di più… Ecché ce devo fà?

D: C’è un momento divertente e molto tenero del film in cui Ambra dà un tiro di sigaretta a una signora. Una piccola scena che, senza dialoghi, riesce a trasmettere una complicità estrema tra due persone che non si conoscono; com’è nata in sceneggiatura?

FO: Non c’era! L’ho aggiunta dopo perché mi è successa una cosa molto simile durante un viaggio in Turchia dieci giorni prima che iniziassimo a girare. Avevo smesso di fumare, infatti la Buy interpreta proprio questa insegnante del corso antifumo che ha fatto smettere me. Quando son tornato l’ho raccontata a Gianni (ndr. Gianni Romoli è cosceneggiatore del film assieme a Ozpetek), proponendola come una cosa da girare se avessimo avuto tempo. Pensavo che per il personaggio di Ambra fosse molto importante quella scena, le dà una carica incredibile, ti diventa simpaticissima, in qualche modo lei è come se “vedesse” nella signora. C’era anche una sorta di scambio tra giovinezza e vecchiaia, e sui vizi, i vizi abbandonati poi magari ritrovati. Tante persone mi han detto che è stata la scena che è piaciuta di più. E pensare che l’aiuto regista, il segretario di edizione, Gianni stesso e tanti altri mi dicevano “Giriamo le scene vere, non stiamo dietro a questa cosa!”. Mi ricordo che, infatti, l’abbiam girata in velocità quasi scusandoci!

CF: È un film emozionante, colorato. Verrebbe, quasi, da dire “sembra la famiglia felice della pubblicità”. Al posto della famiglia tradizionale abbiamo, però, Davide e Lorenzo, una coppia di omosessuali innamoratissimi che vivono assieme. Quindi, nonostante lei abbia dichiarato di non avere intenti politici precisi, sembra davvero una pubblicità pro Dico

FO: Tu hai detto prima sembra una famiglia, sembra una pubblicità ma nelle pubblicità innanzitutto non ci sono gli omosessuali…

CF: Infatti…

FO: Secondo non ci sono tradimenti, qui invece si tradiscono, mentono in continuazione. Il fatto che ci siano solidarietà e amore tra le persone non significa che siano perfetti, quindi non significa che si possano paragonare in qualche modo ad una pubblicità, mi dispiace se in qualche modo lo pensi.

CF: Il mio intendeva essere un riferimento esplicito ai Dico

FO: I Dico sono capitati, era impossibile prevederlo prima, ma i miei pensieri relativi all’argomento sono veri. Oggi si parla di Dico, di diritti di due persone e purtroppo si parla molto dei diritti degli omosessuali. Io dico sempre che bisogna parlare dei diritti delle persone, sono quelle che contano non il tipo di scelte sessuali che fanno.
Detto questo, mi è andata benissimo, anzi, mi fa piacere che si parli dell’argomento.

D: Le sembra attuale dunque, in relazione a questo film fortunatamente tanto poco retorico, la vecchia frase “il personale è politico”?

FO: Si, ne abbiamo parlato a lungo anche con Gianni Romoli. Io non voglio mai fare un film dove si dichiarano le cose, mi interessa indagare il comportamento minimale delle persone, le loro più piccole emozioni perché escon fuori delle cose che poi si aprono sul mondo, su sentimenti universali.
Per esempio, se faccio un film in Italia sui dico, in Francia non gliene frega niente a nessuno. Se, invece, parlo delle emozioni delle persone che poi toccano i Dico, l’eutanasia e tante altre cose, va benissimo perché ha un suo senso in Francia come in Turchia o altrove. Ma non è solo per questo che mi interessa, è proprio il mio modo di pensare e di fare cinema che mi suggeriscono di utilizzare le emozioni e i sentimenti.
Mi muovo su quelli anche se è pericoloso: quando ho in mano una sceneggiatura questa cambia, viene modificata molto nel corso delle riprese. Mi comporto veramente come un cuoco perché anche in cucina è molto importante scegliere bene gli ingredienti e regolare il sale, le dosi. Per me fare cinema è un processo molto simile. Qualche volta esagero coi sapori ma in genere viene sempre benissimo!

Luca Argenterio e Pierfrancesco Favino in una scena di Saturno Contro

D: C’è un filo conduttore da Il bagno turco ad oggi, oppure ogni film è una storia a parte che nasce e finisce?

FO: La costante è che penso sempre ai rapporti umani. Lo scambio di emozioni, di aiuto, di idee, il voler bene all’altro sono sempre importantissimi. L’amicizia detta in un altro modo, il lato sentimentale e quasi animale delle persone.

CF: Lei ha un modo molto incisivo e a volte quasi sfuggente di definire i suoi personaggi, le situazioni, lascia molto in sospeso, abbozzato. È un’intenzione precisa, è il suo modo di raccontare il mondo, è una storia nata così?

FO: Parlando con Gianni, ho capito che forse sono io quello che la sera a cena dice “Vorrei che rimanesse tutto così, come adesso”. In qualche modo volevo immortalare questo; i sentimenti che provo per i miei amici, l’epoca in cui siamo, il fatto che porto avanti i miei rapporti da anni quindi l’inseparabilità, il pericolo, la morte, la perdita di una persona. Insomma sono tutte le mie fasi, tutto ciò che uno prova, ed escono film così.

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