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Omnia

Margherita Hack

Con il naso all’insù

Margherita HackMargherita Hack è irresistibile. Si approccia a chiunque con un candore e una semplicità disarmanti. Mentre parla del proprio lavoro, guizzi vivacissimi le attraversano i grandi occhi azzurri e sul viso le si schiude un sorriso da bambina. La sua casa triestina sembra una biblioteca, ci sono oltre ventimila volumi sparsi ovunque, tra mensole scaffali e tavolini.
È qui che l’abbiamo incontrata, circondata dai suoi gatti, per il piacere di scambiare quattro chiacchiere sul mondo, visto da lei.

Cristina Favento (CF): Vorrei chiederle di autopresentarsi: chi è Margherita Hack?

Margherita Hack (MH): (Ride, nda) Sono un’astrofisica, sto a Trieste ormai dal ’64, quando ho vinto la cattedra di Astronomia all’Università di Trieste, ma sono fiorentina, come si sente. Sono nata a Firenze nel ’22 e lì ho fatto l’università. Mi sono laureata in fisica con una tesi di materia astronomica nel ’45 e ho lavorato all’osservatorio di Arcetri a Firenze, poi in quello di Brera a Milano. Ho lavorato moltissimo all’estero: negli Stati Uniti, in Francia, in Olanda, in Turchia.

CF: In che cosa consiste esattamente il suo lavoro?

MH: Nella ricerca delle caratteristiche fisiche delle stelle e della loro composizione chimica: tutti dati che si ricavano dall’analisi della composizione della luce emanata e che ci permettono anche di ricavare qual è la natura fisica delle stelle, qual è il loro stato evolutivo, quali sono le fonti di energia che le fanno brillare, e quindi di capire la struttura e l’evoluzione dei corpi celesti.

CF: Come nasce questo amore profondo per il suo lavoro, attestato anche dai numerosi testi divulgativi che lei ha scritto?

MH: Dall’interesse per la fisica (sorride, nda). È straordinario che semplicemente analizzando la luce delle stelle, disperdendo la luce bianca nelle sue componenti monocromatiche, si possano avere tante informazioni sullo stato della materia: solido, liquido, gassoso. Sappiamo che le stelle sono dei palloni di gas, che la temperatura cresce spostandosi dalla superficie all’interno, dove avvengono le reazioni nucleari che sono la fonte dell’energia irradiata dalla stelle. Mi sembra straordinario, dicevo, che dall’analisi della luce si possano ricavare appunto tante informazioni sulla fisica dei corpi celesti e, quindi, anche sulla struttura generale dell’universo. Il divertimento è capire com’è la fisica — dallo studio in laboratorio, dalle leggi ipotizzate e sperimentate — capire come possa essere applicata per interpretare la natura fisica di corpi così lontani e inaccessibili come i corpi celesti.

CF: Che cosa possiamo imparare dalla stelle? Che cosa ha imparato lei personalmente?

MH: Mi hanno insegnato la fisica (ride, nda) e a capire appunto le sue applicazioni. Sono un vero e proprio laboratorio per capire tutte le branche della materia.

CF: Lei si sente diversa nel suo modo di osservare il mondo?

MH: Be’, no, direi di no (sorride, nda). Uno si rende conto da dove viene, della materia di cui siamo fatti, che è stata costruita con la stessa base di quella delle stelle. Capire l’evoluzione dell’universo è come un prologo all’evoluzione darwiniana, però, quando si tratta poi di vivere in questo mondo siamo tutti comuni cittadini. Ognuno ha il suo modo di vedere, di sentire, di interpretare il mondo e la società in cui vive.

Margherita Hack

CF: Avendo a che fare con questi grandi numeri, con queste grandi distanze, mi chiedevo l’effetto che fa, immaginavo che potesse indurre a sentirsi piccoli, piccoli, no? Come se quasi scomparissimo…

MH: Però anche pensare che siamo così piccoli, appunto, ma che viviamo un centinaio d’anni e che la nostra scienza moderna risale a pochi secoli — quando siamo stati in grado di capire la struttura dell’universo, che ha 14 miliardi di anni, e di capire la natura — ci può anche far sentire grandi.

