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Scrittura

Alfred Hitchcock e il suo punto di vista sul cinema

Alfred HitchcockCosa rende i film di Alfred Hitchcock dei capolavori al limite dell’inimitabile? In un’epoca dove un regista cinematografico poteva contare esclusivamente sul fuoco della sua fantasia e quasi assenti erano gli effetti speciali, come è riuscito Hitchcock a creare situazioni così incredibilmente cariche di suspense, al punto da entrare nel mito della cinematografia?

In un volume pubblicato a cura di Sidney Gottlieb per Minimum fax, sono presentate le conversazioni e gli articoli più interessanti che Hitchcock ebbe nel corso della sua lunga carriera, dal 1929 fino al 1974. Io confesso – Conversazioni sul cinema allo stato puro, è uno strumento prezioso, nonostante la copiosa bibliografia scritta sul regista anglosassone, per comprendere l’essenza del pensiero di Hitchcock sul “fare cinema” come strumento per trasmettere emozioni attraverso immagini.

Dalle interviste e articoli riprodotti emerge la figura di un uomo profondamente sensibile e preciso, al punto da ribadire a distanza di anni gli stessi concetti, magari utilizzando gli stessi identici termini. Ma Hitchcock era anche un uomo a cui piaceva scherzare, senza che questo potesse nuocere alla sua vittima, è lo stesso regista londinese a precisarlo ripetutamente. Le scene dei suoi film, entrate nella storia della cinematografia, sono proprio il prodotto di questa meticolosità e attenzione alla reazione emotiva dello spettatore. Quello che Hitchcock ha cercato di mostrare, in tutte le forme possibili, non è la violenza nuda e cruda fine a se stessa. Piuttosto, egli ha calcato la mano sul lato umoristico della violenza, suggerendola, girandoci attorno, sfumandola sotto forma di minaccia che accompagna lo spettatore nel corso del film, al punto da indurlo a una perfetta immedesimazione emotiva con i personaggi stessi. Lo spiega Chabrol nel 1954 e lo ripete lo stesso Hitchcock a Warhol nel 1974. Personaggi che il regista faceva interpretare ad attori di spessore e carisma, perché secondo Hitchcock lo spettatore riproduce la propria emotività più nel mito dell’attore famoso che nella figura di quello sconosciuto, utilizzato invece nelle situazioni dove il personaggio deve essere tutt’uno con la situazione narrata. L’effetto suspense è così garantito sia quando una mano uccide Janet Leigh sia quando quattro attori perfettamente sconosciuti siedono impauriti in una stanza in attesa dell’arrivo degli uccelli.

Gli Uccelli

Secondo quanto è lo stesso regista a spiegare in varie interviste, la suspense in un film è determinata da due fattori. Da una parte, la differenza tra quello che sappiamo noi come spettatori e quello che sanno i personaggi. Forse, l’esempio più calzante è in La finestra sul cortile, quando James Stewart osserva Grace Kelly nell’appartamento dell’assassino, totalmente ignara della sua presenza. Dall’altra, la suspense è veicolata attraverso la costruzione di un continuo contrasto all’interno dei dialoghi. La scena dell’asta nel film Intrigo Internazionale, quando Cary Grant dialoga con il battitore al solo fine di farsi arrestare e così sfuggire ai suoi inseguitori, ne è un esempio significativo.

Secondo Hitchcock – e per tutto il corso della sua vita non cambierà mai opinione – , il cinema deve restare innanzitutto un mezzo per raccontare una storia e ciò deve accadere in modo onesto, attraverso immagini. Minimi spostamenti di macchina a fronte di un’azione definita dall’azione degli attori. La metafora utilizzata da Hitchcock è immersa nella psicologia del bambino che ascolta una storia raccontata dalla mamma. Tipicamente, egli interromperà la madre chiedendole continuamente cosa succede. A quel punto, non basteranno le parole per soddisfare la sua sete di conoscenza, e la madre dovrà variare il timbro e il tono di voce per mantenere l’attenzione del figlio. Insomma, per Hitchcock il cinema ha un suo valore implicito quando è in grado di sostituire le parole con il linguaggio della macchina da presa. In un film, tutto deve accadere nella testa dello spettatore, perfino l’erotismo, magistralmente ristrutturato nella scena di Intrigo Internazionale in cui Cary Grant porta una ragazza nella cuccetta di un treno fallico che all’improvviso entra nella galleria.

La donna che visse due volte

In altre parole, il cinema di Hitchcock non vuole incuriosire, piuttosto vuole indurre lo spettatore a ragionare, per mezzo di schemi emotivi personali, magari sul significato di una finestra o di una famiglia americana su un autobus che congiunge Casablanca con Marrakech. Quell’emotività personale, quella sensibilità sociale condita di ansie e terrore che Hitchcock conosceva molto bene. In definitiva, tutto parte dall’interiorizzazione della favola di Cappuccetto Rosso e il Lupo, dall’ingenuità estrema della bambina e dall’istinto famelico della fiera, e da quel bambino che ascolta la storia sapendo perfettamente come andrà a finire. 

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