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Cinema

Nymphomaniac Volume 1. L’educazione sentimentale

La locandinaSe al posto di una tumefatta Charlotte Gainsbourg vi fosse Emily Watson, alcune scene di Nymphomaniac parrebbero un revival delle Onde del destino, se non altro per il cipiglioso e sempre grande Stellan Skarsgård auditore impassibile delle cronache lussuriose della partner di turno, immobilizzato, allora, da una paralisi fisica, oggi, dal conturbante mistero dell’interlocutrice. Autocitazione volontaria? Ennesimo saggio del narcisismo che la critica, da anni, gareggia per ascrivere a Lars (Von) Trier? Stavolta, comunque, riversa sul letto, ci sta lei, Joe, l’erotomane che l’anziano e saggio Seligman ha raccolto ferita e scassata in un vicolo innevato e ha condotto a casa sua. Dove la donna gli narrerà di sé.

La versione di Nymphomaniac vol. 1 proiettata sugli schermi italiani stipa in 110 minuti una prolusione e cinque degli otto capitoli in cui si scompone l’opera, mondati dalla censura delle sequenze hard interpretate, o, meglio, fornicate dalle controfigure, ma anche di brani più casti. L’autore approva sulla fiducia. Dalla remota infanzia, in cui scopre i propri organi genitali, alla giovinezza in cui ne combina di ogni sorta e a impersonarla è Stacy Martin, Joe ripercorre il tragitto biografico ed emotivo che sorregge la sua carriera di ninfomane. Ma anche il progressivo scivolamento nel disprezzo di sé. La dolcezza del padre (Christian Slater, finalmente cresciuto) e la marmoreità della madre (Connie Nielsen). La cessione della verginità allo stesso Jerôme (Shia LaBeouf) che si trasformerà, per Joe, in un’ossessione, l’unico, insostituibile amore, e le competizioni sessuali in treno con l’amica a chi delle due riesca ad adescare più maschi. Gli incontri, sempre, apparentemente, fortuiti con Jerôme, che ogni volta sembrano dischiudere l’anta di recondite speranze e il subbuglio creato nelle famiglie altrui. La morte, tragica e sofferta, del padre…

C’era una volta Dogma 95 ma Von Trier c’è ancora. Del decalogo che il cineasta danese e i colleghi sottoscrissero e misero in pratica per alcune stagioni è rimasto poco o nulla: il club delle mangiauomini a cui aderisce Joe da adolescente e da cui le socie si defilano una dopo l’altra quando giunge il primo innamoramento potrebbe quasi leggersi come una metafora del collettivo e della sua sorte. Se la contemporaneità impone il digitale e la conseguente trasgressione della legge numero 9, tutti i trucchi messi in atto per realizzare le immagini più scabrose contraddicono decisamente il punto 5. E si potrebbe proseguire. Eppure, Von Trier c’è. Anzi, se il volume secondo manterrà le promesse del primo, il periodo ipotetico è d’uopo anzi d’obbligo, si può affermare che dopo la sbandata di due pellicole irrisolte come Antichrist e Meloncholia, il regista si sia rimesso in carreggiata, con un film che, per il momento, non si presenta come un capolavoro ma pullula di attrazioni.

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Novello Bataille, Von Trier, attraverso i cunicoli del sesso, tanto meglio se estremo e patologico, ci introduce alle segrete della natura umana, ci spinge nel roveto di bisogni inestirpabili, ci trascina nelle volute del desiderio. E s’interroga, a margine, sulla felicità e sul suo (im)possibile raggiungimento. Quale difetto esistenziale rivelano gli appetiti smodati di Joe? Che cosa la istiga a denigrare così ferocemente la sua persona? Lo scopriremo (?) solo guardando. Tuttavia, senza che il corpo e l’anima siano mai negletti, l’ispirazione di Von Trier s’invola innalzandosi al di sopra dell’umano. Attraverso la contrapposizione di Joe, voce dell’istinto disarcionato da qualsiasi condizionamento culturale, e Seligman, il filosofo intento a mediare il racconto di lei attraverso le forme e i contenuti di una tradizione sapienzale che abbraccia etologia, matematica, letteratura, musica, arti figurative, l’autore ammannisce molto più di una vieta antinomia tra natura e cultura, arrischiandosi ad abbozzare una personale cosmologia. Se la sequenza di Leonardo Fibonacci (0, 1, 1, 2, 3, 5 e via sommando) aiuta a decifrare, forse in guisa più mistica che scientifica, la polifonia bachiana, e Joe si avvale delle teorie polifoniche per spiegare il suo eros ripartito, quante sono le voci in Bach, fra i tre uomini per lei fondamentali e connessi tra loro da una precisa gerarchia assiologica, forse, ci suggerisce Von Tier, esiste una corrispondenza tra le diverse branche dell’essere che la mente umana deve allenarsi cogliere. Un’intima solidarietà tra i costituenti il cosmo, che il sapere riflette e interpreta. E a quest’allemanda di corrispondenze, non può non essere invitato anche il cinema (be’, da un filmmaker che, nei titoli di coda, ringrazia Andreij Tarkoskij, c’era da aspettarselo…): anche lo schermo, a momento debito, si fa in tre. Senza contare che il Valzer n. 2 dalla Suite per orchestra di varietà di Dmitrij Šostakovič suona come una malcelata citazione di Eyes wide shut, che, dato l’argomento, ci sta.

Uma is Mrs. HAnche Nymphomanic vol. 1, come ogni creazione di Von Trier, non è esente da trovate ai limiti del buon gusto, a portata di detrattore. O di soluzioni incoerenti. Ad esempio, per quanto bello a vedersi, il passaggio al bianco e nero nel quarto capitolo, ennesima deviazione dai dettami del Dogma, è immotivato come certe accensioni di colore in Europa. Lacerti d’innocuo virtuosismo. Né i capitoli sono tutti altrettanto efficaci. E, a questo proposito, il pomo della discordia va al terzo, Mrs H, dove un’ottima Uma Thurman regge, da mattatrice, un disperato vaudeville dei sentimenti e dei manrovesci della vita che, per aderenza al quotidiano e bruciante ironia, tempi e modi scenici, ricorda un po’ John Cassavetes.

Il trailer, mentre scorrono i titoli, preannuncia, con i volti di Willem Dafoe e Udo Kier e un groviglio di corpi libidinosi, un’allettante seconda parte. Appuntamento, allora, al 24 aprile. (Ma… che cosa intendeva Joe nel finale?).

 Nymphomaniac vol. I

Regia, soggetto e sceneggiatura:  Lars Von Trier
Fotografia: Manuel Alberto Claro
Montaggio: Morten Højbjerg, Molly Marlene Stensgaard
Origine: Belgio/ Danimarca/ Francia/ Germania/ Regno Unito, 2013
Cast: Charlotte Gainsbourg (Joe), Stacy Martin (Joe da giovane), Stellan Skarsgård (Seligman), Shia LaBeouf (Jerôme), Uma Thurman (la signora H), Christian Slater (il  padre di Joe), Connie Nielsen (la madre di Joe), Sophie Kennedy Clark (B)

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