// stai leggendo...

Arte

Eugénie si ribella

Una storia di Louise Bourgeois

Sto lavorando ad una esposizione sul personaggio Eugénie Grandet che si terrà nella casa di Balzac, a Parigi. Mi piace la sua storia. Potrebbe essere un po’ la storia della mia vita.

Il 19 settembre 2009 Louise Bourgeois commentava così al The Guardian Newspaper il lavoro di preparazione alla mostra Louise Bourgeois: Moi, Eugénie Grandet, da lei voluta e appositamente ideata per gli spazi del museo.

Louise Bourgeois Sono le ultime opere cui si dedicò la grande artista francese, venuta a mancare il 31 maggio scorso. La scomparsa della Bourgeois, certamente una delle figure di spicco della scena artistica internazionale, dà ancora più valore a questa minuta e preziosa raccolta di opere e la dipinge come il coerente ed eclatante epilogo di un percorso artistico volto ad indagare le problematiche connesse alle difficili relazioni familiari, soprattutto per quanto riguarda la figura del padre.

Eugénie Grandet fu uno dei capolavori di Balzac, pubblicato nel 1833. Narra la storia dell’omonima ragazzina costretta da un padre avaro ed egoista a rinunciare alla possibilità di crescere, divenire moglie e madre. È la storia amara della crescente disaffezione verso la vita di un essere fragile, che sfiorisce lentamente soccombendo ai doveri e ai sensi di colpa nutriti in un ambiente ostile e morboso.

Non è difficile intuire il grande interesse che la Bourgeois poteva provare per questa storia, che lei stessa ammette aver profondamente condizionato la sua maturazione personale e professionale. “È il prototipo della donna che non si é mai realizzata. Che è nell’impossibilità di svilupparsi. È il destino di una donna che non avrà mai modo di divenire davvero donna”.

La mostra deriva infatti non tanto da un confronto con il personaggio, bensì da una “identificazione ricorrente” con lo stesso, “con chi non avrà mai la possibilità di crescere”. Ma vi è una grande differenza da sottolineare. L’Eugénie di Balzac è un personaggio perdente: non simboleggia la Perdita, non più di quanto una mela possa simboleggiare una mela, in quanto la incarna alla perfezione e ne è parte costitutiva. Il genere femminile nel suo complesso era considerato perdente, irrimediabilmente perdente e perso nella sua non-mascolinità.

D’altronde Balzac, uomo pingue e dall’atteggiamento vagamente misogino, denunciava il fatto come potremmo oggi denunciare un male minore ma necessario, da cui è opportuno dissociarsi ma senza pensare che qualcosa si debba fare per scalzarlo realmente. “Sentire, amare, soffrire, sacrificarsi sarà sempre il testo della vita delle donne” scriveva infatti Balzac. Ma denuncia non implica automaticamente contestazione (la radice etimologica del verbo denunciare lo riconduce infatti alla sola attinenza con l’atto dell’enunciazione) e d’altronde lo spirito dei tempi ci impedisce di farne una colpa diretta a Balzac.

Louise Bourgeois: Moi, Eugénie GrandetLa Bourgeois invece, tutta nervi e propulsione creativa, scaraventa nei corpi gravidi delle sue donne, e nei ragni giganti delle sue installazioni, paure e rabbie di una bimba che è riuscita a crescere, a diventare donna sublimando nell’arte le proprie angosce infantili. Questo fa delle sue opere encomiabili tracce della cultura contemporanea.

La rappresentazione della donna resta il cuore pulsante della mostra. Come sempre restia a suggerire significazioni univoche dei suoi lavori, le interpretazioni di Eugénie Grandet sono figure sagomate di rosso sangue, il sangue della nascita. La nascita è però la generazione che non arriva, e il fuoco di una passione infantile non può che trasformarsi allora in questo vago sospiro di ombra, in questa figura profilata di scarlatto che prende forma sulla tela come un fantasma, come un’anima che abbia vissuto a metà. Lo sconcerto, l’attesa, la disillusione raccontate nel libro –che nel personaggio di Eugénie diventano rassegnata accettazione, accidia e apatia – negli acquerelli della Bourgeois si tingono di violenza e aggressività, riassumono tutta la loro portata energica e distruttiva come fossero l’estrema vendetta di una Eugénie costretta a tacere, ma che ritrova proprio a casa del suo scrittore – che la volle muta – la forza di stravolgere il suo personaggio e gridare l’ingiustizia e il sopruso di cui è stata doppiamente vittima: da parte del padre e da parte di Balzac.

