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Cinema

Giorno sei, il vampiro e le arance non troppo meccaniche

Ci avviciniamo alla conclusione e la tensione è palpabile. Le file ai botteghini s’infittiscono: più biglietti si riesce ad accaparrarsi, più si è sicuri di riuscire a vedere il film vincitore fra le tante repliche della domenica, giorno dedicato al recupero dei film non visti. Giorno anche del nostro rientro in patria, che rende inutile qualsiasi coda al botteghino per recuperare alcunché, ciò che è fatto è fatto e la rassegnazione, al solito ha un dolcissimo sapore.

Sul red carpet - Foto di Beatrice Biggio

L’aria è elettrica oggi, in particolare perché le strade si sono riempite improvvisamente di ragazzette dagli otto ai diciotto in fregola da vampiro. Arriva infatti oggi in città il protagonista dei sogni bagnati delle teenager d’ogni latitudine, quelle che Stephanie Meyer è riuscita ad omologare appropriandosi della parte oscura e facendola diventare rosa, impedendo per sempre la possibilità per una ragazzine di quell’età di poter scegliere di essere diversa dalle altre. A cosa potrà rivolgersi una tredicenne che non voglia occuparsi di vampiri come tutte le altre? Che voglia sfuggire alle frotte urlanti di coetanee che si sdilinquiscono al vedere canini sporgenti e sangue alla bocca? Bisognerà, temo, reintrodurre i nani di Biancaneve per risultare un minimo trasgressive. Comunque, è il giorno di Robert Pattinson, volenti o nolenti. Il suo faccione spunta dietro ogni angolo nelle foto in mano alle fan adoranti che riempiono le strade e cominciano a fioccare verso i lati del tappeto rosso. Intanto, noi staremo al calduccio a guardare Rebelle, film in competizione per la regia del canadese Kim Nguyen che ci porta nel sud del Congo per narrarci le vicende di Komona, una ragazzina costretta dai guerriglieri ad uccidere i propri genitori e a diventare a sua volta una guerriera. Sopravvive soltanto in virtù dell’essere unica sopravvissuta ad una battaglia particolarmente cruenta in cui tutti i suoi compagni perdono la vita e al fatto d’essere diventata la donna del capo. Ma la sua missione vera è quella di tornare al suo villaggio per dare sepoltura e pace alle anime dei suoi genitori, aiutata da un ragazzo albino di cui si innamora. Il film è bello e crudele e ci permette uno sguardo non contaminato sulle credenze e le tragedie di un popolo perennemente in guerra.

Bel Ami, invece, il film di Nick Ormerod e Declan Donnellan con Robert Pattinson, appunto, Uma Thurman, Christina Ricci, Kristin Scott-Thomas e Colm Meaney purtroppo, nonostante il cast stellare, non ci sembra niente altro che un buon lavoro di fiction televisiva. Pattinson non è, a nostro parere, all’altezza della situazione. Certo, è un bel ragazzo e Georges Duroy, nel romanzo di Guy de Maupassant, questo era, un uomo incredibilmente affascinante che trova la sua rivalsa sulla povertà e la mancanza di talento attraverso la manipolazione delle donne che lo desiderano, che a loro volta intercedono per lui con i loro mariti per spianare a Bel Ami la strada verso il successo. Ma l’espressività di Edward il vampiro non può ancora supplire alla scarsa esperienza e a una certa legnosità che, se ampiamente sufficiente per coprire la gamma interpretativa di un archetipo come il giovane vampiro tormentato, non può bastare per convogliare la ridda di sentimenti  e lotte interne che attanagliano Georges.

Robert Pattinson e Christina Ricci - Foto Beatrice Biggio

Dobbiamo dire però, a onor del vero, che Pattinson in conferenza stampa si dimostra spigliato e acuto nelle risposte date alla stampa e oltremodo attento, pur sottilmente dichiarando che la saga di Twilight è stata il suo trampolino ma che sarà felice di scuotersela di dosso, a non sputare sul piatto in cui ha mangiato. Christina Ricci, di suo, si adatta a fare da comprimaria, pur essendo un’attrice molto migliore di lui, certa del fatto che comunque, stasera sul tappeto rosso, l’ultima ad arrivare sarà lei. Il film è co-prodotto da Rai Cinema, e con un cast del genere, siamo sicuri che verrà ampiamente distribuito anche in Italia.

Oggi è anche la giornata di Anton Corbijn Inside Out, l’attesissimo documentario della regista olandese Klaartje Quirijns su Anton Corbijn, cui abbiamo dovuto rinunciare ieri per assistere a una conferenza stampa e la cui proiezione pubblica era sold out da giorni: gira voce che Corbijn non sia potuto intervenire alla presentazione perché occupato dalle discussioni in giuria, che vanno per le lunghe. Viene poi presentato un altro Kolossal orientale d’arti marziali, Flying Swords of Dragon Gate – un titolo che sembra fatto col cut-up mettendo insieme tutti gli stereotipi del film d’azione dell’estremo oriente – per la regia di Tsui Hark, la cui visione in 3D ci risparmiamo in nome di una sudata cena. Potrebbe non essere un brutto film, però, se ricordiamo il suo Seven Swords presentato a Venezia nel 2005 che ci piacque abbastanza. Penetriamo l’ostrica del Sony Center per l’ultima proiezione al Cinestar Event, Dollhouse della regista irlandese Kirsten Sheridan. La storia è quella di un gruppo di ragazzi e ragazze che fanno irruzione in una casa da sogno sul mare, da qualche parte in Irlanda. Alcool, droga, distruzione, segreti. L’accozzaglia purtroppo non risulta produrre un film omogeneo, molto rimane sospeso e dimenticato dalla regia, che si concentra molto sui visi dei protagonisti e sugli ambienti, ma scava poco e male nelle psicologie, senza peraltro mai andare a fondo nemmeno nella vacuità e nella violenza, lasciandoci così a chiederci quale fosse il punto. Alla fine, la nascita di un bambino risolve tutto. A noi, è venuta solo voglia di dirne quattro alla regista.

Una meritata pausa - Foto di Beatrice BiggioDomani è il gran giorno della premiazione. Saremo naturalmente esclusi dalla cerimonia al Berlinale Palast dove sono ammessi solo gli invitati, ma per la stampa è stata organizzata una proiezione live in una sala del CinemaxX, nostra seconda casa in questa settimana. Non ci sono anteprime, anche se supponiamo che pure in questo caso gli inviati dei quotidiani potrebbero avere trattamento diverso, e scopriremo i vincitori insieme al pubblico, dalle sette di sera in poi. Ci si è messo anche un po’ il destino a rendere le cose difficili quest’anno e potevamo farci mancare uno sciopero totale dei trasporti che esclude solo la S-Bahn? No, ovviamente. Sarà divertente scoprire come riusciremo ad essere dove dobbiamo essere nel momento in cui dovremmo esserci e quanto tempo ci vorrà per farlo. Stay tuned.

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