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Arte

La poesia visiva di Mark Lewis

Pur avendo rappresentato il Canada alla Biennale di Venezia del 2008, Mark Lewis resta un artista ancora poco noto in Europa. Ma la sua sembra essere una strada in ascesa: il Louvre punta  i riflettori sul suo lavoro, a cavallo tra cinema e fotografia, con la proiezione di quattro film che ha realizzato ispirandosi alle collezioni del museo. E l’esposizione che gli dedica oggi il BAL di Parigi, Mark Lewis – Above and Below, è la conferma dell’importanza sempre crescente delle opere di Lewis nel panorama artistico contemporaneo.

Above and Below the Minhocão

Il titolo della mostra rimanda a uno dei sette film presentati al BAL: Above and Below the Minhocão (2014). L’opera si concentra sul Minhocão, l’autostrada sopraelevata che attraversa la metropoli di San Paolo, uno dei più importanti e criticati progetti d’infrastruttura stradale dell’America del Sud. Ma la barbarie urbana si può trasformare in preziosa opportunità: a causa dei problemi di smog e inquinamento, l’autostrada viene chiusa al traffico il weekend e i cittadini se ne riappropriano, creando nuove dimensioni esperienziali dello spazio: chi fa jogging, chi passeggia con il cane, chi abbraccia la fidanzata sul ciglio della strada. Il calare del sole trasforma il quadro in una poesia visiva continua, priva di ritmo, poiché l’inquadratura in piano sequenza – caratteristica essenziale delle opere di Lewis – elimina qualsiasi possibilità di cadenza: la discrezione della telecamera scopre, e al contempo impone, la perfezione ignara e inattesa dei gesti. Ogni passante partecipa alla magica composizione pur senza divenirne protagonista. La scena si compone di piccole variazioni, di sospensioni e dinamiche prive di intreccio.

In questo senso si può parlare con Mark Lewis di “immagine espansa”: le sue opere sondano il reale alla ricerca del dettaglio, del movimento, della minima variazione, pur mantenendo la fluidità di una visione spazio-temporale globale e continua. La vertigine che ne consegue ricostruisce un’esperienza estetica desueta e al contempo familiare, infine ritrovata.

The Pitch

In The Pitch (1998), film forse più significativo della selezione presentata al BAL, Mark Lewis si filma in un luogo pubblico mentre fa (per l’appunto) un pitch. Telecamera rialzata, fissa sull’artista, ma non in primo piano. Il soggetto dell’opera si definisce mentre ascoltiamo il suo discorso: consiste in tutto ciò che circonda Lewis. Il brusio continuo della gente che passa. I movimenti scombinati che ricordano quelli di una stazione, di un aeroporto, dove alcuni procedono rapidi verso la loro destinazione mentre altri zigzagano a destra e sinistra in cerca di un’indicazione. Qualcuno si ferma e osserva la telecamera, sorride. “Voglio rendere omaggio ai figuranti – recita l’artista – ai personaggi sullo sfondo, voglio spingerli in avanti, dargli importanza. Vorrei fare un film di sole comparse… Amo il modo in cui camminano e fanno finta di parlare. Amo il modo in cui si nutrono di alimenti in plastica nelle scene girate nei ristoranti, come si inginocchiano per allacciarsi le scarpe; il modo in cui fumano un sigaro, il modo in cui si guardano. Tutto quello che fanno le comparse mi affascina”.

E affascina anche noi, perché d’improvviso sembra di trovarsi di fronte a quelle opere di Escher in cui lo sfondo si trasforma magicamente in figura. D’improvviso i colori, i gesti in secondo piano prendono vita di fronte a noi. I volti ritrovano un viso. I movimenti una direzione, purché effimera e decostruita, poiché tutto si afferma nell’essenza stessa della sua volubilità. Non vi deve essere protagonista, ma soprattutto, come per Above and Below the Minhocão e gli altri film presentati, non vi deve essere regia. Il soggetto si costruisce da solo di fronte ad una inquadratura in piano sequenza che, come un felino nascosto, non molla la sua preda e più che cogliere l’attimo lo accoglie, lo segue, lo celebra.

Cold Morning

Questa è la potenza della riflessione di Mark Lewis: la sua capacità di ricostruire, intatti, segmenti di realtà dimenticati, scomparsi dietro al ritmo assordante della quotidianità. Di aprire, nell’universo dell’immagine, spazi interstiziali fatti di movenze e dettagli di sublime ed inattesa bellezza.

Mark Lewis – Above and Below Parigi – BAL – www.le-bal.fr fino al 3 maggio 2015

Didascalie delle immagini dell’articolo:
1) Above and Below the Minhocão 2014 © Mark Lewis
2) The Pitch, 1998 © Mark Lewis
3) Cold Morning, 2009 © Mark Lewis
L’immagine di sommario è tratta da Above and Below the Minhocão 2014 © Mark Lewis

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