// stai leggendo...

Arte

La rivincita di Eva

Vanessa BeecrofPer la prima volta uno spazio pubblico di Milano ha ospitato una delle artiste a cui l’arte milanese deve più onori e gloria: Vanessa Beecroft che, dopo gli studi al Brera, ha fatto impazzire le gallerie newyorkesi con i suoi nudi femminili.
Nudi spesso criticati, accusati di strumentalizzare il corpo delle donne per catturare curiosità voyeuristiche, quindi fama e successo. Critiche plausibili se si pensasse ai corpi immortalati quali fisici “da copertina”. Ma non è così. Nell’arte, dove tutto può sussistere solo in qualità di simbolo, le modelle della Beecroft non sono più corpi in mostra, ma simboli di corporeità. Citando Antonin Artaud, che parla del corpo senza organi come di “liberazione dei soggetti dalla reclusione dell’anatomia”, sosteniamo che i corpi della Beecroft sono senza organi nel senso che perdono la loro banale finalità: essi escono dal paradigma del desiderio ed entrano in quello della metafora. Non a caso i corpi sono colorati: le modelle nere sono dipinte di nero, quelle bianche di bianco. Al pari delle sculture di Cy Twombly, è quindi il colore a realizzare quello scarto metaforico che ci permette di uscire dal regime della sessualità per entrare in una dimensione più profonda e significativa.

Caricato di colore, il corpo della donna bianca diventa più corpo del corpo stesso ma, invece di farsi più concreto, passa da occorrenza specifica a genere, concetto. La Beecroft espone l’occorrenza pura, la più spoglia e concreta che ci sia, per dirci molto di più. Un corpo nudo che osserviamo per ore smette di esser bello, affascinante. Diventa fastidioso, pungente, puntato dritto verso di noi allude a qualcosa che non vorremmo proprio guardare. Mentre tutto ora è scoperto e visibile, innocente, e non ci è possibile voltare lo sguardo.

Opera di Vanessa Beecrof

Video e foto della performance VB54 mostrano donne nere, nude, caviglie incatenate, che restano per un giorno in piedi nel terminal di un aeroporto di New York. Benché siano donne di colore, sono dipinte di nero, quindi sono donne di colore sia in senso letterale che metaforico. Estromesse da regimi di senso in cui possano prendere posizione stabile, dal momento che li abitano entrambi, questi soggetti sembrano venire da una dimensione aliena, esseri disciplinati e schivi che arrivano da un altro mondo, forse quello della nostra memoria, dai nostri ricordi, delle nostre colpe rimosse. Dopo un po’ si siedono, stanche. Gli occhi tristi annegano nel silenzio, nessuna di loro parla.

In VB62 sono le donne bianche ad essere pitturate di bianco e messe in mostra come statue, assieme a statue, in Santa Maria dello Spasimo (Palermo). Poi lentamente si alzano. Si ribellano al loro essere marmo perché i corpi iniziano a dolere, hanno bisogno di muoversi. È il corpo liberato dalla psicologia, dalla sottomissione, è il corpo non-individuale la cui articolazione deve liberarsi, funzionare. È in questa sottile ribellione del corpo vuoto che trova stupefacente riscossa la pienezza della dignità umana: non sono più soltanto statue.

Opera di Vanessa Beecrof

Non sono più solo nere, o bianche; non lo sono in senso metaforico, e quindi nemmeno in senso letterale. È l’accusa che grida più forte di tutte, quella contro l’anoressia, le violenze, lo sfruttamento dell’immagine della donna. È l’accusa che supera le differenze razziali, benché non smetta di sottolinearle. Supera le differenze di genere, visto che negli ultimi anni la Beecroft si è concentrata su tematiche diverse, come ad esempio quella dell’immigrazione.
All’immigrazione era dedicata infatti la mostra del PAC, che ha inaugurato con una performance di cui si poteva vedere il video nel museo. VB65: 12 uomini neri che mangiano pollo, senza posate e senza bicchieri, interpretazione agguerrita e anti-razzista dell’Ultima Cena. I vestiti sono eleganti ma sgualciti, rovinati.

