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Cinema

Taxi Driver: viaggio dentro a un mito

Copertina di Taxi Driver. Storia di un capolavoro
Titolo: Taxi Driver. Storia di un capolavoro
Titolo originale: The Making of Taxi Driver
Autore: Geoffrey Macnab
Traduzione: Andreina Lombardi Bom
Editore: Mimimum Fax
Pagine: 183
Pubblicazione: ottobre 2011
Prezzo: € 14,00
ISBN-13: 978-88-7521-352-7

Taxi Driver. Storia di un capolavoro, saggio di Geoffrey Macnab, Minimum Fax, 2011, racconta il processo di realizzazione dell’omonimo film di Martin Scorsese. Dando voce agli interpreti, spiega come il film venne recepito dalla critica e definisce l’eredità che Taxi Driver ha lasciato alla cinematografia contemporanea.

Scorsese riceve l’incarico di girare Taxi Driver dai produttori Michael e Julia Philipps, reduci dall’Oscar con La stangata, ma il budget a disposizione è basso e non consente troppo margine di manovra. Egli non si tira indietro e crede subito nel progetto, per il quale chiama De Niro, che un paio d’anni prima aveva già avuto come protagonista in Mean Streets. Si autodefinisce malato di cinema, Scorsese; ha succhiato la linfa che ha dato lustro al neorealismo italiano, fa uso di stupefacenti e vive una perenne lotta contro lo studio system. De Niro, invece, è un giovane attore capace di trasformare una buona sceneggiatura in un capolavoro. Assieme, le loro capacità si moltiplicano.

Il regista italoamericano, lo sceneggiatore Paul Schrader e Robert De Niro sono subito convinti delle potenzialità di questo progetto, tanto che vi partecipazione esaltazione, rabbia e violenza, e senza cedere ad alcun compromesso con la produzione. Il copione nasce da una semplice, ma efficace, considerazione: in ogni strada di ogni città di ogni paese c’è un “nessuno” che sogna di diventare “qualcuno”. Quel “nessuno” è Travis Bickle. L’otto giugno, la sua vita prende una piega diversa e, con essa, tutta la storia del cinema.

Robert De Niro in Taxi Driver

Nel 1975 De Niro ha solo 32 anni, è all’inizio di una folgorante carriera ed è impegnato a Roma sul set di Novecento di Bernardo Bertolucci, ma già pensa a come plasmare il personaggio di Travis: tassista introverso che d’improvviso diventa un gangster violento. A Roma frequenta una base militare americana registrando gli accenti e lo slang tipico del Midwest; durante i weekend vola a New York e fa pratica come tassista. Sul set di Taxi Driver tratta gli altri interpreti in modo coerente rispetto ai rispettivi ruoli nel film, e questa rimarrà una caratteristica fondamentale di De Niro.

Paul Schrader è il noto sceneggiatore responsabile dell’apparizione di Travis Bickle nel panorama cinematografico americano. La sua infanzia in una famiglia calvinista, al limite dell’ossessione, spiega molto della religiosità nel personaggio interpretato da De Niro. Bickle nasce in un periodo in cui Schrader è pieno di debiti, le sue giornate sono immerse nell’alcol e passate a vagabondare da un cinema porno all’altro. La sua macchina è diventata la sua casa e allo stesso tempo il luogo dove la voragine della depressone lo risucchia. Il tassista psicopatico Travis nasce nei brevi momenti in cui la cronica depressione di Schrader lascia il posto all’introspezione psichica, così come il personaggio di Iris Steensma, prostituta bambina interpretata da una strepitosa Jodie Foster.

Copertina del dvd di Taxi DriverL’azione si svolge sulle note composte da Bernard Hermann, deceduto durante la registrazione della colonna sonora. Il film è a lui dedicato. Già autore delle musiche di Psycho e La donna che visse due volte, Hermann accompagna la violenza psicologica e fisica che attraversa il film con una musica maestosa, in contrasto con la narrazione, perfetta per tenere lo spettatore in una sospensione emotiva, convincendolo che tutto quel male non debba essere così lontano dalui.

Sono passati ormai trentacinque anni dall’uscita nelle sale, il fascino e la forza d’attrazione del tassista del Bronx rimangono a tutt’oggi insuperati, come se le pareti insanguinate della casa in cui si svolge la celeberrima sparatoria finale non fossero un set cinematografico, ma un dipinto espressionista che puoi andare ad ammirare quando ti pare.

Nel suo saggio, Geoffrey Macnab è abilissimo a restituire questi aspetti di Taxi Driver, senza dimenticare una serie di confidenze e aneddoti che rendono il racconto piacevole, tanto da indurre il lettore al ritorno sul film. Le ombre e gli odori, le paure e le angosce descritte da Macnab sono le stesse della pellicola di Scorsese: New York anni Settanta, un taxi che scruta le miserie delle gente e la trasformazione di Travis, solitario e frustrato reduce dal Vietnam che decide di dare una svolta alla sua vita, eliminando i rappresentanti dell’ipocrita società americana.


Commenti

2 commenti a “Taxi Driver: viaggio dentro a un mito”

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