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Musica

Murcof

Musica visibile, visioni in musica

Locandina di Catodica 2008Dopo le performance di maggio a Dissonanze e alla nona edizione del Mutek, festival musicale aperto a alla commistione con altri linguaggi e con particolare attenzione al digitale, ci è sembrato opportuno ricordare la presenza di Murcof a Catodica di inizio 2008, ma soprattutto di riproporre la versione integrale dell’intervista da lui rilasciata per l’occasione.

Catodica, rassegna di videoarte organizzata da Fucine Mute, si sviluppa e segue più percorsi. Se per i primi due anni il protagonista è stato il video, quasi sempre accompagnato dalla musica, in data 23 gennaio 2008, alla terza edizione, il teatro Miela diviene luogo dove immagini e suoni si incontrano su un terreno comune. La selezione delle opere d’arte — al solito di altissimo profilo — rimane il cuore pulsante di tutto, ma questa volta un party sui generis conclude la serata: l’esibizione di Murcof e xx+xy visuals. Che il 2007 sia stato l’anno d’oro di Fernando Corona (Murcof) non è in discussione: il suo ultimo album, Cosmos, è finito in tutte le liste e in tutte le classifiche della stampa che conta, facendo cambiare idea anche a chi non aveva apprezzato gli altri lavori di questo messicano classe 1970, laureato in Analisi dei Sistemi e Programmazione e folgorato da Jean-Michel Jarre sulla via del suono.

Cosmos è un disco difficile, sempre legato al sampling di musica classica, ma meno orientato al beat rispetto ai suoi predecessori e più ambientale e accostabile a certe avanguardie, inoltre Fernando non è una rockstar, ma un uomo discreto e meditabondo, eppure al Miela si presentano in moltissimi, alcuni (incredibile nell’epoca del download selvaggio) con cd originale da farsi autografare. Tutto questo — va sottolineato anche per onestà — è agevolato dall’ingresso gratuito, tassello comunque indispensabile di un evento che mira soprattutto a far conoscere forme espressive così contemporanee eppure meno “fruite” di altre.

Il set di Murcof è basato proprio sulla sua ultima fatica, ma c’è uno spostamento, perché ne viene accentuata la tendenza a farsi paesaggio sonoro e perché ne emergono gli aspetti più — per così dire — industrial, come il gioco sul volume dei suoni e sulla loro saturazione. Insomma, un set d’impatto che in alcuni momenti lascia fluttuare la mente, ma in altri costringe il corpo a confrontarsi fisicamente con i drone e i crescendo al limite dell’abrasivo. Nel 2008 il dato è acquisito: creare musica col laptop non significa poi far andare avanti da solo un Macintosh durante i propri live. Certo, non ci può essere la performance, nel senso che non ci possono essere pose da Elvis per vecchi rocker nostalgici o indie boys con qualche vezzo retrò dell’ultim’ora.

Molti sound artist sono coscienti che per loro tenere alto il livello d’attenzione è difficile. Ci possono essere esibizioni provocatorie à la Throbbing Gristle ed epigoni (ad esempio, e a modo suo, Brighter Death Now), l’integrazione con strumenti “tradizionali”, oppure ci può essere il ricorso all’immagine. È altrettanto vero che, anche a causa della povertà di mezzi, per alcuni “ricorrere all’immagine” significhi far partire delle diapositive. Con Murcof, invece, entrano in gioco xx+xy visuals, al secolo Sladzana Bogeska e Giuseppe Pradella, due artisti multidisciplinari che con lui hanno sviluppato un concept visivo ad hoc per Cosmos, di cui — attraverso il laptop — elaborano gli impulsi sonori e li “amplificano” per la vista.

Backstage di Catodica 2008
© foto di Giulio Donini

Qualcosa di biunivoco, dunque: ciò che si guarda muta di volta in volta, perché di volta in volta muta il modo in cui quest’album viene riproposto agli ascoltatori/spettatori, tenendo presente che tale riproposizione potrebbe essere influenzata — perché no? — a sua volta dalle immagini che Murcof osserva. Si tratta perciò di uno scarto rispetto ai collage visivi spesso proposti in questi casi, che sono talvolta taglia e cuci di film e documentari, talvolta bellissima creazione autonoma e bizzarra (si pensi a quelli fantastici degli studenti d’arte Black Dice): non vi è intreccio col suono, ma — per forza di cose — giustapposizione, percorso stabilito a priori.

Grazie a xx+xy, dunque, nel corso della serata veniamo assorbiti da buchi neri e risucchiati da vortici, ci perdiamo in nebulose e oceani, sbattiamo contro rocce frastagliate, più tutta una serie di altri tentativi di dare un senso alle astrazioni che osserviamo, influenzati dal suono, e viceversa. Su tutto, infatti, lo stesso senso di infinito e monumentale che trasmette Cosmos. Sladzana e Giuseppe utilizzano il termine “sinestesia”. Lo spettatore/ascoltatore, invece, stabilisce liberamente se in quel momento si trova in uno spazio interiore o esteriore, o se si tratta della stessa cosa.
Un sodalizio nato dal desiderio di sperimentazione e contaminazione dei linguaggi, agganciato a una rassegna fondata su sperimentazione e contaminazione dei linguaggi.

Murcof (M): Per me la musica è un modo di comprendere me stesso e il mondo, un modo per sperimentare e cogliere l’indicibile della vita, per trascendere i labirinti del linguaggio testuale e connettersi direttamente con la fonte delle cose.

Fabrizio Garau (FG): In molti hanno descritto la tua musica come l’unione dei beat sintetici generati dal laptop e di samples di musica classica. Il tuo ultimo album, Cosmos, dimostra che sai uscire da questo schema. È stata una scelta conscia o hai seguito l’istinto?

M: È un’evoluzione logica rispetto a ciò che volevo esprimere in questo nuovo lavoro: sapevo che le strutture usate in precedenza non erano pienamente adatte e ho ridotto la parte ritmata, concentrandomi di più su armonia e texture. Questa volta ho attinto maggiormente dalle strutture musicali classiche piuttosto che dall’elettronica.

FG: Parlando di Cosmos, sono stati citati musicisti come Ligeti e Arvo Pärt. Ci sono delle avanguardie musicali che ti hanno influenzato?

M: Certamente mi hanno influenzato gli artisti che hai citato e altri ancora, come ad esempio Giacinto Scelsi, Velentin Silvestrov, ecc..

Fabrizio Corona in arte Murcof

FG: C’è un regista col quale sogni di collaborare per la realizzazione della colonna sonora di un film?

M: Un buon progetto può nascere da uno spunto qualsiasi, cerco di mantenermi mentalmente aperto quando considero potenziali collaborazioni cinematografiche. Sarebbe stato fantastico poter lavorare a “Inland Empire” di Lynch.

FG: Come e perché nasce la collaborazione con il duo xx + xy per la parte visiva dei tuoi live?

M: Ci siamo conosciuti a Roma nel 2006 e da allora abbiamo collaborato assieme piuttosto spesso. Li apprezzo perché sanno rimanere astratti e suggestivi. Un complemento visivo è un rischio perché può limitare la musica e indurre a un’esperienza precostruita ma loro sono capaci di dare molto attraverso i loro paesaggi visivi, dove l’immaginazione è al servizio della musica e la amplifica.

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