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Scrittura

L’ombra di quel che eravamo

Copertina del Libro L'ombra di quel che eravamo
Titolo: L’ombra di quel che eravamo
Autore: Sepúlveda Luis
Traduzione: Ilide Carmignani
Titolo originale: La sombra lo que fuimos
Anno di pubblicazione: 2009
Prima ed. italiana: 2008
Editore: Guanda, Parma
Collana: Narratori della Fenice
Pagine: 148
Prezzo: 14,50 Euro
ISBN: 9788860886200


Mangiarono, bevvero, si raccontarono le loro vite sotto il ticchettio della pioggia che non dava segno di volersi fermare. Senza dirlo, si sentivano bene lì, vicino al fuoco. Parlavano, ritrovavano la vecchia abitudine nazionale di chiacchierare davanti a un bicchiere di vino, si guardavano senza nessuna diffidenza perché più grassi o più magri, calvi o con la barba bianca, avevano la certezza che esistono ancora tigri per cui avere una riga in più o in meno è uguale.
Luis Sepúlveda

Santiago del Cile. Tre amici alle soglie dei sessanta si ritrovano dopo anni in un magazzino dismesso e attendono un misterioso specialista – l’anarchico Pedro Nolasco, anche detto l’Ombra – che li aiuterà a compiere un ultimo azzardato  atto rivoluzionario. Non si vedono dai tempi in cui, da sostenitori di Salvador Allende, erano stati costretti chi a torture, chi all’esilio, chi al carcere. Si incontrano e  si guardano, ma non sono più gli stessi di trent’anni prima: ci sono i chili di troppo, i capelli persi e più bianchi, e c’è, ad accomunarli  ancora, lo sguardo disincantato e pieno di amarezza nei confronti della vita.
Ad essere cambiati, però, non sono soltanto loro: anche la stessa città che li ha visti nascere, crescere e combattere per la causa in cui credevano ai loro occhi appare ora irriconoscibile, a partire dalla viabilità!

Nella serata fredda e piovosa dell’incontro, scaldati da un fuoco incerto, mentre si nutrono di insipidi polli scheletrici e sorseggiano vino, i tre uomini ammazzano l’attesa raccontandosi i rispettivi trascorsi.
Lucho Arancibia non è più “il ragazzo robusto che incitava gli altri nei lavori volontari degli anni Sessanta”, quanto piuttosto un vecchio a cui i militari e le torture hanno fatto “saltare una valvola”, che parla da solo mentre vaga per le strade.

Luis Sepúlveda

Lolo Garmendia negli anni di esilio in Romania ha preso più di trenta chili e ha perso la chioma da black panther che tanto piaceva alle donne. Il suo legame con una compagna croata, durato quattro anni e ormai finito, gli ha regalato un figlio. Al rientro in patria ha ereditato la casa dei genitori, ma ora si trova senza un lavoro e in una brutta situazione.
Cacho Salinas, invece, ha trascorso gli anni lontani dal Cile in Francia dove, dopo un matrimonio finito male con la vecchia fidanzata Matilde, è diventato nonno. Rientrato in patria, vive in una pensione ed è senza lavoro.

La mente organizzativa che li ha voluti insieme in quest’ultima impresa è Pedro Nolasco che, per un disgraziato caso, non arriverà mai a incontrare gli altri tre. Il fato assume la forma di un giradischi che, volando da una finestra dopo l’ennesima lite tra moglie e marito, lo colpisce mortalmente in testa. Colpevole dell’atto è Conceptión Garcìa, sposa di Coco Aravena. Afflitta da una vita piena di debiti, dall’assenza di prospettive e dall’indolenza del marito – passato da un radicalismo politico, ormai estinto, a pigro spettatore domestico – la donna inizia a lanciare oggetti dalla finestra, incurante delle conseguenze.
Indaga sull’omicidio l’ispettore Crespo – prossimo alla pensione – assieme all’agente Adelita Bobadilla, appartenente alla prima leva di poliziotti con le mani pulite, di quella generazione, cioè, che nel 1973 non era ancora nata oppure era troppo giovane per entrare tra le fila di torturatori e complici del narcotraffico.

Sarà questa morte accidentale a portare Coco Aravena, marito indolente, inguaribile sognatore e sprovveduto ex militante a re-incontrare i tre uomini e a incappare, così, nella sua propria possibilità di riscatto.
“Allora? Ce la giochiamo?”: all’ombra di ciò che erano stati, i quattro uomini pronunciano le parole che cambieranno per sempre la loro vita.

Luis SepúlvedaL’ultima fatica editoriale di Luis Sepúlveda si rivela un libro carico di sentimentalismi, di nostalgia e di ricordi. L’autore mette in piedi un intreccio narrativo che arriva a toccare i confini del noir, condito di ironia e di continui rimandi alla storia del suo paese.
Intricato e in certi punti quasi divertente, L’ombra di quel che eravamo rappresenta una testimonianza drammatica degli orrori della storia cilena che ha il diritto di non essere dimenticata. I personaggi – a cavallo tra passato e presente – non possono non attirare la simpatia del lettore facendo leva su personali imperfezioni, coraggio e su un’incrollabile fiducia nell’inseguire i propri sogni.

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