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Scrittura

Il cinquantenario di James Bond: mostre, libri e problemi di traduzione

The scent and smoke and sweat of a casino are nauseating at three in the morning. Then the soul-erosion produced by high-gambling – a compost of greed and fear and nervous tension – becomes unbearable and the senses awake and revolt from it.

Ian Fleming, Casino Royale, 1953

Alle tre del mattino, l’odore di un casinò – sentore di fumo e di traspirazione – diventa nauseante. Poi, la tensione provocata dal gioco d’azzardo – un misto di avidità, di paura e di logorio nervoso – si fa insopportabile; i sensi si risvegliano e si ribellano.

Enrico Cicogna, Casinò Royal, traduzione realizzata per Garzanti, 1965

Fumo, sudore: alle tre del mattino l’odore di un casinò dove si gioca forte è nauseante. Sarà l’odore, o il fumo, o il sudore. Di fatto, il logorio interiore tipico dell’azzardo – un misto di avidità, paura e tensione – diventa intollerabile. I sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto.

Massimo Bocchiola, Casino Royale, traduzione realizzata per Adelphi, 2012

Casino Royale (Penguin books)Quest’anno si festeggia il cinquantenario della prima apparizione sul grande schermo del personaggio di James Bond. Case editrici, riviste specializzate e musei si sono organizzati al meglio per celebrare il più famoso agente segreto del mondo. L’evento di maggior richiamo è certamente l’esposizione Designing 007 – Fifty Years of Bond Style, inaugurata lo scorso luglio al Barbican Center di Londra, e visitabile fino al 5 settembre, che permette agli amanti del genere di immergersi completamente nell’atmosfera “bondiana” ammirando le curatissime installazioni dedicate alle scene cult dei ventidue film (vedesi ad esempio la statua che riproduce la bond girl Jill Masterson mentre muore soffocata dalla vernice d’oro in una delle sequenze iniziali di Goldfinger). Senza dimenticare le collezioni di costumi dei vari personaggi, alcuni ricreati per l’occasione partendo dai bozzetti originali; le location esotiche; i gadget che hanno accompagnato 007 nelle sue avventure; le automobili di lusso; le armi micidiali e anche l’antro di Q, per i veri appassionati che vogliono scoprire tutte le “diavolerie” inventate da uno dei personaggi più simpatici della storia dello spionaggio.

In Italia, l’anniversario è stato commemorato con la ripubblicazione, da parte di Adelphi, di quel primo libro, scritto da Fleming nel 1952 dopo sei settimane di lavoro nella sua villa soprannominata Goldeneye, che segnò l’inizio di un mito. La nuova edizione, molto curata fin dalla copertina che rielabora le idee grafiche e tipografiche dello stesso Fleming, è arricchita da un saggio di Matteo Codignola (anche curatore), 15.1.52, in cui, oltre alla vita dell’autore, viene narrata la sua passione per i libri e la legatoria, e descritta con attenzione l’atmosfera e la struttura che sta alla base di Casino Royale. Poiché il mio obiettivo non è criticare il contenuto del libro, né tantomeno sostenere che John Le Carré è meglio di Ian Fleming, mi limiterò ad arrivare subito al punto, e cioè: perché l’incipit italiano è così diverso dall’originale? Le ragioni, secondo me, sono svariate.

Installazione dedicata a Goldfinger

Lo scrittore britannico si pone innanzitutto lo scopo di provocare nel lettore una reazione olfattiva. È un po’ come se dicesse: “Caro lettore, il mix di odori che si sente in un casinò alle tre del mattino è talmente nauseabondo che James Bond, protagonista di questo libro, sta quasi per restarci secco.” Egli, però, non si limita a questo: introduce tre sostantivi monosillabici e colpisce subito nel segno: the scent and smoke and sweat of a casino… Che letteralmente sarebbe: il sentore e il fumo e il sudore di un casinò…(e intanto il lettore inglese sente la nausea salirgli alla bocca). Quindi, sempre a mio modesto parere, il casinò ha di per sé un suo sentore, che unito alla puzza di fumo e di sudore, crea un’atmosfera nauseante.

Nel 1965, la Garzanti modifica parzialmente il titolo del romanzo aggiungendo l’accento sulla “o”, onde evitare che qualcuno legga involontariamente “casíno”, ed eliminando la “e” del francese Royale per convertirlo nell’inglese Royal. Anche Royale-les-Eaux, immaginaria località sulla costa francese ideata da Fleming, viene trasformata in Royal-les-Eaux (scelta alquanto bizzarra a dire il vero). Rispetto all’originale, la versione di Cicogna sposta l’attenzione del lettore dall’elemento olfattivo all’elemento temporale: Alle tre del mattino, l’odore di un casinò – sentore di fumo e di traspirazione – diventa nauseante… Di conseguenza, il lettore capisce subito che è tarda notte, ma l’effetto nausea risulta smorzato. In compenso, l’atmosfera è pregna di fumo e traspirazione, ma il casinò non possiede più un suo odore caratteristico che esuli dagli altri due. Anche il sintagma successivo presenta alcune differenze: soul-erosion diventa tensione, quando magari logorio mentale sarebbe risultato più efficace. High-gambling, invece, viene tradotto con gioco d’azzardo, anche se in realtà indica le grosse puntate dei giocatori.

Goldeneye (la villa)

La nuova traduzione di Bocchiola per Adelphi, sempre parlando dell’incipit, ha il pregio di mantenere il riferimento “odoroso”: Fumo, sudore: alle tre del mattino l’odore di un casinò dove si gioca forte è nauseante. Sarà l’odore, o il fumo, o il sudore… Il problema, però, è che rielabora la frase modificandone notevolmente la struttura. Abbiamo il fumo e il sudore, ma l’idea che si giochi forte glissa dal secondo sintagma a quello iniziale; quindi, il fumo e il sudore sono giustificati dal “giocare forte”. Come se non bastasse il casinò, che inizialmente non ha un suo odore, ma ha quello del fumo e del sudore, acquisisce subito dopo un sentore caratteristico: sarà l’odore (l’odore di che? del casinò dove si gioca forte che già incorpora il fumo e il sudore?), o il fumo, o il sudore… Soul-erosion viene reso con logorio interiore, che va benissimo; nervous tension diventa tensione, il fatto che sia nervosa è lasciato sottinteso; ma the senses awake and revolt from it credo sia diverso da i sensi si risvegliano e si torcono per il disgusto, semplicemente perché mi pare che to revolt from something richiami più il desiderio di allontanarsi da una determinata situazione, visto che poi James Bond, accorgendosi di essere stanco, si alza dal tavolo da gioco. Con questo non voglio dire che Bocchiola non renda l’incipit molto scorrevole e piacevole, ma è addirittura meglio dell’originale, e personalmente non credo sia positivo.

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