// stai leggendo...

Cinema

Storie di umana fragilità

Trieste Film Festival 2016

Trieste Film Festival - locandinaSandu Patrascu è un uomo qualunque. Un uomo sposato, con figlio tredicenne, che tiene molto alla quotidianità che, giorno dopo giorno, è riuscito a costruirsi: le lunghe file presso gli uffici competenti per cambiare targa alle auto (attività che gestisce con la moglie) e le mattinate trascorse al parco con il cane con il quale partecipa alle mostre cinofile. Per Sandu, ogni giornata è identica all’altra e ogni ora è ben organizzata senza che il ritmico ripetersi delle stesse situazioni gli venga mai a noia. Un giorno, tuttavia, succede qualcosa che rischia di distruggere quel castello così mirabilmente costruito: una ragazza del piano di sotto viene trovata morta, con ogni probabilità assassinata. E Sandu non è completamente estraneo alla faccenda; qualche giorno prima, infatti, ha sentito uno dei vicini litigare con la giovane e quindi non gli risulta difficile intuire il coinvolgimento dell’uomo in quanto accaduto. È questa la base su cui si sviluppa la pellicola Un etaj mai jos (Un piano sotto), di Radu Muntean, presentato alla ventisettesima edizione del Trieste Film Festival dopo essere stato proiettato al Festival di Cannes 2015 all’interno della Sezione Un Certain Regard. I presupposti per credere che si tratti del classico film alla Hitchcock, con predatore e preda destinati a scontrarsi poco prima della fine, ci sono tutti, eppure non è così. Il regista Radu Muntean, infatti, rinuncia alla suspense tipica dei thriller ad alta tensione e punta molto di più sul lato umano dei due protagonisti: l’uno impegnato a preservare quel trantran quotidiano che tanto ama e l’altro, giovane e sprovveduto, intento a scoprire il vero motivo per cui non è stato ancora denunciato alla polizia.

Lo spettatore si trova a dover affrontare una situazione per certi versi inaspettata, dove quello che conta non è più l’azione, o l’agire dei personaggi, ma piuttosto la loro staticità, il loro rimanere immobili all’interno di un contesto in cui ci si aspetterebbe una reazione. Da questo ne consegue la totale indifferenza che i protagonisti sembrano manifestare per la vita di quell’umanità che li circonda e che loro non vogliono venga a incrinare la loro esistenza. Molto emblematica, da questo punto di vista, è la scena in cui Sandu si ritrova, la sera, seduto sul divano, con alcuni amici, intento a guardare la partita di calcio: mentre tutti cominciano a offendere pesantemente la giovane assassinata, dandole anche della “prostituta”, lui ha una reazione stizzita, con conseguente tentativo di difesa della ragazza, ma questa sua reazione non si traduce in un atto pratico; egli, infatti, non pensa minimamente a denunciare il giovane che sospetta di omicidio perché questo vorrebbe dire finire coinvolti in quella “merda”, come da lui stesso definita, da cui vuole solo stare alla larga.

Un etaj mai jos (Un piano sotto)

Radu Muntean non cerca di giustificare i personaggi della sua opera, né di giudicarli, ma lascia, piuttosto, che sia lo spettatore a trarre le dovute conclusioni e a scegliere da che parte stare: quella dell’indifferenza totale atta a preservare la propria “gabbia dorata” o quella del coinvolgimento diretto con il rischio di mandare a monte quanto si è costruito con tanta fatica.

Di diversa fattura, ma contenuto ugualmente profondo, è invece il lungometraggio che si è aggiudicato il Best Long Feature Film di questa ventisettesima edizione del Trieste Film Festival: A Szerdai Gyerek (Il figlio del mercoledì) dell’ungherese Lili Horváth, già vincitore, nel 2015, dell’East of the West Award del Karlovy Vary International Film Festival. In questo caso, la storia ruota attorno a Maja e a Krisz, giovanissimi genitori della periferia di Budapest, che vivono soprattutto di espedienti e che, in più di un’occasione, hanno anche trasgredito la legge. Maja nutre un profondo affetto per il bambino, attualmente ospitato in un orfanotrofio, luogo nel quale anche i due protagonisti sono stati allevati, e cerca in tutti i modi quell’occasione di riscatto che le permetta di occuparsene personalmente. L’occasione arriva grazie a un progetto di microcredito per aprire una lavanderia nel quale vengono coinvolte altre tre persone che cercheranno in tutti i modi di convincere Maja a essere responsabile e a rispettare le regole.

