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Cinema

Margherita Buy

La più amata dagli italiani

Jimmi Milanese (JM): Salutiamo Margherita Buy, ospite qui a Maremetraggio in occasione di una deliziosa retrospettiva sulla sua lunga carriera.

Margherita Buy

La prima domanda te la avranno fatta in tantissime salse. Tu hai fatto, a suo tempo, una famosissima accademia nazionale di arte drammatica, quella del compianto Silvio D’Amico, e poi hai iniziato con un’esperienza cinematografica di tutto rispetto. È possibile, secondo te, evitare la formazione per recitare? È fondamentale avere una solida preparazione oppure ha un senso l’improvvisazione cinematografica?

Margherita Buy (MB): Guarda, io sono molto per la scuola, forse perché l’ho fatta, però penso che all’interno di una scuola, quando trovi un metodo buono per te, è molto più semplice l’improvvisazione, ti permette di trovare la giusta libertà. È molto difficile una tua libertà senza dei confini che ti sei fatto attraverso lo studio. Credo molto nei maestri, nelle scuole, in quello che ti dicono, nell’esperienza. Perché l’accademia è stata questo: un’esperienza, e non soltanto un metodo. È stata un continuo aver a che fare con persone che ti raccontavano la loro esperienza, ed è molto bello. Ti raccontano i diversi modi di vedere questo lavoro, e dopo tu trovi il tuo. È come fare un giro in tutte le chiese e capire, poi, quale è il tuo modo di affrontare il lavoro.

JM: Cosa ti ha insegnato il set cinematografico di diverso rispetto all’accademia?

MB: Il set è tutta un’altra cosa. È una grande confusione, e in questo mi è servito molto avere una scuola e un metodo per trovare la concentrazione. Il set è molto bello anche, ma ci sono veramente una grande caos, tanta gente, è molto più facile distrarsi. Lo amo tantissimo, perché è il luogo dove sto meglio in assoluto, mi ha insegnato a capire i momenti in cui bisogna concentrarsi, quindi ho capito come ci si può concentrare in mezzo alla confusione. Ed è bellissimo, è come se tu ti estraniassi da tutto e trovassi la forza di fare una cosa. Ed è utile anche per la vita.

JM: Come tu ben saprai, nella cinematografia moderna è diventato molto facile arrivare a fare un film. Spesso non c’è una scuola dietro, e quindi la tua enorme qualità e classe, spesso si contrappone a un cinema fatto di improvvisazione. Quando ti arriva una sceneggiatura cinematografica, quali sono gli elementi che ti portano ad accettarla? Nel corso degli anni hai visto, e in che misura, un deperimento della qualità delle sceneggiature che ti vengono proposte?

Margherita Buy intervistata da Jimmy Milanese

MB: Scelgo le sceneggiature in base a chi le ha scritte e a chi me le propone, cerco di capire se c’è una serietà dietro, di fondo. È come quando leggi un libro, il libro ti deve piacere, ti deve dare delle immagini belle e hai quindi voglia di farlo. Deterioramento… ogni tanto sì, ogni tanto no. Nel senso che, non mi sembra che ci sia una regola. Mi sembra che ci siano delle sceneggiature bellissime, scritte benissimo, e altre veramente sciatte, dove tu devi fare tutto un discorso con gli sceneggiatori, rivedere tutto, fare un grande lavoro dopo, ed è molto più faticoso. Però, è un po’ la nostra vita che sta andando verso questa direzione.

JM: Il grande pubblico ti apprezza da tanti anni. C’è un amore, un affetto per te, come abbiamo visto in questi giorni, anche come persona. Con Le fate ignoranti hai acquisito una notorietà, una fama maggiore. Quella è una storia abbastanza particolare: tu sei una moglie che perde il marito e ti rendi conto che lui ti aveva tradito in un rapporto omosessuale. A me è piaciuta moltissimo in quel film la tua ricerca, quella tua voglia di trovare quella parte mancante del marito, per poi amarla attraverso l’amore che provi per l’amante di lui. È un po’ il tuo modo di far cinema: una continua e deliziosa ricerca del personaggio.

MB: Essendo la mia vita segnata anche dalle cose che faccio, quella è stata una grandissima esperienza. Ho trovato entusiasmo, energia perché è una storia così bella. Io poi ero incinta… tutta una storia molto particolare. Delle volte, anche le storie che ti capitano sono lì per aiutarti a capire meglio la tua vita. Sono come delle strade che si incrociano, questa è anche la bellezza del mio lavoro.

JM: Un caso raro nella cinematografia italiana: tu sei amata praticamente da tutti i registi contemporanei. Si può dire che hai lavorato con tutti i registi dell’epoca post neorealista. C’è una piccola eccezione al “post” con Mario Monicelli, con il quale tu nel 1995 hai lavorato. Hai qualche ricordo particolare di un grandissimo della cinematografia italiana e mondiale?

Margherita BuyMB: Ho un grandissimo affetto per Monicelli. Era una persona che tutti mi descrivevano come un burbero, invece con me è stato gentilissimo. Continuo a vederlo qualche volta quel film, non è stato un film fortunato. Era un po’ confuso, scritto male… però ho conosciuto un vero “vecchio del cinema”. È stata un’esperienza bellissima con lui. Spero che stia bene a novantatré anni, so che è caduto e che si è fatto un po’ male. È una persona così particolare che non ce ne saranno più come lui.

JM: Hai ricevuto una quantità innumerevole di premi, non li citiamo tutti. Secondo me, tra i più significativi ci sono i Ciak d’oro, perché vengono assegnati dal pubblico. E ne hai ricevuti una gran quantità. Non ci sono critiche negative nei tuoi confronti, ti sei mai chiesta i motivi per cui sei tanto amata dal pubblico?

MB: Evidentemente faccio dei film che raccontano anche la gente e quindi si sentono molto vicini ai problemi che io, con i miei personaggi, affronto. Penso sia questo. Io non ho mai fatto delle cose assurde o lontane dalla gente, è un mio principio, quindi questo dialogo continuo attraverso i personaggi, attraverso queste storie, mi ha ripagato tantissimo. C’è, forse, un’attenzione reciproca tra il pubblico e me. Eppure ogni volta mi stupisco di questo premio, è veramente stupendo.

JM: Rispetto magari a qualche decennio fa, quando il cinema italiano era famoso e ricercato in tutto il mondo, che cosa manca al cinema italiano, o a un attore italiano in particolare, per superare i confini nazionali?

MB: Non ci manca niente, è solo una volontà che manca, una volontà distributiva. Lo vedo che cosa succede ai film quando vanno all’estero, sono considerati poco perché sono sempre distribuiti da piccole distribuzioni. Siamo noi i primi a non crederci. Invece i nostri film sono belli come i film francesi, come i film inglesi.

JM: Quando non ti occupi di cinema, quando non sei impegnata sul set cinematografico, a parte gli obblighi famigliari, come passi il tuo tempo? Quale è la cosa che ti piace fare?

MB: A me piace andare a correre. Cerco di stare un po’ per i fatti miei, sono un tipo solitario, e quindi mi piace fare cose che mi fanno stare un po’ con me stessa.

Margherita Buy

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