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Palcoscenico

Un Popolizio magistrale per un Cyrano imperdibile

L’avventura di Cyrano è la storia di uno spadaccino, il più bravo, che ama la libertà e subito dopo una donna, Rossana.

Massimo Popolizio è Cyrano

Cyrano scrive in versi: la scrittura in versi e in rima è la sua ossessione, addirittura crea versi mentre duella e può sfidare anche cento avversari. Cyrano è il più bravo anche in questo. Il suo grande problema, la sua sciagura, è il suo naso: talmente orrendo che solo lui riesce a trovare le parole adatte per descriverlo.
Vive in una società in cui chi non è potente deve cercare la protezione di chi, invece, lo è, eppure Cyrano rifiuta qualsiasi forma di sottomissione. Il suo simbolo di libertà è un il pennacchio che porta sul cappello.

Spesso gli viene chiesto di compromettersi, e prestare i suoi servizi a un signorotto locale, ma lui risponde col celeberrimo monologo in cui l’autore della commedia, Edmond Rostand, descrive uno dei momenti più alti del teatro europeo: “Orsù, che dovrei fare? Cercarmi un protettore, eleggermi un signore? No grazie. Dedicare, com’usa ogni ghiottone, dei versi ai finanzieri? No grazie. Pubblicare presso un buon editore, pagando, i propri versi? No grazie!”.
Cyrano è anche il comandante dei Cadetti di Guascogna e l’amata cugina Rossana gli chiede di occuparsi di un giovane, Cristiano, al quale è interessata. Il protagonista scriverà a Rossana, per conto di Cristiano, decine di lettere, che la colpiranno fino a rapirle il cuore. Il primo bacio tra Rossana e Cyrano è il risultato di una serie di versi che egli recita a braccio a Rossana fingendosi Cristiano, sotto la sua finestra, nel buio della notte.

Luca Bastianello (Cristiano), Massimo Popolizio (Cyrano) e Viola Pornari (Rossana)Quando tutto sembra compiuto, con un colpo di genio, Rostand fa partire Cyrano e Cristiano per la guerra. La guerra assolve la funzione di spingere i due protagonisti verso le loro responsabilità, perché la menzogna abbia fine. Al fronte si ritrova anche Rossana, e Cristiano, conscio dell’inganno perpetrato per troppo tempo, chiede a Cyrano di rivelarsi, affinché la ragazza possa liberamente scegliere tra il bello e il brutto. Proprio mentre Cyrano si appresta a rivelare l’arcano, si ode un colpo e Cristiano viene ferito a morte. Rossana sfila a Cristiano l’ultima lettera dal taschino per conservarla in eterno.

A questo punto Rostand opera uno spettacolare balzo di quattordici anni e ci consegna un Cyrano ancor più innamorato di Rossana, alla quale nel frattempo non è riuscito a rivelare l’inganno. In questi anni, i due hanno consolidato l’abitudine di vedersi a una certa ora di un giorno della settimana, in cui Cyrano racconta a Rossana cosa è accaduto nel mondo. Quel giorno Cyrano arriva tardi, per via di un incidente che lo ha debilitato e che di li a poco lo ucciderà. Ultimo desiderio di Cyrano, ormai morente, è quello di rileggere la lettera che Rossana aveva preso dal taschino di Rossano in fin di vita. Il dolorante Cyrano legge la lettera che aveva scritto quattordici anni prima, ma il suo tono e l’interpretazione conferita dal sentimento mai sopito per Rossana, nonché la capacità di recitare a memoria quella lettera nel buio del bosco, rivelano l’inganno e gettano Rossana tra le braccia di Cyrano che, ormai morente, in luogo di un bacio, preferisce creare versi per immolare la sua libertà, ovvero il suo pennacchio.

Daniele Abbado firma la regia di un meraviglioso Cyrano, interpretato da Massimo Popolizio, semplicemente divino, coinvolgente, talmente abile da rendere perfettamente la lenta, ma inesorabile, trasformazione del Cadetto di Guascogna. Alla fine dello spettacolo la folla gli tributa una meritata standing ovation, come poche volte si ha occasione di vedere a teatro. Popolizio è Cyrano in tutto e per tutto, al punto che ci si dimentica degli altri, seppur bravi, componenti del cast. Luca Bastianello, volto noto delle soap televisive è un sorprendente e convincente Cristiano di Nuevillette, abile a bilanciare una certa verve eroico-nobiliare con una indispensabile soggezione nei confronti di Cyrano. Viola Pornaro, giovane attrice di sicuro talento, è una discreta Rossana, forse ancora acerba e non perfettamente in linea con la natura spensierata del personaggio, che dura fino al momento della rivelazione. Convincenti tutti gli altri personaggi, capaci di alternarsi e rendere questa commedia eroica uno degli spettacoli più apprezzabili visti negli ultimi anni.

Una scena dello spettacolo

Il Novecento e non solo al Teatro Stabile di Genova

Stiamo seguendo parte della programmazione del Teatro Stabile di Genova, che quest´anno si pone l´obiettivo di raccontare il Novecento attraverso tre grandi autori e tre grandi commedie teatrali. Aspettando Godot, di Samuel Beckett, tragicommedia costruita sulla vana attesa di qualcuno; Esuli, di James Joyce, storia di un triangolo amoroso dove amicizia e amore hanno uguale dignità; Il dolore di Marguerite Duras, romanzo tradotto in testo teatrale. Oltre a questi tre spettacoli una coproduzione importante che ha visto impegnata la Compagnia Gank, cresciuta all´interno dello Stabile, che ha presentato La bottega del Caffè di Carlo Goldoni. Accanto a questi, autori che vanno da Rostand a Camilleri, da Cechov a Dürrenmatt, da Soldati a Shakespeare, a Gaber, a Kushner, a Pirandello, a De Filippo; interpretati da attori conosciuti al grande pubblico come Alessandro Gassman, Toni Servillo, Umberto Orsini, Galatea Ranzi, Giulio Bosetti, Massimo Popolizio, Chiara Noschese, Leo Gullotta, Luca Barbareschi, Sebastiano Lo Monaco, Luigi De Filippo, Geppy Gleijeses, Pino Micol e Moni Ovadia. In questo numero di Fucine Mute recensiamo Aspettando Godot di Samuel Beckett, Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand e Zio Vanja di Anton Cechov.

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