A Szerdai Gyerek (Il figlio del mercoledì)

La pellicola ha il suo punto di forza proprio nel personaggio principale di Maja che, trovandosi a quel bivio che separa l’adolescenza dall’età adulta, prova un più che giustificato conflitto interiore tra il desiderio di vivere una vita non disciplinata da leggi specifiche e la voglia di diventare una madre responsabile in grado di garantire un futuro al proprio bambino.

La regista Lili Horváth tratteggia una figura di giovane donna a cui conferisce grande credibilità proprio grazie alle numerose sfaccettature caratteriali che la contraddistinguono.

Titolo originale: Un etaj mai jos
Paese: Romania, Francia, Germania, Svezia
Anno: 2015
Genere: lungometraggio
Regia: Radu Muntean
Interpreti: Teodor Corban, Iulian Postelnicu, Oxana Moravec, Ionut Bora, Adrian Vancica
Durata: 93′

Titolo originale: A Szerdai Gyerek
Paese: Ungheria, Germania
Anno: 2015
Genere: lungometraggio
Regia: Lili Horváth
Interpreti: Kinga Vecsei, Szabolcs Thuróczy, Annamária Németh, Eniko Borcsok
Durata: 94′

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Alle origini del fumetto

Dario Fontana: Alle origini del fumetto

Relaxed Performance: sei paesi per uno studio comparativo

Relaxed Performance: sei paesi per uno studio...

Avventure senza tempo

Avventure senza tempo

Commentare humanum est

Commentare humanum est

Personaggi a due o tre dimensioni: la disabilità nella letteratura per ragazzi

Personaggi a due o tre dimensioni: la...

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

La fiera delle illusioni – Nightmare Alley

David Garrett, quando il classico diventa rock

David Garrett, quando il classico diventa rock

Cortometraggi (Trieste Film Festival 2022)

Cortometraggi (Trieste Film Festival 2022)

Būsiu su tavim – I’ll stand by you (Trieste Film Festival 2022)

Būsiu su tavim – I’ll stand by...

L’audiodescrizione a teatro: le avventure di Alice nel sottomondo a Londra

L’audiodescrizione a teatro: le avventure di Alice...

Quota neve (Meja sneženja): i traumi del passato e il gelo del presente

Quota neve (Meja sneženja): i traumi del...

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) tra i film della Biblioteca del Congresso

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato...

Blanca: intrattenimento sì, sensibilizzazione no

Blanca: intrattenimento sì, sensibilizzazione no

Bawrut: In the Middle

Bawrut: Bawrut: In the Middle

Dopo Padovaland

Miguel Vila: Dopo Padovaland

Fumetti vendicativi

Vincenzo Filosa: Fumetti vendicativi

Convergenze tra televisione e fumetto

Gianluca Parisi e Simone Delladio: Convergenze tra televisione e fumetto

Segnali positivi

Amos Pons: Segnali positivi

Sine Requie diventa maggiorenne

Matteo Cortini: Sine Requie diventa maggiorenne

Lucca Comics & Games ai tempi del Coronavirus

Lucca Comics & Games ai tempi del...

Warning (Trieste Science + Fiction 2021)

Warning (Trieste Science + Fiction 2021)

Dorothy non deve morire (Trieste Science + Fiction Festival 2021)

Dorothy non deve morire (Trieste Science +...

Witch Hunt (Trieste Science+Fiction Festival 2021)

Witch Hunt (Trieste Science+Fiction Festival 2021)

On Drums: la nascita del drum set e lo sviluppo del groove

On Drums: la nascita del drum set...

Guida all’ascolto: le strutture musicali

Guida all’ascolto: le strutture musicali

Casomai un’immagine

mar-42 th-79 14 kubrick-48 kubrick-49 thole-20 petkovsek_06 009 bon_sculture_14 malleus_10 bis_V_01 piccini_31 mccarroll07 s 03 30 bra-big-02 busdon-01 cas-02 ferita1 ferita2 cor14 05-garcia holy_wood_22 s2 mis1big mis3big-2 murphy-08 13 19
Privacy Policy Cookie Policy