Nella sala video, un cortometraggio di Andrea Segre e Dagmawi Yimer, Come un uomo sulla terra, che raccontava con la voce di chi le ha vissute sulla propria pelle le estenuanti fatiche che i migranti africani fanno per arrivare in Italia passando per la Libia, paese che non accetta i flussi migratori, dove hanno origine violenze e discutibili imprigionamenti.
Dedicato a chi ancora pensa che l’arte contemporanea non abbia nulla da dire.

Vanessa Beecroft Video exhibition
Dal 17 marzo – 5 aprile 2009
Al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Via Palestro 14 , Milano
Orari: lunedì 14.30 – 19.30, martedì – domenica 09.30 – 19.30, giovedì 09.30 – 22.30
Biglietti:€ 5,00 intero, € 3,00 ridotto, studenti, ultra 65enni, disabili, € 2,00 ridotto speciale gruppi e scuole, Minori fino ai 5 anni gratuito, dai 6 ai 14 anni ridotto

Bibliografia
Antonin Artaud, 1995 Storia vissuta di Artaud-Momo, Edizioni L’obliquo, Brescia


Link
comeunuomosullaterra
vanessabeecroft
comune.milano

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Brian e Charles: l’incontro di due solitudini

Brian e Charles: l’incontro di due solitudini

Il mercante di Venezia ambientato a Las Vegas

Il mercante di Venezia ambientato a Las...

L’Elvis di Baz Luhrmann (2022): re del rock o della sovversione?

L’Elvis di Baz Luhrmann (2022): re del...

L’influenza della tecnologia sulle nostre vite

Dottor David Skrbina: L’influenza della tecnologia sulle nostre vite

Chiudendo fuori il mondo

Chiudendo fuori il mondo

Gli Spettri di Ibsen ossessionano ancora

Gli Spettri di Ibsen ossessionano ancora

Xenakis: Un intermediario

Xenakis: Un intermediario

Alle origini del fumetto

Dario Fontana: Alle origini del fumetto

Relaxed Performance: sei paesi per uno studio comparativo

Relaxed Performance: sei paesi per uno studio...

Avventure senza tempo

Avventure senza tempo

Commentare humanum est

Commentare humanum est

Personaggi a due o tre dimensioni: la disabilità nella letteratura per ragazzi

Personaggi a due o tre dimensioni: la...

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

David Garrett, quando il classico diventa rock

David Garrett, quando il classico diventa rock

Cortometraggi (Trieste Film Festival 2022)

Cortometraggi (Trieste Film Festival 2022)

Būsiu su tavim – I’ll stand by you (Trieste Film Festival 2022)

Būsiu su tavim – I’ll stand by...

L’audiodescrizione a teatro: le avventure di Alice nel sottomondo a Londra

L’audiodescrizione a teatro: le avventure di Alice...

Quota neve (Meja sneženja): i traumi del passato e il gelo del presente

Quota neve (Meja sneženja): i traumi del...

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) tra i film della Biblioteca del Congresso

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato...

Blanca: intrattenimento sì, sensibilizzazione no

Blanca: intrattenimento sì, sensibilizzazione no

Bawrut: In the Middle

Bawrut: Bawrut: In the Middle

Dopo Padovaland

Miguel Vila: Dopo Padovaland

Fumetti vendicativi

Vincenzo Filosa: Fumetti vendicativi

Convergenze tra televisione e fumetto

Gianluca Parisi e Simone Delladio: Convergenze tra televisione e fumetto

Segnali positivi

Amos Pons: Segnali positivi

Casomai un’immagine

mar-35 viv-10 viv-20 th-20 th-39 th-49 22 kubrick-46 petkovsek_13 bon_sculture_05 piccini_31 28 fanny fuga1 nsoleh1 cip-04 cip-12 lor-2-big s1 s9 mis2big mis3big-2 pm-08 murphy-21 murphy-36 galleria-04 21 esplosa-05 wendygall-01 Dog Eat Dog
Privacy Policy Cookie Policy