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Fumetto

Il Diario del Verme del Pino

Il Diario del Verme del Pino
Titolo: Il Diario del Verme del Pino
Autore: Leila Marzocchi
Anno di pubblicazione: Maggio 2011
Editore: Coconino Press
Formato: illustrato, cm 15×21
Pagine: 224
Prezzo: 18
ISBN-13: 9788876181108

 

Il Diario del Verme del Pino, tavola 151Certo che ne ha fatta di strada Leila Marzocchi da Pasión. Non so se sia stata una strada tortuosa, in discesa o in salita, ma c’è un abisso tra questo suo ultimo parto, Il Diario del Verme del Pino, e le prove che aveva messo in atto su Fuego e poi su Comic Art con Lagrima de la Pasión.

Non ci sono derive estetizzanti qui, anzi, il disegno è di una semplicità disarmante, ma il fumetto ne guadagna in espressività rispetto a quei vecchi fumetti piuttosto imbalsamati: sembra di essere di fronte ai lavori di autori oggi dimenticati come Ops o Nicole Claveloux. Unico vezzo che si concede la Marzocchi, coerentemente con l’estetica generale della casa editrice Coconino, è l’aggiunta di un secondo colore oltre al nero: un arancione chiaro occasionalmente sfumato che riesce inaspettatamente a rendere ancora più luminoso e marcato il tratto, che di logica dovrebbe invece risaltare se accostato a un colore più scuro.

La semplificazione estrema cui ha sottoposto i suoi disegni deve essere comunque il frutto di una ricerca precisa .visto che occasionalmente riaffiora un tratto più morbido, modulato, come ad esempio nei musetti degli scoiattoli a pagina 40. E soprattuto a confronto del fitto lavoro di cesello fatto con i precedenti Niger di cui questo volume costituisce, più che una continuazione, una rilettura (lo sviluppo di Pupa viene infatti narrato da capo).

Il protagonista eponimo del volume, che in realtà non prende direttamente parte alle vicende ma è solo il loro narratore, è γ 51 (Gamma 51), ultimo rappresentante di una lunga schiera di Vermi del Pino, che verrà poi sostituito a sua volta da γ 52. Come le planarie di Alan Moore, i Vermi del Pino altro non sono che una lunga trasmissione cognitiva vivente che passa da un esemplare all’altro per osmosi e che formano, una volta defunti ed essiccati, una sorta di alfabeto indelebile inciso sulla corteccia del pino che li ospita. Una lunghissima e dettagliata cronaca, insomma, iniziata nella preistoria più profonda e che enumera le catastrofi che hanno funestato l’area ma anche l’arrivo di nuove forme di vita come i pesci. Oltre a lui, ritorna il cast dei precedenti Niger (tre fascicoli realizzati tra 2006 e 2009), il tutto ambientato negli stessi luoghi de L’Enigma, altro fumetto della Marzocchi uscito nel 2002, di cui riprende anche alcuni personaggi e suggestioni (il Ragno delle Rovine di Ponente, la Lumaca Sonnambula, le arpie), oltre che una grafica molto simile, anche se qui più rigorosa e meno underground.

La storia prende avvio da una delle catastrofi di cui la corteccia del pino porta memoria: l’estinzione misteriosa di un’intera generazione di larve di mosca. Tragedia che però ha ben poca presa tra gli abitanti del Bosco Pietrificato (che al massimo pensano alla futura carestia che rinfocola il loro appetito) e tra le mosche stesse. Ma si tratta solo dell’introduzione, di un antipasto alle vere vicende che vengono narrate nel volume.

Il Diario del Verme del Pino, tavola 1Queste sono fondamentalmente due, come enunciate dallo stesso Verme del Pino con piglio d’archivista: l’apparizione fortuita di un “Giovane Straniero” dalla natura difficilmente catalogabile, che accende nel resto della popolazione speranze messianiche (la Pupa di Niger, ovviamente) e il ritorno all’ovile del vecchio allocco Giulio Cesare, detto il Nonno. Le due vicende si intrecciano e da esse gemmano altre, prima fra tutte la lunga serie di battibecchi (anche violenti) tra Giulio Cesare e il suo ex-amico Olindo, un altro gufo cha a causa di un incidente ha perso un’ala e non potendo più volare deve accontentarsi di mangiare ciò che trova al suolo, da qui il soprannome spregiativo Mangiarane.

Il Diario del Verme del Pino è un fumetto dalla struttura e dalle simbologie contorte e complesse. Tra accelerazioni, rallentamenti e digressioni si corre il rischio di perdere il filo, così come alcuni elementi vagamente esoterici fanno nascere più di un dubbio nel lettore: su tutti, la misteriosa Mano di Fatima. Ma per quanto la simbologia delle storie possa risultare ermetica, ciò che conta è che è anche molto suggestiva. E poi, fatti salvi gli elementi dalla decifrazione meno semplice e l’aria di tragedia imminente che si respira sempre, è comunque divertente assistere ai battibecchi tra due vecchi barbagianni e alle profezie che non vogliono dire un bel niente. E senz’altro abbandonarsi al piacere della lettura è la chiave per meglio godere di questo fumetto della Marzocchi.

A differenza di Tito Faraci, però, io mi guarderei bene dal farlo leggere subito ai miei figli, non tanto per le male parole presenti in gran quantità (e d’altra parte lo sboccatissimo Nonno Cesare è assai spassoso!) quanto per la rappresentazione della meschinità e dell’invidia che avviene senza mediazione alcuna e sembra essere eletta quasi a condizione indispensabile alla condizione umana (o animale, che nel contesto della storia è lo stesso). E poi ci sono stragi e mutilazioni che forse risultano ancora più incisive essendo inflitte a dei funny animals apparentemente innocenti e indifesi.

Il Diario del Verme del Pino, tavola 73Al termine delle oltre 200 tavole le vicende dei personaggi rimagono sospese (in cosa mai evolverà Pupa?), forse in attesa di una prossima continuazione o forse volutamente tronche per dare il senso del mistero e della trascendenza che in fondo riguardano tutte le vite, quelle degli abitanti di questo microcosmo fantastico come le nostre. Un altro Enigma, insomma, anche se γ 53 si presenta educatamente ai lettori nell’ultima pagina, quella dei credits, forse annunciando un seguito o forse, chissà, a testimoniare come tutto cambi e si evolva.

Come sempre con i volumi Coconino bisogna stare attenti a come si maneggia il libro che, vista anche la generosa foliazione (224 pagine) difficilmente manterrà il dorso integro se aperto e sfogliato senza la necessaria cautela.

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