CF: C’è un contatto sottile ma forte, insomma, tra quello che è il macrocosmo e il nostro microcosmo…

MH: Certo, con la struttura delle microparticelle. La struttura dell’universo è nata dal microcosmo. L’universo primordiale era una zuppa di particelle primordiali… era come un acceleratore di particelle di grande energia che poi, per l’espansione dell’universo si è andato modificando, permettendo la formazione delle stelle, delle galassie, dei pianeti, e della vita.

CF: Oggi, quotidianamente, in che cosa consiste la sua attività professionale? Come passa la sue giornate?

MH: Ora sono in pensione da dieci anni però lavoro più di prima! Ho un sacco di impegni, di conferenze.. poi c’è sempre qualche libro che mi piace ancora scrivere. Non faccio più vera e propria ricerca attiva ma moltissima divulgazione, scrivo molto. Anzi, sto andando in tilt per il troppo lavoro. Ce ne avevo meno quando non ero in pensione…

CF: Ha dei rimpianti, professionalmente parlando?

MH: Semmai di aver iniziato a lavorare troppo presto, quando non c’erano gli straordinari telescopi che ci sono oggi. Ho potuto utilizzare satelliti, quindi mi sono servita delle tecnologia moderna, ma non dei grandi telescopi moderni a terra che ci sono oggi. Come quello dell’osservatorio europeo dell’Emisfero australe, di cui fa parte l’Italia, che erano impensabili ai miei tempi. Nel mio campo di ricerca avrei potuto ottenere dei risultati molto più raffinati rispetto a quelli ottenuti con i mezzi di vent’anni fa.

Margherita Hack intervistata nella sua casa triestina da Cristina Favento

CF: L’ho sentita spesso parlare di teorie che nascono sulla base di un’osservazione concreta di dati che abbiamo a disposizione, però, c’è anche una forte componente creativa: molto spesso una teoria nasce come un’ipotesi…

MH: Certo, si cerca di interpretare queste osservazioni, di trovare quali possano essere le leggi fisiche che le spiegano e si fanno quindi delle ipotesi, che la teoria deve spiegare. Bisogna riuscire anche a prevedere fatti non osservati. Se una teoria non ha la capacità di prevedere, se i dati la contraddicono, va abbandonata, occorre trovare un altro rimedio. Si procede per prove e tentativi, riprovando e riprovando.

CF: Qual è la sua più grande curiosità?

MH: Probabilmente esistono altre forme di civiltà nell’universo, su altri pianeti e la curiosità sarebbe di poter entrare in contatto tramite dei segnali, emissioni radio. È impossibile pensare di poter viaggiare da un sistema all’altro — le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile — però è possibile ricevere dei segnali radio, che facciano capire la loro natura artificiale — non dei rumori cioè, come l’alfabeto morse ad esempio. Sarebbe una conferma dell’esistenza di altre civiltà che hanno la stessa nostra curiosità, che vogliono far sapere di esserci.

CF: Com’è il rapporto con i suoi colleghi?

MH: Dipende, molti sono rimasti a lavorare con me dopo essere stati miei allievi e siamo in ottimi rapporti.

CF: Ce n’è qualcuno che stima particolarmente?

MH: Be’, no. Ce ne sono tanti con i quali siamo più affiatati e amici. Come sempre succede, in ogni ambito lavorativo, ce ne sono alcuni con cui c’è sintonia e altri con i quali la sintonia non c’è.

CF: Toccando forse un tasto dolente, qual è la sua impressione sullo stato di salute della ricerca in Italia? Che cosa ne pensa in rapporto alle sue numerose esperienze fatte all’estero?

