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Palcoscenico

Gomorra

Copertina di Gomorra, il libro di Roberto SavianoGomorra, progetto teatrale ispirato dall’omonimo romanzo-reportage di Roberto Saviano sull’impero economico criminale della camorra, è nato con lo scopo dichiarato di voler continuare la diffusione di un messaggio divenuto una missione per quanti hanno voluto esserne parte: informare nella verità.
Farsi carico di raggiungere le coscienze, smuoverle, renderle consapevoli di ciò che ci circonda, far loro avvertire l’impellente necessità di informarsi, di denunciare, di non distogliere lo sguardo, di non tacere di fronte all’evidenza. Questo grande senso di responsabilità e di impegno si percepisce in modo deciso negli occhi e nelle parole di tutti gli addetti ai lavori, come lo stesso regista Gelardi ha ribadito parafrasando l’autore: “Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare. Per noi, per tutti noi che lavoriamo alla versione teatrale di Gomorra, questa è diventata un’ossessione”.

Il libro di Saviano è stato il caso editoriale del 2006 in Italia e del 2007 in Europa, con quasi due milioni di copie vendute e decine di riconoscimenti da parte della critica letteraria e giornalistica.
Il regista Mario Gelardi e l’attore Ivan Castiglione, avendo potuto conoscere l’autore e il suo lavoro diverso tempo prima che venisse dato alle stampe, hanno creduto da subito alle sue potenzialità teatrali. Dopo un lungo e accidentato percorso di gestazione, il progetto ha visto la luce grazie ad un gruppo di giovani e agguerriti attori, guidati dall’esperienza di un grande artista come Ernesto Mahieux, e grazie al fondamentale supporto del Teatro Mercadante di Napoli, che ha avuto il coraggio di produrlo quando sembrava che nessuno fosse disposto a scommetere su un testo simile. Dall’ottobre dello scorso anno, Gomorra è finalmente partito in tournée facendo registrare il tutto esaurito quasi ovunque e riscuotendo grande entusiasmo da parte del pubblico.

La tappa di Marghera, oltre a confermare il successo del progetto con la sala stracolma e una serie di applausi che a fine rappresentazione sembrava non avere più fine, ha registrato una nutrita e attenta presenza di giovani sensibili e interessati alle tematiche proposte.
La messa in scena di un romanzo denso e complesso come Gomorra è opera certamente difficoltosa, sia nell’obbligata scelta dei personaggi (tra i tanti importanti presenti nel libro), sia per il taglio asciutto, diretto che il regista ha scelto di dare alle storie raccontate. Nonostante alcuni passaggi risultino forzatamente slegati tra loro, facendo irrimediabilmente calare il ritmo, le sensazioni drammatiche e inquietanti che intende comunicare l’opera raggiungono pienamente lo spettatore inducendolo a sentirsi scomodo, a disagio mentre se ne sta seduto al proprio posto. Le tematiche principali trattate nel romanzo ci sono tutte: spaccio di droga, merci contraffatte, convivenza-concorrenza con i cinesi, speculazioni edilizie, smaltimento illegale di rifiuti tossici e inquinamento, sfruttamento e umiliazione della popolazione locale. Storie disperate, senza speranza o senza volontà di speranza. Il personaggio di Roberto è solo, profeta di rinascita in un deserto di desolazione umana e forse, in certi casi, nemmeno più umana.

La resa di tutti gli attori è notevole: un particolare plauso va alle interpretazioni di Ernesto Mahieux e Antonio Ianniello, oltre che al toccante prologo di Ivan Castiglione. I personaggi si muovono in una scena semplice fatta di impalcature e materiali edili, di cemento e sporcizia. Un telo trasparente ricopre la parte centrale e su di esso vengono proiettate, confondendosi con i personaggi, immagini di forte impatto, che assieme ai suoni tecno-metropolitani avvolgono lo spettatore e lo premono con forza sulla poltrona.

Sia prima che dopo lo spettacolo, grazie alla generosa disponibilità degli attori e alla cordiale professionalità dello staff del teatro, abbiamo potuto approfondire la conoscenza del progetto e i suoi retroscena.

