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Scrittura

Baci Scagliati Altrove

Baci scagliati altrove
Titolo: Baci scagliati altrove
Autore: Sandro Veronesi
Editore: Fandango Libri
Anno: 2011
Prezzo: € 13,00
Pagine: 184
ISBN-13: 9788860442550

Sandro Veronesi ha su di me l’effetto che sulle altre ha Alessandro Baricco.

Io non sono molto sensibile al puntino di sospensione, mentre cado come una pera matura di fronte all’esattezza lessicale e alla descrizione evocativa. Anche la storia, ora che ci penso, ha la sua parte.

Sandro Veronesi

Memore di Brucia Troia, di Venite, venite B-52, del La forza del passato e – perché no – di Caos Calmo, così come di Live e della pièce No Man’s Land, accolgo con trepidazione la raccolta di racconti Baci scagliati altrove, nonostante XY.

La fascetta recita “Contiene «Profezia». (a capo) «La cosa più bella della letteratura italiana da molte stagioni». Antonio D’Orrico”. La dicitura mi angoscia un po’, allo stesso modo in cui mi angosciano gli adesivi sulle copertine dei dischi che iniziano con “Contiene” seguito dal titolo di un brano di successo e sottintendono “Se vuoi la ciliegina, comprati tutta la torta (ma poi non ti lamentare se è stopposa, tanto volevi solo la ciliegina)”.

Profezia è, effettivamente, un piccolo – per numero di battute – gioiello della narrativa. Non ho la competenza per stabilire se sia davvero la cosa più bella degli ultimi tempi, ma fatico a trovare un degno rivale. È il racconto dolente, ma asciutto e dignitoso, della malattia invincibile che ha colpito il padre dello scrittore non molto dopo che un male simile ne aveva ucciso la madre. Le fasi finali della malattia, la sofferenza del malato, l’impotenza del figlio che lo assiste, la disperazione delle cure, l’insofferenza del paziente agli estranei, sono raccontate al futuro indicativo, seconda persona singolare, al “tu” di chi la profezia la sta formulando e descrive allo scrittore ogni momento del calvario prima che si compia. L’identificazione, grazie a questo artificio, è immediata e totale; il genitore potrebbe essere quello del lettore, e, se non lo è, non è detto che non lo sarà un domani. “Dunque, è questo quello che succede. Dunque, è questo quello che gli è successo” si pensa riferendosi contemporaneamente allo scrittore, a suo padre, al conoscente del quale abbiamo sentito dire che “ha un brutto male” e ai suoi familiari. Non compatisce, non consola, non commuove. Lascia inermi e increduli di fronte alla superiorità schiacciante della malattia e, per chi ci crede, del destino.

Sandro Veronesi

Il pregio maggiore del racconto, però, non sta né nella trama, né nello stile, bensì nell’indefinibilità e nella sovrapposizione selvaggia dei suoi elementi. Ho parlato prima, infatti, di “scrittore” e “padre dello scrittore”, ma non c’è la certezza che sia una definizione appropriata. Trattandosi di un racconto, si dovrebbe presumere di no, si dovrebbe parlare, più tipicamente, di narratore; ma il narratore non è il personaggio il cui padre muore di cancro, bensì la voce che descrive quel che succederà. Eppure, “si sa” che Veronesi-autore sta parlando di sé, Veronesi-protagonista, e non lo si sa perché viene interpellato per nome e cognome nella prima riga o perché egli stesso ha parlato dei suoi lutti nelle interviste sui femminili allegati ai quotidiani: si capisce dai particolari teneri e assurdi che il Veronesi-narratore conosce nel dettaglio e che usa per dare al lettore la misura dell’aderenza alla realtà: dettagli non indispensabili, brevi sequenze superflue in un montaggio narrativo che, proprio perché aderente al vero, contempla anche il tempo morto.
Così, quando il racconto finisce il lettore è, come il protagonista, solo, e stanco, e abbandonato, e orfano.

Baci Scagliati Altrove non è, però, solo Profezia. È un insieme di storie, alcune omogenee, altre no: con Morto per qualcosa e Quel che è stato sarà si completa un trittico sul rapporto con il padre; Una telefonata dal cielo si concede il lusso di un finale lieto e non problematico di una vicenda sentimentale fino a quel momento critica; La furia dell’agnello è un surreale episodio di male, che facilmente di tende ad immaginare frutto della stessa sensibilità che ha partorito XY. Altri racconti non sono altrettanto facilmente definibili, e parlano di ciò che il lettore vuol sentire: tradimento e indifferenza o doppio amore e compassione (Sorella). Altri ancora sembrano non voler andare a parare in alcun luogo, come fossero frammenti, spezzoni di storie più ampie di cui non ci vengono narrati antefatto e sviluppo, ma solo un periodo intermedio, di durata arbitraria, quasi a dimostrare che l’importante non è il cosa, ma il come, che – cioè – non è la storia a fare il racconto, ma l’autore.

La struttura antologica di Baci Scagliati Altrove dà a Veronesi l’occasione di mettere in mostra tutto il campionario. Si muove disinvolto fra diversi registri e stili, cambia voce e punto di vista. Se non ce lo dicesse la copertina, non sarebbe così scontato attribuire i racconti alla stessa penna. 
Se mi venisse chiesto di suggerire un libro dal quale iniziare a leggere Veronesi, indicherei questo. Non perché sia quello che mi è piaciuto di più, bensì perché lascia intuire, attraverso la produzione variegata, il mestiere e il carattere dell’autore. Un po’ come i dischi delle collane “Essential” riassumono la carriera di grandi musicisti attraverso i brani – più o meno noti – che non si dovrebbero ignorare.

Sandro Veronesi

Per inciso, il “pezzo” preferito di chi scrive non né è il trailer Profezia, né la title track Baci Scagliati Altrove, bensì Le Gatte che, dopo aver tratteggiando l’amore giovanile visto dal maschio, si conclude inaspettato e monco, come un ricordo libero non più inseguito.

E a voi, lettori, cosa è piaciuto? Qual è il vostro racconto preferito di questa raccolta?

Commenti

2 commenti a “Baci Scagliati Altrove”

  1. Ho appena finito “Gli sfiorati”, non perché c’è il film, ma perché sono appana stata a Roma a trovare un amico che lì si è trasferito e me l’ha regalato. Stimo moltissimo la penna di Veronesi, nessuna sicumera come altri suo contemporanei, però dal basso del mio panorama, Sandro è incapace di fare i finali. Leggerò i racconti, anche perché quello che preferisco è “Superalbo”.

    Di Valentina | 15 Maggio 2012, 19:19
  2. Ciao Valentina,
    grazie per la tua opinione.
    Devo dire che, ripensando a “XY”, capisco il tuo punto di vista sui finali.
    Vedrai che nella maggior parte di questi racconti troverai più compiutezza, ma la sospensione è la sua cifra e non ce la fa mancare. Se ti ricordi, facci sapere se ti sono piaciuti.
    A presto e grazie
    [Lo]

    Di Lorenza Pravato | 16 Maggio 2012, 20:09

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