Margherita HackMH: Bisogna vedere… In Italia purtroppo la ricerca non è mai stata incoraggiata e finanziata adeguatamente. Quasi tutti i governi, ma quest’ultimo in particolare (il governo Berlusconi, ndr), sembrano considerare la ricerca un lusso inutile malgrado poi si riempiano la bocca di parole come “innovazione”, senza tener conto che l’innovazione è frutto dalla ricerca. Se non si finanzia l’università e non si finanziano i giovani ricercatori, non si dà loro una possibilità di un lavoro a tempo indeterminato o una tranquillità, anche economica, l’innovazione non ci sarà mai. Però le nostre università, in genere, son buone, e lo dimostra il fatto che molti dei nostri giovani neo dottori di ricerca che sono costretti a emigrare poi all’estero fanno fortuna e ottengono anche posizioni di rilievo. Quindi la preparazione che l’università italiana dà è buona.

Parliamo però delle grandi università, perché poi ora c’è stata tutta una fioritura di piccole università per soddisfare le ambizioni degli onorevoli locali e questo è stato un disperdere fondi in mille rivoli, in luoghi dove non ci sono biblioteche, non ci sono laboratori, in cui i professori sono pendolari che fanno cinque o sei ore di lezione ogni giorno e se ne vanno. Queste non sono università. Si dovrebbe pretendere di finanziare adeguatamente le vere università, dove c’è una lunga tradizione, dove ci sono laboratori, biblioteche e professori stabili che possono avere un rapporto continuo con gli studenti. Anziché fare le piccole università, si dovrebbero fare sufficienti alloggi per gli studenti fuori sede, cioè portare gli studenti alle università, dar loro modo di vivere in maniera adeguata anche fuori sede, dare borse di studio alle persone valide non abbienti. Costruire le piccole università è uno spreco, di ingegno e di denari.

CF: Qual è il suo rapporto con la politica?

MH: La politica mi ha sempre interessata, anche se purtroppo oggi è qualcosa di veramente deludente. Io sono sempre stata di sinistra, e vedere che oggi la sinistra non è nemmeno più rappresentata in Parlamento… La sinistra non esiste più, l’opposizione è un’opposizione talmente flebile… Ciò che più sconforta è vedere che più del 50% della popolazione italiana è impermeabile agli abusi di una classe dirigente composta in gran parte di furbacchioni, di imbroglioni e di delinquenti. Perché quando ci si fa le leggi su misura per evitare i processi, si è delinquenti.

Ora, vuol dire che lo scarso senso dello stato che l’italiano ha sempre avuto è stato incoraggiato e aumentato da questa classe politica senza un senso dello stato, senza un’etica, senza un rispetto della costituzione e delle leggi. Si fa di tutto per cambiare una costituzione ottima e avviarci verso quella che è una dittatura strisciante: non una dittatura nel senso classico, ottenuta con la violenza, ma addormentando cervelli con la televisione. Purtroppo questa è una situazione veramente tragica da cui non vedo come si riesca a uscire senza una vera opposizione.
Addormentando la gente e imbrogliandola, si parla della libertà come se avessimo vissuto cinquant’anni sotto una feroce dittatura comunista. I comunisti non sono mai stati al potere, si è avuto anzi un comunismo in Italia che è stato una grande forza democratica. Nel gioco della democrazia, comunisti e democristiani hanno fatto crescere l’Italia da paese di semianalfabeti e di contadini a quinta potenza industriale del mondo. Quindi abbiamo avuto due fasi democratiche che hanno fatto crescer davvero l’Italia mentre, invece, si tende a dimenticare quella che è stata la vera dittatura, cioè il fascismo.

CF: C’è qualcosa di cui ha paura? Non parlo dell’ambito politico ma in generale

MH: No, io non ho mai paura (ride, nda). Forse perché sono incosciente e, anzi, se c’è qualcosa in cui mi posso andare a cacciare, mi ci caccio!

Margherita Hack
foto di Giulio Donini ©

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