Flavio Landi (FL): Come si è evoluto il passaggio da testo narrativo a teatrale e come avete proceduto nella scelta dei personaggi?

Ivan CastiglioneIvan Castiglione (IC): L’intenzione era quella di non fare teatro di narrazione bensì teatro civile. Ecco perché non ci piace intendere il nostro lavoro come spettacolo ma come progetto teatrale. Il primo ostacolo è stata la scelta delle storie poiché il libro ne offre molte e, in realtà, la nostra idea è di poter fare una trilogia su Gomorra che ci porti a rappresentare tutte le storie significative.

Nella ricerca dei personaggi che avrebbero potuto meglio rappresentare lo spirito del libro, la scelta è caduta su cinque: Pikachu e Kit Kat, che rappresentano la manovalanza della camorra; Mariano e lo Stakeholder rappresentano, invece, la componente malavitosa imprenditoriale e laureata che pochi di noi conosceva prima; e, infine, Pasquale, il sarto che lavora sugli abiti dei vip nell’assoluto anonimato, tirando a campare. Il sesto personaggio, che interpreto io, e che fa da collante tra tutte le storie, è Roberto Saviano. Le ultime vicende di Roberto, le minacce, il fatto che sia costretto a vivere sotto scorta, ci hanno spinto a voler inserire come prologo un suo discorso, fatto a Casal di Principe circa tre quattro mesi prima dell’uscita del libro, nel corso del quale ha detto letteralmente ai camorristi di andarsene da quella che non era la loro terra.

FL: Alcuni personaggi hanno una parlata marcatamente dialettale. Come vi siete posti di fronte alla questione della comunicabilità del testo rivolgendovi ad un pubblico molto eterogeneo e in alcuni casi con un “orecchio” diverso, ossia una non abitudine ad ascoltare un dialetto differente come il vostro?

Ernesto Mahieux (EM): Il regista intendeva far sì che lo spettacolo risultasse comprensibile non solo per chi è abituato ad una parlata diversa come il napoletano. Il suo lavoro però è stato di intervenire anche sui diversi tipi di comunicazione, giocando sulle immagini, sui suoni, sulle emozioni che l’interpretazione può trasmettere a prescindere dal fatto che si capiscano tutte le parole. Riguardo al linguaggio in particolare, c’è questa diversificazione rappresentata dai vari personaggi… Roberto parla un italiano da letterato, se vogliamo; Mariano e lo Stakeholder hanno studiato nelle università del nord e parlano un ottimo italiano con una leggera inflessione; Pasquale ha una marcata inflessione e alterna parole italiane ad altre in dialetto; infine Pikachu e Kit Kat non hanno certo studiato più di tanto e fanno loro non solo il napoletano classico ma soprattutto il gergo moderno, spesso incomprensibile per un adulto.

FL: In molti pensano ancora che la camorra, la mafia siano dei fenomeni esistenti solo nel sud. Cosa ne pensate?

IC: Da napoletano pensavo anch’io che il fenomeno si fermasse al basso Lazio; non potevo immaginare che a Parigi c’erano 400 negozi in mano alla camorra, così come a Madrid o ad Amsterdam e nel nord Italia. Perché, chiaramente, i soldi che derivano dalle attività illecite dove volete che vengano investiti, ad Avellino? Come ha detto un boss camorrista pentito: “Noi non siamo come i siciliani. Loro sono l’anti-stato, noi invece siamo Stato”. Quindi la consapevolezza, il capire, è innanzitutto il primo passo verso la sconfitta di un sistema. Consapevolezza che, venendo alla cronaca recente, può chiarire meglio il perché della situazione rifiuti in Campania, dove per trent’anni si sono smaltiti i rifiuti tossici di tutta Italia impedendo il normale smaltimento di quelli locali. Dopo Gomorra nessun imprenditore può dire “non lo sapevo”. L’esempio era questo: un’impresa del nord deve smaltire rifiuti per due milioni di euro, arriva un capo clan e gli dice che gli fa risparmiare un milione. Secondo voi l’imprenditore si chiede dove vanno a finire quei rifiuti? Adesso è più difficile che lo faccia perché la cosa è balzata all’attenzione della cronaca.