Un intervento incisivo della Bourgeois, l’ultimo, il più discreto ma così appassionato che, nel farci rimpiangere la recente assenza di una artista la cui sensibilità e lucidità introspettiva resteranno a lungo impareggiabili, ci restituisce intatta la figura di una nuova – antica – eroina.

Louise Bourgeois: Moi, Eugénie Grandet… si è tenuta a Parigi dal 3 novembre 2010 al 6 febbraio 2011 presso la Maison de Balzac.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Pen Lettori Trieste: Punto di fuga di Mikhail Shishkin

Pen Lettori Trieste: Punto di fuga di...

Doc nelle tue mani 3: che il flashback sia con voi (fino allo sfinimento)

Doc nelle tue mani 3: che il...

Trieste Film Festival 2024

Trieste Film Festival 2024

Lascia che la carne istruisca la mente: Intervista a Anne Rice (II)

Lascia che la carne istruisca la mente:...

Lascia che la carne istruisca la mente: Intervista a Anne Rice (I)

Lascia che la carne istruisca la mente:...

Nel castello di Giorgio Pressburger al Teatro Stabile Sloveno di Trieste

Nel castello di Giorgio Pressburger al Teatro...

Lucca Comics & Games 2023: Incontro con Pera Toons

Lucca Comics & Games 2023: Incontro con...

Lucca (meno) Comics & (più) Games 2023:...

Lucca Comics & Games: Intervista a Davide Barzi

Lucca Comics & Games: Intervista a Davide...

Lucca Comics & Games 2023: Intervista a Matteo Pollone

Lucca Comics & Games 2023: Intervista a...

Il futuro (forse) del fumetto: Martin Panchaud

Il futuro (forse) del fumetto: Martin Panchaud

Femminismo all’ombra dello Shogun: Camille Monceaux

Femminismo all’ombra dello Shogun: Camille Monceaux

Lucca Comics & Games 2023: Intervista ad Andrea Plazzi

Lucca Comics & Games 2023: Intervista ad...

I quarant’anni della “scatola rossa”

I quarant’anni della “scatola rossa”

Trieste Science + Fiction Festival 2023: River

Trieste Science + Fiction Festival 2023: River

Trieste Science + Fiction Festival 2023: cortometraggi

Trieste Science + Fiction Festival 2023: cortometraggi

Il fiore del mio segreto (Almodóvar, 1995): la letteratura come seduzione

Il fiore del mio segreto (Almodóvar, 1995):...

Good Omens 2: amore e altri disastri

Good Omens 2: amore e altri disastri

The Plant: il romanzo incompiuto di Stephen King

The Plant: il romanzo incompiuto di Stephen...

The Phantom of The Opera per la prima volta in Italia

The Phantom of The Opera per la...

Pélleas e Mélisande di Claude Debussy: parodia del 1907

Pélleas e Mélisande di Claude Debussy: parodia...

Prigionieri dell’oceano (Lifeboat) di Alfred Hitchcock

Prigionieri dell’oceano (Lifeboat) di Alfred Hitchcock

Tutto il mondo è un Disco

Tutto il mondo è un Disco

Il commissario Ricciardi 2: quattro puntate di noia profonda

Il commissario Ricciardi 2: quattro puntate di...

Sanremo anche no

Sanremo anche no

Casomai un’immagine

l Ammaestrati 2011 31 14 vivi-08 sla-gal-4 galleria19 murphy-30 pm-32 Otrok01 lor-1-big wax tyc 3 bra-big-05 07 sir-08 bis_V_02 bis_III_02 bis_II_03 006 000 thole-12 kubrick-54 kubrick-44 kubrick-2 th-70 th-63 viv-17 mar-42 sir-31
Privacy Policy Cookie Policy