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Cinema

Giovani si diventa. Josh & Cornelia & Jamie & Darby

Giovani si diventa - locandinaErrare humanum est, e può accadere che anche un empirista del quotidiano, un semiologo della contemporaneità, un agrimensore della coscienza e un grammatico dei sentimenti scrupoloso e perspicace come Noah Baumbach cada in fallo, specialmente se tenta d’inerpicarsi, come nel caso in oggetto, sulle pendici di plot che si discostano da quella registrazione d’impercettibili moti dell’anima e di subliminali oscillazioni dell’esistenza, nella quale il filmmaker ha saputo eccellere, per tallonare inutili complicazioni. Così, nell’attesa di Mistress America, proiettato a gennaio al Sundance, e del rientro in campo della compagna e musa Greta Gerwig, il pubblico italiano può lasciarsi deludere da Giovani si diventa, titolo che riproduce abbastanza bene la stravaganza dell’originale While we’re young.

Quant’è bella giovinezza. Si sa. E le sue virtù seduttive non lasciano indifferenti nemmeno Cornelia e Josh (Naomi Watts e Ben Stiller), produttrice lei, documentarista lui, sposati, senza prole e ultraquarantenni. Se una singolare declinazione della sindrome di Peter Pan affliggeva già l’inquieta ed egotista Margot, un’incantevole Nicole Kidman, nel Matrimonio di mia sorella, quanto accade a Cornelia e Josh è più simile a ciò che avveniva allo stesso Stiller in Greenberg, micidiale miscela di (irresistibile) attrazione psicologica e fisica verso individui più giovani e il loro arcano lifestyle. Pulsione, d’altronde, intorno alla quale Witold Gombrowicz ha costruito un corpus letterario, che ha in Pornografia una delle sue cime più alte. Perché la gioventù è promettente, sensuale, illibata, audace: insomma, ha ciò che manca a chi giovane non è più. E una malia alla Gombrowicz prende la coppia di intellettuali newyorkesi quando conoscono Darby e Jamie (Amanda Seyfried e Adam Driver), due coniugi venticinquenni, aspirante regista lui e gelataia biologica lei, così fuori dal comune, simpatici, ameni.

Giovani si diventa - scena

Sarebbe stato facile contrapporre una generazione di parrucconi a una tecnologica e easy. Ma Baumbach è uno sceneggiatore troppo raffinato e, così, ammannisce una situazione di partenza che, oltre a non essere dozzinale, è perfino accattivante. Se Darby e Jamie affascinano Conelia e Josh è per la loro anticonformistica familiarità con valori, consuetudini, modelli che la speed society iperconnessa e ipermediatica sembra aver smarrito. È, in fondo, questo a calamitare i due “anziani” e a risucchiarli nei rituali balzani di cui consta la vita dei loro nuovi amici. La purezza, tuttavia, è il più delle volte un’illusione ottica. E Cornelia e Josh non tarderanno a scoprirlo.

Qui, per il film, cominciano i guai, perché l’indagine psicologica inizia a essere soffocata da una diegesi che finisce per attorcigliarsi su se stessa. Baumbach sembra incerto sulla direzione da imboccare e per questo continua ad affastellare trovate d’ogni sorta senza saper imprimere loro un assetto organico: il desiderio di genitorialità represso dei protagonisti, i complessi di Josh nei confronti del suocero, documentarista di successo, i film nel film, addirittura due, che, a un certo punto, fatichiamo a distinguere. Senza dimenticare, poi, che da metà pellicola, il tema dominante, prima velato, poi scoperto, diviene quello dell’arrivismo nello show business, veicolato e sorretto, si fa per dire, da una trama pseudo-noir forzata e improbabile dalla quale Jamie emerge come un’Eve Harrington con i testicoli e che Baumbach è in palese imbarazzo a dirigere. Si aggiunga che non giova nemmeno, all’esposizione del soggetto, l’ambiguità della scansione temporale (colpa degli indumenti di Stiller che sembrano non cambiare mai, non si capisce se, tra una sequenza e l’altra, siano passati giorni o settimane) e che il montaggio, firmato da Jennifer Lame, ormai collaboratrice fissa del regista, è, proprio in un film di cui sull’editing si disquisisce a più riprese, banale quando alternato e confuso per quasi l’intera durata dell’opera. Su un epilogo, poi, tanto consolatorio e caramelloso, si può, nell’interesse di Baumbach, sorvolare.

Giovani si diventa - una scena

Una profusione di Allegri vivaldiani, alla lunga irritante, cerca di creare un’atmosfera alleniana, ma più che Woody Allen, al quale spesso Baumbach viene associato e che lui stesso annovera tra i suoi imprescindibili modelli, While we’re young può richiamare il Paul Mazursky di Bob & Carol & Ted & Alice, sia nell’esplorazione delle dinamiche, con aggravante erotica, che uniscono una doppietta di coppie, sia nello sbeffeggio delle mode e delle liturgie in cui la borghesia annega una percepita vacuità. Ma se quella era una commedia coloratamente western tanto quanto Giovani si diventa è affettatamente eastern, lì si rideva sul serio mentre Baumbach, anche quando prova a essere divertente, non fa centro. La clinica per il risveglio affettivo di Bob e Carol era un autentico spasso, il rito sciamanico di Jamie e Darby è solo un siparietto, abbastanza stinto. Non c’è che dire: anche i grandi sbagliano.

Giovani si diventa
Titolo originale: While we’re young
Regia: Noah Baumbach
Soggetto e sceneggiatura: Noah Baumbach
Fotografia: Sam Levy
Montaggio: Jennifer Lame
Musiche: James Murphy
Scenografie: Adam Stockhausen
Origine: Stati Uniti, 2014

Cast: Naomi Watts (Cornelia), Ben Stiller (Josh), Amanda Seyfried (Darby), Adam Driver (Jamie)

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