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Cinema

Mille Occhi puntati verso la cultura

Locandina de I mille occhiIl difficile del fare cultura è riuscire a tracciare nuove traiettorie pur mantenendo ben vivo in sé e negli altri il ricordo dei sentieri già percorsi. La dodicesima edizione del Festival internazionale del cinema e delle arti I Mille Occhi si è posta proprio questo obiettivo: fare in modo che tradizione e innovazione andassero a braccetto, sostenendosi e completandosi a vicenda.

L’anno scorso, la riscoperta dell’opera del cineasta Valerio Zurlini ha permesso di portare alla luce una serie di tematiche meritevoli di ulteriori approfondimenti. Nello specifico, Zurlini aveva un suo personale approccio all’argomento religioso, approccio che lo aveva indotto a nutrire profonda ammirazione per la cinematografia di Pier Paolo Pasolini. Da qui, la scelta di inaugurare il Festival con la proiezione, alla presenza del suo interprete Enrique Irazoqui e di Padre Virgilio Fantuzzi, de Il vangelo secondo Matteo (1964): un’opera di riferimento in cui Pasolini dimostra come un non credente possa raccontare meglio di chiunque altro i fondamenti della religione cattolica. Sulla stessa linea, sono state poi proiettate le pellicole Seduto alla sua destra (1968), di Zurlini, che prende come spunto la storia del ladrone crocifisso alla destra di Gesù e la traspone nell’attualità facendone un manifesto della non violenza; L’avventura di un povero cristiano (1974), adattamento di Ottavio Spadaro di un testo teatrale di Zurlini del 1969 tratto da un dramma di Ignazio Silone, in cui si narra la vicenda di Celestino V, eletto Papa nel 1294 e divenuto celebre per aver rinunciato alla sua carica alcuni mesi dopo, e Francesco giullare di Dio (1950), di Roberto Rossellini e basato sui Fioretti di San Francesco, dove viene data notevole importanza alla fisicità e all’anticonformismo dei personaggi, con una vena comica che rende l’opera impareggiabile.

Accanto a Valerio Zurlini, un altro protagonista dei Mille Occhi è stato Gianni Da Campo, autore di tre lungometraggi e di un corto, Pagine chiuse (1966-1969), da un racconto dello stesso regista, La ragazza di passaggio (1970-1972), che richiama lo zurliniano La ragazza con la valigia, Il sapore del grano (1986), dove la genuinità della terra è anche metafora della purezza di un amore tra due giovani dello stesso sesso, e I parenti (1969), in cui viene tracciato un primo abbozzo dei personaggi in seguito approfonditi ne Il sapore del grano.

Interessante anche la scelta di presentare al Festival i primi due film girati a Trieste negli Stabilimenti di posa Ceria, Le gladiatrici (1963) e Taur, il re della forza (1963), entrambi del regista Antonio Leonviola e aventi per protagonista un eroe che ricorda da vicino gli uomini forzuti, amanti della giustizia, visti in tante pellicole dello stesso periodo.

Sempre in ambito triestino, l’omaggio al critico Tino Ranieri, grande appassionato di cinema e di teatro, e profondo conoscitore del genere western, e l’omaggio alle attrici Lia Franca e Laura Solari, di cui alcune pellicole erano già state proiettate nella scorsa edizione del Festival e durante il Festival Maremetraggio, e a Federica Ranchi, attrice molto versatile che ha avuto modo di lavorare con registi del calibro di Gillo Pontecorvo, Valerio Zurlini e Vittorio Cottafavi.

Io sono Tony ScottTra le curiosità e le novità del Festival sono da segnalare la proiezione di alcune pellicole appartenenti alla Collezione Attilio Cappai, recentemente acquisita dalla Cineteca di Gemona, con la collaborazione di Denis Zanette e Dolores Cappai, composta da circa trecento lungometraggi e ottantacinque documentari, e la sezione dedicata ai giovani cineasti francesi, Thomas Jenkoe e Diane Sara, in grado di trasmettere grandi emozioni anche quando parlano di Britney Spears, e agli italiani Roberto Caielli, con la sua mostra Cinegrafie in cui i film prendono vita attraverso la tela, Miona Deler e Nicola Vicidomini.

Gran finale con il Premio Anno Uno, attribuito quest’anno all’italiano Franco Maresco, di cui è stato proiettato Io sono Tony Scott, film, come ha egli stesso affermato: “nato con una rottura, quella con Ciprì, e finito con un’altra rottura, quella con Giuseppe Bisso, mio caro amico e amministratore di Cinico Cinema”. Alla proiezione è seguita una breve anticipazione di Belluscone. Una storia siciliana, di cui sono in corso le riprese, che non vuole essere il solito film sull’uomo Berlusconi, ma si pone soprattutto l’obiettivo di raccontare un contesto di corruzione.

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