FL: Per realizzare questo progetto avete dovuto affrontare molte difficoltà. Cosa ha significato per un attore di lungo corso come Ernesto Mahieux accettare questa sfida e come si è trovato in mezzo a tanti giovani?

Una delle scene dello spettacolo teatrale GomorraEM: Nella mia vita mi sono trovato più volte a dover compiere scelte difficili e mi è capitato spesso proprio nel lavoro di accettare ruoli meno remunerati in progetti piccoli ma nei quali credevo molto, rinunciando a proposte “importanti”. È stato lo stesso anche questa volta. Ho accettato con gioia questo ruolo perché facendo parte di questo progetto sento di fare qualcosa per il sociale, per i nostri figli. E la gratificazione è enorme. Il gruppo è meraviglioso, tutti mi coccolano e non mi fanno mancare niente (risate, nda).

Con il mio personaggio, Pasquale ho diverse cose in comune: io sono un ex artigiano di guanti (le due dita che mancano alla mano sinistra sono un ricordo del macchinario che si utilizzava) e negli anni Sessanta ho vinto per tre volte di seguito il premio per il guanto più bello d’Italia, ma non mi fu riconosciuto nulla poiché partecipavo a titolo aziendale, quindi chi li comprava conosceva l’atelier e non me che li avevo fatti. Ed è quello che succede a Pasquale, che cuce abiti d’alta sartoria senza avere alcun riconoscimento pubblico. Il suo lavoro si svolge in un anonimato che lo avvilisce, e che lo costringe ad insegnare cucito a immigrati cinesi sfruttati all’interno del mondo malavitoso.

La cosa bella è che tutte le sere noi affrontiamo lo spettacolo come un debutto secco, sempre come se fosse la prima volta e siamo sempre carichi al massimo. Ora stiamo girando per tutta Italia ma le più belle soddisfazioni le stiamo avendo al nord. A Napoli è andata benissimo, nelle tappe più a sud un po’ meno perché c’è ancora una certa ritrosia, una certa difficoltà…Invece quello che ci state dando al nord, gli applausi, la gratitudine, l’affetto. Le persone a fine spettacolo si avvicinano a noi con le lacrime agli occhi…

FL: Tenendo conto di tutto ciò che sta passando Saviano, voi avete mai temuto per la vostra sicurezza personale dal momento che avete preso parte a questo spettacolo?

Antonio Ianniello (AI): No, perché, non fraintendetemi, l’attenzione è tutta concentrata su Roberto (Saviano, nda) ed il teatro è ancora un fenomeno troppo piccolo, direi quasi d’élite. L’attenzione verso questo mezzo è diversa, più bassa, rispetto ai grandi media, e noi non crediamo di attirare questo tipo di attenzione.

L'incontro con regista e attori prima dello spettacolo teatrale Gomorra

FL: Leggendo Gomorra, viene quasi da pensare che non ci sia speranza…

IC: Durante la stesura dell’adattamento teatrale, Roberto mi disse di aver scritto un libro di un pessimismo pazzesco. Io gli risposi «guarda Roberto che l’atto di scrivere questo libro, tu che non appartieni alla Napoli borghese e che hai fatto un discorso forte a Casal di Principe, fa sì che diventi tu, inevitabilmente, la speranza». Quello che sta succedendo, come ad esempio la realtà che viviamo adesso, lo stare qui a parlarne in un incontro col pubblico, è la concretizzazione di questa speranza.

Gomorra


Autori Roberto Saviano e Mario Gelardi
Produzione Mercadante Teatro Stabile di Napoli
Regia di Mario Gelardi
Cast Ernesto Mahieux (Pasquale), Ivan Castiglione (Roberto Saviano), Francesco Di Leva (Pikachu), Adriano Pantaleo (Kit Kat), Antonio Ianniello (Mariano), Giuseppe Miale di Mauro (Stakeholder).
Scene di Roberto Crea
Costumi di Roberta Nicodemo
Musiche di Francesco Forni
Immagini di Ciro Pellegrino

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